NOTIZIE 2010

 

Petrolio: anche l’ENI obbedisce a Tel Aviv


L’Ente Nazionale Idrocarburi italiano costretto a subire i diktat Usa-Israel


Non si è ancora spento l’eco delle servili dichiarazioni del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi a favore d’Israele, che il solerte Ministro degli Esteri Franco Frattini dichiara che “saranno bloccati nuovi investimenti italiani nel settore petrolifero e gas in Iran” , inoltre verrà data ogni informazione possibile ad Israele sull’interscambio Italia-Iran.
Una notizia del genere in ogni nazione sovrana, ma l’Italia non lo è dal 1945, avrebbe come minimo provocato una crisi di governo, l’opposizione avrebbe chiesto spiegazioni e subito dopo le dimissioni del ministro degli affari esteri. Ma tutto ciò non è avvenuto, ne potrebbe avvenire diversamente vista la sudditanza dei due schieramenti parlamentari alla politica estera Usa –Israel anche a costo di andare contro gli interessi economici nazionali. Si perché l’Italia a differenza di altre nazioni europee ha una lunghissima tradizione di collaborazione in campo petrolifero con l’Iran,come vedremo in seguito, e le ripercussioni possono essere solo negative vista la mole degli investimenti fatti nella trivellazione e sfruttamento dei giacimenti iraniani, che sono di proprietà del governo ,ma dove le società straniere possono accedervi investendo liberamente nell’estrazione.
L’Eni, che è già fonte di preoccupazione per gli Usa a causa dei suoi stretti rapporti con Gazpron russo e con molti Paesi produttori di petrolio,per voce di Umberto Scaroni ha invece dato l’immediata disponibilità a incontrare l’amministrazione israeliana per “dimostrare che è d’accordo con l’interrompere gli investimenti in Iran”, dando prova di servilismo , anche per un marchio importante come Eni.
L’Ente Nazionale Idrocarburi ha in ballo importanti lavori con Teheran. Gli investimenti nel grande giacimento di South Pars 4 & 5 sono pari al 60%, gli altri sono della francese Total e della norvegese Statoil e dal 2001 la società italiana ha speso oltre 3 miliardi di dollari per costruire le piattaforme offshore, assieme ad una grande raffineria nel Sud del Paese, mentre a Darquein è impegnata in onshore.L’Eni partecipa anche al grande giacimento Dorood con il 45%.
Ora per assecondare l’arroganza di Tel Aviv si rischia di distruggere anni di fattiva collaborazione nel settore petrolifero, che hanno visto l’Italia presente fin dagli anni”50.
Era il 1957 , quando l’Eni dopo il netto rifiuto delle compagnie Usa e Gb a partecipare al costituendo Consorzio iraniano, prese una decisione di portata storica, che andava contro gli interessi della compagnie angloamericane. Enrico Mattei perfezionò con l’Iran un accordo innovativo:Eni e National Iranian Oli Company portarono alla nascita della Societe Irano-Italienne des Petroles( 8 settembre 1957), avente come obiettivo la ricerca e la produzione di petrolio. I proventi derivati dal petrolio sarebbero stati suddivisi per il 50% allo Stato iraniano ed il restante 50% ripartito tra Eni e Ente Petrolifero di Stato Nioc. Quindi all’Iran andava il 50% più il 25%, portando il totale al 75%.
La vecchia ripartizione del 50& 50%, tanto cara alle “sette sorelle” del petrolio, veniva di fatto scardinata.
Questo nuovo concetto introdotto da Mattei, che pagò poi con la vita l’aver minato il potere delle grandi Corporation , riconosceva finalmente ai produttori un ruolo non solo di semplice affittuario dei pozzi, ma li rendeva al tempo stesso responsabili degli stessi e partecipi dell’attività di ricerca e tecnologica negli impianti. Non più sfruttatori e sfruttati, ma collaboratori. L’accordo fu siglato il 14 marzo 1957 tra Eni e Nioc
Ancor oggi una grande foto è presente negli uffici della Nioc, la compagnia petrolifera iraniana e mostra i tecnici italiani al lavoro sui Monti Zagros.
La collaborazione più che proficua tra Italia e Iran si rafforzò ulteriormente alla fine degli anni novanta, quando la Repubblica Islamica dell’Iran chiuse la porta alle imprese statunitensi e britanniche, lasciando spazio alle compagnie europee. Gli Usa cercarono allora ogni mezzo per sabotare ed impedire l’attività dell’Eni e delle altre compagnie europee, invocando il rispetto dell’Iran-Libya Act e Washington fece notevoli pressioni sull’Italia, ma gli accordi vennero firmati ugualmente. Ma oggi le cose sembrano aver preso la piega che gli Stai Uniti e i loro alleati volevano già da allora, una rivincita a lungo rincorsa, che si fa forte del “partito amerikano” presente in Italia, formato da uomini del mondo politico , economico e della finanza, legati a filo doppio ai poteri d’oltre oceano, che vengono sapientemente pilotati contro gli interessi della nazione.
L’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è occupata militarmente dalle Forze Armate Usa,questo è un dato di fatto, anche se ancora qualcuno crede nella favola della lotta partigiana,mentre gli Stati Uniti ne hanno fatto terra di conquista, spacciandosi prima per liberatori , e poi mediante la Nato come alleati, ma almeno fino agli inizi degli anni “90, in campo economico vi era ancora una discreata indipendenza e la presenza dello Stato era rassicurante, in particolare modo nei settori cosiddetti strategici. Poi dopo la riunione semi segreta avvenuta sul panfilo reale Britannia, il 2 giugno 1992, alla quale presero parte esponenti della City, la stessa regina Elisabetta e personaggi del mondo economico italiano( era presenta anche l’attuale Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, uomo Goldman Sachs, allora ministro del Tesoro ), si parlò di privatizzazioni, ovvero del processo di svendita e distruzione del patrimonio industriale italiano in varie tappe , che includevano ferrovie,industria pesante, cantieristica, alimentari, telecomunicazioni, banche..ecc. ed oggi questo processo è ancora in atto.
Successivamente anche l’Eni fu messa sul mercato, troppo scomoda era la sua presenza nei Paesi produttori con la sua vocazione alla cooperazione e non alla rapina degli altri popoli. Ora i nodi sono arrivati al pettine, da una parte si cerca di danneggiare l’Iran, bloccando una collaborazione internazionale importante , dall’altro lato si ridimensionano le potenzialità della nostra compagnia petrolifera. Ma come spesso insegna la Storia a volte le cose possono mutarsi e gli assetti politico economici dati per consolidati,posso cadere rovinosamente e con essi i loro complici. Un vento nuovo spira dall’ America Latina, dall’Iran e da tutti i popoli che non vogliono più essere sottomessi ai grandi rapinatori della finanza mondiale e al loro gendarme sionista che per sopravvivere si macchia sempre più spesso di crimini di guerra . Una fresca brezza di speranza spira per tutti gli uomini liberi.

Federico Dal Cortivo

 

PETROLEO: TAMBIEN EL ENI OBEDECE A TEL AVIV

 

El Ente Nacional de Hidrocarburos Italiano obligaso a sufrir los dictados de EEUU e Israel

No se ha apagado todavía el eco de las serviles declaraciones sdel presidente del Consejo Italiano Silvio Berlusconi a favor de Israel que el ministro de Asuntos Exteriores Franco Frattini declara que seràn bloqueadas nuevas inversiones italianas en el sector gas y petroleo en Iran.Por otra parte esatrà dada cada información posible a Israel,sobre un intercambio Italia-Iran.

Este tipo de noticias en naciones soberanas(Italia no lo es desde 1945)habria provocado como mìnimo una crisis de gobierno,la oposición habrìa requerido explicaciones y, poco después la dimisiòn del ministro de asuntos exteriores.Pero todo esto no ha ocurrido,no podrìa ocurrir en vista de las susodichas dos formaciones politicas parlamentarias alineadas a la politica exterior de USA-Israel aun en contra de los intereses economicos nacionales,esto e sporque Italia a diferencia de otras naciones europeas tiene una larga tradición de colaboración en el campo petrolìfero con Iran,como veremos a continuación,y las repercusiones pueden ser negativas vista la cantidad de inversiones hechas en las perforaciones y usufructo de los yacimientos iraníes,que son de propiedad del gobierno,pero donde las sociedades extranjeras pueden accederlas invirtiendo libremente en las extracciones.

El ENI que es ya una fuente de preocupación para EEUU a causa de sus estrechas relaciones con Gasspron ruso y con muchos paises productores de petròleoen la voz de Humberto Scaroni ha dado,en cambio, la inmediata disponibilidad a la administración israelì de demostrar que “està de acuerdo

Con interrumpir las inversiones en Iran”,dando pruebas de servilismo tambien a una entidad como el ENI

El ENi tiene en la actualidad importantes trabajos con Teheran.Las inversiones en el gran yacimiento de South Pars 4 & 5 son en un 60%.Los otros son de la empresa francesa Total y de la danesa Statoil y desde el 2001la sociedad italiana ha invertido algo mas de 3 millones de dolares para construir la plataforma off shore,junto a una gran refinerìa en el sur del paìs,mientras en Darquein esta empeñada en un on shore.El ENI participa tembien en el gran yacimiento de Dorood en un 45 %.

Ahora para acompañar la arrogancia de Tel Aviv arriesgan a destruir años

De efectiva colaboración en el sector petrolifero,con presencia de  Italia desde los años ’50.Fue en 1957 cuando el ENI después del rechazo de las compañias norteamericanas y britanicas a participar del consorcio iranì,historica decisiòn,en contra d elos intereses anglo-americanos.Enrico Mattei perfeccionò con Iran un acuerdo innovador ENI y National Iranian Oil Company fueron las  que dieron lugar al nacimiento de la <sociedad Iraniano-Italiana de Petroleo(8 de setiembre de 1957)teniendo como objetivo la bùsqueda y producción de petroleo.Los derivados del petroleo serian subdivididos 50% al estado iraní y el restante 50% dividido entre ENI y el Ente Petrolifero del estado Nioc.Por lo tanto a Iran se le sumaba un 25% mas,es decir teniam un total de un 75%.

La vieja distribución de 50 y 50 tan deseada por las “siete hermanas” del petroleo venia de hecho,desequilibrada.

Este nuevo concepto introducido por Mattei,el que pagò después con la vida al haberfrenado el poder de las grandes corporaciones,reconocìa finalmente a los productores un rol no solo como de simples usuarios de los pozos,al mismo tiempo les daba responsabilidad sobre los mismos y participación de la busqueda y tecnificación sobre lo utilizado.Ni usufructuado ni usufructor,simplemente colaboradores.El acuerdo fue firmado el 14 de marzo entre el ENI y Nioc.

Tadavia hoy una gran foto se encuentra en las oficinas de Nioc,y muestra a los tecnicos italianos trabajando sobre el monteZagros.

La colaboración,mas que proficua entre Italia e Iran se reforzó mas tarde en los años noventa,cuando la Republica Islamica de Iran cierra la puerta a empresas estadounidenses y britànicas.,dejando espacio a las compañias europeas.EEUU tratò por todos los medios de sabotear y de impedir la actividad del ENI y de otras compañias europeas,invocando el respeto por Libia-Iran,efectuando Washington notables presiones a Italia,firmandose igualmente los acuerdos.Pero hoy,las cosas parecen haber tomado un cariz que EEUU y sus aliados deseaban desde entonces una revancha con largo  impulso que hace fuerte al “partido amerikano” en Italia,formado por hombres del mundo politico,economico y financiero,unido a un doble filo desde el otro lado del ocèano,que vienen sabiamente direccionados en contra de los intereses de la naciòn.

Italia,desde fines de la Segunda Guerra Mundial es ocupada militarmente por las Fuerzas Armadas de USA,este es un dato cierto,aunque todavía algunos creen en la fabula de la lucha partidaria,mientras EEUU ha hecho del eso tierra de conquistas,declarandose primero liberadores.y después mediante la NATO como aliados;pero al menos hasta fines de los años ‘90

En el campo economico habia entonces una discreta independencia y la poresencia del estoado era todavía firme en particular en los sectores estrategicos.Despues de la reunion semi secreta en Gran Bretaña el 2 de junio de 1992,la misma reina Isabel y personajes del mundo economico italiano(presente tambien el actual presidente del Banco de Italia Mario Draghi,Goldman Sachs entonces ministro del tesoro)se hablò de privatizaciones o sea del proceso de venta y destrucción del patrimonio industrial italiano en varias etapas,qiue incluian ferrocarriles,industria pesada,alimentaria,astilleros,telecomunicaciones,bancos,etc.y hoy este proceso continùa.

Sucesivamente tambièn el ENI fue incorporada al mercado,con incomoda presencia en paises productores,teniendo en cuenta su vocacion de cooperación y no del robo a otros paises productores.Ahora los nudos llegaron al peine,por una parte se busca dañar a Iran,bloqueando una colaboración internacional importante.por otro lado se redimensiona la potencialidad de nuestra compañía petrolifera.Pero como usualmente nos enseña la Historia a veces las cosas mutan y los asuntos politico-economicos dados por consolidados pueden caer estrepitosamente y con ellos sus complices.Un viento nuevo se respira desde America Latina,desde Iran  y de todos los pueblos que no desean estar sometidos a grandes apropiadores de las finanzas mundiales y a los sionistas que para sobrevivir,manchan todo con crímenes de guerra.Una fresca brisa de esperanza se respira para todos los hombres libres.

 

 

Federico Dal Cortivo

 

Traduccion:

Giulia Di Como



09/05/2010


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