CULTURA

 

SAYYID QUTB - L'ISLAM DAVANTI ALL'OCCIDENTALIZZAZIONE DEL PIANETA

TRADIZIONE E RIVOLUZIONE NEL PENSIERO POLITICO CONTEMPORANEO DEI FRATELLI
MUSULMANI

di Dagoberto Husayn Bellucci

Nella panoramica politica relativa ai movimenti rivoluzionari in terra
d'Islam un posto di rilievo merita il teorico egiziano - fra i principali
esponenti del movimento dei Fratelli Musulmani - Sayyid Qutb al quale si devono
molte delle idee attualmente in circolazione nel Sunnismo ortodosso.

La ricognizione d'analisi su al Qutb risulterà conforme pietra miliare di
'posizionamento tattico' nel quadro strategico-politico della insindacabile
'traiettoria' anti-ebraica determinante gli esiti della 'battaglia finale' tra
le forze della Tradizione informale e quelle della Sovversione. La validità
analitico-ideologica e l'incisiva influenza avuta da Qutb
nella teorizzazione di una 'imminente' contrapposizione radicale tra le
schiere in armi del mondo arabo-islamico ed il nemico dell'uomo ( efficace
metafora utilizzata dagli ambienti musulmani per l'identificazione del cancro
sionista quale multiforme organizzazione internazionale di spoliazione,
sfruttamento e sovvertimento dei valori spirituali nonchè rappresentazione
simbolica di un'identità leviatanica sovranazionale, onnicomprensiva e
organizzata su basi speculativo-parassitarie mediante lo strumento della Grande
Usura capitalistica ) rappresenta un contributo fondamentale nel percorso di
milizia rivoluzionaria anti-ebraica e anti-mondialista oltre ad una traccia
storico-scrittoria di assoluto valore.

Qutb nasce da una famiglia benestante il 9 ottobre del 1906 a Mùshà un
villaggio situato nella provincia di Asyùt nella zona settentrionale
dell'Egitto. Dopo aver frequentato le scuole superiori passa, dal 1929 al 1933,
alla "Dar al ulùm" (Casa della scienza) un'università che coniuga le tendenze
laiche con il conservatorismo religioso della più nota università coranica di
Al-Azhar. Nel 1939 Qutb viene assunto al Ministero dell'Istruzione nazionale
dove lavorerà sei anni sia come insegnante che in qualità di funzionario
attento in particolare alle problematiche sociali del paese: sarà la sua
polemica aperta contro il nazionalismo britannico che lo porterà a fondare un
giornale "Al Fikr al-Jàdid" (Il Pensiero Nuovo) che diventerà in breve un punto
di riferimento per gli ambienti nazionalisti in fermento contro l'influenza
inglese nell'area.

Nel 1948 Qutb viene inviato dal governo egiziano negli Stati Uniti per alcune
ricerche sul sistema scolastico statunitense: frequenterà il master presso il
Colorado State College of Education oggi University of Northern Colorado.
Sarà durante questo soggiorno negli Stati Uniti, durato due anni, che Qutb
scriverà il suo più importante volume di critica sociale del sistema
occidentale partendo dalle contraddizioni della società statunitense e
basandosi su quelli che sono i pilastri, gli insegnamenti e la sociologia
islamica: "Al 'adàla al-ijtimà'iyya fì al-Islàm" (La giustizia sociale
nell'Islam) sarà probabilmente il suo più importante contributo scrittorio
contro le disuguaglianze e il razzismo presenti negli Usa. Da questo testo
saranno successivamente estratte analisi che interesseranno anche i successivi
contributi teorico-ideologici di Qutb ripresi nei suoi testi del periodo
compreso tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la prima metà dei Sessanta
scritti prevalentemente in carcere al Cairo.
Infatti dopo il rientro in Egitto e l'adesione ai Fratelli Musulmani ,
organizzazione radicale musulmana fondata nel 1928 da Hassan al Banna e
principale referente ideologico e politico di gran parte dei movimenti islamici
d'ispirazione sunnita del mondo arabo, di cui Qutb diventerà il principale
ideologo e ispiratore, Qutb finirà i suoi anni in carcere.
Dopo aver partecipato nel 1952 al colpo di stato del movimento dei Liberi
Ufficiali di Muhammad Nagìb e Gamal 'Abd al Nasser che abbatterà la monarchia
di re Faruq I, il suo rapporto con Nasser e il movimento da lui diretto si farà
dapprima teso ed infine di aperta ostilità. Dopo il fallito attentato contro
Nasser, organizzato dai Fratelli Musulmani (che accuseranno il 'rais' di non
rispettare i principii dell'Islam) Qutb e parecchi dirigenti
dell'organizzazione islamica finiranno in galera.
La dicotomia ideologica e la distinta prassi politica esistente tra Qutb ed i
Fratelli Musulmani da un lato ed il nasserismo al potere sarà sostanzialmente
quella che verrà ad aprirsi tra Islam e nazionalismo fino a quel momento
sinergici in funzione anti-imperialista e anti-sionista.
"Il radicalismo islamico è un movimento politico-culturale - scrive Youssef
M. Choueiri (1) - che afferma l'esistenza di un conflitto insanabile fra la
civiltà occidentale e la religione dell'Islam. L'Islam è una visione globale e
universale che esclude la validità di tutti gli altri sistemi di credenza e di
valore, una visione fuori del tempo e non contaminata dai cambiamenti della
storia. Le manifestazioni storiche e contingenti dell'Islam sono pallidi
riflessi o peggio deformazioni del vero e integrale contenuto della fede. E'
per queste ragioni dogmatiche e teoretiche che Sayyid Qutb affermava con una
certa sicurezza che "i fondamenti dottrinali dell'Islam erano sfuggiti alla
distruzione, nonostante gli incessanti attacchi portati dai suoi numerosi
oppositori", fondamenti, ovviamente, giudicati sempre validi e capaci di
animare l'azione collettiva di "una nuova generazione di credenti".".
La visione politica di Sayyid Qutb sarà, dal momento della rottura con il
regime nasseriano, oltremodo radicale e sarà durante gli anni della prigionia
che scriverà due opere tra le più siginificative prodotte dal pensiero politico
islamico contemporaneo: "Fi zilal al-Qur'àn" (All'ombra del Corano) e "Ma'alim
fi al-Tariq" (Pietre miliari o Idee Guida") che rappresenteranno per molti anni
il 'breviario' ideale, sia teoretico che d'azione militante, delle future
generazioni di militanti islamici forgiati dai Fratelli Musulmani.
"In verità - prosegue Choueiri (2) - il radicalismo di Qutb è in gran parte
una risposta al riformismo islamico e al nazionalismo arabo. E' il tentativo di
dimostrare la differenza che passa fra una dottrina autosufficiente e assoluta
- l'Islam - e l'affannosa ricerca di una ideologia che prende a prestito da
altri contesti culturali idee e concetti, votandosi così inevitabilmente
all'insuccesso. Da qui la strenua difesa dell'esclusività e dell'unicità della
weltanshauung islamica, e la condanna di tutti i tentativi volti a riconciliare
l'Islam con altri sistemi di pensiero. Le idee più radicali di Qutb sono state
pubblicate, fra il 1960 e il 1966, in quattro libri: "Le caratteristiche della
concezione islamica e i suoi fondamenti" (1960), "Islam e problemi di civiltà"
(1960), "Idee Guida" (1964) e l'esegesi coranica dal titolo "Sotto gli auspici
del Corano" (1958-1966)".
A livello puramente politico l'opera più importante che Qutb produce è "Idee
Guida" per taluni sorta di "Mein Kampf" in versione islamica che produrrà un
enorme effetto a livello di influenza e ispirerà gli ambienti religiosi
islamici in crisi dinanzi alle vittorie apparenti del nazionalismo panarabista
d'ispirazione nasseriana.
Il periodo in cui Qutb scrive i suoi testi appare comunque dominato dalle
ideologie laiche di stampo occidentale: gli anni Sessanta sono quelli che
vedranno ovunque avanzare all'interno del mondo arabo idee ispirate al
nazionalismo, al panarabismo e al socialismo. E' di quel periodo la
costituzione tra le fila dei palestinesi dell'OLP di Yasser Arafat che assumerà
una dominante ideologia ispirata ai principii del socialismo. In Iraq e Siria
di lì a qualche anno sarà invece il partito Ba'ath - laico, socialista e
nazionalista - che prenderà il sopravvento ed il potere scindendosi poi in due
tronconi che domineranno con Hafez el Assad e Saddam Hussein il panorama
politico rispettivamente a Damasco e a Baghdad per diversi decenni.
Infine in Libia, ispirandosi direttamente al nasserismo panarabo egiziano,
Gheddafi prenderà nel 1969 il potere cercando - con la pubblicazione del "Libro
Verde" - un'improbabile coniugazione di idee islamiche e dottrine laico-
nazionaliste moderne.
Rimane inoltre essenziale, nella formazione politica e ideologica di Qutb, la
sua direzione culturale di intellettuale e letterato che aderì soltanto agli
inizi dei Cinquanta all'organizzazione dei Fratelli Musulmani osservandone e
analizzandone il fallimento come movimento di massa mirante alla conquista del
potere. Il movimento era, quando Qutb vi aderì, diretto da Hassan al Hudaybi,
un giudice di corte piuttosto moderato e privo del carisma appartenuto al
vecchio leader e fondatore - Hassan al Banna - che aveva condotto i Fratelli
Musulmani come una autentica avanguardia combattente durante le rivolte
palestinesi degli anni Trenta e intendeva la politica come arena di scontro tra
concezioni diverse nella quale l'Islam avrebbe affermato la sua validità
eterna.
Per Qutb, come per al Banna, la politica doveva essere onnicomprensiva,
essenziale, priva di compromessi e fondata sui principi ideologici e la
dottrina islamica. Tale visione del mondo - all'interno della quale situava
anche le grandi questioni economiche e sociali che riteneva essere il riflesso
di una visione globale del mondo necessaria per affermare un modello organico
assoluto - porrà Qutb in rotta di collissione con Nasser, pragmatico, scaltro e
che - da politico arrivato a conquistare il potere, considera l'ideologia
esclusivamente quale strumento necessario al regime e alla salvaguardia
dell'Autorità del nuovo Stato che intendeva costruire sulle basi del suo
socialismo nazionale e del panarabismo. Qutb , al contrario, vedeva
nell'ideologia un insieme di principii non negoziabili.
Nell'autunno 1964 Sayyid Qutb verrà rilasciato su pressioni irachene ma la
sua libertà sarà di breve durata: il governo di Nasser lo rimetterà in galera
nell'agosto successivo con l'accusa di attentare alla sicurezza nazionale e di
aver progettato un tentativo di colpo di stato basandosi sui concetti espressi
nel volume "Idee Guida" nel quale Qutb lancia la sua condanna irreversibile
contro tutti i sistemi politici moderni - anche quelli che intendono utilizzare
l'Islam per i loro interessi - accusandoli di rappresentare una moderna
"Jàhiliyya" (l'epoca oscura, l'epoca dell'ignoranza precedente l'avvento
dell'Islam e la Rivelazione Coranica).
Il governo di Nasser procederà quindi contro Qutb accusandolo apertamente di
fomentare disordine e caos. L'accusa difatti rivolta alla società egiziana dal
teorico dei Fratelli Musulmani è diretta in primo luogo contro il potere ed i
detentori di questo potere: l'autorità (incarnata dal Rais) diviene illegittima
e l'accusa di apostasia che Qutb rivolge al potere politico suona direttamente
come un'accusa rivolta a Nasser, il "Faraone" come sarà anche apostrofato
spregiativamente dai militanti islamisti.
Le accuse contenute nel volume di Qutb sono un durissimo colpo per il
prestigio, all'epoca all'apice del successo personale, di Nasser. Qutb sarà
dunque sottoposto a processo assieme ad altri sei esponenti dei Fratelli
Musulmani. Il processo susciterà un'acceso dibattito all'interno della società
egiziana e nel mondo arabo avrà una vastissima ripercussione mediatica. La
sentenza emessa contro Qutb ed i suoi collaboratori sarà la pena di morte: il
29 agosto 1966 saranno infine giustiziati mediante impiccagione. Nell'ultimo
periodo di reclusione Qutb scriverà un resoconto finale della sua attività
all'interno dei Fratelli Musulmani intitolato "Li madha 'adanuni?" (Perchè mi
hanno giustiziato?) ultimo atto di accusa contro Nasser e il regime egiziano.
Per comprendere Qutb occorre ricordare l'assoluta validità ed insindacabilità
delle Verità Coraniche le quali rappresentano il motore centrale dell'ideologia
islamica.
Tutti i principali teorici islamici insistevano sul concetto che l'ideologia
rappresentasse il perno attorno alla quale doveva costruirsi e muoversi
l'intera società, in particolare nella visione islamica come fosse necessario
strutturare qualunque società sui precetti coranici e sulla giustizia islamica.
Qutb, come Abu 'Ala Maududi , auspicava la rinascita islamica la quale
eliminava tutte le contraddizioni ideologiche ed i compromessi tanto del
riformismo islamico della fine Ottocento quanto dei moderni ibridi ideologici
nazionalisti e socialisti che attingevano da dottrine estranee alla cultura ed
alla civilizzazione araba e islamica.
"L'universo - scrive Qutb (3) - è regolato da una sola legge che lega tutte
le sue parti in una sequenza armoniosa e ordinata. Questa disposizione organica
e congruente è frutto dell'atto creativo di una sola potenza, l'espressione di
un solo Dio. La molteplicità degli esseri, o essenze, conduce ad una
molteplicità di volontà, e dà origine a diverse norme e a diversi orientamenti.
La potenza è l'espressione reale di un'essenza dinamica, e la legge ne è il
segno manifesto. Se non fosse così, l'unità dell'ordine cosmico e la logica del
suo ordinato sviluppo sarebbero compromesse e si creerebbe uno stato di
disordine.".
I concetti quì compresi sono cristallina oggettivizzazione di una realtà
metafisica e metastorica che rappresenta l'irruzione del Divino nella sfera
metapolitica: è il Sacro che ordina e determina i meccanismi, le dinamiche, le
strutture di riferimento sia a livello individuale che collettivo; ed è il
messaggio religioso che si manifesta quale asssoluta e immutabile Verità
ordinatrice, insieme legislazione e modello concettuale sul quale modellare
l'intera azione sia politica sia economica che sociale.
Qutb ed i militanti islamici sono fermamente convinti della irrinunciabilità
di riferirsi ed applicare con fermezza i precetti religiosi: è l'Islam il faro
che guida l'attività dell'organizzazione e che sarà il riferimento costante di
tutte le successive evoluzioni che interesseranno sia i Fratelli Musulmani che
le altre formazioni ad ispirazione islamica (ricordiamo come Hamas sia nata
quale sorta di sezione palestinese del movimento di al Banna e che diversi
partiti islamici presenti sulla scena politica araba - dall'Ennadha tunisina di
Rachid Ghannouchi (4) al F.I.S. algerino - si ispirano alle idee ed alle
pubblicazioni di Qutb) che dalla metà dei Sessanti affioreranno nel mondo
arabo.
L'influenza esercitata dalle idee di Qutb - che sono un naturale
proseguimento ed un'evoluzione del pensiero politico tracciato fin dalla fine
degli anni Venti da Hassan al Banna - sarà notevole per tutti i decenni
successivi: fondamentalmente Dio è il Creatore assoluto dell'universo e
l'essere umano deve seguirne, accoglierne e applicarne le direttive. Queste
direttive, le norme divine, sono immutabili, incontestabili e irrinuciabili
perchè portano alla formazione di una società equa e alla realizzazione di una
vera giustizia sociale che tutti gli altri sistemi di produzione e sviluppo,
che tutte le altre dottrine politiche e le altre ideologie, non sono in grado
di offrire perchè incomplete e frutto del pensiero umano.
A livello di influenza e impatto sulle società musulmane l'idea del risveglio
islamico come inteso fin dai primi anni Venti dai Fratelli Musulmani appare
sostanzialmente come una forma di "rivoluzione conservatrice" sul modello di
quanto, più o meno analogamente, avvenne in Europa nel periodo compreso tra le
due guerra mondiali con il Fascismo. L'Islam politico che si erge a difensore
di una civiltà rappresenta difatti un punto di riferimento ideale,
welthanshauung e stile di vita, che riporta ad un passato avvertito e
rappresentato come sorta di "età dell'oro" alla quale fare ritorno. Sotto molti
punti di vista questa volontà di potenza che intende riportare indietro le
lancette della storia è, in tutta la sua estensione e multiformità, l'estrema
ratio dell'intero pensiero politico islamico il quale, rispetto alla modernità,
si pone in netta contrapposizione per quanto concerne i sistemi di sviluppo e
le forme di Stato laiche o desacralizzate mentre può tranquillamente aspirare a
'concorrere' sul piano dei mezzi e della tecnologia usufruendo dei benefici
della tecnica, delle scienze e del sapere moderni, integrandoli all'interno
della forma culturale musulmana - da sempre peraltro capace di inglobare senza
deformare qualunque novità (e ricordando come furono gli arabi e i musulmani a
rappresentare l'avanguardia di civilizzazione nel periodo compreso tra il IX e
il XV secolo prima dell'avvento dell'umanesimo e del rinascimento europei).

Queste caratteristiche dell'Islam ci portano a identificare il rapporto che
viene vissuto dai movimenti islamici rispetto alla società moderna: condanna
inevitabile per le sue derive edonistico-consumistiche, rifiuto dei sistemi di
sviluppo capitalistici e comunistici (e più vastamente di tutto ciò che non
rientri organicamente all'interno della Shariya=Legge islamica) ma ampi spazi
di interazione con i sistemi, i mezzi, gli strumenti e le nuove tecnologie.
"Nell'idea del risveglio islamico - scrive la professoressa Scarcia Amoretti
(5) - ci sono più elementi negativi che positivi, almeno nella nostra
valutazione (ovviamente noi dissentiamo pur valutando ottimamente quest'analisi
ndr). Questa espressione equivale spesso a una volontà di conservazione, se non
proprio di reazione. E' un pò come dire che tutta un'area del mondo vuole
tornare a forme primitive di civiltà, mette in discussione le grandi scoperte
tecnologiche, fa subire una battuta d'arresto all'evoluzione sociale. Viene
chiamato in causa il Medioevo, con tutto l'apparato di oscurantismo connesso; e
si cerca di dimostrare che i paesi islamici, ancora medievali, intendono per di
più rimanere tali. (...) Islam politico significherebbe una teoria islamica,
fissa nel tempo, che verrebbe a condizionare e a determinare delle scelte, un
progetto e un programma, rigidi, stabiliti in base a uno schema fisso e
immobile. (...) Il mondo islamico sarebbe, per così dire, fuori della storia,
e lo sarebbe oggi in modo particolare."
Dobbiamo soffermarci e analizzare attentamente questa analisi - comune del
resto al 'sentire' generale che si ha in Occidente delle società islamiche - e
svelarne gli errori che sono essenzialmente caratteristici di una "mentalità"
che uniforma, o tende inevitabilmente ad uniformare, tutto in funzione di
quelli che sono i propri interessi particolaristici: in questo caso l'Occidente
intende necessariamente livellare e omologare , riportando sotto i propri
contrassegni distintivi e le proprie parole d'ordine, l'Islam e le società
musulmane, ricomprenderle all'interno dei suoi meccanismi, immetterle dentro il
'villaggio globale' inserendole giocoforza nelle dinamiche della
globalizzazione economica e dei processi di democratizzazione e
liberalizzazione esportati sovente anche manu militari.
E ciò rende difficile qualsiasi comprensione della realtà e del 'fattore'
Islam. L'Occidente non riuscendo a comprenderne le dinamiche storiche, la
direzione politica e sociale, il rifiuto aperto o 'moderato' della modernità
che le realtà socio-economiche musulmane de facto determinano con i loro
atteggiamenti che non sono affatto di "chiusura" ma semplicemente una naturale
reazione a difesa dell'esistente. La modernità , frutto delle scelte in campo
economico-produttivo capitalistiche occidentali, viene avvertita come lacerante
e destabilizzante e come tale rifiutata. L'idea del risveglio islamico
contrariamente a quanto scrive l'autrice rappresenta invece l'affermazione di
identità, valori, di una visione etica e morale che, qualora non difese,
finirebbero inevitabilmente travolte e sommerse nel mare della modernità.
L'Islam è per sua natura tradizionale e conservatore nè potrebbe essere
altrimenti e, ci si permetta, non si capirebbe come potrebbe divenire
'progressista'....L'idea di un compromesso con la società modernità, con la
modernità (o modernismo) e con i suoi prodotti è idea tipicamente occidentale
che ha investito, deformato e infine distrutto (o quantomeno modificato
sostanzialmente) l'idea-base ed i concetti fondamentali di autorità sui quali,
per fare un semplice esempio, si fondava l'istituto ecclesiastico e la stessa
sovranità dell'Istituzione religiosa cristiana. Nel mondo islamico
quest'opzione - quasi inevitabile e avvertita quale diktat imposto dai flussi
storici e dalle dinamiche sociali - non sussiste: sfera temporale e sfera
spirituale, i due poteri, sono indivisibili. La natura propria della religione
musulmana non permette il riflusso nella modernità, la scomparsa dell'Islam
quale fattore di sviluppo decisivo, la sua omologazione mondialista.
Al di là di immagini 'medievali' le società musulmani dimostrano vitalità,
dinamismo, ampi spazi di interazione con il 'nuovo', con il 'moderno', con ciò
che è lo 'strumento' della modernità riuscendo a conservarsi e a mantenere le
loro caratteristiche, rifiutando appunto l'etat d'esprits modernisti.
L'Islam politico è semplicemente l'Islam. Perchè, parafrasando il compianto
Imam Khomeini- fondatore della Repubblica Islamica dell'Iran e Guida Suprema
della Rivoluzione Islamica (una rivoluzione che ha utilizzato tutti i più
moderni sistemi tecnologici per abbattere il regime taghuti dello shah) -
"l'Islam o è politico o non è" ovvero non esiste, non può esistere nè deve
esistere un'Islam apolitico, esterno al telaio istituzionale e sociale delle
nazioni, confinato al di fuori dello sviluppo e del dibattito sullo sviluppo.
E' questa la principale forza dell'Islam: porsi al centro comunque del
dibattito sullo sviluppo e sulle forme che esso dovrà assumere, rendersi perno
dell'eventuale direzione di marcia, motore immobile delle dinamiche sociali e
politiche indipendentemente da quali siano le 'forme' esteriori assunte
dall'autorità.
Anche un'autorità laica, 'modernizzatrice', che intenda coniugare
nazionalismo e socialismo o altre dottrine politiche occidentali deve, in terra
d'Islam, fare i propri conti con il ruolo inestinguibile e inesauribile
dell'Islam, con la sua cultura e la sua civilizzazione che sono - in
particolare - anche forme di governo, sistemi di potere, autorità. L'Islam
politico dunque non è 'fisso' ed 'immobile': è continuamente in perenne
movimento, dinamico, attivo e reattivo.
Laddove l'Islam è al potere - pensiamo alla Repubblica Islamica dell'Iran -
l'evoluzione, il progresso scientifico-tecnologico, il dibattito sul rapporto
con la modernità e lo studio e l'analisi dei meccanismi di funzionamento delle
società moderne sono in pieno sviluppo...uno sviluppo che non è 'progressista',
non è 'laico-illuminista', nè 'democratico' secondo le percezioni e le idee
occidentali, e soprattutto non consente alla modernità di deformare il tessuto
sociale, economico e politico di una nazione autarchicamente inquadrata nella
scintillante forma-ierofanica della Teocrazia Shi'ita duodecimana.
Affermare da questo punto di vista che il mondo islamico sia "per così dire,
fuori della storia" equivale a non comprendere il 'senso' profondo della stessa
evoluzione intrapresa dalle società musulmane a partire dall'avvento della
rivoluzione islamica iraniana ovvero da quando è possibile affermare l'evidenza
lapalissiana di un autentico "risveglio islamico" il quale scuote dalle
fondamenta i vecchi sistemi di produzione, rimette in discussione l'autorità,
rifiuta le vecchie ideologie, elimina le influenze straniere e determina una
spinta emozionale collettiva verso la riappropriazione della propria identità
religiosa.
Identità religiosa che è fondamentalmente dottrina e legge per l'Islam poichè
come scrive Choueiri "i fondamenti o i principi basilari non cambiano nè si
evolvono: il cambiamento, quando si produce o per necessità storiche o per
volontà degli uomini, intacca la superficie delle cose, non è che una
increspatura delle onde dell'oceano. L'intelletto umano, per quanto raffinato
ambizioso o scientifico possa essere, deve invariabilmente "nuotare nel mare
dell'ignoto", dove tutt'al più s'imbatte in "isolotti galleggianti sui quali
approda come un naufrago in una situazione di grande pericolo". (...) Un
esempio per Qutb è il libro dell'"ateo" Huxley, "Man stands alone" (L'uomo è
solo). Secondo Qutb è una pretesa infondata contrapporre la conoscenza
scientifica alla verità di fede. Pensare in questo modo degrada l'uomo, il
quale non diventa pienamente umano e non trascende la sua animalità, perchè la
fede nell'ignoto (al-ghayb) non diventa parte integrante della sua vita e del
suo pensiero." (6)
L'Islam ovviamente non si limita semplicemente a rispondere a quelle che sono
le naturali questioni individuali e collettive ma legifera e crea una serie di
disposizioni che rappresenteranno i valori di riferimento morali ed etici della
società ecco perchè, come rileverà Qutb, la conoscenza fondata sulla fede
islamica sarà contemporaneamente metafisica e scientifica. Per Qutb la scienza
moderna è relativa e suscettibile di trasformazioni continue: si basa su
congetture e calcoli approssimativi sempre invalidati da nuove prove e nuovi
calcoli. La Verità Coranica al contrario è immutabile, perfetta e
onnicomprensiva.
Accettare l'Islam per Qutb significa accettare qualcosa di eternamente
valido, rifiutarlo significa cadere nello stato di "jahiliyya" (ignoranza) e di
approssimazione e relativismo nelle quali affondano le società contemporanee
senza idee-guida, basi solide, ordinamenti stabili e valori di riferimento
insindacabili.
"La jahiliyya - scrive (7) - ha le stesse caratteristiche, indipendente da
tempo e spazio. Ogni volta che il cuore dell'uomo è privo di una dottrina
divina che governi i suoi pensieri, ed anche di norme legali che regolino la
sua vita, la jahiliyya ricompare prepotentemente (...) La condizione di
ignoranza in cui si trovano le società contemporanee non è di natura diversa da
quella in cui versava l'antica Arabia prima del sorgere dell'Islam (...)
L'umanità vive oggi in un grande bordello. Basta dare un'occhiata alla stampa,
al cinema, alle sfilate di moda o ai concorsi di bellezza, alle sale da ballo,
ai bar e alle trasmissioni radiotelevisive! O osservare la sua folle brama di
corpi nudi, posizioni provocanti o affermazioni allusive in letteratura,
nell'arte e nei mass-media! A ciò si aggiunga il sistema dell'usura che
alimenta l'avidità dell'uomo per il denaro, per il quale l'uomo è disposto a
ricorrere a mezzi spregevoli per accumularlo e investirlo, la frode, l'inganno
e l'estorsione, magari ammantati di legalità."
Sul piano politico, oltretutto, c'è da sottolineare come questa
'intransigenza' dottrinaria, con la conseguente coerenza tra teoria e azione
dimostrata dalla maggior parte dei movimenti islamici, ha cominciato - dalla
fine degli anni Settanta - a guadagnare terreno politico, fiducia, popolarità
tra le masse arabe e islamiche deluse dai compromessi, dai mezzi risultati, dai
fallimenti prodotti dai precedenti movimenti nazionalisti o socialisti
dell'epoca nasseriana. L'Islam politico e rivoluzionario ha progressivamente
eroso quello spazio d'azione politica dal quale si erano andati costituendo i
movimenti nazionalisti. Questa dinamica di sostituzione appare tanto più
evidente laddove i movimenti "laici" hanno cercato di normalizzare la loro
politica (in particolare in Palestina dove l'OLP ha progressivamente svenduto
la causa nazionale accettando infine supinamente gli accordi di Oslo e gli
inutili processi di pace con l'entità sionista).
Hamas e Jihàd Islamica in Palestina, i Fratelli Musulmani nel vicino Egitto,
il FIS in Algeria hanno pesantemente messo in discussione i principii e le basi
sulle quali erano stati creati l'OLP da un lato e i regimi egiziani e algerino
dall'altro lato.
In Egitto si è arrivati al paradosso di un collasso economico senza
precedenti (provocato anche dalla politica di infitah = apertura economica
avviata da Sadat e perseguita dal suo successore Murabak) tenuto in piedi
esclusivamente grazie agli aiuti del FMI e dalla 'carità' statunitense e
occidentale. Il Cairo, dopo gli accordi di Camp David e la normalizzazione dei
rapporti con i sionisti, è diventata la principale alleata nel Vicino Oriente
di Washington - indispensabile quanto se non più della stessa Arabia Saudita.
In questa situazione come ha rilevato il giornalista britannico David Hirst
"la nuova generazione non sa più se la diga di Assuan sia stata una cosa buona
o cattiva, nè se la guerra del 1956 sia stata una vittoria o una sconfitta, se
l'evacuazione degli inglesi abbia avuto effetti positivi o negativi, o se la
riforma agraria fosse necessaria per lo sviluppo economico e sociale". Le basi
ideologiche del nasserismo ed il suo imponente apparato propagandistico si sono
progressivamente erosi non risultando più funzionali nè sul piano interno nè su
quello della politica estera del post-Camp David. A ciò devesi aggiungere lo
stato di degrado delle istituzioni, la corruzione, il malfunzionamento dei
servizi sociali, situazioni di precarietà diffusa, mancanza di lavoro e per le
nuove generazioni di un futuro.
"In queste condizioni - scrive Alain Greish (8) su Le Monde Diplomatique - il
movimento islamico - largamente finanziato dall'Arabia Saudita e dai paesi del
Golfo, incoraggiato in un primo tempo dalle forze al potere e dagli occidentali
per lottare contro la sinistra, nasseriana o marxista - è riuscito a imporsi.
Ha rimpiazzato lo Stato vacillante, assicurando cure mediche gratuite,
istruzione, sussidi ai più poveri. L'adesione di milioni di egiziani - o di
algerini - alla sua lotta non significa che essi desiderano vedere instaurare
uno "Stato religioso", ma esprime principalmente le loro aspirazioni a una
maggiore giustizia sociale e a una maggiore libertà."
In Palestina, dove infine Hamas ha preso il potere a Gaza e avviato un
processo di islamizzazione della società, così come nei primi anni Novanta in
Algeria, Egitto e in quasi tutti i paesi dell'Africa del Nord i movimenti
islamici hanno sostituito nell'ideale popolare i vecchi partiti che avevano
condotto le guerre per l'indipendenza nazionale (il Fronte di Salvezza
Nazionale algerino ma anche l'idea panarabista nasseriana egiziana). Quando il
FIS vinse il primo turno delle elezioni legislative in Algeria nel dicembre
1991 - a meno di un anno dalla crisi-guerra mondialista per il petrolio
lanciata dall'amministrazione Bush contro l'Iraq di Saddam Hussein -
l'Occidente, le democrazie occidentali, preferirono 'delegare' il regime
militare di Algeri alla repressione - con tutti i mezzi - del "pericolo
islamista": sette anni di guerra civile, oltre 200mila vittime, un massacro
quotidiano vennero giustificati in nome della 'salvaguardia della democrazia'
quella stessa democrazia abolita e negata dai militari al potere che -
esercitando tutto il loro potere e con il disco verde occidentale - blindarono
i dirigenti del FIS, dichiararono fuorilegge il movimento islamico algerino e
provocarono l'inizio della lunga crisi algerina.
Ma anche laddove i movimenti islamici non hanno preso il potere - Egitto,
Marocco, Giordania - rimane forte la loro influenza e alta la loro popolarità.
Questo perchè, "come osserav Ghassan Salam, "gli islamici si sono conquistati
la popolarità cercando di applicare il programma che i regimi nazionalisti
avevano formulato ma erano stati incapaci di porre in atto". Non è contro la
modernità che si sono mobilitati, ma contro il suo surrogato: in Algeria come
in Egitto, ceti molto ristretti godono dei mille privilegi delle società del
Nord, mentre la massa si dibatte in una miseria senza scampo." (9).
Ai problemi reali, quelli della quotidianità, l'Islam offre soluzioni che il
nazionalismo ha solamente teorizzato. L'influenza che è stata esercitata dalle
teorie degli ideologi sunniti della "rinascita dell'Islam" è profonda: "chi
avesse modo di leggere i testi, che i leader del FIS hanno prodotto in questi
ultimi anni, troverebbe - scrive Enzo Pace nell'introduzione al libro di
Choueiri (10) - frequentemente un interessante "gioco degli specchi"
linguistico: ciò che dice o scrive Abbassi Madani (leader del FIS algerino) è
lo specchio fedele di ciò che ha detto o scritto Sayyid Qutb (...) , il cui
pensiero, a sua volta, rappresenta il riflesso speculare di una linea
dottrinaria che rimonta al teologo riformatore sunnita Ibn Taymiyya .... (...)
Si potrebbe dire, con una battuta, che al collasso dello Stato-Provvidenza che
si verifica soprattutto in modo più drammatico nei paesi del vicino Maghreb,
una parte della società si rivolge alla Provvidenza di Allah."

Influenza profonda e insindacabile soprattutto perchè Qutb partirà
dall'analisi e dal rifiuto di tutte le altre forme di governo importate
dall'Occidente e delineerà una dottrina politica di lotta conforme ai tempi
moderni indicando nella fine del ciclo storico occidentale una delle costanti
dalle quali dovrà muovere il militante o il dirigente islamico. Per Qutb
l'Occidente è giunto al capolinea: la missione-storica dell'uomo occidentale
comincia a venir meno, il suo ruolo di guida planetaria viene messo sempre più
in discussione, democrazia e liberalismo perdono ovunque di fascino
soprattutto nelle società del Terzo Mondo.

In questa situazione e in prospettiva per Qutb tutte le teorizzazioni
occidentali e le loro realizzazioni pratiche sono destinate a un lento ma
inesorabile declino: democrazia, parlamentarismo, socialismo, nazionalismo
attraversano crisi profonde. Per Qutb occorrerà salvaguardare ciò che di
valido, sul piano delle conquiste scientifiche e tecnologiche, è stato prodotto
in questi decenni dall'Occidente ma affidarsi all'Islam per creare "una
leadership in grado di conservare e sviluppare l'attuale cultura materiale,
prodotta dal genio creativo europeo, immettendo nuove energie, nuovi ideali,
nuovi valori capaci di riplasmare i modi di vita delle persone. Solo l'Islam -
affermava (11) - possiede questi valori e la saggezza necessaria per rifondare
la vita morale dell'umanità.".

"Per l'Islam - scrive Choueiri (12) - si pone una splendida opportunità per
rivendicare la leadership del mondo. L'Islam è non solo dottrina religiosa, ma
un compiuto sistema sociale e politico, stile di vita e pratica interiore. Il
suo risveglio fu in questo senso necessariamente legato all'emergere di un
"movimento dinamico" e alla restaurazione della nazione araba che era stata
assente dalla scena della storia per molti secoli. La comunità musulmana non
era nè una porzione di territorio in cui veniva applicata la shari'à, nè il
nome di un popolo i cui antenati una volta vivevano in un ordinamento islamico.
La comunità dei credenti era piuttosto un'associazione di persone la cui vita
spirituale e materiale era perennemente governata dall'Islam: una nazione di
questo genere è stata unica ed irripetibile e non esiste più in nessun luogo
del mondo. Per ricollocare l'Islam alla testa delle nazioni della terra occorre
un gesto coraggioso e straordinario: eliminare tutte le forme di idolatria e
restaurare l'ordine delle cose profane sulle fondamenta sacre. Il successo di
questa operazione dunque dipende solo dalla capacità di riscoprire le proprie
radici e la propria vocazione all'altezza dei nuovi tempi storici. La vocazione
dei musulmani è tutta chiaramente delineata dalla dottrina e dalla metodologia
dell'Islam."

E la contrapposizione con tutto quanto non sia Islam diverrà radicale nel
pensiero politico - tanto per Qutb quanto per Maududi. Nella sua dottrina di
lotta Sayyid Qutb riconosce un ruolo rilevante al concetto del "Jihàd", lo
sforzo anche militare sulla strada di Allah. Per Qutb il jihàd dev'essere
considerato uno dei primi doveri religiosi per il militante islamico e
sostanzialmente il movimento doveva essere considerato come e più di una
avanguardia rivoluzionaria sempre pronta all'insurrezione e alla rivolta.

Nel quadro dottrinario di Qutb l'Islam politico e rivoluzionario assumerà i
connotati avuti negli anni Venti e Trenta dal marxismo, dal fascismo e dal
nazionalsocialismo europei. Come questi infatti l'Islam doveva porsi quale idea-
guida e con questi condivideva la stessa ambizione di conquista del potere con
ogni mezzo pur differendo da essi nei suoi obiettivi finali. Idee non nuove: lo
stesso Abu Ala Maududi riteneva l'Islam un'ideologia rivoluzionaria e , di
conseguenza, tutti coloro che aderivano all'Islam erano da considerarsi come
una sorta di "partito rivoluzionario internazionale" sul modello di quelli
comunisti.

A differenza dei comunisti però la lotta per l'affermazione dell'Islam nella
società non è diretta ad un gruppo sociale particolare nè si rivolge a razze,
etnie o nazionalità particolari come nel fascismo e nel nazionalsocialismo:
l'Islam si rivolge a tutti gli esseri umani incitandoli a unirsi alle fila dei
credenti. Il "partito rivoluzionario internazionale" concentrerà tutta la sua
attività ed i suoi sforzi per conquistare un potere che dovrà instaurare un
ordine più equo e più giusto. Lo scopo di questa battaglia è il disarmo degli
sfruttatori e la fine dell'oppressione e il trasferimento del potere nelle mani
dei "rappresentanti" (per Maududi 'funzionari') di Dio.

"Spogliata dalla sua retorica rivoluzionaria - scrive Choueiri (13) - la
concezione del jihàd di al-Mawdudi equivale ad un putsch ben programmato ,
sferrato per sostituire un governo con un altro.".

In questa prospettiva che la storia ha dimostrato attuabile (si pensi ad
Hamas e al suo "colpo di Stato" nella striscia di Gaza con il quale nell'estate
2007 ha desautorato dei poteri gli uomini di Fatah per assumere la direzione
generale degli "affari di Stato" muovendosi proprio come un vero e proprio
governo in pectore dello Stato Islamico Palestinese di Gaza) occorre
riconoscere una certa similarità soprattutto di pensiero tra la metodologia
politica nazionalsocialista e quelle che saranno le formulazioni di Qutb.

Abbiamo altrove rilevato il rapporto simbiotico e le analogie operative
esistenti tra Nazionalsocialismo e Islam politico (14) in merito occorre
sottolineare l'influenza esercitata su Sayyd Qutb da un volume di Alexis Carrel
, "L'homme, cet inconnu" (1935); testo fondamentale della sociologia europea
degli anni compresi tra le due guerre mondiali peraltro riferimento valido per
altri autori e pensatori islamici anche sciiti fra i quali ricordiamo
l'iraniano Alì Shariati e la guida degli sciiti iracheni , martire Mohammad
Baqer al Sadr.

"In Occidente Alexis Carrel non è un nome molto familiare, ma nella
letteratura islamica le sue idee sulla civiltà moderna, sulla moralità e sulle
conoscenze umane sono citate di frequente, ma spesso di seconda mano. Fu forse
lo studioso religioso indiano al-Nadawi a farlo conoscere al pubblico musulmano
negli anni Cinquanta. Qutb ricavò dalle idee di Carrel una teoria politica
radicale. Prima di discutere il libro di Carrel è necessio per ragioni connesse
alle sue idee, dare qualche notizia sulla sua carriera. Alexis Carrel studiò
all'Università di Lione dove, dopo la laurea in Medicina nel 1900, insegnò
anatomia. Più tardi si trasferì al Hull Phsiological Laboratory dell'Università
di Chicago. Successivamente, nel 1906, divenne membro del Rockfeller Institute
of Medical Research di New York. Lì sviluppò quella che divenne nota col nome
di "sutura di Carrel" per ricucire i vasi sanguigni. Per questo ottenne il
Premio Nobel per la Medicina nel 1912. (...) Allo scoppio della seconda guerra
mondiale Carrel tornò in Francia ed entrò nel Ministero della Sanità francese.
Nel 1940 il governo filo-nazista di Vichy lo nominò direttore della Fondation
pour l'Etude des Problèmes Humains. (...) La liberazione di Parigi da parte
degli Alleati nel 1944 pose fine alla sua carriera: accusato di aver
collaborato con i nazisti, fu licenziato e morì in quello stesso anno. Nel
leggere il libro di Carrel nel 1959 o nel 1960 Qutb ebbe la sensazione che
tutti i pezzi di un puzzle andassero nel loro posto. E per un pò sembrò che la
concezione di Carrel e i versetti del Corano parlassero la stessa lingua. Ad
esempio, Carrel sottolinea quanto poco si conosca della natura umana,
dichiarando: "E' ben evidente che le conquiste di tutte le scienze che hanno
come oggetto l'uomo sono limitate e la conoscenza di noi stessi è ancora molto
rudimentale". A sua volta Qutb citava alcuni eminenti versetti del Corano per
confermare l'opinione di un eminente scienziato: "Però ecco che molti degli
uomini negano il futuro incontro col loro Signore. Essi conoscono l'esterno
della vita terrena". e "Essi ti interrogheranno riguardo allo Spirito. Tu dì:
"Lo Spirito viene per comando del mio Signore. A voi non è stato dato, della
vera scienza, se non poco"." (15)

Le idee di Carrel , intrise di una profonda critica alla società moderna -
tipica di quella "letteratura della crisi" che da Spengler a Guènon passando
per Huizinga e Evola aveva interessato i principali pensatori della cosiddetta
"rivoluzione conservatrice" europea nel periodo compreso tra le due guerre
mondiali - coinvolgevano
direttamente sia i modelli democratici che quelli marxisti, le società
occidentali quanto quelle orientali eterodirette dai due imperialismi
dell'Occidente e dell'Oriente.
Qutb, riprendendo quanto Carrel aveva analizzato, metteva alla berlina il
"mito" dell'egualitarismo e l'ideale progressista che ispiravano sia le tesi di
Marx che quelle dei pensatori e filosofi del liberalismo e della democrazia.
Tutto l'Occidente per Qutb - come per Carrel - era avviato verso un lento ma
inesorabile declino e con esso le sue dottrine menzognere e i suoi prodotti:
parlamentarismo, democrazia, liberalismo, uguaglianza fra uomo e donna, la
tecnologia applicata caoticamente e in modo ossessivo per gli interessi di una
piccola casta dominante, la natura oligarchica delle società, i miti edonisti,
il meccanicismo e il materialismo dominanti tanto nell'Occidente capitalista
quanto nell'Oriente comunista.

"Carrel, infine, credeva che misticismo, telepatia, chiaroveggenza,
intuizione, ascetismo, illuminazione spirituale e ricerca di Dio fossero tutte
forme per stabilire un contatto diretto con "la verità ultima". Questi
fenomeni, egli dichiarava, sono esperienze reali che devono essere studiate e
devono trovare la giusta collocazione in una nuova scienza dell'uomo. Si
comprende allora come mai un radicale come Qutb possa definire Carrel un "uomo
di grande conoscenza, profonda sensibilità, estrema sincerità e mentalità
liberale. Un ribelle che ha contestato la civiltà industriale" (16)

Qutb riconosce l'importanza delle conquiste tecnologiche e scientifiche
occidentali, non le rifiuta a priori ma intende inserirle in un nuovo più
organico sistema di governo all'interno del quale siano ricollocate al loro
giusto posto. L'importanza che avranno le tesi di Carrel su Qutb è
indiscutibile considerando che il teorico dei Fratelli Musulmani sul piano
sociale auspicava il ritorno all'equità e alla giustizia islamica così come sul
piano economico rifiutava i sistemi affamatori dell'usura che dominava
l'economia mondiale.

In questa prospettiva si può capire la critica fondamentale riservata da
Sayyid Qutb al sistema economico internazionale dominato da quello che per il
teorico egiziano era un "potere invisibile" , un'entità sovranazionale che si
muoveva come una piovra al di sopra di popoli, Stati e Nazioni.
La teoria del complotto ebraico contro l'Islam prenderà il sopravvento e
risponderà perfettamente al 'puzzle' di Qutb. Non nuova, importata dall'Europa,
profondamente influenzata dalla letteratura complottista russa (i Protocolli) e
dalla pubblicistica nazionalsocialista tedesca l'idea della congiura planetaria
ebraica si muove nella storia dell'ultimo secolo spostandosi di nazione in
nazione e confermando palesemente quelle che sono le 'tappe' del percorso del
cosiddetto Serpente Simbolico disegnato nella sua introduzione alla prima
edizione dei "Protocolli" da Sergeij Nilus e straordinaria metafora del viscido
'affioramento' di tendenze tellurico-demoniache dell'elemento ebraico una volta
asceso al potere.

Teorie che sono 'conformi' peraltro a verità fattuale come evidenzierà
nitidamente Henry Ford: "La finanza del mondo intero - scriverà il magnate
dell'automobile americana (17) - obbedisce esclusivamente agli ebrei, le cui
decisioni e i cui piani equivalgono a leggi irrecusabili. (...) L'idea
principale del trionfo finale d'Israel è familiare a tutti gli ebrei che non
abbiano perduto il contatto col loro popolo...(...) ...si arriva alla
conclusione che se oggi esiste un programma ebreo per arrivare all'egemonia
mondiale, esiste necessariamente per l'aiuto e la cooperazione di un certo
numero d'individui che debbono riconoscere un loro capo ufficiale. (...) L'idea
di un sovrano ebreo risulta troppo assurda per chi non è in contatto permanente
con la questione primordiale. Eppure non esiste nessuna razza che si sottometta
con maggior buona volontà all'autocrazia come la razza ebrea, nessuna che più
di essa desideri e rispetti il potere. (...) L'ebreo è cacciatore di fortune
per il semplice fatto che fino ad oggi il denaro è stata l'unica fonte che gli
ha procurato i mezzi di raggiungere il potere. L'ebreo non si oppone ai re
propriamente detti, ma a quelle forme di Stato che non ammettono un re ebreo.
Il futuro autocrate sarà un re ebreo seduto sul trono di David: su questo punto
coincidono tutte le profezie antiche e tutti i documenti del programma di
egemonia mondiale."


Teorie peraltro riprese e ampliate, riviste ed aggiornate alla luce degli
avvenimenti legati all'instaurazione dell'entità criminale sionista in
Terrasanta da Sayyid Qutb e nell'avvento di strutture di potere - politico ed
economico - sovranazionali quali l'Onu, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario
Internazionale.

L'intero sistema economico mondiale, ad Est come ad Ovest, è un insieme di
regole inique che servono ad una piccola oligarchia per mantenere il potere e
dominare il pianeta: gli ebrei ovvero i fondatori storici del sistema
usurocratico e gli inventori del sistema commerciale e finanziario moderno.
Per Qutb questa aberrazione è il frutto di una plurisecolare azione
disgregatrice e sovvertitrice dell'ordine naturale e divino, un delitto
commesso contro le leggi imposte dall'Onnipotente agli uomini ed un crimine
contro l'intera umanità.
"Liberando l'economia dall'usura, spiega Qutb, si innescherebbe un circolo
virtuoso di attività produttive, fondato sulle leggi divine. Non è il capitale,
di per sè, la radice del problema; sono piuttosto i metodi e i sistemi di
transazione che ne decidono la bontà. Ricollocato il capitale entro una visione
globale della vita, l'Islam può recuperarne la sua funzione sociale e
produttiva: l'uomo diventa un "fiduciario" di Dio, delegato a intraprendere
certe attività e ad astenersi da altre; lucrare interessi in qualunque forma o
metodo è proibito in modo vincolante dal Corano. L'usura (riba), come per il
paganesimo, può variare nel suo aspetto esterno da periodo a periodo, ma la sua
natura resta sempre la stessa. (...) In altre parole il capitalismo produttivo
è incoraggiato, mentre l'usura parassitaria è proibita. Nel Corano, in realtà,
non si trovano le ragioni addotte contro gli effetti perversi del prestito ad
interesse in una società moderna. (...) Non resta quindi altra possibilità di
cercare la genesi delle idee di Qutb in periodi più recenti. L'unica fonte che
può essere ricordata è costituita dagli scritti di Werner Sombart (1865-1941).
Il suo libro "Die Juden und das Wirtschaftsleben" (Gli Ebrei e la vita
economica), pubblicato a Lipsia nel 1911, enunciò per la prima volta la teoria
delle origini ebraiche del capitalismo, teoria questa che più tardi farà dire a
Hitler che l'ebraismo è all'origine sia del capitalismo che del marxismo."
(18)

E che farà del resto dire a Qutb che tutta l'economia mondiale moderna era in
mano all'ebraismo così, allo stesso modo, che il comunismo sia "uno dei
movimenti ebraici, organizzati per diffondere l'ateismo" (19). Sulle orme dei
Protocolli dei Savi Anziani di Sion per Qutb tutte le moderne teorie , dal
darwinismo al freudismo fino al marxismo non sono altro che piani e dottrine
ispirati da elementi ebraici che mirano "a realizzare i terribili piani
sionisti che intendono distruggere i valori spirituali dell'umanità" (20).

"Qutb spiega che il capitalismo occidentale è completamente basato sul
prestito ad usura. - scrive Choueiri (21) -Tutte le classi principali - operai,
industriali, uomini d'affari, dirigenti d'azienda, proprietari d'immobili e
proprietari terrieri - lavorano come prestatori d'opera in favore dei
banchieri. Controllando l'emissione delle azioni, i depositi e le disponibilità
liquide gli istituti di credito determinano l'ammontare dei prestiti da
concedere a questi gruppi sociali e i tassi di interesse da imporre. Quindi
l'aspetto più sinistro del capitalismo non è solo il modo in cui la finanza
internazionale sfrutta intere nazioni e governi, ma "la classe particolare"
che orchestra tutta l'operazione. E' questa classe di usurai che diffonde la
corruzione, incoraggia la pornografia, favorisce la prostituzione, la
diffusione dell'alcool e della droga. Qutb mette in evidenza come la maggior
parte dei banchieri o dei finanzieri del mondo sono ebrei. Basta leggere,
aggiunge, i "Protocolli dei Saggi Anziani di Sion" per rendersi conto delle
strategie messe in atto dagli ebrei per dominare il mondo (*). Questa
concezione del capitalismo, nella quale si possono chiaramente distinguere echi
del Mein Kampf di Hitler, non altera il rapporto di mutua comprensione fra Qutb
e Carrel. Ciò che evidentemente li distingue ancor più è la meta finale che i
due autori indicano alla fine del processo della creazione di una nuova
società. Per Carrel era il Cristianesimo, per Qutb l'Islam. Con una differenza
però non di poco conto: mentre per Carrel il peccato della società moderna è la
violazione delle leggi della natura, per Qutb esso è la violazione delle "leggi
iscritte da Dio nel cuore delle sue creature". In questo senso l'Islam può alle
stesso tempo appropriarsi delle "scienze dell'uomo" e parlare dell'uomo in
termini trascendenti. Per cui mentre il nazismo svaluta l'uomo storico pensando
al superuomo, il radicalismo islamico lo esalta: l'essere umano è il punto di
congiunzione fra religione e scienza."

Analisi insindacabile che, a distanza di oltre quarant'anni dalla scomparsa
del pensatore egiziano, trova riscontro totale nel disastro ontologico,
materiale e spirituale delle società occidentali moderne.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)



Note -

1 - Youssef M. Choueiri - "Il fondamentalismo islamico" - ediz. "Il Mulino" -
Bologna 1993;

2 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;

3 - Sayyid Qutb - "Fi Zilal al Quran" - cit. , vol. IV, pp. 2373-2374;

4 - Ràchid Ghannouchi (Balhama (Tunisia) 1941) è considerato il principale
ideologo del radicalismo islamico tunisino. Dopo aver studiato i primi
rudimenti di teologia islamica presso la Zaytùna di Tunisi - il principale
centro di studi islamici del Nord Africa dopo l'Università di Al-Azhar al
Cairo) Ghannouchi a metà anni sessanta sarà in Egitto affascinato dal
panarabismo nasseriano e successivamente in Siria dove si avvicinerà ai
movimenti islamici. Come molti altri intellettuali arabi sarà la sconfitta del
67 che lo avvicinerà all'ideologia radicale islamica nella sua versione
salafita fortemente influenzata dal wahabismo saudita. Nel 1968 in Francia si
laureò in filosofia quindi iniziò a militare nella Tablìgh-e-Jamaà
organizzazione musulmana vicina alle tesi di Qutb e Maududi. Sul finire degli
anni settanta fondò a Tunisi il Movimento della Tendenza Islamica 'Haraqat-al-
Ittijah-al-Islàmì ma finirà presto in carcere (1984) e successivamente verrà
condannato a morte (1987) dal regime laico tunisino. Amnistiato assieme a molti
altri esponenti dell'MTI Ghannouchi prenderà parte alle elezioni legislative
dell'aprile 1989 presendandosi alla guida del suo nuovo movimento il Partito
della Rinascita (Hizb' al-Nahda) e ottenendo il 14,5% dei consenso. L'
"Ennahda" come viene chiamato il partito sarà sciolto d'ufficio due anni più
tardi e dichiarato fuorilegge. Ghannouchi dal 1991 vive rifugiato a Londra.

5 - Biancamaria Scarcia - "Il mondo dell'Islam - L'attualità alla luce della
storia" - editori Riuniti - Roma 1981;

6 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;

7 - Sayyid Qutb - "Fi Zilal al Quran" - cit., vol. 1 , pp. 510-511;

8 - Alain Gresh - articolo "Quando l'Islam minaccia il mondo..." da "Le Monde
Diplomatique" - traduz. in italiano e pubblicaz. su "L'Internazionale" 22
Gennaio 2004;

9 - Alain Gresh - articolo citato;

10 - Enzo Pace - introduzione a Youssef M. Choueiri - vol. cit.;
11 - Sayyid Qutb - "Ma'alim fi al Tariq" - cit. , pp.98-101;
12 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;
13 - ibidem;
14 . si consultino , tra gli altri, i nostri articoli: "La Germania, il
Nazionalsocialismo e l'Islam" al link informatico: http://dhb.altervista.
org/historia.htm e "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion nel mondo arabo e
islamico" pubblicato in data 31 Luglio 2007 sul sito www.italiasociale.org ;
15 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;
16 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;
17 - Henry Ford - "L'Ebreo Internazionale" - ediz. di "Ar" - Padova 1971;
18 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;
19 - Sayyid Qutb - "Fi Zilal al Quran" - cit. vol. II , p 1087;
20 - Sayyid Qutb - "Fi Zilal al Quran" - vol. IV , p. 1959;
21 - Youssef M. Choueiri - op. cit.;
(*) - la citazione è dal volume di Qutb "Al Islam wa Mushkilat al-Hadara" -
pp.98-102 - 147-149 e 179-180;

02/10/2009


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