CULTURA

 

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA -

"KURTLAR VADISI - IRAK" (LA VALLE DEI LUPI - IRAK)

di Dagoberto Husayn Bellucci

"Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca col fondo trasparente."
( Wilson Mizner - Aforisma)


"Al cinema preferisco la televisione, è più vicina alla toilette"
(Aforisma anonimo)

"La morte non è che un'abolizione dello spazio e del tempo. Questo è anche il
fine del cinema."
( Jean Cocteau - Aforismi )
"Cinema. Prigione per gli occhi."
( Franz Kafka - Aforismi )

La cinematografia, "l'arma più forte" secondo l'entusiastico slogan
propagandistico usato in Italia negli anni Trenta durante il periodo fascista e
riprendendo una delle molte affermazioni mussoliniane, rappresenta
insindacabilmente una delle principali 'macchine' per il controllo delle masse.
Sono le immagini proiettate dal grande schermo a definire spesso e volentieri
le mode ed i costumi delle società contemporanee ed è l'uso 'spregiudicato' e
intelligente di un simile strumento di omologazione ad aver prodotto i migliori
risultati - nel corso dei decenni - fin dall'avvento del cinema all'inizio del
XXmo secolo.

Una simile "macchina bellica" , sapientemente utilizzata da dagli apprendisti
stregoni dell'One World mondialista (mondo unidimensionale 'rovesciato'
dell'effimero e dell'edonismo), ha prodotto nel corso di tutto il secolo scorso
e fino ai giorni nostri i migliori risultati in fatto di sovversione dei
modelli comportamentali, evolutivi (o per esser più chiari involutivi visti i
processi di schiantamento ontologici in 'corso'..."lavori in corso" nell'epoca
del Villaggio Globale e della Globalizzazione dei mercati...'traiettorie'
discendenti , tellurico-demoniache, di una contemporaneità alla deriva
...'esistenzialismo' depauperizzato e nichilismo trionfanti...), culturali e
socio-politici che hanno contrassegnato l'incedere 'pedante'
dell'individualismo di massa, 'simbolica' rappresentazione del viaggio
attraverso il Nulla delle individualità contorte presenti in questa fase
storica terminale.

L'importanza, la funzione 'sociale' 'educativo-didattica', della
cinematografia risulterà 'conforme' alle strumentalizzazioni che di questo
mezzo di diffusione di massa di immagini e 'stili' verranno adottate
dall'Establishment: se già in epoche 'altre' i regimi totalitari della Germania
nazionalsocialista, dell'Italia fascista o dell'Unione Sovietica compresero
perfettamente l'irresistibile, diabolico, 'fascino' esercitato sulle masse
popolari dalle immagini 'filmiche' - straordinarie 'produzioni' quelle
partorite durante gli anni Trenta e Quaranta dai governi dell'Asse (1) - e la
valenza politica che un simile strumento avrebbe avuto nel corso degli anni,
sviluppandosi le tecniche di realizzazione, il sonoro e le immagini; è da
considerare essenziale l'enorme, spregiudicato e disinvolto utilizzo che verrà
successivamente fatto del mezzo cinematografico dalla propaganda della nazione
che , più di tutte, 'investirà' risorse e capitali in questa autentica
"industria" al servizio della Politica: gli Stati Uniti d'America.

Se già la Germania hitleriana aveva lucidamente 'percepito' l'efficacia e
l'enorme potenziale della cinematografia (indiscutibile campione di
'propaganda' l'allora Ministro nazionalsocialista Joseph Goebbels che saprà
marzialmente ordinare le parole d'ordine della weelthanshauung hitleriana in
immagini incomparabili di sublime 'maestria' anche grazie alla straordinaria
capacità espressiva che dal mezzo cinematografico saprà 'trarne' autentici
capolavori 'didattico-militanti' la 'campionessa' della cinepresa dell'epoca,
Leni Riefensthal (2), regista, fotografa e documentarista di inestimabile
classe, di assoluto valore e di irraggiungibile perfezione...'scintillante' e
osannata Signora delle cineprese dell'epoca nonchè primadonna 'ariana' e
aristocratica della 'corte' di 'aficionados' e 'intimi' che gravitavano attorno
alla insuperabile, metastorica, metafisica figura dell'Ultimo Signore degli
Arii, il Fuhrer della Germania, "l'ultima speranza dell'Europa", l'axis mundi
del Nuovo Ordine eurasiatico ario-germanico ....Adolf Hitler...il più Grande ...
senza se e senza ma...) altrettanto negli stessi anni avevano compreso i
padroni, produttori e registi ebrei e cripto-ebrei detentori della stragrande
maggioranza delle case cinematografiche di Hoolywood, autentico feudo ebraico
(3) e centro di propaganda internazionale della sovversione modernista in tutte
le forme attraverso una sterminata produzione di film che esaltano l'american
way of life, la politica estera statunitense, il mondo rovesciato della società
massificata supercapitalistica statunitense (...in 'ordine'...tedeschi
('crucchi'), giapponesi ('musi gialli'), russi ('comunisti'), arabi
('terroristi') quali 'rappresentazioni' cinematografiche del nemico di turno
della percezione occidentalista statunitense...l'Occidente un'invenzione "made
in USA"...).

In questo 'gioco' degli specchi, nel quale la propaganda rovescia sul
'nemico' ogni infamia e tratti realmente satanici, occorre sottolineare la
straordinaria 'apparizione' del film "Kurtlar Vadisi Iraq" (La Valle dei Lupi)
, pellicola cinematografica di produzione turca che 'rovescia' i ruoli e le
rappresentazioni caricaturali degli avversari normalmente assegnate
dall'industria cinematografia statunitense ai vari soggetti 'opposti' alla
superpotenza a stelle e strisce per restituirci uno spaccato cinematografico
eccellente sulla realtà dell'occupazione militare americana dell'Iraq
contrassegnata da operazioni squadristico-terroristiche di bande predatorie a
stelle e strisce, dall'infamia del campo di concentramento e detenzione di Abu
Ghraib e dalle innumerevoli sevizie subite dalla popolazione civile irachena
sottoposta all'occupazione territoriale 'yankee'.
Il film , opera del regista Serdan Akar, sfutta in quest'ottica il filone del
cosiddetto cinema d'azione hoolywoodiano per inviare al mondo un messaggio
'rovesciato': sono gli States la principale potenza terroristica e
imperialistica del pianeta, una nazione sfruttatrice e ingannatrice che tende
ad opprimere i popoli del Vicino Oriente.

Presentando questo film Mireille Beaulieu scriverà: "Da decenni il cinema
d'azione hollywoodiano divulga il mito di eroi statunitensi arrivati in paesi
stranieri per combattere il Male assoluto e portare Giustizia, Libertà e
Democrazia. Molto spesso, queste grossolane fiction hanno come sfondo il
Vietnam - vecchio fantasma su cui operare una rivincita...E, invariabilmente il
popolo nemico viene rappresentato come subdolo, crudele e primitivo.
Vietnamiti, Russi, Sud-americani, poi Arabi, sono stati così caricaturizzati
senza posa, in film che glorificano giustizieri statunitensi virili che
seminano morte e terrore in nome del Bene. Rare sono le opere prodotte da altre
cinematografie che sono riuscite a mettere in cattiva luce questa allucinante
propaganda filmata. Oggi, il cinema turco, contrattacca con un autentico
pamphlet: Kurtlar Vadisi - Iraq (La Valle dei Lupi - Iraq) di Serdar Akar
(2005)" (4)


Scriverà nella sua recensione la diplomata in geopolitica e ricercatrice
della storia del cinema e giornalista M. Beaulieu: "Il film rievoca un
avvenimento reale : l’arresto, il 4 luglio 2003, di 11 membri delle forze
speciali turche da parte dell’esercito statunitense a Souleimanieh, nel Nord
dell’Iraq. Gli 11 uomini furono ammanettati ; soprattutto, vennero loro messi
in testa dei sacchi di juta. Essi furono interrogati per parecchi giorni e poi
rilasciati senza alcuna spiegazione. Secondo l’esercito statunitense, erano
sospettati di preparare un attentato contro il governatore kurdo di Kirkouk. Si
trattò invece di una rappresaglia, dopo il rifiuto della Turchia (eppure
alleato di vecchia data degli Stati Uniti) di autorizzare il transito delle
truppe statunitensi sul suo territorio in occasione della loro nuova
aggressione contro l’Iraq. L’umiliazione fu dolorosa per i Turchi, popolo nel
quale è profondamente radicata la coscienza nazionale.Quell’incidente è il
punto di partenza del racconto. Prima di suicidarsi, un ufficiale turco
traumatizzato da quanto subito, invia una lettera di addio al suo amico Polat
Alemdar : « Questo atto è un’offesa all’intera nazione turca », scrive. Alemdar
è un agente dei servizi segreti che gli spettatori turchi conoscono bene ; egli
è stato protagonista di una serie televisiva di grandissimo successo, già
intitolata La Valle dei lupi, in cui egli infiltrava con successo la mafia.
Stavolta, Polat Alemdar (sempre interpretato da Necati Þaþmaz) parte
immediatamente per l’Iraq allo scopo di vendicare il suo amico. Egli vuole
ritrovare Sam William Marshall, il responsabile statunitense dell’ « affaire
dei sacchi di juta ». Ma quello che scoprirà in Iraq è un vero incubo…(...un
incubo dal quale l'America è uscita con le ossa a pezzi, senza dignità, senza
onore e priva di quella 'gradassatamente' pomposa retorica che ne avevano
accompagnato - durante l'epoca dell'amministrazione Bush e dei deliri
neoconservatori post-11 settembre 2001 - l'entrata 'manu militari' realizzata
attraverso l'ennesima guerra d'aggressione neocolonialista e imperialista
ndr...)..." (5)

Prosegue nella sua analisi sul film turco la Beaulieu: "Questa
superproduzione (si tratta, con un budget di 8,4 millioni di euri, del film più
costoso della storia del cinema turco) batte in Turchia tutti i record d’
incasso : già oltre 4 milioni di spettatori dalla sua uscita, lo scorso 3
febbraio. Grande successo anche in Germania, (paese che conta una minoranza
turca o d’origine turca di 2,6 milioni di individui) dove circa 500 000 persone
hanno visto il film, uscito il 9 febbraio.
La stampa turca ed europea ha iniziato a parlare della Valle dei lupi – Iraq
fin dal suo successo iniziale in Turchia. L’infatuazione manifestata in
Germania, accompagnata alle violente condanne di parecchi politici di questo
paese, ha suscitato una nuova ondata di articoli in Europa e anche negli Stati
Uniti. Edmund Stoiber, capo della CSU bavarese, partito cristiano affiliato all’
estrema destra, ha in effetti fatto appello per il boicottaggio del film. Non
senza abilità, egli non ha preteso una censura di Stato, ma chiesto ai gestori
di cinema di ritirare spontaneamente La Valle dei lupi dai cartelloni. Ripresa
da certi responsabili dei Verdi e dal Consiglio Centrale degli Ebrei di
Germania, la sua parola d’ordine è stata seguita dal circuito di sale Cinemaxx,
che il 23 febbraio ha rinunciato alla gestione del film. Tuttavia, questa
misura non ha avuto effetto che su 12 copie sulle 68 in circolazione in
Germania. Si è così palesata una vera polemica che riprende frequentemente le
medesime accuse : questo film sarebbe non solo « anti-americano », ma pure
antisemita. Kurtlar Vadisi – Iraq è poi uscito in Belgio ed in Svizzera, ma non
era previsto che in aprile sugli schermi francesi. L’enorme successo nei paesi
limitrofi ha tuttavia spinto parecchi curiosi a partire per vederselo in
Germania o nel Belgio. Il distributore per la Francia, Too Cool (produttore-
distributore di film turchi), ha allora anticipato la data d’uscita all’1
marzo, con 15 copie in versione originale sotto-titolata, destinate alle città
che contano una forte minoranza turca (Parigi, Colmar, Oyonnax, Lilla, Lione).
Stranamente, nessuna rivista dedicata agli spettacoli parigini ha ancora
annunciato quest’uscita, che ha avuto luogo a Parigi nella vecchia sala della
Cinémathèque Française, situata al n 42 di boulevard Bonne Nouvelle e oggi
dedicata ai cinema del mondo (del resto, il suo nuovo nome è « Cinéma du monde
»). Certi media come Le Monde, poi Canal + e France 3 (rete nazionale) hanno sì
segnalato l’evento, ma sempre in modo ostile e avvolgendolo in un’aura di
scandalo. Noi abbiamo visto La Valle dei lupi – Iraq, che sembra ben più
pertinente e ricco di quanto pretenda la maggior parte dei media occidentali
ufficiali. Si tratta di un’opera ibrida, che mescola bruta azione, cinema
popolare orientale e scene molto più elaborate di riflessione. Il film,
concepito apertamente per il grande pubblico, riprende tutti i codici del
cinema d’azione hollywoodiano per applicarli ad un messaggio politico
diametralmente opposto : la denuncia dell’imperialismo statunitense, della sua
sanguinosa occupazione dell’Iraq e del suo spregio per i popoli. È qui utile
precisare che il presente articolo si basa sui sottotitoli francesi delle copie
in versione originale distribuite in Francia." (6)

Anche noi abbiamo visionato - e più volte - il film "Kurtlar Vadisi - Iraq"
sia nella versione 'araba' (acquistata a Beirut) sia nella copia che gli amici
del C.P.E. (Coordinamento Progetto Eurasia) stanno - seppur 'faticosamente'
visti gli 'spazi' di 'manovra' 'concessi' dal Sistema e soprattutto l'interesse
per la politica internazionale 'suscitato' tra i deambulanti sub-umani italioti
- facendo circolare attraverso pubbliche proiezioni. Un film assolutamente
imperdibile per chiunque nel Terzo Millennio della contemporaneità nichilista
voglia 'ribaltare' stereotipi e idee propagandate dalla cloaca massima del
Sistema di potere e omologazione planetaria del Mondialismo (alias gli
'States'...il Grande Satana)...
Ulteriori 'indicazioni' recensorie sarebbero oltremodo inutili e
assolutamente superflee rispetto a quanto finora 'riportato'... Anche perchè
nella sua recensione la stessa Mirelle Beaulieu 'lucidamente' - analizzando le
affatto 'sinergiche' relazioni turco-statunitensi scriverà: "Seguito dell’
azione: Polat Alemdar si introduce, dunque, in Irak con due dei suoi fedeli
luogotenenti. La loro vettura è fermata da delle guardie di frontiera curde
poco amichevoli (i peshmerga che amministrano il Kurdistan iracheno per conto
degli Stati Uniti). I tre agenti turchi si vedono obbligati a sopprimerli;
prima scena ultra violenta del film, che non ne è avaro. Alemdar ed i suoi
uomini si recano a Erbil, in un hotel di lusso appartenente ad una catena
americana ( il “Grand Harilton”, legato agli Hotel Hilton), allo scopo di
attirarvi Sam William Marshall. I peshmerga li rintracciano e tentano di
arrestarli nella sala ristorante. Alemdar si mostra particolarmente sprezzante
con questi Curdi, che considera come collaborazionisti. Esige l’intervento del
direttore statunitense dell’hotel, spiegandogli che ha disseminato l’edificio
di cariche esplosive telecomandate. Il direttore avvisa Sam Marshall, che si
reca immediatamente sul posto. Segue un dialogo molto rivelatore. Marshall
(interpretato dall’attore statunitense Billy Zane), vecchio militare che dirige
una unità segreta della CIA nel Nord dell’Irak, domanda ciò che dei Turchi
possono ben attendersi, da parte degli Stati Uniti: “Da 50 anni noi vi
paghiamo, paghiamo anche l’elastico dei vostri slip. Ne volete ancora di più? E
poi, vi abbiamo salvati dai comunisti…”. Allusione elegante all’alleanza
suggellata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fra i due paesi. Membro
della NATO, la Turchia è territorio strategico per gli Stati Uniti, che vi
possiedono numerose basi militari. Al fine di ancorare il paese nella sfera
occidentale, dal tempo della guerra fredda, Washington lo fece largamente
beneficiare del Piano Marshall. Il nome di Sam Marshall sembra, d’altro canto,
una fusione ironica di “Zio Sam” e di “Piano Marshall”. “Io non sono il leader
di un partito politico, né un soldato, ma un semplice Turco”, risponde Alemdar.
Risposta interessante, che gli permette di incarnare la nazione turca nel suo
insieme, e che rende il film totalmente consensuale sul piano della politica
interna turca. Il suo scopo è una vendetta simbolica: affibbiare a Marshall un
sacchetto di juta. Ma questi utilizza il gruppo di bambini che l’accompagna, e
che doveva cantare in occasione di una serata di beneficenza, come un vero e
proprio “scudo umano”. Alemdar abbandona, provvisoriamente, lo scontro." (7)

'Guai' a ritenere esclusivamente americanocentrica la politica vicino-
orientale nè assolutamente funzionale ai soli interessi della plutocrazia a
stelle e strisce l'entrata della Turchia nell'Europa...Vi 'piaccia' o meno la
Turchia è tanto europea quanto lo sono la Finlandia, l'Irlanda e la Catalogna...
non foss'altro perchè l'insieme sgangherato e depauperizzato di soggetti statal-
governativi che compongono l'Unione Europea potrebbe 'agevolmente' accogliere
tra i propri membri (...un nucleo di coglioni...) qualsiasi comunità, nazione,
etnia, razza...'oramai' siamo al "villaggio multicolored"
dell'onnicomprensività multirazziale e multiculturale...sfiguramento ontologico
di un'insieme di Stati e Nazioni, individui e comunità, alla 'deriva' ...privi
di identità, di storia, di cultura comuni... All'Europa delle banche e delle
multinazionali, delle lobbie's e dei potentati finanziari, di lorsignori del
sistema mondialista che obnubila le coscienze e disintegra tradizioni e civiltà
dovremmo opporre un'Europa dei Popoli.... 'Cercatela' voi 'bianco-centrici'...e
buona 'cerca'... La 'cerca' del Nulla!
Personalmente - e sia detto per inciso - noi faremmo entrare in Europa la
Repubblica Islamica dell'Iran ....le 'cose' andrebbero sicuramente 'meglio'....
e 'scommettiamo' che non avremmo 'isteriche' manifestazioni' di 'dissenso' in
caso di vittoria dei conservatori a Teheran... Ahmadinejad a Strasburgo!
Infine scrive l'autrice di questa fondamentale recensione..."Le scene dell’
hotel sono inframmezzate da quelle di un’azione parallela: la celebrazione di
un matrimonio arabo in un villaggio circondato dall’armata statunitense. I
soldati attendono, cinicamente, il tiro delle tradizionali salve d’onore per
invadere il luogo alla ricerca dei “terroristi” armati. Non esitano ad
abbattere un bambino a bruciapelo, poi a massacrare alla cieca i convitati. Lo
sposo, venuto in soccorso della moglie, è ucciso sotto i suoi occhi. Le
immagini della carneficina sono mostrate al rallentatore per amplificare il
loro potere emozionante. Ricostruzioni storiche
I sopravvissuti sono trasferiti alla tristemente famosa prigione di Abu
Ghraib per torture inflitte ad alcuni detenuti per mano di una soldatessa,
Lynndie England. La differenza del trattamento cinematografico è flagrante:
inquadrature e messa in scena sono sobrie e molto curate, quasi iper realiste.
Vi si vede la giovane donna accanirsi su prigionieri nudi, ammucchiati in una
piramide umana. Tutti i dettagli del nastro video originale sono là, fino allo
spegnimento da parte del soldato che filma alla telecamera. Questo esempio non
è isolato. Un tratto che colpisce del film (poco rilevato dalla stampa
dominante) è il suo riutilizzo di fatti reali nel dipingere le angherie
statunitensi in Irak. I giornalisti che denunciano il partito preso “anti
americano” de La Valle dei Lupi - Irak si lamentano, invariabilmente, della
rappresentazione degli occupanti in guisa di uccisori sanguinari. Quel che si
omette di precisare è che la grande maggioranza dei misfatti evocati è una
ricostruzione di fatti tratti dalla realtà. “Io non condivido le critiche d’
antiamericanismo. Io ho lavorato in Irak ed ho incontrato la maggior parte dei
fatti raccontati nel film. Scene in tutto parallele a ciò che io ho visto sul
posto. Lo sceneggiatore ha fatto un buon lavoro. Hanno trasmesso i fatti sullo
schermo ”afferma Jerome Bastion, il corrispondente in Turchia di Radio France
Internationale, citata dal sito turco - belga Belexpresse. L’attacco del
matrimonio fa così riferimento al bombardamento, per opera dell’aviazione
statunitense, di una festa di nozze nel villaggio di Moukaradib (regione di Al-
Qaem, nell’Ovest dell’Irak) che aveva ucciso più di 40 civili nel maggio del
2004. Davanti alle proteste, il comando militare aveva affermato di aver
colpito una “riunione di terroristi”. Altra sequenza di spessore, quella che si
svolge in un villaggio nel corso della preghiera della sera. Nel momento in cui
il muezzin esclama “All’indipendenza!”, un razzo lanciato dall’occupante
polverizza il suo minareto. Nella realtà, le forze militari statunitensi non
hanno esitato a violare dei luoghi di culto. Ci si ricorda, com’è noto, il
bombardamento della moschea Hadret Mohammediya a Fallujah, il 15 Aprile 2004,
nel corso del quale il minareto era stato distrutto, proprio come la scuola
coranica ed una parte dei muri di cinta. Nelle scene ambientate nella prigione
di Abu Ghraib, avevamo potuto vedere un medico statunitense dal viso coperto di
cicatrici (Gary Busey, famoso interprete di Hollywood) estrarre un organo
sanguinolento dalle viscere di un detenuto, per poi posarlo in uno dei numerosi
containers destinati all’estero “organo umano per trapianto” si leggeva sui
coperchi, destinato a Londra, New York e Tel Aviv. Questo passaggio ha
suscitato le più vive critiche, e traduce, secondo numerosi giornalisti della
stampa dominante, un antisemitismo flagrante. Tuttavia, nessuno si è dato il
disturbo di investigare sulla tematica dei trapianti di organi nell’Irak
occupato. Se l’avessero fatto, avrebbero scoperto che il traffico di organi si
sviluppa in modo inquietante dopo l’invasione, sul terreno della miseria.
Numerosi Irakeni disoccupati accettano infatti di vedere al miglior offerente i
loro organi - per lo più si tratta dei reni. Beneficiari: alcuni fortunati
Irakeni, ma anche dei “turisti della salute” stranieri, attirati dai prezzi
praticati - all’ospedale Karama di Baghdad si può acquistare un rene per 2000 o
3000 dollari. I donatori portati a questa decisione estrema vengono dai
quartieri più poveri di Baghdad, per lo più da Sadr City, ma anche dal resto
del paese. I rischi di complicazioni, a volte mortali, corsi da questi donatori
sono accresciuti dalla malnutrizione, la penuria di medicinali e la drammatica
situazione sanitaria del paese. Il giornale algerino La nuova Repubblica si è,
anch’esso, fatto eco di un traffico mafioso di reni che porta malati disperati
algerini in Irak, via Giordania. In assenza di una applicazione minuziosa dei
protocolli medici, il 90 % dei trapiantati muoiono anch’essi in breve tempo.
Queste informazioni fanno riferimento a traffici di organi su donatori
“consenzienti”. Il film evoca, per parte sua, pratiche effettuate su
prigionieri di Abu Ghraib e su morti vittime di colpi statunitensi. La finzione
si basa qui su informazioni diffuse dalla stampa araba. Secondo Fakhriya Ahmad
nel quotidiano saudita Al Watan datato 18 Dicembre 2004, rapporti dei servizi
segreti europei hanno fatto stato di un importante traffico di organi prelevati
su morti e feriti; organi trasferiti prima in cliniche private e poi negli
Stati Uniti. La prigione di Abu Ghraib è chiaramente chiamata in causa;
numerosi detenuti giustiziati vi subirebbero prelevamenti d’organi." (8)

Occorre 'aggiungere' 'altro'?
Dovete visionare il film "Kurtlar Vadisi Iraq - La Valle dei Lupi Iraq"....
non è un 'consiglio' ...è una 'consegna'...(9)
'Dopo' ...'forse' ...anche le anime 'belle' dell'anti-immigrazione, anti-
islamismo militante di qualsivoglia 'risma' la smetteranno di starnazzare
ripetendo le parole d'ordine dello 'scontro tra le civiltà' di neoconservatrice
e sionistica 'strategia'... Altrimenti...'au revoir'...anzi 'addio' .... "in
direzione opposta e contraria" (parafrasando il titolo di una splendida
raccolta di canzoni del Grande Fabrizio (Faber) De Andrè...perchè "al dio degli
inglesi non credere mai..." ...'visionate' la pellicola in 'questione'
...'capirete' il perchè aveva ragione, quasi quarant'anni or sono,
"l'impiegato-bombarolo" del cantautore genovese....).

Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava....
in Iraq la Giudeoplutocrazia statunitense 'scava' ancora per.... i suoi morti!


DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"





Note -

1 - Scriverà in proposito Maria Grazia Mazzocchi: " Quando nel 1922 Mussolini
prende il potere in Italia, subito afferma pubblicamente di ritenere il cinema
“l’arma più forte dello Stato”. Già allora, quando il sonoro era ancora di là
da venire e la produzione italiana era scarsa e di non eccelso livello, con la
sua ben nota “lungimiranza fascista”, il duce aveva capito l’importanza dell’
immagine per fare presa sul popolo. Eppure il regime non cercò mai di asservire
totalmente il cinema alla propaganda della sua ideologia, come avrebbe invece
fatto il nazismo. Grazie anche all’intelligente consiglio di alcuni
responsabili politici, in primis Luigi Freddi, Mussolini lasciò al cinema
italiano la possibilità di realizzare pellicole con sufficiente autonomia,
tenne leggera la scure censoria e si limitò a controllare i documentari
didattici e i cinegiornali educativi.
Egli imbocca così una via italiana al cinema che permetterà a registi come De
Sica e Visconti, in un certo senso anche a Blasetti, di non sentirsi troppo
frustrati e di preparare, già alla fine deglianni Trenta, il neorealismo del
dopoguerra. I film di evasione, quelli storici, quelli romantici, non
interessano più di tanto il partito, che invece ci tiene ad esportare nel mondo
un’immagine vincente dell’Italia, anche attraverso i suoi lungometraggi.
Diverso è il discorso per quanto riguarda l’informazione, che viene proiettata
in tutti i cinematografi prima di ogni spettacolo, e alla quale è affidato il
compito di mostrare alla popolazione i fasti del regime. Nel 1923 nasce L’
Unione Cinematografica Educativa (LUCE) per la produzione di documentari e,
soprattutto, di cinegiornali. Tutta la produzione LUCE è tesa a fornire al
pubblico sia italiano che straniero una documentazione precisa delle imprese e
dei successi dell’Italia fascista.
Fino al 1931 i cinegiornali sono muti. Con l’avvento del sonoro, le parole
pronunciate enfaticamente e la musica acquistano un’importanza fondamentale nel
sottolineare le immagini, anzi a volte sono proprio le parole che danno senso
ad immagini banali, magari anche riciclate.
La grandezza e il valore del duce, i progressi dell’Italia, l’aumento di
produttività dell’industria e del grano nei campi, il prestigio in campo
internazionale, sono i temi ricorrenti in tutti i cinegiornali. L’Italia è il
Paese nel quale si vive onestamente, dove tutti lavorano, dove le famiglie sono
numerose e serene, dove insomma tutto va bene… perché come un buon pater
familias il duce veglia sulla nazione: le disgrazie, la delinquenza, la
violenza, sono sempre mostrate come brutture che possono avvenire in altri
Paesi, ma dalle quali noi siamo fortunatamente immuni. Ampio spazio è sempre
dedicato alle inaugurazione, ai taglio di nastro o alla posa della prima
pietra, alle strette di mano tra personaggi illustri, ad ogni campagna lanciata
dal partito, così come alle imprese sportive, alle prove atletiche, alle
vittorie italiane in campo internazionale. Durante la guerra d’Africa si vedono
gli indigeni stringersi grati attorno alle truppe italiane, apportatrici di
benessere e di civiltà… Dal 1940 al 1943 i cinegiornali si prefiggono tre scopi
ben definiti: mostrare la perfezione dei nostri armamenti, lodare la vittoriosa
esecuzione delle nostre imprese belliche, prevedere l’inevitabile sconfitta del
nemico.Un tema particolarmente importante è quello che riguarda l’immagine del
duce. Lui, l’artefice di ogni successo, l’incarnazione di tutti i valori dello
Stato, il solo responsabile del bene del Paese, è mostrato sempre sicuro di sé,
forte, robusto, un punto di riferimento per tutti sia quando passa in rassegna
le truppe che quando visita un ospedale, falcia il grano o stringe la mano ad
un capo di Stato straniero. Quando declama un discorso, la sua posa e la sua
intonazione, le lunghe e sapienti pause tra una parola e l’altra, sono un
invito a nozze per riprese enfatiche e glorificanti. Solo dopo la tragedia del
1943 la sua immagine si appanna, e neppure i cinegiornali possono nascondere la
stanchezza dell’uomo, la sua delusione e la rassegnazione con cui compie i
gesti ufficiali di sempre: la rivista delle truppe repubblichine, il taglio di
un nastro, il saluto a un gerarca nazista. La produzione LUCE comprende anche
numerosi documentari, destinati alle riunioni politiche, alla didattica, spesso
anche al normale pubblico delle sale cinematografiche. I titoli sono molto
illuminanti e vanno da “Mussolinia” a “Dall’acquitrino alle giornate di
Littoria”, a “Nell’agro pontino redento” e “Nella luce di Roma”. Per quanto
riguarda invece la produzione cinematografica indipendente, negli anni che
vanno dal 1923 al 1929, prima dell’avvento del sonoro, i produttori italiani
cercano di riprendere le fila interrotte dalla I guerra mondiale, e realizzano
una serie di film fastosi in costume: è del 1923 “Quo Vadis?”, del 1924 “Cirano
de Bergerac”, del 1926 “Maciste all’inferno”. La storia passata è vista come
preparazione all’avvento del fascismo, e i grandi avvenimenti storici sono
volentieri mostrati come precorritori dei fasti dell’Italia mussoliniana.
Queste pellicole non riscuotono però il successo sperato, e il cinema
italiano stenta a trovare la via per conquistare il suo pubblico, tutto preso
dall’ammirazione per il cinema straniero, soprattutto americano, cosicché nel
1926 vengono prodotti solo venti lungometraggi italiani. Va ricordato, del
1929, il primo grande film fascista, “Sole”, per la regia di Alessandro
Blasetti. Esso è incentrato sui temi relativi alle bonifiche delle paludi
pontine e ci mostra grandi scenari naturali colti attraverso belle fotografie,
mentre anche le nuove angolazione delle riprese rendono questo film degno di
essere menzionato. Molto lodato dai critici, “Sole” è però completamente
ignorato dal pubblico. Nello stesso filone ispirato al mito del buon contadino,
si collocano altri film come “Forzano”, “Quattro passi fra le nuvole”,
“Selvaggio”, “Strapaese”, che riprendono le campagne per l’aumento della
produzione agricola e criticano il capitalismo basato sulla rendita fondiaria
dei grandi proprietari terrieri. La buona e sana vita contadina esce vincente
dal confronto con la logorante vita di città. L’avvento del sonoro apre una
nuova era nella cinematografia italiana.
Alla fine dell’anno una trentina di sale si sono già dotate delle moderne
apparecchiature e nel giro di cinque o sei anni tutti i cinematografi in Italia
offrono film parlati. All’inizio non mancano comunque le difficoltà, per
offrire al pubblico una traduzione accettabile dei film stranieri: il
doppiaggio presenta ancora molti problemi tecnici, e si tenta addirittura di
rifare i film americani con attori italiani! Il personaggio fondamentale dell’
industria cinematografica degli anni Venti è l’industriale Stefano Pittaluga
che, nel 1931, produce addirittura il 90% dei film italiani, col marchio
Pittaluga Cines. Egli riesce anche a fare approvare una prima legge
protezionistica a sostegno del settore (ne seguirà una seconda nel 1933), ma
non riesce a goderne i benefici effetti poiché muore poco prima della sua
entrata in vigore. La Cines continua comunque, sotto la direzione di Emilio
Cecchi, la produzione di film con registi di valore come Blasetti, Camerini,
Bragaglia, e autori come Pirandello e Alvaro, ponendosi come punto d’incontro
tra cinema e cultura: fino al 1933, anno in cui viene acquistata da Carlo
Roncoroni. Produttori come Gustavo Lombardo, Giuseppe Amato e Angelo Rizzoli
sono interessati soprattutto a film commerciali, con grande successo di
pubblico. Nel 1932 Mussolini inaugura la prima Mostra del Cinema di Venezia, il
festival che avrebbe contribuito molto al prestigio della cultura italiana nel
mondo, portando a girare in Italia registi come Max Ophuls, Abel Gance, Jean
Epstein. A Venezia, a testimonianza della notevole autonomia di giudizio della
commissione giudicante, riceve un premio anche Jean Renoir per “La grande
illusion”. In questo periodo si affermano le case produttrici Lux, Titanus,
ERA, mentre lo Stato continua la sua opera di sostegno istituendo una Direzione
Generale per la Cinematografia guidata da Luigi Freddi. Pur provenendo dalle
fila del partito, Freddi sostiene idee liberali. Egli è infatti convinto che lo
Stato debba sostenere il cinema senza costringerlo entro i ristretti argini
dell’ideologia fascista. Critico del metodo coercitivo applicato alla decima
musa dal nazismo, Freddi incoraggia un cinema che non entri in conflitto con le
tematiche di partito, ma che si rivolga invece a temi d’evasione, a imitazione
del cinema americano. E’ il momento dei film coi telefoni bianchi, delle storie
sentimentali a lieto fine, degli attori che riscuotono grande successo di
pubblico.
Quando nel 1935 gli studi della Cines vengono distrutti da un terribile
incendio, Freddi coglie l’occasione per realizzare il suo sogno di una
Hollywood italiana, e fonda, alla periferia di Roma, “Cinecittà”. Si devono a
Freddi anche l’istituzione di un Centro Sperimentale di Cinema e la nascita
della rivista “Bianco e Nero”, veri vivai di giovani talenti. Tra le altre
riviste di critica cinematografica ricordiamo: “Film”, “Lo Schermo”, e
soprattutto “Cinema”, diretta prima da Luciano De Feo, poi da Vittorio
Mussolini, e infine da Gianni Puccini. Si può dire che fino al 1938, anno in
cui diventa più stretta l’unione tra Mussolini e Hitler, il fascismo segue da
vicino il cinema italiano, ma interviene più per sostenerlo che per
sottometterlo: si limita a controllare che i film non promuovano comportamenti
immorali e che non presentino situazioni in contrasto con la cultura fascista,
ma per il resto preferisce porsi come osservatore che come padrone.
Sono di questi anni molti film comici, anche dialettali, e si affermano in
questo periodo attori come Petrolini, Vittorio De Sica, Totò, in quelle
commedie popolari che precedono il neorealismo del dopoguerra. Sempre molto
ricca la vena di registi come Blasetti (“1860”, “La tavola dei poveri”),
Camerini (“Gli uomini, che mascalzoni”, “Il signor Max” “Il cappello a tre
punte”), Brignone (“Passaporto rosso”, “Sotto la croce del sud”), ecc… Nei
primi anni della seconda guerra mondiale, ai successi bellici corrisponde un
grande fiorire di pellicole e una crescente affluenza di pubblico. Si affermano
nuove tendenze, ispirate in parte al teatro del Novecento, in parte alla
letteratura realistica americana. Accanto a Blasetti con “La cena delle beffe”
troviamo Antonioni, De Sica regista con “I bambini ci guardano”, Soldati con
“Malombra”, Luchino Visconti con "Ossessione"; si mostrano ora alcuni problemi
che prima erano sempre stati tenuti ben lontano dall’obiettivo della macchina
da presa. Nei mesi bui della Repubblica di Salò la produzione cinematografica
continua “come se niente fosse”, anzi proprio per far sì che “tutto sembri come
sempre”. Tra i molti film prodotti, ben pochi se ne possono ancora ricordare:
forse “Aeroporto”, di Pietro Costa, soprattutto perché su questo film fu
esercitato un diretto controllo da parte della censura nazista.
Un cenno a parte merita il filone dei film realizzati a partire dal 1935
sulle conquiste coloniali in Africa: vi si sentono influssi del cinema
statunitense e di quello francese, ma soprattutto vi si cerca di mostrare il
valore dei conquistatori italiani, che portano ai poveri selvaggi i doni della
moralità e del benessere. Ricordiamo: “Il cammino degli eroi” di Corrado D’
Errico, “Sentinelle di bronzo” di Romolo Marcellini e “Jungla nera” di Jean
Paul Paulin. E’ del 1938 “Sotto la croce del sud”, di Guido Brignone, il film
che esalta la possibilità di rinnovamento interiore nell’esaltante esperienza
di vita nel continente africano.
Va infine ricordata la produzione cinematografica dei giovani universitari
dei GUF, anche se in gran parte è andata perduta. Il ruolo degli intellettuali
all’interno della rivoluzione fascista, ancora in marcia verso il superamento
delle realtà piccolo-borghesi, si esprime in diversi campi all’interno dei
circoli universitari di varie città italiane. Esce nel 1932 a Venezia la
rivista di critica cinematografica “Il Ventuno”, più tardi vedono la luce in
Emilia Romagna periodici come “Architrave” e “Spettacolo”. Facendo cinema, i
giovani dei GUF, sempre molto attenti al cinema francese, si richiamano anche
al cinema sovietico soprattutto per quanto riguarda le strutture del montaggio,
le inquadrature, i contrasti posti a sottolineare l’idea sottostante, che è
sempre e comunque l’affermazione dell’ideologia fascista." (crf articolo "Il
Cinema, grancassa del regime fascista" dal sito internet www.storiain.net);

2 - Helene Berha Amalia Riefenstahl detta Leni (Berlino 22 agosto 1902 -
Pòcking 8 settembre 2003) assoluta propagandista della Germania hitleriana,
successivamente autrice, come fotografa e regista, di innumerevoli documentari
sulle culture tradizionali dell'Africa e sulla biologia marina. La Riefensthal
incominciò a recitare nel periodo della repubblica di Weimar partecipando nel
1926 al film "Der Heilige Berg" ("La montagna sacra"), una delle migliori
produzioni in stile 'volkisch' dell'epoca pre-hitleriana, diventando in pochi
anni la star di numerose altre pellicole del regista Arnold Fanck. Nel 1932
diresse e interpretò nel ruolo di protagonista il suo primo film "Das blaue
Licht" ( "La luce blu" ) unica donna dietro la macchina da presa in un periodo
nel quale la regia era quasi esclusivamente riservata agli uomini. Il film che
venne visionato dallo stesso Hitler , che ne rimase favorevolmente
impressionato, la catapulterà a primadonna della propaganda nazionalsocialista
quando un'anno più tardi il Capo del movimento nazionalsocialista assumerà il
potere (30 gennaio 1933) instaurando il Terzo Reich e chiamando 'Leni' alla
direzione di innumerevoli filmati propagandistici dei raduni tenuti a
Norimberga dall'NSDAP (il partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori).
La sua ultima interpretazione in veste di attrice, prima di dedicarsi
esclusivamente alla regia, sarà in quell'anno fatale per i destini della
Germania e del mondo "SOS Eisberg" ( "SOS Iceberg" ). Da quel momento in poi,
folgorata da uno dei discorsi 'magnetici' del Fuhrer, la Riefenstahl diverrà la
'propagandista' ufficiale del Terzo Reich alla quale si devono le estasiatiche
'visioni', l'immediatezza scenica, l'energica rappresentazione di volontà di
potenza, l'indomita maestria espressivo-cinematografica delle immagini che
'scolpiranno' in eterno una forma insuperata di Comunità Organica dinamica,
vivente, in evoluzione continua...la ierofania nazionalsocialista! Il primo
film di propaganda diretto dalla Riefenstahl su 'ordine' del Fuhrer sarà un
cortometraggio in occasione del congresso del partito di Norimberga del
settembre 1933. La pellicola, intitolata "Der Sieg des Glaubens" (La Vittoria
della Fede), venne reputato da Hitler stesso e dai gerarchi nazionalsocialisti
come un capolavoro assoluto. Film purtroppo immediatamente ritirato dalle sale
cinematografiche a causa della 'notte dei lunghi coltelli' che il 29-30 giugno
1934 'decretò' la scomparsa dell'ala 'socialisteggiante' e 'sinistra'
dell'NSDAP con la decapitazione dei vertici delle riottose Sturbmabteilung (SA)
e l'eliminazione del loro capo Ernst Ròhm. Il film conteneva troppe immagini di
questo dirigente della prima ora del movimento hitleriano per poter continuare
ad essere proiettato e considerando l'ordine perentorio dello stesso Hitler di
distruzione di tutte le copie presenti sul mercato. Addolorato per la giovane
regista il Fuhrer le concederà un ampio 'riscatto' con la realizzazione del
successivo "Triumph des Willens" ("Il Trionfo della volontà") sul raduno del
partito del 1934, un film che diventerà uno dei classici della propaganda del
Terzo Reich anche grazie alla straordinaria capacità della regista di dare un
senso di potenza, ordine, rinascita spirituale di una nazione che suggellerà
filmicamente nelle inquadrature panoramiche delle sterminate, ordinate,
inquadrate masse di uomini dei reparti delle S.S. e delle altre formazioni
militari nazionalsocialiste 'scandite' musicalmente dalla lirica wagneriana e
circoscritte dalle imponenti scenografie realizzate in quell'occasione
dall'architetto Albert Speer. Lodato da Hitler come "incomparabile
glorificazione della potenza e della bellezza del nostro movimento" il film
venne però criticato dai generali della Wehrmarcht 'esclusi' dalle riprese. Per
ovviare a questa 'mancanza' la Riefenstahl tornerà l'anno successivo a
Norimberga per girare un cortometraggio interamente dedicato alle forze armate
tedesche che verrà proposto al grande pubblico con il titolo di "Tar der
Freiheit - Unsere Wehrmacht" ("I giorni della libertà - il nostro esercito").
Sarà comunque nel successivo 1936 che la Riefensthal realizzerà il suo
capolavoro: "Olympia". Il film venne affidato dallo stesso Hitler alla sua
regista preferita in occasione dell'apertura delle Olimpiadi berlinesi. Per la
sua realizzazione la regista si rivolgerà anche al Ministro della Propaganda,
Joseph Goebbels, timorosa di eventuali sue interferenze: la pellicola, a
differenza delle precedenti, venne prodotta interamente dalla regista senza
l'avallo dell'NSDAP. Il risultato finale fu un capolavoro che riprendeva la
bellezza virile e celebrava lo sport come comunione ideale di valori e di
sforzi tesi al miglioramento individuale e collettivo, riproponendo immagini
dell'Ellade e esaltando la figura dello sportivo in tutte le diverse discipline
degli antichi giochi olimpici della Grecia. Allo scoppio della guerra, nel 39,
la Riefensthal stava lavorando al progetto per un nuovo film "Penthesilea"
basato sull'opera del drammaturgo Heinrich von Kleist, ma il conflitto porterà
all'accantonamento del progetto iniziale che prevedeva scene da girare in paesi
oramai in guerra con la Germania. Dal settembre di quell'anno la regista sarà
in Polonia, al seguito delle truppe tedesche vittoriose, per documentare la
travolgente avanzata. All'inizio del 1940 si dedicherà alla produzione di
"Tiefland" ("Terra degli abissi") un documentario sugli oceani che verrà
completato soltanto quattordici anni dopo, nel 54, e dopo che la Riefenstahl
venne chiamata dalle autorità alleate occupanti e dai nuovi amministratori
democratici della Germania federale a rispondere delle sue attività
filonaziste. L'ultimo suo documentario di riprese sottomarine "Meraviglie
sott'acqua" uscirà nel 2002 un anno prima di sposarsi , centenaria, con Horst
Kettner e di lasciare la vita terrena nell'autunno successivo all'età di 101
anni.

3 - interessante articolo sull'ebraicità di Hoolywood a firma del giudeo Joel
Stein apparso sul quotidiano "Los Angeles Time" in data 28 dicembre 2008.
Scrivo il kippizzato 'estensore' dell'articolo: "In vita mia non sono mai stato
così turbato da un’inchiesta. Oggi solo il 22% degli americani crede che “le
industrie cinematografiche e televisive sono praticamente controllate dagli
ebrei”, una percentuale in calo rispetto a quella del 1964 che era di quasi il
50%. La Anti-Defamation League, che il mese scorso ha reso pubblici i risultati
dell’inchiesta, vede in questi numeri una vittoria contro gli stereotipi. In
realtà, essi dimostrano proprio quanto l’America sia diventata stupida. Gli
ebrei governano completamente Hollywood.

Ma quanto è profondamente ebrea Hollywood? Quando, qualche settimana fa, i
capi degli studi cinematografici hanno sottoscritto una inserzione a tutta
pagina sul Los Angeles Times (2) per chiedere che la Screen Actors Guild (3)
definisse il loro contratto, la lettera aperta era firmata da: Peter Chernin
(4), presidente della News Corp. (5) (ebreo), Brad Grey (6) presidente della
Paramount Pictures (7) (ebreo), Robert Iger (8), amministratore delegato della
Walt Disney Co. (9) (ebreo), Michael Lynton (10), presidente della Sony
Pictures (11) (sorpresa! un ebreo olandese), Barry Meyer (12) presidente della
Warner Bros. (13) (ebreo), Leslie Moonves (14) amministratore delegato della
CBS Corp. (15) (così ebreo che il suo prozio fu il primo Primo Ministro
israeliano 16), Harry Sloan (17) presidente della MGM (18) (ebreo) e Jeff
Zucker (19) amministratore delegato della NBC Universal (20) (stra-ebreo).

Se avesse firmato anche uno dei due fratelli Weinstein (21), questo gruppo
avrebbe avuto non soltanto la forza di chiudere i battenti di tutta la
produzione cinematografica, ma anche di formare un minyan (22) con una quantità
di “acqua delle Fiji” (23) a disposizione per riempire una mikvah. (24)

La persona cui erano rivolte le grida dell’inserzione era il presidente della
SAG, Alan Rosenberg (provate ad indovinare…). (25) Il feroce rifiuto alla
richiesta contenuta nell’inserzione fu scritto dal super-agente dello
spettacolo Ari Emanuel (26) (ebreo con genitori israeliani) sull’Huffington
Post (27), di proprietà di Arianna Huffington (che non è ebrea e non ha mai
lavorato ad Hollywood). (28)

Gli ebrei sono talmente dominanti che ho dovuto passare al setaccio le
aziende per far spuntare sei gentili in posizioni rilevanti nelle compagnie
cinematografiche. Quando li chiamai per parlare del loro incredibile
avanzamento, cinque di loro si rifiutarono di parlare con me, a quanto pare per
paura di ingiuriare gli ebrei. Il sesto, Charlie Collier, presidente dell’AMC,
risultò essere ebreo. (29)

Siccome sono orgoglioso d’essere ebreo, voglio che l’America sia informata
delle nostre imprese. Si, noi controlliamo Hollywood. Senza di noi perdereste
la testa tutto il giorno saltando in TV da The 700 Club (30) a Davey and
Goliath. (31)
Così mi sono assunto il compito di persuadere di nuovo l’America che gli
ebrei governano Hollywood, lanciando una campagna di pubbliche relazioni,
perché questo è ciò che sappiamo far meglio. Sto valutando vari slogan, fra
cui: “Hollywood: più ebrei che mai!”; “Hollywood: dal popolo che vi ha portato
la Bibbia” e “Hollywood: se vi piacciono televisione e film, allora
probabilmente, in fondo, vi piacciono gli ebrei”.

Ho chiamato il presidente dell’ADL (32), Abe Foxman (33), che era a Santiago,
in Cile, dove, mi riferì con mia grande costernazione, non stava dando la
caccia ai nazisti. Respinse il mio progetto per intero, dicendomi che il numero
delle persone che ancora ritengono che siano gli ebrei a comandare ad Hollywood
è ancora troppo elevato. Mi fece notare che l’inchiesta dell’ADL dimostrava che
il 59% degli americani pensa che i manager di Hollywood “non condividono i
valori religiosi e morali della maggioranza degli americani” e che il 43%
ritiene che l’industria dello spettacolo sta intraprendendo una campagna
organizzata per “indebolire l’influenza dei valori religiosi di questo paese”.

Questa è una bieca fandonia, ha affermato Foxman. “Significa che essi pensano
che gli ebrei si incontrano i venerdì mattina da Canter’s Deli (34) per
decidere ciò che è meglio per loro”. La tesi di Foxman mi ha indotto ad un
ripensamento: devo andare a mangiare da Canter’s Deli più spesso.

“La frase ‘gli ebrei controllano Hollywood’ e molto pericolosa. La verità è
che ad Hollywood ci sono un sacco di ebrei”, ha affermato. Invece di
“controllano”, Foxman preferirebbe che la gente dicesse che molti manager dell’
industria “capita che siano ebrei”, come che “tutte ed otto nel "venture
capital" e nel "private equity" (chi desiderasse saperne di più, veda: www.aifi.
it/IT/CapitaleDiRischio/CapitaleDiRischio.htm)."

Riportiamo anche le 'note' dell'articolo in questione molto interessanti per
fornire un quadro d'insieme più che realistico sull'asfittica, preponderante,
assolutamente onnicomprensiva presenza giudaica nei 'meandri' cinematografici
hoolywoodiani:

(1) Joel Stein è un giornalista ebreo-americano, nato nel 1971. Ha una
rubrica fissa sul Los Angeles Times e scrive regolarmente su Time. Per maggiori
dettagli si veda: http://en.wikipedia.org/wiki/Joel_Stein, ed il suo sito: http:
//www.thejoelstein.com/thejoelstein.com/Welcome.html.
(2) Il Los Angeles Times (più noto come LA Times) è il quotidiano di Los
Angeles in California, distribuito in tutti gli Stati Uniti occidentali. E' al
secondo posto fra i quotidiani metropolitani statunitensi ed al quarto per
distribuzione. Nell'ottobre del 2008 registrava una diffusione di 739.000
copie. Oltre alla versione cartacea il LA Times pubblica le notizie sul sito
Web http://www.latimes.com/.
(3) La Screen Actors Guild (SAG) è il sindacato statunitense degli attori.
Rappresenta oltre 120.000 persone che operano nel settore dello spettacolo. Il
suo presidente è l'attore ebreo Alan Rosenberg. Per maggiori dettagli vedi:
http://en.wikipedia.org/wiki/Screen_Actors_Guild, oppure il sito del SAG: www.
sag.org.
(4) Sull’ebreo di origine russa Pyotr Chernin (Peter Chernin), vedi: http:
//en.wikipedia.org/wiki/Peter_Chernin.
(5) Sulla News Corporation, fondata da Rupert Murdoch, vedi: http://en.
wikipedia.org/wiki/News_Corporation.
(6) Sul produttore Brad Alan Grey, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/Brad_Grey
(7) Sulla Paramount Pictures, fondata nel 1912 dall’ebreo di origine
ungherese Adolph Zukor, e dai produttori ebrei Daniel Frohman e Charles
Frohman, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Paramount_Pictures
(8) Sull’ebreo Iger, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Iger.
(9) Su The Walt Disney Company, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/The_Walt_Disney_Company.
(10) Su Lynton, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Lynton.
(11) Sulla Sony Pictures Entertainment, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/Sony_Pictures_Entertainment. La Sony Pictures Entertainment fa parte
del colosso mondiale Sony Group, che comprende la Sony Corporation (immobili ed
elettronica), la Sony Computer Entertainment (computer e giochi), la Sony
Pictures Entertainment (cinematografia), la Sony BMG Music Entertainment
(musica), la Sony Financial Holdings (servizi finanziari) ed altre società
"minori".
(12) Sull'avvocato Barry M. Meyer, presidente ed amministratore delegato
della Warner Bros. Entertainment Inc., vedi: http://www.timewarner.
com/corp/management/executives_by_business/warner_bros/bio/meyer_barry.html.
(13) Sulla Warner Bros. Entertainment, Inc. o, più semplicemente Warner
Bros., vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Warner_Bros. Il colosso Warner fu
fondato nel 1923 dai quattro fratelli ebrei Harold Morris "Harry" Warner (nato
Hirsch Eichelbaum), Albert Warner (nato Aaron Eichelbaum), Samuel Lorenz Warner
e Jack Leonard Jacob Warner.
(14) Su di lui vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Leslie_Moonves.
(15) Sulla CBS Corporation vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/CBS_Corporation. La CBS Corp. è controllata a sua volta dalla National
Amusements, Inc., il cui presidente e maggior azionista è l'ebreo Sumner Murray
Redstone (nato Sumner Murray Rothstein).
(16) Il prozio era David Ben-Gurion (1886-1973).
(17) Sull’ingresso di Sloan alla MGM, vedi: http://latimesblogs.latimes.
com/entertainmentnewsbuzz/2008/08/ever-since-harr.html.
(18) Sulla Metro-Goldwyn-Mayer Inc., vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/MGM.
La MGM fu fondata nel 1924 dagli ebrei Marcus Loew e Louis Burt Mayer (nato
Lazar Meir).
(19) Su Jeffrey Zucker, vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Jeff_Zucker.
(20) Sulla NBC Universal, Inc., vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/NBC_Universal.
(21) I fratelli -ebrei- Harvey e Robert Weinstein, produttore cinematografico
il primo e teatrale il secondo, nel 2005 hanno fondato la The Weinstein Company
(http://weinsteinco.com/), una società produttrice indipendente di cui sono co-
presidenti. Nel 1979 avevano fondato la Miramax Films, di proprietà della Walt
Disney (vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Harvey_Weinstein e http://en.
wikipedia.org/wiki/Bob_Weinstein.
(22) Minyan è l'ebraico per “numero”. Corrisponde al quorum di dieci ebrei
maschi di età superiore ai tredici anni, che costituisce il numero minimo
perché sia possibile compiere un atto pubblico di culto e per la lettura della
Torah.
(23) La "Fiji Water" è una marca di acqua potabile imbottigliata nelle isole
Fiji che (sostiene la società produttrice statunitense), proviene da una falda
idrica artesiana dell'isola di Viti Levu. Probabilmente l'autore dell'articolo
la usa ad esempio perché la società, fondata nel 1996 da David Gilmour, nel
novembre del 2004 è stata acquistata dalla Roll International, la compagnia
della coppia di miliardari di Hollywood Stewart e Lynda Resnick.
(24) Mikvah è una parola ebraica che significa "piscina" o "corpo d'acqua".
Mikvah è un cerimoniale di purificazione che avviene per mezzo dell'immersione
in acqua. Indica separazione da un vecchio ad un nuovo stile di vita. In caso
di matrimonio, ha il significato di lasciare la vecchia vita per condurne una
nuova con il coniuge. Per gli ebrei, immergersi nella mikvah vuol dire
rinascere spiritualmente, perché la mikvah ha il potere di cambiare
completamente una persona.
(25) Sottinteso, “…se è ebreo”. In effetti lo è, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/Alan_Rosenberg.
(26) Su Ariel "Ari" Z. Emanuel, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/Ari_Emanuel. Per la cronaca, Ariel è il fratello di Rahm Israel
Emanuel, membro del Congresso e futuro Chief of Staff del neo-eletto presidente
Obama. Il padre, il pediatra israeliano Benjamin M. Emanuel, era un terrorista
dell'Irgun.
(27) Sito Web di notizie. Vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/The_Huffington_Post. (http://www.huffingtonpost.com/).
(28) In effetti la Huffington è di origine greca (è nata Arianna
Stassinopoulos), ma uno dei maggiori investitori del suo sito Web è Alan
Patricof, ebreo americano di origine russa, uomo d'affari ed imprenditore, uno
dei primi investitori.
(29) Su Charlie Collier vedi http://www.thefutoncritic.com/news.aspx?
id=20060905amc01. Sulla AMC Entertainment Inc. vedi http://en.wikipedia.
org/wiki/AMC_Theatres. Per la cronaca: nel 2004 la AMC è stata acquistata dalla
Marquee Holdings Inc., una società di investimenti della J.P. Morgan Partners,
come dire uno dei gruppi bancari più potenti d'America.
(30) The 700 Club è il principale talk show della Christian Broadcasting
Network (CBN), la rete televisiva fondata dal tele-predicatore Pat Robertson
nel 1961. The 700 Club è in produzione dal 1966.
(31) Davey and Goliath è il titolo di una serie televisiva animata prodotta
dalla Lutheran Church in America (che fa parte della Evangelical Lutheran
Church in America). Gli episodi, di 15 minuti ciascuno, raccontano le avventure
di Davey Hansen e del suo cane parlante Goliath.
(32) L'Anti-Defamation League (ADL, Lega Antidiffamazione) è un gruppo di
pressione fondato nel 1913 dal B'nai B'rith negli Stati Uniti d'America il cui
scopo statutario è "fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla
coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione degli
ebrei…..”. Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Anti-Defamation_League.
(33) Sull’ebreo polacco Abraham Foxman, vedi: http://en.wikipedia.
org/wiki/Abraham_Foxman.
(34) Il Canter's Deli, fondato nel 1924, è un famoso e lussuoso negozio di
gastronomia ebraica nel Fairfax District di Los Angeles, vicino ad Hollywood.
Vedi: http://cantersdeli.com/.

Che Hoolywood sia, storicamente, un feudo ebraico è indiscutibilmente un dato
fattuale che risalta nitidamente dall'imponente, lucida, pregevole,
'necessaria' e assolutamente rilevante opera di Gianantonio Valli - "I Complici
di Dio - Genesi del Mondialismo" Vol. 1 uscita quest'anno per i titoli della
"Effepi" di Genova e della quale prendemmo visione sette anni or sono grazie
all'interessamento di un comune amico il quale ci fornì una delle rare copie
dell'allora inedito lavoro scrittorio del collaboratore della rivista milanese
"L'Uomo Libero" della cui importanza sottolineiamo e ribadiamo anche fornendo
il numero (4050) di pagine 'fitte' di dati, documenti, nomi, cognomi di
proprietari, produttori, registi, attori/attrici e 'etichette' cinematografiche
della filiale di omologazione sionista di massa alias Hoolywood... Il volume
più il cd allegato 'merita' abbondantemente la 'spesa' , contenutissima, dei 28
giudeuri... 'Doverosa' e legittima 'estensione' del precedente volume "Dietro
il sogno americano - Il ruolo dell'ebraismo nella cinematografia statunitense"
, ediz. "SEB - Barbarossa" 1991;


4 - Mirelle Beaulieu - "La Valle dei Lupi - Kurtlar Vadisi Iraq - L'anti-
Hollywood turco all'attacco dei crimini statunitensi" dal sito internet : www.
voltairenet.org
5 - Mirelle Beaulieu - ibidem;
6 - Mirelle Beaulieu - ibidem;
7 - Mirelle Beaulieu - ibidem;
8 - Mirelle Beaulieu - ibidem;
9 - Il film "Kurtlar Vadisi - Iraq" (La Valle dei Lupi - Iraq) è in
distribuzione presso le Edizioni All'Insegna del Veltro - Viale Osacca nr. 13 -
43100 Parma - Tel. (0521 - 290880). Ordini e prenotazioni anche via
'informatica' scrivendo all'indirizzo di posta elettronica:
insegnadelveltro@libero.it

16/07/2009


cultura

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003