NOTIZIE 2009

 

DISINFORMAZIONE SIONISTA E STRATEGIE DI DESTABILIZZAZIONE: SIRIA E LIBANO NEL
MIRINO

di Dagoberto Husayn Bellucci

Il perimetro geopolitico e strategico siro-libanese resta ad alta tensione
malgrado le ultime, rassicuranti, dichiarazioni del premier in pectore libanese
Sa'ad Hariri che, auspicando la formazione di un esecutivo di unitÓ nazionale
che comprenda anche esponenti di Hizb'Allah, ha infine lasciato cadere la
riserva sulla presenza dei ministri dell'opposizione nazionale al prossimo
governo di Beirut.

La situazione che sembra maggiormente preoccupare i politici libanesi Ŕ
quella relativa alla composizione del futuro esecutivo che dovrebbe riservare
15 dicasteri a esponenti dell'attuale maggioranza filo-occidentale e 10 ai
membri dell'opposizione filo-siriana. Le prossime settimane dovrebbero
comunque sciogliere il nodo sui nomi che comporranno il prossimo governo
libanese sorvegliato "speciale" della politica internazionale dopo le
dichiarazioni bellicose provenienti dai confini meridionali dove l'entitÓ
criminale sionista non sembra affatto aver gradito il ritorno del partito di
Dio sciita filo-iraniano nel prossimo consiglio dei ministri libanese.

A tentare di rendere agitata la situazione nel paese dei cedri sembra
pensarci invece la stampa araba, in particolare in questo caso il quotidiano
kuwaytiano "al-Siyasa",
che ha rilanciato notizie di intelligence europee su presunti depositi di
armi chimiche disseminati nel Libano meridionale ed in possesso della
Resistenza Islamica.

A riferire queste nuove rivelazioni non casualmente Ŕ un quotidiano del
Kuwait tradizionale feudo filo-occidentale ed emirato retto dalla famiglia al
Sabah da sempre su posizioni di dipendenza-amicizia con Washington. Secondo
quanto riportato dalla stampa kuwaytiana Hizb'Allah avrebbe avuto in dotazione
armamenti chimici dei quali si sarebbero trovate "tracce" dopo l'esplosione del
deposito di armi saltato per aria nella mattinata del 14 luglio scorso nei
pressi del villaggio di Hirbet Salim al confine con la Palestina occupata.

Come si ricorderÓ l'esplosione del deposito fu immediatamente ammessa dagli
esponenti del partito sciita che impedirono per ventiquattr'ore sopralluoghi
sia alle truppe regolari dell'esercito libanese che ai reparti dell'UNIFIL
subito accorsi per accertamenti e per aprire un'indagine conoscitiva.
Hizb'Allah avrebbe perso nell'incidente undici esponenti della Resistenza dei
quali, citiamo testualmente il quotidiano kuwaytiano, "tre sarebbero rimasti
vittime di intossicazione tossica".

A riferire di depositi di armi chimiche sarebbero sembra non meglio precisati
"servizi d'intelligence europei" operanti nell'area del Libano meridionale i
quali - a detta di "al-Siyasa" - hanno inoltre accertato che la Resistenza
Islamica avrebbe recentemente ricevuto in dotazione una dotazione di maschere
anti-gas ed altro equipaggiamento da guerra chimico-batteriologica oltre a
nuove granate e missili a corto raggio con testate chimiche provenienti da
Teheran via Damasco.

Hizb'Allah disporrebbe, a detta del quotidiano del Kuwayt, una trentina di
depositi di armi chimiche disseminati lungo tutta la frontiera con la Siria, al
centro del paese e sulle due sponde del fiume Litani , in particolare intorno
alla zona di Tiro, al di fuori dell'area nella quale sono dispiegate le forze
UNIFIL.

I servizi tedeschi, citati, sosterrebbero che Hizb'Allah si stia preparando
ad un conflitto "totale" contro Israele nel prossimo futuro.

In merito a queste nuove rivelazioni, - che appaiono esclusivamente come
l'ennesima boutade giornalistico-provocatoria rivolta a far salire la tensione
nel paese dei cedri e aumentare il nervosismo di Washington e Tel Aviv da tempo
impegnate in una vasta operazione di destabilizzazione che coinvolge l'Iran, la
Siria e il Libano ovvero la cosiddetta "mezzaluna sciita" - il numero due del
Partito di Dio, Sheick Naim Qassem vice-segretario di Hzb, ha sottolineato che
"non c'Ŕ stata alcuna violazione della risoluzione 1701" e commentando quanto
accaduto nel luglio scorso ha ribadito "ci˛ che Ŕ successo Ŕ un incidente, un
normale incidente, conseguenza delle operazioni di sminamento che vanno avanti
dalla ritirata israeliana dal Libano nel 2000 e dall'ultima aggressione del
2006" invitando a non drammatizzare e rifiutando di rispondere a quelle che ha
sostenuto essere "veleni" e "provocazioni" di stampa.


Anche la notizia secondo la quale Hizb'Allah avrebbe ammassato oltre
quarantamila razzi di media-lunga gittata al confine con la Palestina occupata
Ŕ stata smentita categoricamente, nei giorni scorsi, sia dalle autoritÓ
militari di Beirut che dai responsabili Unifil.
Cui prodest quindi la serie di nuove rivelazioni provenienti da Kuwayt City?
A quali 'teoremi' e nuove 'strategie' risponde una simile operazione di
disinformazione che mira esclusivamente ad alzare pericolosamente la tensione
in una zona ad alta intensitÓ dove, non pi¨ di tre settimane or sono, si sono
registrate manovre militari sioniste che hanno messo in stato di allarme
l'esercito nazionale e i reparti delle Nazioni Unite?
Al momento si dovrebbe trattare di 'avvertimenti', moniti, messaggi lanciati
da diversi ambienti in direzione del Partito di Dio e del futuro esecutivo
libanese che, una volta insediato, dovrÓ vedersela con la pesante situazione
economica e con il problema della riconciliazione nazionale dopo gli attriti e
la lunga parentesi di stallo politico che ha paralizzato la vita politica
libanese per quasi tre anni. La nuova era libanese, come del resto le
precedenti, si preannuncia gravida di funeste aspettative e orizzonti cupi come
hanno sottolineato numerosi osservatori della stampa locale. L'opinione
pubblica a Beirut non sembra eccessivamente preoccupata dell'immediato futuro
ma, analizzando la situazione interna a Hizb'Allah molti vedono nero anche alla
luce dell'altra notizia che, da qualche giorno, tiene banco sulle prime pagine
della stampa locale ovvero la bancarotta finanziaria di Salah Ezzedine, il
"Madoff" libanese com'Ŕ stato immediatamente soprannominato l'eminente uomo
d'affari sciita che, per anni, ha gestito l'editoria d'ispirazione religiosa
del Partito di Nasrallah attraverso la sua casa editrice "Dar el Hadi"
rovinosamente in crisi.
Cinquecento miliardi di euro, ripete la stampa libanese, oltre 800 secondo il
quotidiano "As-Safir" sarebbe il 'buco' provocato da una gestione a dir poco
scellerata. Una crisi che, com'era ovvio, Ŕ stata immediatamente utilizzata
dagli avversari di Hizb'Allah per accusare l'intero partito di aver coperto un
bancarottiere precipitato con la crisi petrolifera dell'estate 2008.
Mentre Hizb'Allah fa fronte a questa situazione e ai risvolti che potrebbero
derivare dal crack del suo editore di fiducia la Siria di Assad, tradizionale
alleato degli uomini di Nasrallah e ago della bilancia della situazione
geopolitica regionale del Vicino Oriente, deve vedersela con l'ultima crisi con
il vicino Iraq.
Una crisi che sembra aver raggiunto l'apice dopo le dichiarazioni rilasciate
quarantott'ore fa dal Presidente Bashar el Assad che ha definito "immorali" le
accuse che vorrebbero Damasco responsabile degli ultimi attentati terroristici
che hanno colpito la capitale irachena a metÓ agosto.
"Quando si accusa la Siria, che ospita 1,2 milioni di iracheni, di uccidere
dei cittadini iracheni, questa viene considerata un'accusa immorale", ha detto
Assad in una conferenza stampa organizzata insieme al presidente cipriota,
Demetris Christofias, in visita a Damasco.
"Quando la Siria Ŕ accusata di supportare il terrorismo, mentre lo sta
combattendo da decenni, ebbene questa Ŕ un'accusa politica che, per˛, non segue
alcuna logica politica. E quando queste rimostranze vengono avanzate senza
nessuna prova, allora non c'Ŕ neanche alcuna logica legale".
La tensione tra Siria e Iraq aumenta: dopo il richiamo dei due ambasciatori e
la confessione televisiva di un presunto "terrorista" legato ad al Qaeda che ha
sostenuto di essere stato addestrato dai Muqabarat di Damasco la Repubblica
Araba Siriana ha rinnovato al vicino di produrre le prove di quanto asserito
respingendo al mittente ogni addebito e qualsiasi accusa compreso quella di
fungere da base operativa per elementi del disciolto partito Ba'ath iracheno.
Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu Ŕ stato ieri a Baghdad per
cercare di stemperare le tensioni, dopo che gli stessi funzionari turchi
avevano detto di aver ricevuto la promessa del primo ministro iracheno Nuri al-
Maliki di abbassare i toni, promessa che pare - al momento - esser caduta nel
vuoto.
Una domanda appare obbligatoria: chi sta cercando di soffiare sul fuoco in
Libano come in Siria per aumentare instabilitÓ e tensione? La situazione
nell'area appare fondamentalmente in una fase di pericolosa transizione: da un
lato si profilano alti i rischi all'orizzonte di una nuova possibile
conflagrazione bellica mentre dall'altro lato in molti, specie a Beirut, si
aspettano una nuova stagione di dialogo che possa portare ad una
normalizzazione delle relazioni politiche anche a livello regionale.
I timori, fondati, che esista una regia occulta mirante a rimettere in
discussione anche i recenti accordi intercorsi tra Hariri e Hizb'Allah appaiono
purtroppo realistici.
La situazione rimane, allo stato dei fatti, sospesa.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)
 

15/09/2009


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