NOTIZIE 2010

 

Patron Luciano incita al consumismo

 

L’assemblea degli azionisti di Benetton Group ha approvato il bilancio 2009 con un dividendo complessivo di circa 40 milioni di euro, pari a 0,23 euro per azione. Il patron Luciano Benetton ha poi ratificato le decisioni relative al gruppo, con la nomina dei 12  membri del Consiglio di Amministrazione. Sono stati riconfermati i consiglieri Luciano Benetton, Carlo Benetton, Gilberto Benetton, Giuliana Benetton, Alessandro Benetton, Luigi Arturo Bianchi, Giorgio Brunetti, Alfredo Malguzzi e Gianni Mion e nominati per la prima volta Biagio Chiarolanza e Franco Furnò, ai quali sono state conferite deleghe esecutive, e Stefano Orlando, amministratore indipendente.

L’Assemblea dei Soci ha inoltre conferito al Consiglio di Amministrazione, come deliberato già l’anno scorso, l’autorizzazione per l’acquisto e l’alienazione di azioni della società. E al termine dell’assemblea Luciano Benetton ha dichiarato che oggi “al Governo non si può chiedere nulla se non operare nella direzione di far crescere i consumi”. Il fondatore del gruppo ha poi aggiunto che “dovremmo svuotare gli armadi e ripartire da zero” e che “occorre mettere a disposizione più mezzi al sistema che consuma”. Ma nonostante tutto, è ancora ottimista per il futuro del commercio. E’ convinto che il 2010 andrà meglio dell’anno appena passato, dato che “i numeri del primo trimestre sono abbastanza buoni”. Ma poi ha anche fatto una dura critica: “insistere con la logica del made in Italy in ogni paese del mondo rischia soltanto di introdurre costi e inefficienze”, ha detto. E ancora: “In un mondo di grande euforia dei mercati della moda, come quello di alcuni anni fa, il made in Italy poteva funzionare ovunque ma adesso bisogna tenere conto di esigenze locali”.

Ennesimo affondo di un capitalista pescecane interessato unicamente al profitto. Non voler tutelare il made in Italy significa una cosa sola: delocalizzazione e disoccupazione per il popolo italiano. Ma si sa come questi signori non siano per nulla preoccupati delle sorti del proprio paese, se non quando si tratta di andare a piangere il morto dal governo di turno per ottenere contributi statali. A questo punto la soluzione è una sola: la nazionalizzazione di quelle aziende che vogliono delocalizzare. Se crisi dev’essere, che siano tutti a pagarne le conseguenze e non, come al solito, sempre e soltanto la classe lavoratrice.

 

Alessandro Cavallini

09/05/2010


pagina delle notizie

home page