NOTIZIE 2010

 

Il governo all’attacco dell’art. 18

 

 

Nuovo attacco da parte dell’esecutivo ai diritti dei lavoratori. Questa volta nel mirino ritorna l’Art.18 dello Statuto dei Lavoratori, applicato nelle aziende con più di 15 dipendenti, ma che andrebbe esteso a tutti, il quale impedisce il licenziamento senza giusta causa e obbliga il reintegro del dipendente in azienda. Già nel 2002 si cercò di modificare in modo sostanziale la valenza di quest’articolo, ci fu una levata di scudi e la cosa non passò, anche se rimase sempre nell’agenda dei governi di centrodestra.
Ora con il definitivo sì del Senato, si attendo solo l’esame della Commissione Lavoro per poi passere all’Aula per il via libero definitivo, parte il nuovo Disegno di Legge collegato sul lavoro, che ha nell’Art 31 novità gravide di pesanti ripercussioni . Il governo ha pensato bene d’aggirare gli ostacoli, evitando così gli attacchi di petto, varando una nuova legge sul processo del lavoro. A nulla serviranno le flebili grida del centro sinistra, reo in tutti questi anni di aver sempre appoggiato la deriva neoliberista in modo bipartisan.
Dal lato pratico ecco quello che succederà. Le controversie tra datore di lavoro e dipendente potranno esser risolte anche da “ un arbitro”, in alternativa al giudice, o si scegli l’uno o l’altro, quando in precedenza era solo il magistrato del lavoro a dirimere le controversie e tutto ciò potrà esser introdotto nei contratti d’assunzione, anche in deroga a quanto stabilito dai CCNL, con la cosiddetta” clausola compromissoria”.Una soluzione che sa tanto di anglosassone, che non brillano certo in fatto di tutela dei lavoratori…Ma lo scimmiottare, Inglesi e statunitensi , si sa è oramai lo sport preferito in Italy
E’ facile intuire che il neo assunto, già vessato da contratti precari di ogni tipo introdotti dalla Legge Treu e Biagi, essendo soggetto debole in quel momento, non avrà alcun interesse a sollevare obiezioni in merito a quanto l’azienda gli proporrà.
Con quest’atto il governo Berlusconi, il presidente operaio, e il suo ministro Sacconi- ex socialista, ridisegnano le sezioni del codice di procedura civile recante le disposizioni generali in materia di controversie individuali di lavoro.
Certo, come ha dichiarato Sacconi, saranno i contratti collettivi a regolare la materia, ma vista la deriva di questi ultimi anni, con la maggior parte dei sindacati proni ai voleri datoriali, è diffcile credere che gli stessi oggi assumano posizioni ferme, del resto tranne rari casi tutta la macchina politico sindacale italiana da tempo si muove sulla strada delle deregolamentazioni del lavoro. Sono aboliti diritti acquisiti, si comprime la possibilità di indire scioperi efficaci con la scusa di tutelare l’utenza,è limitata l’attività degli organi ispettivi sulla sicurezza e igiene del lavoro, s’interviene sull’orario di lavoro con categorie di “schiavi” che lavorano praticamente sempre,Natale compreso,mentre i salari non salgono, cosi che spesso una famiglia arriva a stento alla terza settimana del mese.
In conclusione è sembra doveroso riportare la dichiarazione fatta da Giuliano Cazzola, deputato del Pdl ed ex –Cigl, che è illuminante per capire come chi sta nel “palazzo” sia oramai distante anni luce dai reali problemi della nostra collettività nazionale: “ bisogna smetterla di considerare i lavoratori come dei “ minus habens” incapaci di scegliere responsabilmente e consapevolmente un percorso giudiziale o stragiudiziale, per dirimere le loro controversie”.
Peccato, che quello che prima avveniva automaticamente, ora non lo sarà più, con tutte le implicazioni negative del caso… e i più “ responsabilmente e consapevolmente” cercheranno un accomodamento pur di sopravvivere e lavorare.

 

ItaliaSociale


08/03/10


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