CULTURA

 

NASCITA E VITA DI UNA GRANDE ENCICLOPEDIA

 

IL FRUTTO DI UNA FECONDA E RIGOROSA STAGIONE DELLA CULTURA ITALIANA

 

Dalla prima proposta di Gentile a Treccani, lo sviluppo e l’affermazione di una straordinaria iniziativa che ha dato e tuttora continua a dare la sua impronta alla vita intellettuale e scientifica.

 

Di VINCENZO CAPPELLETTI

 

            Nell’Enciclopedia Italiana, Gentile va cercato con circospezione. Solo cercando in profondità nel suo vasto dedalo culturale, si può capire quale sia stata e quanto incisiva l’influenza di gentile. Un umorista, quelli che sono anche tanto necessari per alleviare il tedio cammino della vita, ha definito l’Enciclopedia Italiana, nella voce “enciclopedia”, una “tautologia tardo hegeliana”. Ma quanto è diversa da una sterile ripetizione del già detto l’opera che, nel settembre 1924, viene sottoposta da Gentile a Treccani, nominato senatore. La nomina, scriverà Treccani in un testo autobiografico di cui esistono solo poche copie, fu resa possibile dall’appoggio degli Accademici Lincei – l’Accademia aveva sperimentato la generosa munificenza di Treccani – in una giornata che avrebbe visto quattro bocciature delle proposte che Casa Reale aveva fatte al Senato per la nomina di senatori.

            C’è poco e molto di eroico attorno alla figura di quest’uomo. Treccani è un figlio della piccola borghesia lombarda, che va a specializzarsi in studi tessili in Germania, che diventa un ammiratore di quel paese, come anche lo era Gentile che, nel ’34, in un documento che è la gemma delle scoperte gentiliane, annota, nel fare la sua proposta programmatica: bisogna fare queste cose perché la cultura tedesca è in crisi. In Germania, Treccani si convince che tra scienza, cultura e società ci sono interazioni molto forti, e fa sua questa idea. L’anno prima aveva comprato per cinque milioni di lire, tre milioni di franchi, la Bibbia di Borso d’Este, gioiello di una miniatura italiana coeva agl’inizi della stampa, e l’aveva restituita allo Stato italiano, destinandola alla biblioteca estense di Modena, dove ora è conservata. L’idea di Gentile appassiona Treccani, e il suo contributo all’organizzazione dell’idea dell’Enciclopedia è incisivo, strutturalmente ed organizzativamente. Nel febbraio del 1925,  l’impresa può partire, Treccani nomina Direttore scientifico Gentile; la Giunta dell’Istituto è formata da Treccani, Gentile e Calogero Tumminelli, Direttore editoriale. Parte una straordinaria impresa che non si sottrae alla eterogenesi dei fini. Doveva essere – il Manifesto lo dice chiaramente – un’opera che desse all’Italia uno strumento degno sul quale studiare ed informarsi, e che desse adeguato spazio alla cultura italiana. Questo doveva essere l’orientamento del Treccani che privilegiava il tasto patrio, mentre le idee di gentile trapelavano dall’insistenza sul fatto che si sarebbe proceduto per giudizi e concetti, e non attraverso congerie di notizie. Un caro amico che ci ha lasciati, Giorgio Petrocchi, ha insegnato a noi più giovani come leggere i testi, individuando , quando sono testi collettivi, la fine e l’inizio dei singoli interventi. Nel manifesto con il quale l’Enciclopedia viene presentata, quando irrompe questo bisogno di parlare per concetti e per giudizi e non per notizie, irrompe senz’altro Gentile; l’aspetto patrio è invece fatto risuonare dal futuro Conte Treccani, il quale vedrà nascere e crescere un’opera che non parlerà della cultura italiana, ma di tutta la cultura mondiale attraverso contributi italiani.

            Niente divulgazione: e forse i passi del manifesto dove si respinge un intento divulgativo sono frutto di un pensiero congiunto. Certamente Gentile aveva in mente un’altra enciclopedia a lui cara, quella che Croce aveva ritradotto in italiano, dopo una primitiva traduzione degli anni sessanta dell’800: l’Enciclopedia delle scienze filosofiche, un’opera che Hegel, passato dal liceo di Norimberga alla cattedra di Fries, il caporione dei frivoli (“Ad Heidelberg – gli aveva scritto il Rettore – non abbiamo mai avuto un vero filosofo, Spinosa non riuscimmo ad averlo, adesso viene lei…”), compone per i suoi allievi e pubblicata nel 1817, ed è una delle sintesi più dense e complete del pensiero hegeliano.

            Divulgazione no, non si fa; la divulgazione diviene concetto, giudizio – lo aveva affermato Gentile del manifesto per l’Enciclopedia – ma questo è possibile attraverso una lingua che allora solo in parte esisteva: quando ci si propone uno scopo espressivo bisogna forgiare un linguaggio. Umberto Bosco è stato per me – e ci sono larghi tratti di horal history nella vicenda dell’Enciclopedia perché non tutto è documentato, è storia troppo recente – il testimone migliore di questa necessità di creare, in poco tempo, un linguaggio che esprimesse concetti e giudizi, e non fosse il linguaggio delle note, il linguaggio pesante, di libri di cui la saggezza dei contemporanei legge solo i risvolti di copertina. Questo non andava, e Bosco era testimone di questo finire nel cestino delle voci fatte alla maniera solita, accademica. Gentile era dietro questo sforzo espressivo. Le sue pagine, pur così difficili, così bisognose di analisi da parte della ragione pura, sono cristalline. Attraverso la costruzione di un modo lucido, di un modo analitico, di una ricostruzione strutturale dei singoli argomenti, cominciano a crearsi le basi dell’Enciclopedia che ha chiamato uomini insigni al Consiglio direttivo che affianca la Giunta fatta di tre persone: Treccani, Gentile e Tumminelli.

            E’ una stagione seria e rigorosa della cultura italiana, smentita forse dal cattivo positivismo, dalla banalità di provenienza scientistica,  riconosciutasi nella rinascita idealistica. Il Consiglio direttivo dell’Enciclopedia annoverava Pietro Bonfante, Luigi Cadorna, Alberto De Stefani, Gaetano De Sanctis, Federico Enriques, Vittorio Grassi, Silvio Longhi, Ettore Marchiafava, Ferdinando Martini, Ugo Ometti, Francesco Salata. Si parte per la grande avventura: è molto bello l’articolo che scriverà – credo sulla Nuova Antologia – alla conclusione, lo storico nazionalista maestro di tanti che partecipano all’impresa, Gioacchino Volpe: “In questa impresa ci siamo tutti arricchiti. Quest’impresa ha giovato a noi per meglio capire ciò che facevamo”. Questo giudizio di Gioacchino Volpe è l’epigrafe della grande impresa; si comincia ad uscire nel ’29 e si esce con un volume ogni tre mesi. Tutto questo ha del miracoloso sapendo quanto costa un volume, e dietro c’è un tempo di preparazione di appena quattro anni. La giornata di queste persone era evidentemente diversa dalla nostra, era una giornata più raccolta, quasi religiosamente dedita al dovere e al compito che ciascuno doveva fare.

            Il Redattore capo magliaro entra in contrasto con l’Amministrazione e viene allontanato da Gentile. Gli succede Migliorini (al quale succederà Bosco) che pur non essendo in odore di santità politica viene comunque cooptato, e questo mostra con quale larghezza Gentile sceglieva i suoi collaboratori.

            Si va avanti fino al ’33: nel ’31 il problema della gestione della vendita rateale fa si che l’Istituto Treccani si fondesse con la Fratelli Treves, nella Treves-Treccani-Tumminelli, mentre in precedenza, nel ’29, la distribuzione era stata affidata alla Sestetti & Tumminelli. L’Enciclopedia vive una grande crisi nel ’33 dovuta alla difficile gestione del rateale: lo era allora e lo è oggi. Con pochi telefoni, con pochi mezzi di trasporto, si deve raggiungere il ratealista che abita nell’hinterland milanese o palermitano. Una crisi seria: l’Enciclopedia ha venduto 14.000 serie, compiendo un miracolo mai pensato. Ma chi avesse conosciuto la storia dellEncyclopédie poteva, invece, accordare  probabilità a questo miracolo perché l’Encyclopédie vendette, prima del 1789, 25.000 serie, non poche nell’Europa di quegli anni.

            Che fare? Bocconi muore, la signora Bocconi chiede consiglio al padre di Pietro Sraffa, Angelo, che dissuade a investire altro denaro nell’impresa: “un miracolo e mezzo l’hanno fatto, ma un altro miracolo, per arrivare a 30.000 sottoscrizioni?”. E qui scatta una di quelle complicità nobili e pure di cui è costellata la vita dell’Enciclopedia: Gentile, Alberto De Stefani, Santi Romano convincono Mussolini a fare la legge.

 

 

Uno strumento della cultura

 

         Viene così promulgata a firma di Mussolini una legge che, è stato dimostrato – ed è un altro aspetto insospettato dell’Enciclopedia – è istitutiva di una struttura, di un’identità, di una persona giuridica privata. Certamente il disegno fu di De Stefani e di Santi Romano, lo abbiamo visto palesemente sulle carte con Giorgio Oppo e con altri grandi giuristi. La natura giuridica privata sarebbe stata una tutela preziosa, allora, per non dipendere dal Ministero per la cultura popolare e per divenire – mi sia consentito il paradosso – sede di “reati” per interessi pubblici in atti privati: ogni giorno l’Enciclopedia, servendo il Paese, compie infatti uno di questi reati.

            Nel ’34, con Gentile che ha diretto questa formidabile creazione di pensiero, la grandezza dell’Enciclopedia Italiana è difficile a raccontarsi. E’ la sintesi di chiarezza ed essenzialità logica; l’Enciclopedia rientra nella cultura. E’ vero, l’enciclopedia hegeliana molto aveva fatto per questo, ma rimaneva un’enciclopedia didattica. L’Enciclopedia Italiana ridiventa uno strumento della cultura, rivive l’Encyclopédie che era stato il meraviglioso sostituirsi del sapere storico, con la sua casualità alfabetica ma con la immensa ricchezza provocatoria di quello che il sapere storico scopre nell’infinita realtà alla sistemazione didascalica che si presume definitiva. Questo era stato l’Encyclopédie, e questo torna ad essere l’Enciclopedia Italiana. E’ un miracolo di lingua che incanta, che non si finisce mai di apprezzare. Il miracolo della chiarezza è un miracolo greco e romano, non a caso abbiamo avuto qui con noi i grandi classicisti e sembrava di rivivere quell’età dello spirito in cui la chiarezza è qualcosa che si converte con la significanza, con il valore di ciò che si è pensato e si dice.

            Nel ’34 cade un nuovo intervento di gentile, autore di questo grande universo del sapere. Forse ha anche ripensato alla sua filosofia così densa, così ricca di interesse per un idealista non immanentista, quale potrei definire me stesso, allievo di un grandissimo allievo di gentile, Aldo Ferrabino, e in questa definizione vedrei la mia modesta posizione razionale. Forse Gentile ha rivissuto tutte le tensioni teoretiche del suo pensare, quelle che ieri sono state così mirabilmente esposte. Ricordo quando Ugo Spirito parlò nel ’78 di Gentile, il Gentile romano, che venne a Roma nel ’17. Era poi il Gentile dell’Enciclopedia: la comunità intellettuale non poteva non rappresentare per lui uno stimolo quotidiano, una verifica di quel ritmo del farsi del pensiero e della verità che aveva rappresentato nelle sue opere. Gentile era anche oggetto di battute, battute sull’atto puro, sovente anche sciocche, altre volte umoristiche: l’Enciclopedia è sempre stata sede di umorismo, mentre nulla di più facile in un ambiente come questo sarebbe diventare ipernoiosi.

            La relazione di Gentile al Consiglio del Luglio del 1934 è la perla dei documenti che conserviamo nell’Archivio storico.

            Il verbale della seduta del ’34 probabilmente fa parte di carte potute ritornare a Roma dal nord; Fortunato Pintor, nel ’43, blocca infatti tutti gli archivi e gli schedari senza dei quali l’Istituto non sarebbe potuto rinascere. Partono carte e probabilmente partono anche i verbali, che però ritornano – il famoso vagone pieno di carte dell’Enciclopedia che ritorna a Roma.

            Questo verbale è il secondo imperituro monumento al gentile dell’Enciclopedia Italiana perché vi è anticipato tutto il futuro programma dell’Istituto. La legge che costituiva l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da Treccani era stata approvata alla fine del ’33, ed il decreto reale trasformato in legge all’inizio del ’34: Gentile si preoccupa di tracciare la via. C’è tutto: c’è la medievale, c’è un’opera sulla lingua, l’enciclopedia giuridica, c’è lo sviluppo delle opere geografiche, ci sono le opere settoriali, perfino le scienze.

 

 

Da partito a Stato

 

         Nel ’37 l’opera finisce, si pubblica un’appendice, bellissima, del ’38. E’ l’anno in cui si stacca dall’Enciclopedia Italiana Enrico Fermi, uno dei suoi grandi protagonisti. Egli se ne va, ma lascia delle voci per questa Appendice che sono il suo congedo, e sono voci profondamente commoventi. Fermi lascia la comunità, nell’Appendice compare una seconda voce “fascismo”, quasi sconosciuta. Mi è sempre capitato di notare che l’articolo “Fascismo” di Omero Ranelletti sull’Appendice sia pressoché ignorato, mentre è una voce di grandissimo interesse: coglie il momento nel quale il fascismo passa da partito a stato e lo coglie con una lucidità veramente gentiliana, veramente tale da fotografare un momento della storia del nostro Paese che altrove non si trova altrettanto ben rappresentato.

            Fortunato Pintor rimane a presidio, dopo la vicenda dell’8 dicembre,  dell’Enciclopedia. Gentile si è trasferito a Firenze. Il commissario inviato dopo l’occupazione di Roma trafuga 10 milioni dalla cassa dell’Istituto. Pintor scrive allora a Gentile che segue ormai impotente le sorti ultime della sua creazione. Ma Pintor, una delle coscienze più adamantine dell’Italia di questo secolo, ha difeso gli archivi, gli schedari che permetteranno di ristampare, con un atto di genio, l’Enciclopedia Italiana, quando nel ’47, in un periodo di tormentati avvicendamenti di commissari e di presidenze, vede salire alla presidenza dell’Istituto il cieco veggente Gaetano De Sanctis, colui che gli aveva mandato una lettera indimenticabile che dice “Senatore, sono con lei, qui è in discussione la patria, e su questo non si discute, faccia conto anche sulla mia adesione”.

            Una grandissima presenza è stata quella di Gentile sull’Enciclopedia. Spirito ci ha indicato l’opportunità di studiare le retroazioni della comunità dell’Enciclopedia sul pensiero di Gentile. Non ci sono battute pericolose del Gentile teorema, altissimo ed arrischiato com’è la teoremi molto alta; qualcuno mi disse che Gentile avrebbe detto un giorno che la fisica teorica si scrive tutta in dieci giorni.  Non credo che abbia potuto dire questo, ma potrebbe essere un corollario di un modo di concepire la funzione del pensiero nell’uomo, nel soggetto finito, nel soggetto che cartesianamente dubita e dal dubbio risale. Certamente questa comunità intenta a cercare, a chiarire, intenta a vivere in una vicenda anche collettiva, impresse in Gentile e gli suggerì quel concetto dell’ultima sua opera sulla “società trascendentale”, nel quale, ancor più che in altri, l’Enciclopedia vede il proprio riflesso nella riflessione di una coscienza, un uomo verso la quale la nostra gratitudine, la nostra reverenza, la nostra stima profonda per il magistero ricevuto non ha limiti, oggi, e non credo che potrà mai averne.

                 

13/02/2007


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