NOTIZIE 2009


 

LA GUERRA E IL GAS NATURALE, L’INVASIONE ISRAELIANA E I GIACIMENTI MARINI DI GAZA

 

di Michel Chossudovsky-GlobalResearch

 

L’invasione militare israeliana della Striscia di Gaza è strettamente legata al possesso e al controllo delle riserve strategiche marine di gas.

Si tratta di una guerra di conquista: sono state scoperte vaste riserve di gas al largo del litorale di Gaza nel 2002.

In un accordo siglato nel nov. 1999 l’autorità palestinese (AP) ha garantito diritti di prospezione di gas e petrolio della durata di 25 (anni?) a British Gas (Gruppo BG) e alla sua partner di Atene Consolidated Contractors International Company (CCC), proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury.

Questi diritti sui giacimenti di gas marini sono 60% per BG, 30% per CCC e 10% per il Fondo d’Investimento Palestinese (Haaretz, 21.10.2007).

L’accordo AP-BG-CCC include lo sfruttamento dei giacimenti e la costruzione di un gasdotto (vedi fonte nel testo originale).

La licenza di BG copre tutta la zona marittima situata a largo di Gaza, che è contigua a numerose istallazioni di gas israeliane (Cfr. la carta in basso). Bisogna sottolineare che il 60% delle riserve di gas lungo il litorale di Gaza e d’Israele appartiene alla Palestina.

Il Gruppo BG ha perforato due pozzi nel 2000: Gaza Marine 1 e Gaza marine 2. GB stima che le riserve siano dell’ordine di 1,4 bilioni di piedi cubi valutate circa 4 miliardi di dollari. Sono le cifre pubblicate da BG. La dimensione delle riserve di gas palestinesi potrebbe reputare largamente superiore.

 

Chi possiede le riserve di gas?

 

La questione della sovranità sui giacimenti di gas di Gaza è cruciale. Dal punto di vista legale queste riserve appartengono alla Palestina. La morte di Arafat, l’elezione del governo di Hamas, così come la sconfitta dell’autorità palestinese hanno permesso a Israele di prendere di fatto il controllo di tali riserve.

British Gas (Gruppo BG) ha negoziato con il governo di Tel-Aviv. In compenso il governo di Hamas non è stato consultato per ciò che concerne la prospezione e lo sfruttamento dei giacimenti di gas.

L’elezione del primo ministro Ariel Sharon nel 2001è stata una svolta ancora maggiore in questo affare. A quell’epoca la sovranità della Palestina sulle riserve di gas marino era contestata alla Corte suprema d’Israele. Sharon affermava senza ambiguità che “Israele non acquisterà mai gas dalla Palestina” suggerendo così che le riserve marine di Gaza appartenevano a Israele.

Nel 2003 Sharon ha opposto il suo veto a un primo accordo che avrebbe permesso a BG di fornire Israele di gas naturale proveniente dai pozzi marini di Gaza [vedi fonte].

La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 ha contribuito alla caduta dell’autorità palestinese conseguentemente confinata in Cisgiordania sotto il governo mandatario di Mahmoud Abbas.

Nel 2006 BG “era sul punto di firmare un accordo per inviare il gas in Egitto” [vedi fonte]. Secondo i reportage il primo ministro britannico dell’epoca Tony Blair è intervenuto per conto di Israele per far naufragare l’accordo con l’Egitto.

L’anno seguente, maggio 2007, il gabinetto israeliano ha approvato una proposta del primo ministro Ehud Olmert “di acquistare gas dall’autorità palestinese”. Il contratto proposto era di 4 miliardi di dollari e i profitti previsti di 2 miliardi di dollari, di cui un miliardo sarebbe andato ai palestinesi.

Tuttavia Tel-Aviv non aveva alcuna intenzione di dividere questi incassi con la Palestina. Una equipe di negoziatori israeliani è stata costituita dal gabinetto israeliano con lo scopo di arrivare ad un accordo con il gruppo BG scartando nel contempo il governo di Hamas e l’autorità palestinese:

 

“Le autorità della difesa israeliana vogliono che i palestinesi siano pagati in beni e servizi e insistono affinché il governo di Hamas non riceva alcuna somma di danaro”

L’obiettivo principale era rendere nullo il contratto firmato nel 1999 tra il gruppo BG e l’autorità palestinese allora sotto Arafat.

In virtù dell’accordo proposto nel 2007 con BG il gas palestinese dei pozzi marini di Gaza doveva essere inoltrato al porto israeliano di Ashkelon attraverso un gasdotto sottomarino trasferendo nel contempo ad Israele il controllo della vendita del gas naturale.

Il piano è fallito e i negoziati sono stati sospesi:

“Il capo del Mossad, meir dagan, si è opposto alla transazione per ragioni di sicurezza, temendo che i proventi incamerati servissero a finanziare il terrorismo (membro della Knesset Gilard Erdan discorso alla knesset su “le intenzioni del vice primo ministro Ehud Olmert di acquistare gas dai palestinesi mentre i pagamenti andranno a vantaggio di Hamas” 1 marzo 2006, citato nell’articolo del luogotenente generale (in pensione) Moshe Yaalon Il prospettato acquisto di BG dalle acque costiere di Gaza minaccia la sicurezza nazionale di Istraele? Jerusalem center for Public Affaire, ott. 2007).

L’intenzione di Israele era di evitare la possibilità che delle royalties fossero pagate ai palestinesi. Nel dicembre 2007 il Gruppo BG si è ritirato dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 hanno chiuso il loro ufficio in Israele (fonte sito internet della BG).

 

Piano d’invasione allo studio

 

Secondo fonti militari israeliane il piano d’invasione della Striscia di Gaza denominato “Operazione Piombo Fuso” è stato avviato a giugno 2008:

“Fonti della Difesa hanno dichiarato che sei mesi fa [a giugno o prima] il ministro della difesa Ehoud Barak ha chiesto alle forze israeliane di tenersi pronte per questa operazione, sebbene Israele avesse iniziato a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas”. [vedi fonte]

 

Durante questo stesso mese le autorità israeliane hanno contattato BG affinché si riprendessero i negoziati cruciali relativamente all’acquisto del gas naturale di Gaza:

“I direttori generali del Tesoro e del ministero delle infrastrutture Yarom Ariav e Hezi Kugler hanno convenuto d’informare BG che Israele si augurava di riallacciare i negoziati.

Le fonti hanno aggiunto che BG non ha ancora risposto ufficialmente alla richiesta d’Israele, ma che dei dirigenti della compagnia verranno probabilmente in Israele fra qualche settimana per discutere con i funzionari del governo” [vedi fonte].

 

Cronologicamente la decisione di accelerare i negoziati con BG coincideva con la pianificazione dell’invasione di Gaza avviata a giugno. Sembra che Israele s’affrettasse a concludere un accordo con il Gruppo BG prima dell’invasione, la cui pianificazione era già ad uno stato avanzato..

Ancor di più tali negoziati erano condotti dal governo Olmert che era al corrente della pianificazione di un’invasione militare. Verosimilmente il governo israeliano considerava anche un nuovo accordo politico-territoriale “nel dopo guerra” per la striscia di Gaza.

Infatti i negoziati tra BG e i funzionari israeliani erano in corso ad ott. 2008, cioè 2-3 mesi prima dell’inizio dei bombardamenti del 27 dicembre.

Nel novembre 2008 i ministri israeliani delle finanze e delle infrastrutture nazionali hanno ingiunto all’azienda elettrica israeliana (IEC) di avviare i negoziati con BG per l’acquisto di gas naturale marino a Gaza [vedi fonte].

Yarom Ariav, direttore generale del ministero delle finanze, e Hezi Kluger, direttore generale del ministero delle infrastrutture nazionali, hanno recentemente scritto a Amos Laser, capo della direzione IEC, informandolo della decisione del governo di consentire il proseguimento dei negoziati conformemente alla proposta quadro approvata precedentemente quest’anno.

Da alcune settimane il CdA della IEC diretto dal presidente Moti Friedman ha approvato i principi della proposta quadro. I negoziati con il gruppo BG inizieranno dopo che il CdA avrà approvato l’esonero per l’offerta.

 

Gaza e la geopolitica dell’energia

 

L’occupazione militare di Gaza ha lo scopo di trasferire la sovranità dei giacimenti di gas ad Israele in violazione del diritto internazionale.

Cosa potremmo attenderci dopo l’invasione?

Quale è l’intenzione di Israele in merito al gas naturale della Palestina?

Ci sarà una nuova sistemazione territoriale con lo stazionamento di truppe israeliane e/o la presenza di forze “di mantenimento della pace”?

Assisteremo alla militarizzazione della totalità del litorale di Gaza che è strategico per Israele?

I giacimenti di gas palestinesi saranno puramente e semplicemente confiscati e sarà dichiarata la sovranità israeliana sulle zone marittime della striscia di Gaza?

Se tutto ciò accadrà i giacimenti di gas di Gaza saranno incorporati nelle istallazioni adiacenti marine d’Israele (vedere la carta in basso).

Queste diverse istallazioni marine sono altresì collegate al corridoio di trasporto energetico d’Israele che va dal porto d’Eilat, porto marittimo terminale dell’oleodotto sul Mar Rosso, al terminale dell’oleodotto di Ashkelon e verso Haifa al nord. Il corridoio verrebbe eventualmente allacciato al porto turco di Ceyhan attraverso un oleodotto israelo-turco, attualmente allo studio.

Ceyhan è il terminal dell’oleodotto Transcaspico Bakou-Tblissi-Ceyhan (BTC). “Si pensa ad un collegamento dell’oleodotto BTC con quello Transisraeliano Eilat-Ashkelon, anche conosciuto con il nome Israel’s Tipline”. [vedi fonte].

 

28/01/2009


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