NOTIZIE 2009


 

Crisi, consumi e tasse nel Nord Est

  

Come la Crisi ha influito nelle abitudini del Nord Est e come le imposte indirette hanno colpito i ceti più bassi.

  

Quando si parla genericamente di Crisi , non si và  a distinguere tra crisi economica e crisi finanziaria perché nei consumi quotidiani  si affrontano le  necessità incombenti,e ci si misura spesso con un aumento dei costi fuori scala  e con l’incapacità  di far fronte a tale evenienza.

Spesso consolidate abitudini vengono modificate e in alcuni casi anche stravolte.

Nel Nord Est  la Crisi si è avvertita pesantemente in alcuni settori mentre in altri è passata quasi inavvertita.

Determinate consuetudini però sono rimaste invariate come quella del parrucchiere o dell’estetista,

o come quella di andare in vacanza durante il fine settimana…o durante le ferie estive.

Un recente studio di Trademark rileva che quest’anno nel Veneto ci sarà un aumento del 1,5% di turisti in più.

Sono aumentati ultimamente  gli accessi Internet relativamente ad E-Bay, sito in cui si compra tutto a prezzi scontati  e nel quale sono aumentati del 62% gli acquisti alimentari che spesso sono  in vendita a prezzi molto scontati, anche se, sempre in Internet  vengono proposti  cibi costosi e ricercati che hanno ugualmente un loro fiorente mercato di nicchia.

Nel Nord Est  dunque la crisi viene percepita in più settori a macchia di leopardo .

Secondo una rilevazione del Codacons, 7 veneti su 10  si dicono pronti a  modificare  a breve le proprie routines consumistiche : molti pensano di ridurre l’acquisto per viaggi,elettrodomestici,   ristorazione, trasporti , auto e moto.A questo proposito il 37% degli intervistati diminuirà l’utilizzo dell’auto e il 41% pensa di aumentare l’utilizzo dei mezzi pubblici .

Nel settore dell’alimentazione , molti intendono  ridurre il pesce fresco, la carne bovina,la pasticceria,gli alimenti dietetici,le bevande alcoliche, i piatti pronti.

La Crisi spaventa le famiglie,generando un clima di sfiducia che porta ad un taglio della spesa per il quotidiano non primario e spostando gli acquisti verso prodotti e negozi che offrono maggiori risparmi come i discounts.

Relativamente agli alimenti, il calo maggiore del consumo lo ha subito la carne la cui importazione nel Veneto è  diminuita del 18%  negli ultimi due anni e gli allevamenti sono scesi  del 14%.

E’ aumentato il consumo di carne bianca come il pollo ( + 6%)unitamente al consumo di uova(+200%) si sono consumati meno frutta(-0,8%) e meno  pane( - 2,5%).

Inoltre nel Nord Est si è consolidata l’abitudine di leggere le etichette dei prodotti acquistati dando la priorità a prodotti italiani.

Questi sono i dati più recenti  rilevati sui consumi che  sono comunque determinati dalla capacità di spesa dei cittadini che  spesso non riescono a produrre un reddito congruo ai propri bisogni.

Tra le cause più impattanti afferenti la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie vi è l’eccessiva pressione fiscale.

 Un recente studio compiuto dall’Ordine dei Dottori  Commercialisti di Venezia ha   rilevato che l’ 11% delle entrate annue dei ceti più bassi viene eroso dalle imposte indirette, al ceto medio viene sottratto il 10% e alla classe dirigente e ai quadri viene diminuito l’8%.

Un terzo del reddito lordo di una famiglia media  del Nord Est viene ridotto  da tasse e contributi che vanno a pesare in maniera rilevante  sui nuclei meno abbienti.

Sono proprio le imposte indirette legate a beni di consumo ,  bolli , Iva,  addizionali, accise e quant’altro , che  incidono pesantemente sui bilanci familiari. Se poi un nucleo è costituito da una singola persona,questa si trova a pagare più tasse con un’oscillazione che và dai 3000 ai 6000 euro.

Lo studio in oggetto propone perciò l’introduzione di un quoziente familiare come misura di equità  da abbinare  alla lotta all’evasione fiscale che prevede  un controllo più efficace  effettuato  a partire dal territorio.

Il prelievo fiscale su beni di largo consumo come ad esempio  il superenalotto ,ha una forte incidenza ed è del 62% ;mentre sulle sigarette il prelievo è circa dell’80% composto da un 20% di Iva e da un 58% di accisa o imposta di consumo.

Il peso del Fisco in Italia oscilla sui redditi dal 30 al 50% in base alla crescita dell’imponibile.

Non per spirito di polemica, và comunque ricordato che qui in Italia, con le accise,  paghiamo ancora i danni della guerra d’Abissinia (1935),la crisi di Suez(1956), il disastro del Vajont(1963) e l’alluvione di Firenze (1966).A queste voci si aggiungono: i terremoti di Belice,Friuli e Irpinia, la missione in Libano del 1983,quella in Bosnia del 1996 e il rinnovo del contratto degli autoferrotramvieri  del 2004….

 

Stella Bianchi


30/04/2009


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