NOTIZIE 2010

 

Bilinguismo italiano-veneto

 

Il consiglio comunale di Montecchio (VI) ha recentemente deciso di utilizzare il bilinguismo italiano-veneto durante le proprie sedute. Pare che ora sia stato risolto anche il problema maggiore, cioè la traduzione simultanea. Il consigliere Giuseppe Ceccato, ex senatore nonché ex sindaco della cittadina berica, ha affermato che farà lui da traduttore agli interventi in veneto dei colleghi.

“Mi ero proposto ai consiglieri - precisa Ceccato - per trascrivere i verbali delle conversazioni dal veneto all'italiano”. Continua: “Tutti gli interventi possono essere fatti in lingua veneta ma, a mio avviso, le trascrizioni devono essere in italiano. Servirà davvero un traduttore”. Ma la giunta comunale, ad oggi, non ha ancora stabilito le modalità di traduzione simultanea. Spiega il presidente del consiglio comunale, Claudio Meggiolaro: “Proporrò ai consiglieri, che vorranno parlare in veneto, di decidere se la verbalizzazione del loro intervento dovrà esser effettuata e tradotta in italiano oppure direttamente in veneto”. Anche se il dialetto veneto comporta non poche difficoltà nella trascrizione dal parlato allo scritto. Prosegue Meggiolaro: “Sicuramente dovremo affrontare nuovi costi per la verbalizzazione in veneto”.

Ed il consigliere Luciano Chilese ha già annunciato che “Alla prossima seduta tutti i miei interventi saranno in dialetto veneto ed esigerò che vengano tradotti simultaneamente. Se ciò non sarà possibile chiederò la modifica del regolamento e che si torni a non poter più parlare in dialetto”. Chilese ha poi ricordato che l’azienda addetta alla traduzione ha sede in Toscana. “Sono curioso di sapere come faranno a trascrivere e tradurre il veneto”.

L’articolo 50, che riguarda l’introduzione del dialetto in consiglio, secondo Chilese non è valido: “In base all’articolo potremmo utilizzare il dialetto secondo la parlata locale che non è però una lingua. Quando si parla in un contesto istituzionale tutto deve essere ben chiaro a tutti”. Anche se non sempre l’adozione della lingua italiana permette la comprensione richiesta da Chilese. Basti pensare ad alcuni nostri ex onorevoli (?) che in Parlamento, nelle legislazioni passate, hanno parlato di “patè d’animo”, che “i feriti sono stati ricoverati al Politecnico” oppure “Il parere del sottoscritto, che peraltro condivido…” (frasi tratte da “Scusatemi, ho il patè d’animo”, Filippo Ceccarelli, Rizzoli). Perciò, italiano o veneto che sia, l’importante è che lo si sappia parlare, altrimenti è la fine della comunicazione, a prescindere dall’idioma utilizzato.

 

Alessandro Cavallini

18/05/2010


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