CULTURA 2010

 

IL PLAGIO DEL XX SECOLO

Enzo Caprioli

L’orrore reale supera quello immaginario – Metamorfosi delle falde acquifere – Metamorfosi dell’energia – Ipnosi collettiva a protezione del sistema –Capovolgere la clessidra.


In una serata feriale guardo il DVD passatomi da un amico che conosce la mia sensibilità culturale, si tratta di una pellicola “cult” del genere horror-fantascientifico: “Dark city” di Alex Proyas del 1998.

La trama è per certi aspetti analoga a quella del più recente e celebrato trittico “Matrix”, ma la specificità di questo film lo rendono anche più adatto ad evocare la sensazione di un mondo compromesso, ostile ed occultamente manipolato.

Così come la funzione del genere comico sta nel convertire in divertimento aspetti della vita miserevoli, persino pietosi, la funzione del genere “horror” sta nel fare assaporare sensazioni di paura e repulsione che possano dissolversi con la fine dello spettacolo. Tanto maggiore è la capacità di finzione nel rispecchiare una condizione angosciosa reale, tanto più essa ottiene il suo scopo. Proyas, che del film citato è anche soggettista e sceneggiatore, rappresenta la società del futuro con una fisionomia caotica e degradata assai plausibile. Le metropoli del futuro sarebbero occultamente dominate da una minoranza aliena che, per motivi non esplicitati, ha bisogno degli umani o della loro vitalità. John, il protagonista (Rufus Sewell), scopre di essere ricercato dalla polizia per crimini efferati, che lui pensa di non aver commesso; tuttavia gravi vuoti di memoria lo turbano al punto da renderlo incerto su tutto ed ignaro della propria stessa identità. Aiutato da un misterioso scienziato, ingaggia così una sfida all’ultimo respiro per non farsi catturare e al tempo stesso per scoprire la verità su di sé. Ciò che gli si palesa pian piano come verità è qualcosa che non può condividere con gli altri esseri umani, a parte un poliziotto considerato pazzo e l’ambiguo scienziato di cui egli non si fida (Keifer Sutherland). John scopre che la sua stessa moglie (Jennifer Connelly), la quale dice di amarlo, è stata “riempita” di ricordi artificiali, come la maggior parte delle persone e come si è tentato di fare con lui stesso senza successo. Gli alieni sono in grado di fermare il tempo; nel corso di queste pause, che valgono solo per gli uomini, si impossessano delle loro menti e ne alterano i ricordi, in modo che essi continuino a vivere come se tutto fosse normale quando invece la realtà viene costantemente manipolata. Nelle pause del tempo umano gli alieni creano letteralmente nuove strutture (palazzi, ecc..) con la forza telecinetica del pensiero, consumando però sempre più la realtà geografica degli umani.

La metropoli del film, con i suoi dedali ed i suoi grattacieli sempre più complicati, viene stretta d’assedio da pareti inaccessibili ed inviolate, esse escludono la città da tutto quel mondo naturale (il mare in particolare) che in un passato felice ne era il contorno e che permane ora soltanto nel vago ricordo di chi non è stato ancora completamente condizionato a dimenticarsene.

La cosa più suggestiva è che le vite ignare ed inconsapevoli degli umani, ai quali è stato ricreato un passato artificiale e conforme, si svolgono secondo ritmi apparentemente consueti; tutta una serie di sussidi falsi (fotografie, oggetti, documenti) sono stati predisposti affinché tutto sembri loro normale.

Il parallelismo con quanto accade oggi nel mondo è sorprendente: anche la nostra realtà viene consumata giorno dopo giorno a beneficio di una realtà artificiale (le sovrastrutture multinazionali, le operazioni finanziarie…il denaro stesso), che relega sempre più il singolo individuo a ruoli di comparsa entro una recita già decisa nei minimi dettagli.

Per quei pochi che lo sanno decifrare, l’orrore del presente è assoluto. Di errori ne sono stati commessi in tutte le epoche, mai però nella storia umana si è verificato qualcosa che somiglia alla devastazione materiale e morale dei nostri giorni su scala planetaria.

Nell’arco di sessant’anni la dominazione americana nel mondo, mercantilistica e multietnica, ha direttamente o indirettamente causati tanti e tali danni da portare il pianeta al collasso, ora conclamato anche sul piano economico.

Il futuro del mondo appare compromesso e certamente avviato verso una escalation negativa di tutti gli indici più significativi:
1) La capacità rigenerativa degli ambienti naturali
2) La salubrità dell’acqua, dell’aria e degli alimenti
3) La prospettiva economica delle famiglie
4) La qualità della vita individuale

Come nel film di Proyas anche nella realtà le metamorfosi negative debbono passare inosservate, per evitare le reazioni popolari violente che tali cambiamenti giustificano.

Chi sta trasformando il mondo in una fogna miserabile lo può fare solo evadendo i meccanismo di allarme e reazione che gli esseri umani posseggono, al pari degli animali. E’ attraverso la comunicazione di massa che avviene la “sedazione” (1), sia sottoforma di banale distrazione dalla realtà (gli spettacoli di intrattenimento: dal calcio agli sceneggiati) sia sottoforma di vera e propria alterazione della memoria collettiva.

E’ questo secondo aspetto il più subdolo e invalidante. Ogni plagio, che può avvenire secondo strategie differenti, porta sempre ad un unico risultato finale: l’alterazione dei ricordi nel plagiato.

Passeremo ora in rassegna alcuni specifici aspetti di questa orrida metamorfosi, che sfugge all’esame critico delle persone a causa di una suggestione di massmediatica costante e capillare.



Metamorfosi delle falde acquifere
Le falde acquifere profonde sono la più importante riserva di acqua pura in ogni parte del mondo. In Italia, dalle acque di falda si ricava oltre la metà dei circa cinquanta miliardi di metri cubi d’acqua erogati annualmente dagli acquedotti. L’acqua di falda dovrebbe essere particolarmente pura perché già oggetto di filtrazione da parte degli strati sovrastanti di terreno. Purtroppo a modificare il sistema naturale di riciclo delle acque dolci intervengono numerosi fattori di origine antropica, che stanno gradualmente peggiorando la qualità delle acque di falda. Anzitutto influiscono sulla falda l’asfaltatura e la cementificazione di superfici sempre più vaste, poi c’è l’inquinamento delle acque superficiali, diretto o indiretto, in questo secondo caso l’acqua cattura gli inquinamenti immessi nell’aria e nel terreno. A differenza delle acque superficiali, le acque giunte in falda hanno un tempo di riciclo spaventosamente lungo (circa 1.500 anni); ciò rende la loro possibile contaminazione quasi irreversibile e tendente all’accumulo.

L’agricoltura, o meglio le tecnologie chimiche imposte all’agricoltura dalle multinazionali, hanno un ruolo preponderante in questo processo di contaminazione poiché la loro diffusione è ubiquitaria. Rimanendo in Italia, in falda troviamo nitrati, essi derivano da fertilizzanti azotati, dai reflui degli allevamenti, dagli scarichi civili non depurati, dalle piogge acide. Poi troviamo pesticidi, soprattutto erbicidi, anche tra quelli già vietati da tempo: atrazina (vietata dagli anni Ottanta), bentazone, metalactor, terbutilazina….

Altro gruppo di sostanze che si ritrovano in falda sono degli inquinanti dell’industria chimica: tensioattivi e fosfati che provengono dall’industria dei detergenti, solventi e derivati vari degli idrocarburi dall’industria dei carburanti e dei polimeri, metalli dall’industria degli inorganici e dalla siderurgia, ancora metalli e composti vari da quella delle vernici. L’elenco può essere ancora molto lungo; si potrebbero citare concentrazioni inquinanti, molto al di sopra dei limiti di legge,rilevate innumerevoli volte dai vari enti preposti praticamente in tutte le regioni italiane e particolarmente in quelle più industrializzate.

Non mancano esempi di contaminazione tanto gravi da avere sicuramente danneggiato la popolazione in varie aree geografiche, ma l’aspetto più sconcertante è la sistematica rimozione del problema da parte dei governi di ogni colore. Una risorsa preziosissima viene progressivamente compromessa in maniera pressoché irreversibile e nessuno fa nulla di sostanziale affinché il fenomeno nel suo complesso si interrompa. Che l’acqua pura possa scarseggiare diviene anzi l’epocale opportunità di chi gestisce il business delle acque in bottiglia (2).


Metamorfosi dell’energia

Dopo che l’uso di massa dei combustibili fossili appare finalmente essere stato la più assurda idiozia della storia umana, ci si aspetterebbe che qualcuno che ne ha il potere (ed il cervello) orienti decisamente la società verso il risparmio energetico anzitutto e verso uno sviluppo rapido delle energie rinnovabili e pulite (solare termico, solare fotovoltaico, geotermia, biogas, energia eolica, energia idroelettrica). Chi però sia animato da un così lungimirante intendimento deve fare i conti col potere delle multinazionali, il cui punto di vista è sfruttare finché si può ciò di cui si ha il controllo e prepararsi a sfruttare ciò di cui si può ottenere rapidamente il controllo. La fonte energetica rinnovabile che richiederebbe una riconversione industriale più semplice e sulla quale si possono mettere le mani da subito (perché già tutta l’agricoltura mondiale è sfruttata dalle multinazionali attraverso pesticidi, fertilizzanti, macchine agricole, sementi) sono i biocarburi (o biofuel). Lo scenario offerto dai biocarburanti è forse anche più assurdo. Si tratta di coltivare immense aree agricole con alcune specie vegetali (canna da zucchero, mais, girasole, colza, palma), trasformare poi il raccolto in etanolo o in oli che vengono fatti bruciare nei motori a scoppio. La premessa teorica su cui si fonda il biofuel è che esso, bruciando, immette nell’atmosfera anidride carbonica catturata dalle piante in crescita, quindi proveniente ancora dall’atmosfera e non dalle riserve fossili. In ogni caso l’impatto ambientale dei biocarburanti non va misurato per confronto con l’uso delle riserve fossili, che sappiamo essere non sostenibile, bensì con l’uso di energie rinnovabili differenti. Il chimico Paul Crutzen, premio Nobel nel 1995, si è preso la briga di verificare le ricadute ambientali dei biocarburanti ed ha tratto conclusioni ben poco rassicuranti: l’incremento di ossido nitroso (N2O), che si realizza con il massiccio uso dei fertilizzanti impiegati per le colture ad uso energetico, annulla ogni vantaggio ambientale, poiché esso è un gas esercitante un effetto serra ben oltre duecento volte quello esercitato da una stessa quantità di anidride carbonica. Tra le altre cose, nei raffronti ufficiali tra emissioni di gas serra dei carburanti petroliferi e quelle dei biocarburanti, generalmente più basse, di solito non si calcolano le emissioni dei carburanti fossili usati nelle macchine agricole e quelle del gas usato nel processo di distillazione. In pratica il vantaggio dei biocarburanti è più che altro di tipo economico per le multinazionali che, attraverso l’agricoltura, entrano in competizione anche con i paesi esportatori di petrolio (OPEC) oltre che rilanciare il valore dei prodotti agricoli ad uso alimentare. Questo infatti è uno degli effetti della diffusione dei biocarburanti, che per il consumatore significa dover pagare monto di più i prodotti alimentari, vedi l’aumento anche recente anche in Italia del prezzo del pane (3).

L’assurdità di bruciare i raccolti agricoli ha spinto gli scienziati a sperimentare nuove strade, che si concretizzano nel concetto “biocarburanti di seconda generazione” ossia ricavati dagli scarti (sottoprodotti dell’industria agraria, residui di lavorazione del legno, rifiuti vari). Sta di fatto che i biocarburanti più diffusi sono invece quelli di prima generazione ricavati cioè da prodotti ad originario impiego alimentare; una volta messo in moto il sistema tecnologico su vasta scala difficilmente si tornerà indietro. Vengono considerati di seconda generazione anche quelli ricavati da colture non alimentari (?) quali: la jatrophacurcas, il panicum virgatum…che però consumano suolo esattamente come i primi.

Anche l’utilizzo degli scarti è pericoloso finché sono scarti di origine vegetale (cellulosa, grassi…), ma quando si tratta di miscele eterogenee e parzialmente sintetiche (rifiuti urbani, ecc…) la combustione dei loro derivati causa ulteriore pericoloso inquinamento. L’espansione commerciale dei biocarburanti è un fiume in piena che finirà col travolgere quel poco di sano che è rimasto, altro che salvarci dal riscaldamento globale! (4)

In America Latina l’avanzata delle coltivazioni energetiche è rapidissima, non meno rapida appare nel Sudest asiatico e nell’Africa sub sahariana. Questa avanzata significa ridurre le superfici per produrre cibo ma soprattutto deforestare ancora, occupando anche terreni inadatti alle coltivazioni alimentari ma fruibili per quelle energetiche (jatropha) e che comunque ora ospitano vegetazione spontanea (5). L’utopia di ridurre le emissioni di gas serra a livello mondiale si infrange contro la incapacità del potere politico di controllare i macrofenomeni economici così come l’evoluzione tecnologica e l’espansione demografica. Il programmato ridimensionamento dei gas serra si scontra con gli usi illegali (ad esempio quello di bruciare i campi) si scontrerà anche con calcoli che non tornano mai, con impostazioni concettuali errate sulle quali l’ingordigia del capitale gioca all’equivoco in un delirio competitivo votato alla più assoluta e criminale irresponsabilità.


Ipnosi collettiva a protezione del sistema

La sedazione delle coscienze oggi è molto estesa, sopravvivono solo i bisogni più elementari che la gente comune cerca di soddisfare in un clima di rassegnato pessimismo. Qualche ingenuo crede ancora alla capacità del “progresso” nel sistemare ogni cosa e crede alla libertà dei mercati come fattore di riequilibrio del tessuto economico e di chissà quant’altro. La maggior parte della gente più che altro sopporta, di tutto e di più. Come si può essere arrivati a tanto senza che il tessuto sociale reagisse?

Il problema è stato trattato da innumerevoli angolazioni ma esiste una metafora che ce lo spiega con estrema semplicità. Se mettessimo una rana dentro una pentola di acqua calda, schizzerebbe fuori all’istante; se però l’acqua della pentola venisse scaldata un po’ alla volta, la rana può morire prima di rendersi conto della situazione. In questo esempio la gradualità sembra il segreto del plagio, ma ancora una volta si capisce che è la memoria a dovere essere manipolata: la gradualità annulla il potere del confronto tra un prima e un dopo. Tutti, teoricamente, possono capire la realtà che li circonda, ma per poterlo fare occorre conservare traccia mnestica di ciò che è stata prima la realtà. Nessuno può rimpiangere ciò di cui non conserva memoria, né può desiderare qualcosa di cui non ha percepito l’esistenza, sia pur momentaneamente o virtualmente.


Capovolgere la clessidra

Mai prima d’ora il passato, recente o remoto, è apparso così affascinante in rapporto ad un futuro incerto e problematico. Indebolitasi la grande illusione del “progresso” tecnologico come dispensatore di benessere universale, torna prepotentemente la nostalgia per l’autentico, il naturale, l’eterno. Persino la pubblicità commerciale, che usa l’immaginario collettivo, è spinta ad evocare sistematicamente proprio questi archetipi. Nella cinematografia contemporanea si creano a computer paesaggi naturali sterminati e incontaminati che, nella realtà, non esistono più. Minoranze etniche indigene, che solo vent’anni fa apparivano ai più selvaggi arretrati, oggi appaiono anche ai meno acculturati eroici depositari di una sapienza millenaria (6). Il fascino del mondo è quindi ormai legato alle “riserve”, tutto il restante spazio antropizzato finalmente comincia ad apparirci per come lo abbiamo realmente ridotto: una cloaca tossica e maleodorante.

Si può sperare di invertire il corso della storia vedendo ancora il mondo arricchirsi di specie animali e di aree lussureggianti? Ciò accadrebbe certamente se la presenza umana subisse un drastico ridimensionamento, ad esempio per effetto di epidemie. La scomparsa dei molti si tradurrebbe in opportunità per i sopravvissuti, che potrebbero vivere una nuova età dell’oro entro un mondo ridiventato abbastanza grande per poter essere riscoperto con stupore.

Se però accantoniamo l’implosione della specie umana, peraltro statisticamente probabile, affinché si realizzi una rinascita culturale e sociale servirebbe una leadership mondiale potente e saggia, certo non quella delle lobby finanziarie multinazionali. Occorre un impero che voglia progettare il mondo senza limitarsi a saccheggiarlo. Un impero di questo tipo è qualcosa che manca da molto tempo, esso potrebbe rinascere in Europa se i popoli europei si destassero dalla sedazione ipnotica. Questo impero deve poggiare su fondamenta estremamente solide da un punto di vista scientifico e filosofico. La maggior parte delle scelte sensate, sia in campo tecnologico che in quello amministrativo, giuridico, economico…, possono essere concepite a tavolino semplicemente sviluppando ragionamenti corretti ed esaurienti. Ciò non significa che tutti lo possano fare: senza un’adeguata educazione anche gli specialisti incorrono in grossolane sviste di natura logico-deduttiva. Quante volte abbiamo dovuto registrare opinioni demenziali partorite da esperti accreditati ed usate in progetti devastanti da ignoranti potenti? Credere che per contribuire ad un mondo sano sia sufficiente essere esperti in qualcosa è la più aberrante convinzione della tecnocrazia usuraia, l’ingrediente tuttora più pericoloso del plagio mediatico. L’intelligenza che universalmente si presume possegga il singolo individuo è in realtà una funzione non dissimile dalla capacità di movimento o dalla capacità digestiva. Il cervello produce per lo più escrementi comportamentali, ossia il frutto delle penose dipendenze cui l’individuo soggiace; ciò accade finché egli non si assoggetti ad un pensiero unitario superiore, che tenga conto di come siamo fatti noi e di come sia fatto il mondo.

Sono state in passato le ideologie ad imprimere un senso alla storia, ideologie che oggi vanno sostituite per la loro assoluta inadeguatezza. Dall’incontro con l’ideologia emerge anche il nostro ruolo individuale, ciò che ci rende utili o forse indispensabili, comunque in grado di seguire uno scopo che meriti di essere perseguito. Entro un contesto sociale sano era l’esperienza di vita delle persone più consapevoli il bene assoluto più prezioso, perché consentiva alla collettività di interpretare funzionalmente la realtà circostante. E’ in quest’ottica che le civiltà tradizionali hanno sempre riservato all’anziano il ruolo più rispettato, più autorevole. Dalla fonte della sua esperienza tutta la collettività poteva abbeverarsi; egli rappresentava l’ideologia vivente, suo compito il perfezionarla e trasmetterla giorno per giorno con perfettibile visione del mondo. La memoria del sapiente, sacrario dell’intera collettività, non potrà mai essere sostituita da internet o da qualsivoglia deposito impersonale di cultura.

Chi entra in contatto con la verità delle cose (vedi il protagonista del film “Dark city”) viene automaticamente investito da una importantissima missione. Questa verità può svelarsi e diffondersi attraverso di lui oppure renderlo di se stessa un “sepolcro imbiancato”. Da quanto un individuo partecipi attivamente al diffondersi della verità si misura il suo spessore di uomo. Una nuova concezione del mondo può destarci dal plagio e restituirci la memoria del passato, la sua coerenza richiede però anche la nostra coerenza.

Enzo Caprioli


NOTE

(1) Con la parola “sedazione”, termine scientificamente aspecifico, si intende la somministrazione di sostanze psicoattive che abbattono in chi le assume il livello di ansia, agitazione psicomotoria, ai neurolettici, agli ipnotici, sino ai potenti antidolorifici quali la morfina. Ogni sedazione presuppone che l’individuo che ne fa uso non sia più in grado di agire efficacemente nella realtà e che i motivi per i quali lui è soggettivamente inquieto non debbano essere presi in seria considerazione. Anche quando l’individuo sceglie egli stesso di assumere sedativi non fa che rinunciare a combattere i problemi reali per considerare problema la sua stessa preoccupazione o reattività. La sedazione spezza l’azione, la rimanda a data futura, accoglie il punto di vista altrui negando il proprio. Questi effetti psicologici sono ben più pericolosi delle sostanze chimiche in sé, soprattutto quando ripetitivi.
(2) Le acque minerali costano al litro sino a mille volte l’acqua potabile, in esse gli inquinanti ammessi (essendo considerate bevande) hanno limiti molto superiori e di molte sostanze non è prevista l’analisi. La possibilità di uno stoccaggio inadeguato implica il rilascio di sostanze inquinanti da parte dei contenitori; meglio tenersi gli acquedotti in mano a società pubbliche (autority permettendo) e vigilare che la liberalizzazione serpeggiante non ci inquini completamente i rubinetti.
(3) Dal 2004 ad oggi i prodotti agricoli per l’alimentazione umana sono cresciuti di oltre l’80% e la stessa banca Mondiale, che non ha certo interessi di tipo sociale, ammette che per circa il 75% di questo aumento il fattore responsabile è la differente destinazione dei terreni, da produttori di cibo a produttori di combustibili. Questo effetto è avvenuto per una destinazione del terreno ai biocarburanti che tutt’oggi non raggiunge l’1% del totale, pur trattandosi di una percentuale in rapidissimo aumento.
(4) Gli eserciti delle multinazionali (il capitale investito) si muovono a tappe forzate per occupare posizioni. Un mega accordo per finanziare ricerche su biotecnologia e combustibili (biofuels research advisory council) ha legato giganti del calibro di Monsanto, Singenta, Bayer, Dupont, Adm, Cargill & Bunge, Total, Shell, British Petroleum, Peugeot, Renault, Citroen, Saab, Wolkswagen verso obiettivi comuni.
(5) La palma da olio sta invadendo la foresta amazzonica e le foreste pluviali di Indonesia, Malesia, Nuova Guinea. L’Italia è il terzo importatore mondiale di olio di palma dall’Asia e la San Marco Petroli di Porto Marghera ha la concessione per sfruttare 80.000 ettari di foresta amazzonica in Brasile, per coltivazioni di palma. In Tanzania sono stati destinati alla produzione di biocarburanti 600.000 ettari, in Etiopia addirittura 24 milioni di ettari, quasi il doppio di quelli destinati agli alimenti. In Ghana si disbosca per gli stessi scopi, in Sudafrica la De Beers (quella dei diamanti) ha ottenuto licenze nel settore biofuels con l’obiettivo di coprire il 70% del fabbisogno sudafricano entro il 2013.
(6) Il cinema più che altro registra i cambiamenti sociologici in atto e ne fa un uso commerciale, qualche rara volta li anticipa e li promuove. Forse non è questo il caso del recente film (Australia”, un polpettone alla “Via col vento” assai poco realistico, che però ha il merito di parlare della sistematica persecuzione subita nella loro terra dagli aborigeni ad opera dei coloni anglosassoni.

08/03/2010


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