CULTURA

 

Ramiro Ledesma Ramos

Alcune settimane dopo l’ agosto del 1931, agli inizi del regime repubblicano, in Spagna fu fondata ed iniziarono le pubblicazioni settimanali della effimera rivista estremista ‘’La Conquista del Estado’’, titolo non originale in quanto traduceva quello del periodico italiano ‘’Conquista dello Stato’’ dello scrittore e giornalista italiano Curzio Suckert , detto Malaparte; da parte di un giovane ex universitario in filosofia a Madrid, simpatizzante ed ammiratore di Adolf Hitler, di cui ne imitava la grinta, Ramiro Ledesma Ramos. Impiegato alle Poste a Madrid, era un intellettuale politico estremista e mediocre per la baronia professorale borghese, ed aveva collaborato, con alcuni articoli, al periodico del grande filosofo liberal conservatore spagnolo Ortega Y Gasset, ‘’Revista de Occidente’’, già animatore di riviste effimere come ‘’El Fascio’’, che si ispirava direttamente al nazismo, su cui Ledesma Ramos elaborava tematiche combattentistiche ed in cui predicava una politica affine ai nazionalisti tedeschi – prese in prestito dal nazionalismo e dal sindacalismo rivoluzionario – professando idee audaci in materia sociale, tanto da chiedere la soppressione della proprietà privata. Mosso dall’odio per la democrazia parlamentare, giudicata borghese e decadente, non faceva mistero delle sue simpatie per i regimi che gli parevano fautori dell’ordine, come il fascismo italiano od il sovietismo russo, esasperandone lo stalinismo. Intollerante puritano, non cercava voti, ma ‘’la politica della coscienza militare, della responsabilità e della lotta’’. I pilastri del suo movimento erano i gruppi erano i ‘’gruppi di giovani militanti, senza ipocrisia dinanzi al fucile e alle discipline di guerra’’. Proveniente dalla borghesia come il socialista nazionale Gimenez Caballero, il cattolico tradizionalista Onesimo Ridondo aveva studiato legge a Salamanca, già funzionario di tesoreria , lettore di spagnolo all’università di Mannheim in Germania, ammirava le sfilate imperturbabili dei nazisti. Tornò nel 1930 nella nativa Valladolid, ove fondò un movimento con Ledesma a cui fu dato il nome, di cattivo auspicio, di JONS. Il programma fu fissato a Valladolid nel 1931 in 16 punti. Denunziava il separatismo e la lotta di classe, approvava l’espansionismo spagnolo ( annessione di Gibilterra, Tanger, il Marocco francese, l’Algeria). Occorreva punire coloro che speculavano ‘’sulle miserie e l’ignoranza del popolo’’, ed esigeva il controllo ( la ‘’disciplina’’) dei profitti. Ledesma e Redondo facevano parte della religione cattolica romana, che incarnava la tradizione ‘’razziale’’ degli spagnoli. Il valore del cattolicesimo era uguale al sangue ariano hitleriano, pur criticando la Chiesa in Spagna. Consideravano la CEDA alleata della reazione, divergendo da Gimenez Caballero. Nel 1933 Onesimo fondò un sindacato a Valladolid di 3.000 operai, movimento fascista con aspirazioni proletarie, che conquistò un numero di anarchici, che per ragioni personali e non ideologiche, avevano rotto con il sindacato anarchico a CNT, inoltre vi erano reclute anarchiche e veri banditi.Offriva ai suoi membri un addestramento domenicale, mentre i rappresentanti nelle università dichiaravano guerra aperta al FUE (Federaciòn Universitaria Espanola) sindacato studentesco controllato da elementi di sinistra.
Aveva ammirazione per la passata grandezza della Spagna monarchica imperialista, per cui si alleò con i cattolici integralisti di Valladolid, capeggiati dall’avvocato tradizionalista e mediocre intellettuale Onesimo Redondo, già studente universitario in giurisprudenza a Madrid, curava gli interessi dei coltivatori di barbabietole in una cittadina di provincia amico di Ledesma e di Josè Antonio Primo de Rivera con cui fondò a Valladolid nell’ottobre del 1931 le J.O.N.S. , ovvero le Juntas de Ofensiva Nacional Sindacalista. Onesimo Redondo fu poi incarcerato ad Avila e liberato il 19 luglio 1936, combattè a Alto de Leòn, morendo in battaglia, in una imboscata nel paese di Labajos vicino Madrid. Nelle Jons si ritrovarono, come nei primi fasci italiani, accomunati da un programma antisocialista e antiborghese, sindacalisti rivoluzionari e nazionalisti misticheggianti. Ledesma Ramos fu l’unico vero fascista spagnolo che non si abbandonò al nazionalcattolicesimo, ma egli fu fautore della supremazia ghibellina dello Stato sulla Chiesa come istituzione guelfa e temporale. Nel 1934 questo movimento si fuse con la Falange, che era stata fondata il 29 ottobre 1933, reclutando i suoi primi seguaci tra le classi medie e in ambiente universitario. Primo de Rivera era il figlio del vecchio dittatore spagnolo tra il 1923 ed il 1930, Miguel Primo de Rivera, marchese di Estella, il quale fu, poi, deposto, morendo in esilio volontario a Parigi il 28 gennaio 1930. Il giovane studente e poi avvocato Josè Antonio Primo de Rivera era animato da idee conservatrici ed il suo ‘’lottare per l’avvento di uno stato totalitario che spargesse i suoi benefici sugli umili come sui potenti’’, era visto con diffidenza dai capi delle Jons e dagli altri fascisti spagnoli. Di fatto, la minaccia di una insurrezione operaia nelle Asturie e i rapporti che si erano stabiliti tra la Falange e l’Italia fascista, Josè Antonio riceveva da Roma un finanziamento di 50.000 lire al mese, intensificarono i rapporti tra Falange e le Jons. Il 13 febbraio 1934 i due movimenti si unificarono, mediante un patto di unione, formando la Falange Espanola des las Juntas de Offensiva Nacional Sindacalista, formazione dalla vocazione nazionalrivoluzionaria con a capo ( Jefe ) Josè Antonio Primo de Rivera. La formazione si era irrobustita attraverso la fusione con le Jons, avvenuta quando un membro del partito della Falange fu assassinato da un giovane della FUE, ci fu l’accordo fra Josè Antonio e Ledesma Ramos, con gli stessi sedici obiettivi fissati dai sedici punti del programma del 1931, anno di fondazione delle Jons. Il nuovo soggetto politico adottò come simbolo quello delle JONS ( il giogo e le frecce) e la loro bandiera rossa e nera ( la stessa degli anarchici ), con Josè Antonio come jefè nacional o capo. Nell’ottobre 1934 vi fu un urto fra il vecchio capo Ledesma Ramos, che considerava Josè Antonio un senorito, criticandolo aspramente per i suoi legami con la Chiesa e le classi alte, da cui ebbe dei finanziamenti, e per l’attaccamento all’ambiente sociale in cui, come figlio del dittatore, era cresciuto, come legato all’ambiente dell’esercito e alle forze conservatrici della vecchia Spagna; ma anche perché temeva che il suo partito non crescesse rapidamente per sconfiggere il socialismo. Ledesma Ramos, dopo aver scritto alcuni articoli in cui denunciava Josè come ‘’strumento della reazione’’ fu espulso dalla Falange. Le difficoltà finanziarie, le stantie parate domenicali in camicia blu, ormai senza più nemici , in quanto incarcerati o esiliati, da battere, con il successivo arresto di Ledesma Ramos a Madrid decapitarono il movimento, tanto più che Ledesma fu, poi, giustiziato mediante fucilazione ad Aravaca dal governo repubblicano socialmassonico nel 1936.


Antonio Rossiello


16/07/2009


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