CULTURA

 

LA FIAMMA E LA CELTICA: PRESENTAZIONE E DIBATTITO

 

 

Il libro di Nicola Rao “La Fiamma e la Celtica” risulta essere, nel suo insieme, forse il miglior libro di sempre scritto sul movimento neofascista dal dopoguerra ad oggi.

Su questo han convenuto pressoche’ tutti i protagonisti citati nel lavoro di Rao:

anche i piu’ pignoli e meticolosi hanno dato il loro assenso (seppur con qualche annotazione critica sul troppo spazio concesso a taluni movimenti extraparlamentari e sulla storicizzazione che si vuol fare all’ideologia fascista), ma alla fine il giudizio e’ unanime. In positivo s’intende!

Se non altro l’autore coglie un’aspetto fondamentale per l’ambiente neofascista: probabilmente, e l’uso del condizionale e’ d’obbligo, l’autore conoscendo molto bene l’area dal suo interno, o comunque molti dei personaggi che ne hanno tracciato la storia e del Movimento Sociale Italiano e dei piu’ significativi movimenti politici extraparlamentari “di destra”, ne coglie l’aspetto psicologico. Fa raccontare ai protagonisti stessi le loro storie, limitandosi a chiarirne il contesto storico prima e socio-politico poi.

Evitando distorsioni, ricami o invenzioni di sana pianta (come purtroppo spesso abbiamo assistito quando si parla e scrive di un determinato ambiente!), lascia raccontare appunto ai “Cuori Neri” direttamente il chi, come e perche’ si determinarono talune scelte e direzioni, nella storia che segno’ la fine della R.S.I. e l’inizio del M.S.I. con la breve parentesi inframezzata dei F.A.R. nell’immediato dopoguerra.

Attraverso quella che fu la storia del M.S.I., come colonna portante del libro e punto di partenza per ognuno di noi, con le sue divisioni, fratture, contrapposizioni, che portarono successivamente alla nascita di tante esperienze politiche e metapolitiche differenti.

Viene trattato l’aspetto culturale, movimentista, rivoluzionario e militarista: non viene pressoche’ trascurato nulla dalla nascita di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, a Lotta di Popolo, a Terza Posizione fino ai NUCLEI ARMATI RIVOLUZIONARI ed il loro “spontaneismo armato” che ha tracciato nell’ambiente, un “punto di non ritorno” per tanti Camerati.

L’unico neo, e per quel che mi riguarda non di poco conto, e’ la trascuratezza dei movimenti extraparlamentari che cavalcarono la protesta alla destra del MSI-AN prima e di Alleanza Nazionale poi, negli anni Novanta quando il piattume mondialista e l’esperienza dei movimenti di lotta del ‘68 e del ‘77 che tante gioie e dolori aveva provocato nella gioventu’ ribelle di entrambi gli schieramenti, avevano definitivamente allontanato le masse e la gioventu’ dalla Lotta Politica.

Arrivo al dunque: la contestazione fatta all’autore e’ la pressoche’totale trascuratezza dei nascenti movimenti razzistici, coloro che per posizione ideologica e, soprattutto, per reazione contrastante al nascente fenomeno immigrazionistico, caratterizzarono il decennio 1990-2000 in Italia.

Da un lato il Fronte Nazionale di Franco Freda ha il merito d’aver intuito con una buona dose di preveggenza quello che poi sarebbe stato il catastrofico avvento della societa’ multietnica e si ergeva a guida nella riscossa nazionale contro l’invasione allogena.

Dall’altro la reazione spontanea della gioventu’ nazionalista che, non con intenti xenofobi come i mass media dell’epoca e strizzacervelli sinistroidi vollero far credere, ma una reazione di massa talvolta anche violenta (vedi soprattutto all’estero, Germania, Francia ed Inghilterra) contro una vera e propria invasione di immigrati terzomondisti.

Il movimento che piu’ si contraddistinse nella battaglia d’avanguardia fu il MOVIMENTO SKINHEADS!

Nicola Rao finge quasi di non sapere quale fu la portata e l’apporto politico di BASE AUTONOMA: coalizione nazionalista costituita da VENETO FRONTE SKINHEADS, AZIONE SKINHEADS (Lombardia), MOVIMENTO POLITICO OCCIDENTALE (Roma) e IDEOGRAMMA.

E come sempre, dimostra che se da un lato un minimo conosce il M.P.O. non conosce nulla o quasi di A.S. e V.F.S. liquidandoli come movimenti sottoculturali, facendo chiaro riferimento al libro di Valerio Marchi di Eurispes , che chi vi scrive ha letto nel 1997, e a quello di Maurizio Blondet “Skinheads, i nuovi barbari” sugli skins milanesi!

Per tutta risposta, citando le suddette letture, mi opposi al concetto che il movimento skinheads si potesse osservare solo sotto l’aspetto sottoculturale: forse inizialmente lo fu, come lo furono tanti se non tutti i movimenti giovanili, ma poi ebbe una fortissima caratterizzazione CONTROCULTURALE (per citare il libro tanto caro a Rao, di Marchi “Blood & Honour”) ponendosi come fenomeno nuovo nel panorama politico extraparlamentare, quasi “elitario” in quanto la vita militante era pressoche’ totalizzante sotto ogni punto di vista!

Rao minimizza anche il ruolo di laboratorio politico che ebbe il Veneto, dopo l’entrata in vigore della Legge Mancino nr.205/93: con Verona come suo epicentro!

Epicentro di un modo nuovo di far politica, in modo sobrio ma incisivo, propri di uno Stile e un’Etica prettamente Fascista.

Ed epicentro della repressione antirazzista nazionale con decine e decine di processi e maxi-processi a carico dei militanti veronesi e veneti in generale.

Ma questa e’ un’altra storia….peccato che Rao l’abbia davvero capita ben poco! 

 

Andrea Miglioranzi

 

01/04/2007


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