CULTURA 2010

 

Colin Ward


‘’L’anarchismo non è la visione, basata su congetture, di una società futura, ma la descrizione di un modo umano di organizzarsi radicato nell’esperienza della vita quotidiana, che funziona a fianco delle tendenze spiccatamente autoritarie della nostra società, e nonostante quelle’’, con questa locuzione si riassume il lavoro dottrinario ed empirico del suo autore: Colin Ward. L’11 febbraio 2010 ad Ipswich il medesimo è scomparso; era ‘’uno dei più grandi pensatori anarchici della metà del secolo precedente, e un pioniere storico sociale’’, legato all’anarchismo britannico e al pensiero radicale a livello internazionale dal dopoguerra ad oggi, come lo definì Davis Goodway in ‘’Conversazioni con Colin Ward’’. Nato il 14 agosto 1924 a Wanstead (Gran Bretagna), fu giornalista, scrittore e propagandista libertario.

Colin Ward era stato allevato in una famiglia inglese dalle forti idee progressiste: crebbe in un ambiente impegnato politicamente che gli offrì la possibilità d’incontrare personaggi della sfera politica e sociale dell’Inghilterra degli anni trenta. Suo padre Arnold, insegnante elementare, era un attivo sostenitore del Partito Laburista. Il suo primo impiego lavoro fu in uno studio di architettura in una ditta che costruiva rifugi antiaerei. Poi fu assunto presso l’ufficio tecnico del comune di Ilford, un posto che lo svezzò dall’ingenuità, mostrandogli il trattamento ineguale ricevuto dagli inquilini delle case comunali: alcuni vedono soddisfatte le richieste di riparazioni, mentre altri che si trovano agli ultimi posti di una gerarchia non dichiarata devono aspettare un’eternità. Si rese conto del classismo sociale esistente nel Regno Unito: alcuni cittadini ricevono subito istanza, altri sono inglobati nel vortice burocratico fatto di domande, liste a cui iscriversi e file gerarchicamente da rispettare.
Nel 1942, durante il suo servizio militare nella Seconda Guerra Mondiale, Ward aveva scoperto il pensiero anarchico. Destinato a Glasgow, in Scozia, l’unica città britannica che abbia prodotto un movimento anarchico autenticamente locale, partecipò alle riunioni e comizi anarchici che si tenevano nella città. Fu influenzato da Frank Leech, un ex minatore anarchico che gestiva un negozio, il quale lo sollecitava ad inviare articoli alla rivista ‘’War Commentary’’ di Londra: il primo, dal titolo ‘’Allied Military Government’’, sul nuovo ordine che si voleva dare all’Europa liberata. Nell’aprile 1945, quattro collaboratori della redazione di ‘’War Commentary’’ furono incriminati con l’accusa di fomentare il malcontento tra le forze armate. Ward era uno dei quattro militari abbonati alla rivista chiamati a testimoniare dall’accusa, sebbene i quattro affermarono di non essere diventati ostili alle forze armate dopo la lettura del giornale, tre dei membri della redazione (Philip Sansom, John Hewetson e Vernon Richards alias Vero Recchioni, marito di Maria Luisa Berneri, anch’essa collaboratrice a numerose riviste anarchiche britanniche) furono condannati con una sentenza a nove mesi di carcere. Nel 1947, terminato di prestare servizio di leva nell’esercito, Ward divenne definitivamente anarchico, ispirato e influenzato da Petr Kropotkin; dal 1947 al 1960 gli venne offerto di entrare nella redazione-direzione della rivista londinese ‘’Freedom’’, testata originale che aveva preso il posto di ‘’War Commentary’’. ‘’Freedom’’ era stata fondata da Kropotkin riceveva contributi d’importanti autori anarchici come Herbert Read ed Alex Comfort, di politologi come Geoffrey Ostergaard. All’inizio degli anni cinquanta emersero le sue tematiche caratteristiche: l’abitare, lo spazio urbano, il controllo operaio e l’auto-organizzazione in fabbrica, i metodi per rendere economicamente sostenibile le attività agricole, la decolonizzazione. Dal 1952 al 1960 Ward fu il primo assistente dello studio Shepheard & Epstein, che si occupava della progettazione di edifici scolastici e di case popolari. Nel 1961 fondò, editò e diresse fino al 1970 il mensile ‘’Anarchy’’ che aveva rappresentato nel panorama dell’editoria un esempio riuscito di confronto diretto e pratico dell’anarchismo con le più interessanti acquisizioni negli ambiti scientifico, sociale, culturale moderno. Ward con ‘’Anarchy’’ riuscì a far ‘’rientrare l’anarchismo nel flusso vitale dell’intellettualità’’, grazie al nuovo panorama politico e sociale che, con l’avvento della nuova sinistra e del movimento per il disarmo nucleare e l’intensificarsi delle lotte studentesche, fecero affiorare un pubblico più ricettivo verso le proposte anarchiche. Il pensiero di Ward fu influenzato dagli anarchici classici come il principe Petr Alekseevic Kropotkin e da altri pensatori non anarchici come il populista Alexander Herzen, per la sua formazione politica, i filosofi ebrei Martin Buber, socialista non marxista, e Isaiah Berlin, liberale contrario alla concezione autoritaria della libertà. Dell’opera di Kropotkin ‘’Fields, Factories and Workshops’’ (Campi, Fabbriche ed Officine), Ward fece una versione aggiornata intitolata ‘’Fields, Factories and Workshops Tomorrow’’. Kropotkin nell’opera ‘’Mutual Aid’’ (Il mutuo appoggio) dimostra come la cooperazione e l’aiuto reciproco siano diffusi nel mondo animale e tra gli esseri umani. Il debito di Ward verso i saggi di Kropotkin fu ammesso dal medesimo nell’opera ‘’La pratica della Libertà’’. Il pensiero dei due si differenzia perché Kropotkin credeva che il passaggio ad una struttura sociale di tipo anarchico sarebbe giunto attraverso una violenta rivoluzione sociale, Ward individuava nei gruppi cooperativi e nelle moderne società la trasformazione anarchica. La sua linea di pensiero da questo punto di vista era vicina a quella di Gustav Landauer che definiva l’anarchia come l’attualizzazione di qualcosa che è sempre stato presente accanto allo Stato. In un articolo del 1910 Landauer sosteneva che lo Stato non è un qualcosa che si può distruggere con una rivoluzione ma è una condizione e un determinato modo di relazionarsi tra gli esseri umani, che si può distruggere o cambiare instaurando relazioni di tipo diverso. Altre influenze importanti nel suo pensiero furono di Patrick Geddes (nel libro ‘’Influences’’) e Lewis Mumford ( per il pensiero regionalista). Anche due periodici, entrambi americani, risultarono importanti per la sua formazione: ‘’Politics’’ diretto da Dwight McDonald che Ward considerava il suo ideale di rivista politica e ‘’Why?’’ (1942-’47) poi divenuto ‘’Resistance’’ (1947-’52) la cui redazione comprendeva David Wieck (ricordato con la compagna Diva Agostinelli da Ward come anarchici con una visione simile alla sua) e Paul Goodman. L’articolo di Wieck sull’azione diretta venne pubblicato su ‘’Anarchy e fu ripreso dalla stampa anarchica di tutto il mondo. Goodman, che collaborava con ‘’Politics’’ ed ‘’Anarchy’’, fu uno degli autori che maggiormente influenzò Ward, con ‘’Communitas’’, e che Ward stesso ritenne essere l’anarchico del XX secolo più vicino alle sue idee. Alla memoria di Goodman, Ward dedicò ‘’La pratica della libertà’’. Nel 1971, dopo un periodo dedicato all’insegnamento, fu il responsabile all’istruzione della Town and Country Planning Association, per la quale curava le pubblicazioni di ‘’BEE’’ (Bulletin of Environmental Education’’), occupandosi di edilizia e urbanistica. Fin dagli anni settanta Ward pubblicò libri e articoli su svariati argomenti: educazione, politica, urbanistica, edilizia, ecologia (Ward si occupò di studiare maniere ‘’non ufficiali’’ utilizzate dalle persone per rimodellare l’ambiente secondo le proprie necessità, allargando il discorso sino ad analizzare concetti come vandalismo, orti urbani, autocostruzione, occupazione di case ed educazione, ecc., ponendo al centro di tutto il nocciolo delle sue idee: l’anarchia è la più efficace forma di organizzazione sociale. Dal 1973 al 1976 scrisse libri dedicati ai bambini su tematiche come il lavoro, la violenza e l’utopia (pubblicati dalla Penguin Education, dal 1973 al 1976). Nel 1973 pubblicò il testo ‘’Anarchy in Action’’, Allen & Urwin, il primo destinato ad un pubblico adulto e l’unico dedicato specificamente alla teoria anarchica. La ricerca di Ward fu focalizzata su come la società possa produrre proposte alternative a quelle dominanti. Il fulcro del suo pensiero era: l’anarchia è la più efficace forma d’organizzazione sociale, non una organizzazione ipotetica, ma una vivente realtà sociale. Una realtà che è sempre esistita e che tuttora esiste come ‘’un seme sotto la neve’’, pur schiacciata dall’oppressione della gerarchia, dello stato e del capitalismo. Tali tesi trovarono spazio in numerosi scritti e saggi, alcuni dei quali tradotti e pubblicati per case editrici italiane o per riviste anarchiche in lingua italiana come ‘’Volontà’’ e ‘’A-Rivista anarchica’’, in cui Ward per dimostrare la validità del proprio pensiero si avvaleva di un rilevante entità di fonti e argomenti tratti da diverse discipline scientifiche: sociologia, antropologia, cibernetica, economia, psicologia, pedagogia, pianificazione urbanistica, architettura. In Italia diversi suoi lavori sono stati pubblicati dall’Edizioni Elèuthera di Milano.
Gran parte dei suoi libri si occupavano dei modi ‘’non ufficiali’’ utilizzati dalle persone per rimodellare l’ambiente, sia rurale, sia urbano, attraverso la possibilità degli esseri umani di apprendere la cooperazione, in modo da consentire una transizione dall’ordine presente alla società cooperativa che si vuole raggiungere. Ward sosteneva che gli esseri umani sono collaborativi per natura e che le stesse strutture e istituzioni sociali esistenti, per capitaliste e individualiste che siano, si disintegrerebbero se non esistesse la forza aggregante del mutuo appoggio e della consociazione, sottovalutati oggi. La società non si trasforma alla stregua dei salti climatici millenari, ma in ragione di una situazione prolungata di doppio potere nel corso della lotta tra tendenze autoritarie e tendenze libertarie, dove è improbabile la vittoria schiacciante e definitiva delle une o delle altre. La cooperazione ed il mutuo appoggio, fine e sintesi del pensiero anarchico, si ottengono attraverso il ricorso all’azione diretta organizzata in modo libero. Ed è l’azione diretta che Ward definiva come forme che ‘’liberano la grande rete della cooperazione tra gli esseri umani’’. Secondo lui alla crescita dello Stato ed alla sua relativa burocratizzazione, alla nascita di imprese di dimensioni colossali ed alla diffusione dell’iniquità sociale a causa del proliferare del privilegio gerarchico, corrisponderà la nascita di organizzazioni parallele ed alternative che esemplificano il metodo anarchico e rivendicano un controllo dal basso. Alcuni esempi che Ward faceva erano il movimento di descolarizzazione, gruppi di self-help terapeutico, movimenti d’occupazione delle case, cooperative d’inquilini e di consumo, sindacati autonomi e progetti di autocostruzione e di commercio locale. La diversità di Ward è che si era avvicinato all’anarchismo avendo alle spalle una formazione nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della pianificazione del territorio. Nella visione, rimproverava agli anarchici di essere troppo legati al proprio passato ed era convinto del fatto che un vero obbiettivo per essere raggiunto doveva essere vicino e che ogni generazione aveva i propri obiettivi e le proprie esigenze. Ward individuava come prospettive più interessanti e feconde per l’anarchismo, il movimento ecologista ed ambientalista e rimproverava agli altri anarchici di non seguire il suo esempio, ovvero l’applicazione diretta e concreta delle teorie anarchiche alle discipline in cui operano. Nel libro ‘’The Child in the City’’ (Il bambino e la città), Architectural Press 1979, Ward raccolse studi, saggi, riflessioni e testimonianze, con l’intento di mettere il bambino e il suo modo di interagire con lo spazio al centro del problema e della crisi dello sviluppo urbanistico. Il bambino è maestro, indica vie, rende espliciti principi morali, è un portatore di senso e Colin Ward è dalla sua parte in modo esplicito. Dalla parte dei bambini come risorse attive, invocandone il diritto ad avere il proprio tempo e il proprio spazio nel mondo degli adulti, rivendica il valore educativo della strada e della città, si mostra attento al loro uso diretto, spontaneo, ‘’non convenzionale’’, popolare degli spazi urbani. La sua era una chiara accusa: il primato dell’ordine apparente e rassicurante delle nostre città era uno schermo del primato delle merci e del più sfrenato e disordinato profitto. Lo scenario della città, ci avverte, è stato riadattato a uso e consumo di un solo cittadino: maschio, automobilista, borghese di mezz’età, residente fuori città, e la deformazione della città avvenuta per rispondere alla domanda degli automobilisti, ha impoverito l’esperienza infantile rispetto a quella di qualunque generazione precedente di bambini. Il libro portava studi e testimonianze che dimostravano come l’età dell’indipendenza e della mobilità nella città, l’età per il gioco nelle strade, per prendere gli autobus, e camminare da soli o in bicicletta, si era progressivamente alzata a ogni generazione successiva. Il bambino che preferisce uscire fuori di casa è diventato simbolo di ‘’non buono’’, mentre quello che predilige stare a casa ottiene i vantaggi dello stile di vita consumistico degli adulti: computer, televisione, play station, ecc. gli adulti hanno fatto scelte creando un mondo in cui dà fiducia solo ai bambini che si chiudono in casa prolungando il consumo e sospettando di quelli che amano uscire. Di fatto gli si è negato la preziosa varietà delle esperienze accessibili nell’ambiente che li circonda. ‘’La pianificazione urbanistica della città deve tenere presente che i bambini devono poter usare la città, perché nessuna città è governabile se i cittadini non la sentono propria’’. Le nostre strade non sono sicure, ma i rischi maggiori non vengono dai malintenzionati, ma dagli automobilisti. La critica anarchica di Colin Ward non era retorica, il suo era un anarchismo pragmatico: non bastava essere dalla parte dei diritti, bisognava metterli in pratica. Lo sguardo sulla città doveva indicarne tutto il male e le inimicizie, ma svelarne le potenzialità, le vie perseguibili. Al centro delle sue osservazioni erano le aggregazioni dal basso, i modi inventati e spontanei delle persone dei gruppi di self help, di volontariato, che agivano fuori dalla logica del controllo e della regolamentazione dall’alto, per promuovere la costruzione dei modelli sociali e di utilizzo dell’ambiente che ne derivavano. C’era sempre qualcosa di auto educativo, auto amministrativo in quel che accadeva spontaneamente nella città, nella relazione tra generazioni, nell’educare inteso come processo sociale, nella stessa esperienza dei bambini e degli adolescenti. Per Colin Ward la sinistra riformista e i comunisti di questo secolo avevano la medesima miope prospettiva: vedevano nello Stato l’unico possibile garante dei diritti sociali e non sapevano riconoscere alcuna forma spontanea e quotidiana di autoorganizzazione, al punto di negarne l’evidenza. Ward citava Martin Buber e parlava del conflitto tra principio politico e principio sociale: ‘’il predominio del principio politico, del potere, della gerarchia, e del dominio sull’associazione spontanea per le esigenze comuni, provoca una continua diminuzione della spontaneità sociale, espressa nella capacità e nella volontà di svolgere un ruolo attivo nella comunità’’. Ward lasciò l’impiego nel 1979, per trasferirsi in campagna, nel Suffolk, dove si dedicò solo all’attività saggistica. Scrisse articoli che trovavano posto in testate nazionali prestigiose: ‘’New Statesman & Society’’, ‘’People & Ideas’’, ‘’The Guardian’’ ed altre.
Scrisse oltre venti libri di argomento urbanistico, pedagogico, sociologico. Autore di una dozzina di opere trattanti dell’ambiente sociale, come quello tradotto in francese da Catherine Barret: ‘’La liberté de circuler, pour en finir avec le mythe de l’automobile’’ nel 1993. ‘’Le idee delle persone possono cambiare, ma è molto più difficile cambiare le loro abitudini. Pertanto, ci sono dei milioni di decisioni individuali che hanno condotto alla nostra schiavitù rispetto all’automobile’’. Nel 1987 pubblicò ‘’A Decade of Anarchy’’, selezione del mensile ‘’Anarchy’’ 1961-’70, Freedom Press. Nel 1994 gli fu conferito il dottorato honoris causa dell’Università del Middlesex. Nel 1996 fu Visiting Professor nella London School of Economics di Londra. I suoi rapporti ideali con la social democrazia e le tradizioni Fabiane, si esplicarono con lo scrittore George Orwell, interessato all’anarchismo quale parte del socialismo libertario, nonché con l’idea del mutualismo di destra e di sinistra, del Taylorismo rosso. La sua visione dell’anarchismo non rinviava messianicamente al domani, ad una mitica società liberata, la soluzione di tutti i problemi, ma considerandolo come espressione di una realtà sociale vivente, come metodo pratico di organizzazione umana, il suo impegno fu diretto a dimostrare la validità dell’alternativa libertaria con argomenti ricavati dalla sociologia, dall’antropologia, dalla cibernetica e dalle sue conoscenze ricavate dal lavoro in campo architettonico e dal suo impegno sul campo della lotta nel territorio, per la casa, per l’acqua come risorsa comunitaria, per un’istruzione libertaria.


ANTONIO ROSSIELLO

 08/02/2010


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