NOTIZIE 2010

 

Il Cie e l’ambiguità del Carroccio

Giovedì scorso il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è presentato a Padova per fare il punto sulla situazione sicurezza nella città del Santo, con un vertice in prefettura e per ribadire alcuni punti essenziali dell’azione di governo. Tra i molti temi affrontati si è parlato anche della scelta della provincia veneta che ospiterà il Cie (Centro di identificazione ed espulsione). All’incontro era presente anche il governatore del Veneto, Luca Zaia.
Secondo Maroni, la decisione definitiva sul sito idoneo potrebbe già essere presa entro la fine dell’anno. “Sono stati presi in considerazione i siti idonei e i territori interessati. Al momento non è stata presa alcuna decisione - ha ribadito - e quando questo avverrà il Comune e la Provincia interessati saranno preventivamente informati. Sarà comunque una scelta condivisa”. A queste affermazioni del ministro, Zaia ha aggiunto che non è assolutamente scontato che si possa semplicemente pensare a ciò che esiste già: “Magari - ha osservato - è economicamente conveniente costruire qualcosa di nuovo”.
Il ministro dell’Interno, durante la conferenza stampa svoltasi in Prefettura, ha risposto anche alle domande dei giornalisti sui temi più scottanti dell’attualità, come l’approvazione della Finanziaria. “Non ci saranno tagli ulteriori - ha assicurato Maroni - i tagli sono quelli già previsti nella manovra di giugno”. E sui recenti scontri di Genova causati dalle intemperanze dei tifosi serbi, il titolare del Viminale ha risposto con tono deciso, sottolineando più volte la sottovalutazione da parte dell’Interpol serba della potenziale offensività delle proprie tifoserie e la capacità delle forze dell’ordine italiane di avere saputo fronteggiare la situazione. “In base alle informazioni che avevamo - ha rivelato Maroni - si è rischiata una strage, una Heysel due”.
Ma sull’argomento Cie, il ministro è stato duramente contestato dagli alleati del Pdl. L’11 giugno, a Verona, Maroni aveva assicurato che si sarebbe realizzato entro l’anno, ma giovedì a Padova ha rettificato: “Prima della fine del 2010 sceglieremo il sito in cui sorgerà, ma il Cie nascerà nel 2011. Stiamo valutando una serie di ipotesi, che non sono quelle uscite finora sui giornali”. Tanto è vero che Giorgetti, assessore regionale alla sicurezza, non l’ha presa bene. “Non ero a conoscenza di questo dietrofont, il ministro Maroni e la Lega ci spieghino il motivo. L’ex base Nato in provincia di Rovigo resta l’ipotesi migliore, perché lontana dai centri abitati e non distante dall’aeroporto Catullo di Verona, raggiungibile in mezz’ora di macchina sulla Transpolesana. Tra l’altro la caserma è senza fondamenta, quindi si potrebbe abbattere per costruire un edificio ex novo senza costi eccessivi. Sono infatti dell’idea che il progetto vada predisposto su terreno demaniale, soluzione più economica e che evita espropri e relativi ricorsi. Magari, prima di escludere Zelo, Maroni potrebbe confrontarsi con chi conosce il territorio”.
In effetti l’atteggiamento del Carroccio è ambiguo. Ha improntato l’ultima campagna elettorale sul tema della sicurezza ed ora teme la costruzione dei Cie? Forse la risposta è molto semplice. Chi ha votato la Lega non vuole assolutamente sul proprio territorio questi Centri, per una serie di paure. Ma in realtà, senza la loro costruzione, è proprio la sicurezza dei cittadini che viene a mancare, dato che i clandestini sono liberi di scorazzare per le nostre città. E’ questo ciò che vogliono i padani?

Alessandro Cavallini

 

21/10/2010


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