CULTURA

Jean Jaurès


Auguste Marie Jean Lèon Jaurès nacque a Castres ( Tarn), nel sud –ovest della Francia meridionale, il 3 settembre 1859; fu un importante storico e politico della Terza Repubblica, tra i più amati e discussi della sinistra francese, e non solo riformista, per tutto il ventesimo secolo; tra i suoi estimatori Francois Mitterand che aveva ambizioni nell’ispirarsi a lui e nel considerarsi come suo erede. Su Jaurès sono state scritte nell’ultimo mezzo secolo solo cinque biografie da Max Gallo e da storici universitari, quale Madeleine Rebèrioux che, nel libricino illustrato apparso presso Gallimard nel 1994: ‘’Jaurès. La parole et l’acte’’, ci ha lasciato una sorta di testamento intellettuale della sua passione per il socialismo jauressiano. L’opera di Jaurès è divulgata attraverso una società di studi storici: la Sociètè d’etudes jaurèsiennes che ha un suo trimestrale, i ‘’Cahiers Jaurès’’, giunti al numero 175, e due centri di ricerca e di raccolta bibliotecaria ed archivistica, a Castres nel Tarn ed a Montreuil nella regione parigina. Società, quaderni e centri organizzano periodicamente convegni ed è in corso la pubblicazione presso la casa editrice parigina Fayard dell’opera di Jaurès
( scritti,interventi,lezioni,articoli) in 18 volumi sotto la direzione di Rebèrioux, scomparsa nel febbraio 2005, e del suo allievo ed erede, Gilles Candar. Molteplici furono i suoi interessi politici ed intellettuali,dalla filosofia, alla storia, alla critica letteraria, al giornalismo, all’attività parlamentare di tribuno e di legislatore, a dirigente politico, a militante. Fautore di imprese collettive: le lotte dei minatori e dei lavoratori del vetro di Carmaux, popoloso centro industriale e minerario, e di Albi, nelle cui circoscrizioni elettorali, sulla base di un programma socialista guesdista, fu chiamato a rappresentarli alla Camera dei deputati, su cui sono stati prodotti innovativi dottorati di stato e volumi di storia sociale della classe operaia del secondo dopoguerra. L’ultima biografia
‘’Jean Jaures’’ è di Jean-Pierre Rioux, storico, dirigente generale nell’educazione nazionale francese e redattore della rivista ‘’Vingtième siècle’’ a cui si devono decine di monografie e libri, specialista della Francia contemporanea che spazia dalla ‘’Belle Epoque’’ alla Quarta Repubblica, passando per Vichy e la guerra di Algeria. aveva già fatto studi sulla classe operaia nell’epoca della prima industrializzazione e quelli successivi sulla storia culturale francese, le biografie di De Gaulle e Mèndes France. La biografia è caratterizzata da una retorica letteraria francese, ricercata, brillante, composta da domande e risposte, frasi brevi ed enfatizzate da punti esclamativi, rivolta ad un pubblico non specialistico di lettori di genere biografico, con una bibliografia ragionata di documenti e di opere su e di Jaurès. Il suo pensiero teorico e politico, ‘’Jean và alla politica…come l’anatra all’acqua’’, da marxista democratico, metafisico ed unitario dell’anima, uomo orchestra, repubblicano – socialista, voce della pace. I luoghi e gli affetti tra la nativa regione del Tarn, in cui aveva frequentato il Lycèe Louis - le – Grand, contraddistinta dalla cittadina natale di Castres, la città di Toulouse dove fu docente universitario, e il seggio elettorale offertogli dai minatori e dagli operai dei villaggi di Carmaux-Albi e Parigi, città degli studi universitari ( dall’ammissione, primo in graduatoria, all’Ecole Normale supèrieure di rue d’Ulm a 19 anni nel 1878, compagno di studi del futuro sociologo Emile Durkheim ) e l’intesa attività politica di dirigente socialista, di deputato e di giornalista. Originario di una famiglia della buona borghesia di notabili ed imprenditori locali (commercianti) ed istruita del Tarn, repubblicana e laica, che aveva contribuito alla storia francese, con la madre, pesò la componente femminile. Jaurès è il prodotto più classico della Francia del Secondo Impero e della nascente Terza Repubblica. Radicato nel suo territorio d’origine, questo sofisticato filosofo e filologo serbava accento e dialetto meridionale, un patois della lingua d’oc, del quale si serviva con piacere ed abilità nell’indirizzarsi ai ceti popolari della sua regione. Fu repubblicano e laico nel midollo, ma accettò di assecondare la volontà della moglie di celebrare il matrimonio in chiesa e il battesimo della figlia Madeleine; battesimo che difese come libertà di scelta personale e familiare di fronte alle dure critiche di molti suoi compagni accesamente anticlericali. Jaurès non disdegnava la vita di provincia, egli tornò nel 1881 nel Tarn per insegnare prima al liceo di Albi e poi aTolosa, dopo avere ottenuto con successo un’agrègation ( abilitazione a professore universitario)
in filosofia, secondo solo al suo compagno di studi e futuro filosofo Henry Bergson, nel 1891 con una tesi principale di dottorato, in francese, ‘’De la rèalitè du monde sensibile’’, e una ‘’secondaria’’, come era d’obbligo allora, in lingua latina, e poi, tradotta in francese e pubblicata su ‘’La Revue socialiste’’, in cui si discuteva ‘’Des premiers linèaments du socialisme allemand chez Luther, Kant, Fiche et Hegel’’. I testi di tali tesi con quelli delle lezioni liceali tenute ad Albi sono raccolti nel volume 3 delle opere di Jaurès edito nel 2000 da Fayard. Nelle tesi cercava di conciliare il sostenuto antagonismo tra libertà di coscienza dell’individuo e determinismo naturale e sociale; si ribellava così all’idealismo di Kant ma anche al determinismo dialettico di Marx e Fiche con Hegel. Fu nominato professore incaricato di filosofia tra il 1883 ed il 1885 all’università di Tolosa, che contribuì ad incrementare in studi e in facoltà. Fu deputato repubblicano nel Tarn per la prima volta per quattro anni, tra il 1885, a soli 26 anni di età, ed il 1889. Si impegnò nella vita politica locale come consigliere e poi come assessore comunale a Tolosa. Dal 1893 fu per circa vent’anni fino al 1914 rieletto ripetutamente come rappresentante dei ceti salariati, dei minatori e lavoranti del vetro; protagonisti, tali categorie, degli importanti scioperi di fine secolo a Carmaux e della realizzazione, i secondi, di un primo esperimento di cooperativa di produzione, nel 1896, ad Albi ( a sedici chilometri da Carmaux). Nel 1898 Jaurès fu battuto alle elezioni, e rieletto ininterrottamente come deputato di Carmaux, dal 1902 sino alla sua morte. In Parlamento si dedicò ad un vasto lavoro legislativo e divenne famoso oratore della Terza Repubblica, promosse importanti inchieste parlamentari sulle condizioni economiche francesi; fu portavoce dei socialisti in politica estera e coloniale; nel 1905 si impegnò in una legge di completa riforma dello Stato. Jaurès fece pratica nelle lotte e nei lunghi scioperi della classe operaia dell’epoca, in provincia e ne divenne la loro voce a Parigi. I suoi soggiorni all’estero furono brevi, legati a incontri della Seconda Internazionale, a Londra come a Berlino e a Bruxelles, salvo due viaggi e soggiorni più lunghi e importanti la sua maturazione intellettuale e politica in Algeria ed in America Latina. Enorme fu il suo lavoro di scrittura: la sua giornata era divisa in età matura tra la mattina occupata da letture e da lavori preparatori, il pomeriggio alla Camera e la sera trascorsa tra la sede di partito e la redazione dei giornali dove si dedicava, di getto, alla scrittura di articoli e interventi. Scriveva ogni settimana nel 1887 per la ‘’Dèpèche de Toulouse’’ e per ‘’La Petite Rèpublique Socialiste’’ dei socialisti indipendenti e nel 1893 principale quotidiano parigino socialista, di cui fu condirettore nel 1898; scrisse anche frequentemente per ‘’Le Socialiste’’ di Guesde, senza trascurare di collaborare con assiduità alla rivista degli insegnanti francesi. Dal 1905 si dedicò alla direzione ed agli articoli di fondo del ‘’suo’’ quotidiano ‘’l’Humanitè’’. Circa la sua formazione politica ed il lavoro intellettuale di Jaurès, il suo percorso intellettuale lo condusse ad integrare e ad arricchire la sua originaria fede repubblicana con il socialismo, da lui considerato l’unico strumento atto a completare i principi egualitari scaturiti dalla Rivoluzione francese e che avevano dato vita alla Repubblica. Auspicava che la società francese maturasse la giustizia sociale, grazie alla piena integrazione dei ceti popolari e dei lavoratori, della classe operaia che, come le folle rivoluzionarie del 1789, egli vedeva come motori della storia moderna. Il decennio 1882-1893 fu il periodo decisivo di formazione e di passaggio da un convinto ma generico repubblicanesimo al socialismo democratico e riformista, grazie ad una prima pratica politica, come tribuno in parlamento ( Jaurès l’oratore, ‘’il vulcano che vomita ghiaccio’’ come veniva definita la sua oratoria focosa ma di grande razionalità discorsiva), dalla vena di nazionalismo repubblicano, sostenne l’integrazione del movimento operaio nello stato repubblicano in contrasto con il movimento socialista internazionale. Partendo da una base marxista ed accostandola al fervido nazionalismo, al patriottismo, affiliato ad un umanesimo affondato nel mondo classico, Jaurès conciliava le correnti rivoluzionarie con quelle riformiste, sindacaliste e revisioniste nel progetto della repubblica sociale,radicato nel socialismo umanista, pacifista ed internazionalista. Il trionfo graduale e duraturo della personalità umana, al centro della quale sta il proletariato, che per autoemanciparsi, utilizza la democrazia. Si riannodò alla necessità di dar vita alla repubblica, alla patria del lavoro e dei lavoratori; il cui fine è l’umanesimo universale, improntati dalle idee di giustizia, di riforma sociale, di progresso, di pacifismo, di internazionalismo. Jaurès operava nella nazione francese, di cui si sentiva cittadino, indirizzando la riflessione e l’azione politica contro il militarismo, che non è strumento necessario di conservazione della pace, della difesa della patria, ma macchina per la guerra e per l’offesa. Il militarismo è frutto dello stato borghese e della democrazia borghese. Un movimento pacifista in cui la potenza del proletariato cresceva tramite la democrazia formale ed al suffragio universale, che emancipavano il proletariato sul piano nazionale. Dalla democrazia politica alla emancipazione del lavoro e sociale. L’intento di Jaurès, che aveva letto il ‘’Capitale’’ di Karl Marx in tedesco, grazie alle sollecitazioni provenienti dai circoli socialisti di studio, nati all’interno dell’Ecole d’Ulm, e grazie ad intellettuali quali il bibliotecario della Scuola, Lucien Herr, era quello di introdurre criticamente il pensiero di Marx in Francia, sino a quel momento seguito quasi ‘’fideisticamente‘’ da alcuni gruppi socialisti che avevano aderito alla Prima come alla Seconda Internazionale senza conoscerne a fondo il pensiero ( ‘’il Manifesto’’ di Marx – Engels fu tradotto in extenso in francese solo nel 1901). Jaurès cercò di superare la vulgata marxista prodotta dai suoi antagonisti nella famiglia socialista, in particolare da Jules Guesdes, criticando l’analisi che lo stesso Marx aveva fatto della storia politica francese con la ricostruzione del ‘’Brumaio di Luigi Bonaparte’’e ‘’La guerra civile in Francia’’. Concluse nel 1902 che Marx e Engels, malgrado la loro dialettica e la loro erudizione, non avevano mai pienamente compreso la tradizione rivoluzionaria francese. Circa l’Affaire Dreyfus all’inizio fu cauto nell’entrare nella disputa che spaccava l’opinione pubblica francese, per cui si astenne per ‘’disciplina di partito’’, dacchè molti suoi compagni consideravano l’Affaire uno scontro interno al mondo borghese e a circoli militari; poi, si fece coinvolgere tardivamente, ma con la solita irruenza oratoria e scrittoria ( a riprova le Oeuvres in pubblicazione da Fayard includono ben due tomi, curati da Eric Cahm, di scritti e discorsi di Jaurès al tempo dell’Affaire, 1897-‘99). ‘’A differenza di Emile Zola, Jaurès non è divenuto dreyfusardo per paura dell’antisemitismo’’, nutrì dubbi sulla innocenza del capitano semita Alfred Dreyfus. Prese la parola per salvaguardare i principi della democrazia e della rivoluzione, contro una casta militare che gestiva regole senza giustizia e garanzie legali, pronta a reintrodurre con il caso Dreyfus la pena capitale in casi di presunta insubordinazione e tradimento. Un tema caro a Jaurès che nel 1910, in opposizione alla legge che introduceva il servizio militare obbligatorio di tre anni, militarizzando ed esasperando disciplina militare e nazionalismo, proponeva alla Camera un alternativo controprogetto di legge, divenuto dall’anno seguente una tra le sue opere più lette, diffuse e ripubblicate integralmente o a stralci dopo il 1968 (nel 1969 la prima riedizione fu di Madeleine Rebèrioux): l’‘’Armèe nouvelle’’ (‘’Il nuovo esercito’’) del 1911, proponendo una democratizzazione delle forze armate. Inaugurò una nuova stagione di studi sulla Rivoluzione e sull’Ottocento francese, assorbiti dalla nuova storiografia ‘’materiale’’ ed acquisiti da Ernest Labrousse e dalla sua scuola: ovvero la scuola che ci ha dato negli anni sessanta i migliori risultati di storia sociale, alla francese, sulla classe operaia, sui ceti popolari, sui cicli di lotte nella Francia contemporanea. del 1911.
Jaurès diresse e parzialmente scrisse la ‘’Histoire socialiste’’ ( 1789-1900) della Francia ( o ‘’della Rivoluzione Francese), diffusa come romanzo d’appendice nelle strade e nei chioschi di giornale, a capitoli bisettimanali, dal febbraio 1900 in migliaia di copie e poi riunita in volumi con la famosa copertina ‘’rosso sangue di bue’’. Di essa scrisse la parte sino all’Assemblea Costituente e poi quella sulla guerra franco-prussiana e la Comune del
1870-’71, e un bilancio sociale del XIX secolo, piegando le sue conoscenze filosofiche ad una storia materiale, e divenendo uno storico divulgatore, elaborando una ‘’storia pubblica’’ non accademica della Rivoluzione e della tradizione repubblicana francesi, reinterpretando per le classi popolari il passato nazionale, inserendo e legittimando la loro presenza, le loro lotte e i loro bisogni in una storia della Rivoluzione e dell’Ottocento che era in opposizione con le interpretazioni della storia economica e sociale di Jules Michelet.
Nel 1901 scrisse ‘’ Etudes socialiste’’. Nel suo lavoro parlamentare fece votare alla Camera nel 1903 la creazione di una commissione finalizzata allo studio, alla ricerca e alla pubblicazione di documenti d’archivio relativi alla vita economica della Rivoluzione che egli stesso presiederà sino al 1911. Dal 1900 fu membro del Boureau Socialiste Internationale ed all’interno della Seconda Internazionale condusse un confronto serrato con la socialdemocrazia tedesca su temi relativi alla politica estera, alla guerra, al modello di partito. Dalle guerre balcaniche l’impegno contro il pericolo di guerra in Europa divenne prioritario: partecipò al congresso straordinario di Basilea del novembre 1912; incontrò a Berna nel maggio 1913 i deputati socialdemocratici tedeschi per cercare una comune linea di condotta. Di orientamento radical-socialista, fu personalità dominante del movimento operaio francese, restando indipendente sino all’unificazione socialista da cui ebbe origine con una tormentata nascita un partito socialista unitario, nel 1905 con la SFIO ( Section Francaise de l’Internationale Ouvriere) da lui fondata; e che adottò come organo ufficiale ‘’L‘Humanitè’’, fondato l’anno precedente nell’aprile del 1904 e diretto fino alla morte dallo stesso Jaurès. ‘’L’Humanitè’’ doveva dare al socialismo francese una sua tribuna di espressione e di informazione e nel 1906, lo aprì al libero confronto coi sindacalisti della C.G.T.. Al Congresso dello S.F.I.O. a Tolosa nell’ottobre 1908, l’unità del nuovo partito e il suo carisma di leader nazionale si rafforzò. Aderendo all’analisi marxista, si distinse per la sua concezione riformista. Come deputato guidò numerose campagne per i diritti civili e contro la politica coloniale e militarista del governo. Direttore della ‘’Storia socialista della rivoluzione francese’’, tra il 1901 ed il 1908, di cui curò personalmente la stesura di alcuni volumi. Il suo pensiero si distaccò dalla tradizione marxista, anche circa la concezione dello Stato e della lotta di classe. Il socialismo era prospettato come un’affermazione di grandi associazioni nazionali a livello della società piuttosto che come frutto di un processo politico guidato da un partito rivoluzionario. Jaurès profilava una soluzione per i problemi posti dalla moderna questione sociale come una ‘’rivoluzione della maggioranza’’ cioè un progresso riformista fondato sul consenso e rispettoso dell’equilibrio generale tra le classi. Il suo socialismo non fu operaista ma riguardò l’intera classe lavoratrice . Jaurès rifuggiva dall’idea della dittatura del proletariato quale fase di affermazione del socialismo prospettando una evoluzione verso di esso quale frutto di una sintesi tra democrazia e lotta di classe, rivoluzione e riforme. Soggetto e fine primario del suo pensiero rimase la persona, non la classe. Tale peculiarità tinse il suo pensiero di un umanitarismo nel quale erano evidenti le reminiscenze della tradizione radicale repubblicana. Jaurès fu amico ed apprezzò Charles Peguy, nazionalista, rigido cattolico mistico, interiore e moralista, allievo di Bergson, ricongiungentesi alla Francia della gloriosa epopea di Jeanne d’Arc, ma con chiaroscuri liberali e con animo aperto socialmente, indi amico di Jean Sorèl. Jaurès fu bersagliato proprio da Sorèl, sindacalista rivoluzionario, antiborghese, antisocialista, per lo sciopero generale e per l’appello alla violenza nella lotta sociale.
Questo è lo Jaurès che abbiamo valorizzato in Italia, insieme a quello dell’azione e del pensiero antimilitarista ed anticolonialista ( analizzato con vigore da Carlo Pinzani nel suo libro ‘’Jean Jaurès, l’Internazionale e le guerre’’ apparso nel 1970 da Laterza). Franco Venturi lo aveva riportato sulla scena storiografica nel 1948 per i tipi di Einaudi con ‘’Jean Jaurès e altri storici della Rivoluzione francese’’, mentre cinque anni dopo tra il 1953-’56 Gastone Manacorda traduceva ed introduceva in Italia per la Cooperativa del Libro popolare di Milano i 10 volumi della filogiacobina ‘’Histoire socialiste de la revolution francaise’’ (‘’Storia socialista della Rivoluzione Francese’’) del 1901, dall’edizione curata in Francia nel 1939 da Andrè Mathiez,
Il percorso intellettuale e la vita di Jaurès, la sua biografia ad opera di Marcelle Auclair, nel 1954 per le edition Seuil di Parigi, non si prestava ad una ricostruzione storica quanto, invece, ad un’analisi della sua politica e della sua eredità. Le biografie di Harvey Goldberg ‘’The life of Jean Jaurès’’, University of Wisconsin Press, 1962 e
1970; di Jean Rabaut, nel 1971; di Max Gallo, ‘’Jean Jaurès. La biographie du fondateur du Parti Socialiste’’, Parigi, 1984, scrittore di formazione storica, dalla penna chiara e sfavillante in campo biografico, sono divulgative e hanno affrontato la storia politica francese attraverso Jaurès, come nel caso dell’ebreo americano Goldberg. Si è fatto storia del socialismo e del repubblicanesimo, si è dibattuto sui limiti della penetrazione del marxismo in Francia ( vedasi il libro ‘’Le marxisme introuvable’’ di Daniel Lindberg, del 1975), sull’Affaire Dreyfus, sui circoli intellettuali e sulla stampa politica francese al tempo della Terza Repubblica ( esemplare il lavoro curato nel 1994 da M. Rebèrioux e Gilles Candar su ‘’Jaurès et les intellectuelles’’). Un personaggio ‘’tirato per la giacca’’ in tutte le occasioni perché si può attingere liberamente al suo immenso patrimonio di scritti, lezioni e discorsi. In Francia è acceso il dibattito sulla laicità della repubblica ed a cent’anni dalla promulgazione della legge che ha sancito la separazione tra chiese e stato esce un’ennesima raccolta di scritti di Jaurès, scelti e commentati da Candar, su ‘’Laicitè et rèpublique sociale’’ per le Editions du Cherche – Midi, Parigi 2005.
La divulgazione storica alta è presente nel testo di Rioux, che non è un libro di ricerca, dato che l’autore si attiene a fonti di seconda mano ( articoli, saggi, opere di Jaurès già apparse in collezione); non entra nel dibattito storiografico. L’eredità di Jaurès per Madeleine Rebèrioux in AA.VV. ‘’Jaurès et la classe ouvrière’’, 1981 Parigi, che dopo Labrousse è stata colei che ha con maggior fervore cercato di reinserire il pensiero di Jaurès nell’analisi sociale e politica del nostro tempo. Nel dibattito politico attuale e con il distacco che aveva caratterizzato un suo precedente intervento sulle ‘’letture postume di Jaurès’’ ( vedasi ‘’Jaurès et les intellectuelles’’), sebbene tendendo nelle ultime pagine a riscattarlo dalle strumentalizzazioni politiche di cui fu vittima dal 1914 ad oggi, da Lenin à Mitterand, ovvero dai loro interpreti: da Rappoport primo biografo di Jaurès nel 1915 all’ex primo ministro Pierre Mauroy che creò una Fondation Jean – Jaurès nel secondo settennato di Mitterand, nel 1992. Il ’’Maggio ’68 ha ignorato completamente un Jaurès considerato allora più che obsoleto’’, anche se dal 1969 la sinistra francese meno riformista, frustrata da tante sconfitte e delusioni della Quarta come della Quinta Repubblica, lo aveva riscoperto nella sua vena anti – imperialista.
Per Jaurès occorrerebbe rifiutare ogni sistema, dottrina, o scolastica sulla quale appoggiare la nostra fede e con i pensieri reconditi ( arrière-pensèes), accettare ambiguità e dialettica; che egli non ha mai rinnegato come
quella del giovane filosofo in ‘’La Rèalitè du monde sensibile’’ e in ‘’La Question religieuse et le socialisme’’ che si augurava che ‘’la vita dell’umanità sia religiosa sino al midollo’’ e credeva in una amalgama di spiritualismo e di cristianesimo evangelico, e che senza ‘’l’unione ardente di anime in un ideale divino, ogni vita non è che miseria e morte’’. Jaurès ambiguo? Oggi gli intellettuali ed i politici di sinistra, in Francia come in Italia, riscoprono il trascendentale. U. Brummert in ‘’Jean Jaurès. La France, l’Alemagne et la Deuxieme Internationale à la veille de la premiere guerre mondiale’’, 1989 Tubinga ( Germania). Allo scoppio della prima
guerra mondiale si impegnò in un’attivissima campagna pacifista. Il 14 luglio 1914 fece adottare al congresso della S.F.I.O. di Parigi un ordine del giorno che annunciava, in caso di guerra, la proclamazione di ‘’uno sciopero simultaneo ed internazionale’’ da parte dei socialisti europei. Morì a Parigi la sera del 31 luglio 1914, quando fu freddamente assassinato, a non ancora 55 anni d’età, colpito dalla pistola del giovane di 29 anni, insano fanatico nazionalista, Raoul Villain, mentre cenava dopo le nove di sera al ‘’Cafè et Restaurant du Croissant’’ (Caffè – ristorante tuttora aperto nel centro di Parigi dove da molti anni si tengono le annuali riunioni conviviali e di studio dei membri della Sociètè des ètudes jauressiennes). La morte di Jaurès appare la fine di un’epoca storica ( ‘’All’ultimo giorno della pace in versione Belle Epoque, il venerdì 31 luglio 1914,…non si trattò di ‘’Sangue freddo’’) fu l’inizio dell’irreparabile. Senza le sue doti diplomatiche, le profonde convinzioni pacifiste e la sua influenza sulla classe operaia francese, la Francia sarebbe precipitata, nei quattro giorni successivi e senza alcun freno, nell’incubo della Grande Guerra. La stessa descrizione degli ultimi tre giorni di vita di Jaurès introducono
gli antefatti del delitto, la vitalità, il carattere e gli interessi dell’uomo. Il 29 luglio Jaurès era a Bruxelles alla riunione del Bureau de la Internationale socialiste ( BSI), l’ultima riunione tra dirigenti socialisti europei per scongiurare la guerra, e l’ultima della stessa Seconda Internazionale; la sera era stato il principale oratore al meeting per la pace organizzato dai socialisti belgi al Cinque Royal della capitale. La mattina del 30 luglio, prima di prendere il treno che lo avrebbe riportato a Parigi, aveva trovato il tempo per ammirare le opere dei primitivi fiamminghi al Musèe des Beaux –Arts di Bruxelles. A Parigi si era mosso senza sosta tra Camera dei deputati, sedi del partito e del giornale ‘’L’Humanitè’’, per il quale aveva scritto l’editoriale che chiedeva ai francesi di mantenere ‘’il sangue freddo’’ di fronte alla mobilitazione militare e ai richiami nazionalistici ad un intervento armato contro la Germania. Politico dirigente e deputato socialista; oratore politico, intellettuale ed giornalista tra i più famosi ed apprezzati della Francia e dell’Europa. L’assassinio di Jaurès ad opera di uno squilibrato fu il prodotto di una lunga campagna denigratoria e di un vero e proprio linciaggio politico lanciati nei mesi precedenti dalla destra nazionalista, ma anche da settori più moderati, conservatori e radicali, contro colui che veniva definito il traditore della patria, l’amico e l’alleato dei tedeschi, o un loro infiltrato nelle alte istituzioni francesi. Un linciaggio mediatico che la Francia, per mano della destra nazionalista, aveva sperimentato con l’Affaire Dreyfus e perfezionato nelle settimane che precedettero l’entrata in guerra. Questa campagna aveva armato la mano di un fanatico alla ricerca di notorietà ed aveva prodotto uno dei più noti assassinii della storia politica europea del XX secolo, il più importante della Francia contemporanea. Il governo del Cartel des Gauches fece trasportare i suoi resti, solennemente, al Pantheon di Parigi il 23 novembre 1924, sotto l’egida del Bloc National o Fronte Nazionale, che rivalutò la sua opera ed il culto della figura di Jaurès, così come negli anni ’80 fece la presidenza socialista di Francois Mitterand. Concludo con una delle sue citazioni migliori:’’Può esserci rivoluzione soltanto là dove c’è coscienza’’.

Antonio Rossiello

 

01/04/2007


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