NOTIZIE 2010


ITALIA SEMPRE PIU’ POVERA:Istat il Pil scende al 5%

L’Istat ha recentemente pubblicato lo studio “Principali aggregati dei conti economici regionali”, dove si segnala una diminuzione del 5% medio del pil italiano nel 2009: il Nordovest arretra del 6 mentre il Nordest perde il 5,6%. Il comparto maggiormente penalizzato è stato l’industria ed in particolare il Nord, che ha segnato un calo sostanzioso del pil. Al Sud invece si registra una diminuzione della spesa delle famiglie superiore alla media nazionale, che, nonostante la tenuta del pil rispetto al Nord, diminuisce del 2,8% a fronte di un -1,9% nazionale, con -4,1% in Calabria.
A resistere è il Centro Italia, soprattutto per la maggiore concentrazione di servizi (comparto con un -2,6% di valore aggiunto a livello nazionale a fronte del -13,2 dell’industria). La Regione a subire il calo maggiore è stata ovviamente l’Abruzzo, a causa del tragico terremoto de l’Aquila, sia per quanto riguarda il pil (-6,9 ) sia per le unità di lavoro (-5,8).
Il pil a prezzi di mercato per abitante è diminuito in media nazionale del 3,7%, così ripartito: Nordovest (-4,6%), Nordest (-4,5), Sud (-2,7) e Centro (-2,9). Con riferimento al pil per singolo abitante al Sud il risultato è molto inferiore rispetto al Nord, con 17324 euro a fronte dei 30036 del Nordovest e dei 25237 della media nazionale. La Regione con il pil per abitante più basso è la Campania (16322), meno di metà di quello di Bolzano (34421) e poco sopra la metà di quello lombardo (31743).
Anche i dati sull’occupazione non sono certo positivi. Le unità di lavoro a tempo pieno sono diminuite nel 2009 in Italia del 2,6%: Nordovest -3,1% e Sud -3%. Tiene il Centro, -1,8%, grazie alla pubblica amministrazione mentre il Nordest segna -2,5%.
E, come dicevamo prima, il settore più colpito dalla crisi è stata l’industria (-13,2%) mentre l’agricoltura ha perso il 3,1 ed i servizi il 2,6. La Regione maglia nera nell’industria è stata il Piemonte, -16, seguita da Lombardia, -15, Veneto, -14,1. Il Nordovest segna -14,9% del valore aggiunto industriale e -2,8 dei servizi; il Centro riporta un -10,5% dell’industria e -2,4 dei servizi.
Ed il futuro cosa prevede? Da questi numeri ci sono poche speranze per una crescita economica del nostro paese. Forse sarebbe necessario un deciso intervento da parte dello Stato per rilanciare l’occupazione, ma in tempi di liberismo sfrenato ed osservanza dei diktat tecnocratici di Bruxelles, tale ipotesi sembra lungi dal poter essere realizzata. Non ci rimane che affidarci al genio italico ed alla sua innata capacità di rialzarsi nei momenti più difficili della propria storia.

Alessandro Cavallini
 

10/10/2010


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