NOTIZIE 2009

 

GUERRA AMERICANA, SANGUE ITALIANO

17 settembre 2009: Odissea a Kabul

17 settembre 2009, sangue italiano scorre nelle vie di Kabul. Sei militari italiani uccisi e altri quattro feriti gravemente. Un’autobomba con a bordo due kamikaze è esplosa colpendo un convoglio NATO di matrice italiana sulla strada che collega il centro cittadino all'aeroporto della capitale afghana.
Sia i morti sia i feriti appartenevano al 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Siena, tranne un ferito che era un militare dell'aeronautica.
L'attentato è avvenuto alle 12.10 locali, le 9.40 in Italia, nei pressi della rotonda Massud, dove il traffico è rallentato per i controlli sul traffico diretto verso l'ambasciata Usa, il comando Isaf e l'aeroporto.
Questo ennesimo evento sanguinoso non fa altro che esasperare gli animi di chi non ha mai voluto credere alla favola della “missione di pace” con tutti i conati di giustificazioni pacifiste che ne sono scaturite. A poco basta la retorica di rito che i rappresentanti delle istituzioni elargiscono in queste macabre occasioni.
Ciò non toglie che chi muore in questa missione di guerra non debba ricevere l’onore che gli spetta. Chi si immola in questa guerra non dà la propria vita per Obama, per la Nato e per logiche imperialiste. Quindi, anche se tutti questi si avvantaggiano del sacrificio di chi perisce non rende il sacrificio in sé meno onorevole.
Come non sottolineare, però, il fatto che l’Italia è invischiata in una guerra in cui è tenuta al guinzaglio dal suo padrone americano e in cui l’esercito italiano deve rendere conto sempre e comunque alla U.S. Army. Che Paese è quello italiano in cui si muore per le guerre degli altri? Che Paese è quello italiano in cui le basi militari americane sono sparse lungo tutta la penisola rendendo il nostro un Paese occupato non de iure ma de facto? E in cui politici alla mercé dello straniero vogliono far credere che l’Italia non sia un Paese a sovranità limitata?
In Afghanistan ancora una volta il fuoco afghano si abbatte sulla Folgore, i soldati italiani stanno pagando un oneroso tributo di sangue per la causa della “libertà e della democrazia” dei popoli. Ultimamente, l’esercito italiano è sempre più sovente sulla linea del fuoco. Si vuole ancora accettare la tesi ufficiale che addebita questo pericoloso scenario all'escalation determinata dalle burrascose elezioni afgane e quindi considerarlo un evento contingente?
Ad onta delle bugie ufficiali, esiste un chiave di lettura alternativa ma alquanto possibile ossia che inaspettatamente, anche il contingente italiano sia considerato strategico. Sicuramente, non per il ruolo in sé che svolge nella guerra in Afghanistan ma piuttosto perché l'Italia è tornata in guerra: non nella guerra “santa” di propaganda “tra Occidente e Islam” e né tantomeno in quella imperialista per il dominio strategico dell'Afghanistan, in cui il Paese italiano continua ad essere, inesorabilmente, una comparsa.
L’Italia è in guerra contro gli USA, o meglio da parte degli USA, perché la ripresa della politica estera italiana, in vista di rapporti più coesi con la Russia, ha provocato un forte senso di fastidio nell’establishment statunitense. Il motivo che induce gli Stati Uniti a stizzirsi è riconducibile, forse, alla scelta dell’Eni di gradire il campo della Russia per l’approvvigionamento di gas rispetto al gasdotto afghano-iranico-turco che Washington vorrebbe imporre.
In questo ambito si inserisce il progetto “Gazprom-Eni” volto alla realizzazione del gasdotto South Stream che servirà a soddisfare la crescente domanda italiana di gas. Quando, però, l'Italia si affranca dalla rete di interessi statunitensi e prova a difendere la propria sicurezza energetica allora scoppiano le diatribe sulla dipendenza italiana ed europea dal gas di Putin. Inoltre, l'Italia è collegata anche all'Algeria e alla Libia per il gas e quindi ha una certa differenziazione dei fornitori A questo proposito è utile riportare le parole che il nuovo ambasciatore americano, David Thorne, ha rilasciato in un’intervista al Corsera. Facendo riferimento alla dipendenza energetica italiana nei riguardi dei paesi arabi e soprattutto della Russia, Thorne ha ribadito quanto già aveva affermato il 16 luglio scorso ai senatori Usa, quando aveva detto che “ci sono alcune posizioni della politica estera italiana che continuano a preoccuparci”. In altre parole, l’ambasciatore ha lagnato un’eccessiva apertura italiana verso Vladimir Putin: paventando, forse, tra le righe qualche correttivo per l’Italia?
Quindi, per tornare alla guerra in Afghanistan, forse, sarebbe più esatto ammettere che l’Italia si trova in uno stato di ambigua ostilità prolungata che gli USA con diversa intensità e interesse foraggiano.
Nessuno è in grado di conoscere da dove provengano e quante siano le infiltrazioni e le influenze che i clan afghani sono costretti a subire o ad accettare con consapevolezza ma si può affermare che essi sono stati spesso in grado leggere il contesto in cui si muovono e giocare di conseguenza a proprio favore.
E’ anche vero che risulta difficile asserire che i guerriglieri afgani siano maneggiati come burattini dagli Stati Uniti, però, si può affermare, considerato anche i precedenti episodi, che essi sanno interpretare le situazioni e che sono capaci di ghermire l'attimo propizio, concentrandosi su chi è oggetto di attenzioni negative da parte di alleati potenti. D’altronde, i combattenti afghani, sono accorti a tutti gli indizi che i propri invasori lasciano trapelare e se ritengono di loro interesse agire non si capisce il motivo per il quale non dovrebbero attivarsi fulmineamente: d'altronde una delle fondamentali qualità di chi combatte una guerra di guerriglia è quella di convogliare l’attenzione sugli obiettivi nel momento in cui risultano più vulnerabili ed esposti.

Andrea Colavecchia

 

17/09/2009


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