CULTURA

 

Andrea Palladio A/E Venezia

 

 

Venezia, Museo Correr

 

Mostra aperta al pubblico dal 4 luglio 2009  al 10 gennaio 2010.

 

A Venezia in questo momento , come del resto in altri   luoghi , Andrea Palladio  è celebrato da una Mostra  che illustra l’importanza di questo genio dell’architettura  del quale ,  a partire dall’anno scorso, sono iniziate le celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della nascita .

Palladio ha trovato una rinnovata visibilità  a Vicenza (Palazzo Barban da Porto)  e  successivamente a   Londra(Piccadilly) grazie ai preziosi apporti della Royal Academy Arts of London..

Quest’anno , oltre all’esposizione veneziana al Museo Correr si è svolta in contemporanea quella di  Barcellona al Caixa Forum successivamente traslata verso  i primi di settembre al Caixa  di   Madrid

Queste Mostre riportano  sempre un gran  successo di pubblico anche se  le opere esposte  nelle varie città non sono quasi mai le stesse.

Infatti a Venezia ad esempio, sono esposti solo manoscritti,edizioni a stampa,documenti, memorie e disegni tratti  dallo stesso  Museo Correr e dalle collezioni cittadine come quella della Biblioteca Marciana e della Biblioteca Querini Stampalia.

In più ci sono  altri  documenti provenienti dalla Biblioteca Civica  di Treviso e dalla Biblioteca Bertoliana di Vicenza.

Andrea  figlio del mugnaio  Pietro della Gondola e di Marta detta la “zota” nacque a Padova nel 1508.A tredici anni iniziò il suo primo apprendistato come scalpellino in condizioni particolarmente dure in una bottega  di Padova.

Riuscì  a fuggire a Vicenza  ed entrò nel laboratorio del costruttore Giovanni di Giacomo da Porlezza e dello scultore  Girolamo Pittoni   e lì venne formato nelle “specificità “tecnico-pratiche del “maestro da muro”.

Tra il 1535 e il 1538 ,mentre lavorava alla villa “suburbana” di Cricoli (Vi),avvenne l’incontro che gli cambiò la vità con  il proprietario  della stessa villa  Giangiorgio Trissino  nobile colto e  letterato,poeta  umanista,studioso della lingua italiana e architetto per diletto.

Il Trissino  lo prese sotto la sua protezione e fu  proprio lui a soprannominarlo  il Palladio in riferimento a  Pallade Atena, dea della sapienza, della tessitura, delle arti e degli aspetti più nobili della guerra.

Trissino indirizzò Palladio allo studio dei  classici e lo portò  più volte nei suoi viaggi a Roma guidandolo allo studio  filologico diretto  delle Antichità, allo studio dei materiali  da costruzione, allo studio delle tecniche costruttive e dei rapporti spaziali che danno proporzione agli edifici e alle “Fabriche”.

Durante questi viaggi nella capitale,Palladio incontrò Michelangelo,Sebastiano Serlio,Giulio Romano e  Bramante questi ultimi , importanti architetti dell’epoca.

Dal 1540  iniziò la sua attività autonoma come architetto , appoggiato dall’élite  vicentina per la  renovatio urbis  classicistica e  famosa resta la  ricostruzione delle logge della Basilica di Vicenza.

Grazie alle conoscenze del Trissino , Palladio venne introdotto  nei più avanzati circoli culturali e politici lagunari  nei quali incontrò Marcantonio Barbaro, diplomatico e uomo di governo e  il    poliedrico fratello Daniele Barbaro patriarca di Aquileia che lo coinvolse nella stesura della traduzione del De Architectura di Vitruvio(limitatamente alla parte illustrata).

Inoltre nell’ambiente colto veneziano Palladio venne a contatto con validi committenti  come  i patrizi Grimani, i Mocenigo e i Contarini che trovarono in lui un professionista capace di dare forma architettonica ad esigenze di diverso  ordine e competenza .

A Venezia Palladio realizzò  quasi esclusivamente architettura ecclesiastica  come  la facciate della Chiesa di S.Pietro di Castello,la radicale ristrutturazione del complesso monastico  di S.Giorgio Maggiore, la  facciata della Chiesa di S.Francesco della Vigna,l’edificazione della Chiesa del Redentore,la ristrutturazione del  Convento di S.Maria della Carità,la Chiesa delle Zitelle .

Gli  studi  e  le correlate planimetrie  di questi edifici sono esposti  nella Mostra veneziana , unitamente al progetto architettonico nel quale Palladio fu chiamato a collaborare per una nuova forma urbis.

Infatti, con la facciata della Chiesa di s.Giorgio, e la facciata delle due chiese(Redentore e Zitelle) alla Giudecca,  abbiamo i tre capisaldi architettonici atti  a limitare figurativamente  quel  vuoto d’acqua (il bacino di S.Marco)antistante piazzetta s.Marco e a concepirlo come una sorta di “foro” in una “romana” Venezia voluta dal Doge Andrea  Gritti .

 

Palladio fu attivissimo  in Terraferma per le imprese architettoniche “in villa” del patriziato veneziano,in coincidenza con una rinnovata imprenditoria

agraria(Badoer,Corner,Mocenigo,Zeno,Emo,Foscari ecc.)

Le ville venete palladiane così famose come la Rotonda e molte altre che furono da lui  progettate ed edificate in questo periodo, sono appena sfiorate in questa Mostra  poiché in questo ambito viene considerato solo il rapporto stretto  che Palladio ebbe con  Venezia città e che si concretizzò quasi esclusivamente  in ambito ecclesiale.

 Nel 1570 Palladio venne insignito dell’incarico di “Proto”(architetto capo) della Serenissima e nel medesimo anno  venne pubblicato  il trattato di architettura I quattro libri dell’architettura.il cui frontespizio fa parte delle opere attualmente esposte in Mostra.

Palladio si inserì nell’ambiente colto veneziano da vero intellettuale dando alle stampe opere di impegno filologico e archeologico e collaborò spesso con intraprendenti editori stampatori come Sansovino  figlio,Doni e Vasari.

Nella primavera del 1580 iniziò la costruzione del famoso Teatro Olimpico di Vicenza  progettato per la recitazione della tragedia classica, ma nell’agosto dello stesso anno Palladio morì.

Palladio non si considerò certo cittadino veneziano,non avendo mai fissato la propria residenza in città per cui alternava la sua presenza in laguna con i viaggi di lavoro a Vicenza.

La Mostra Veneziana è stata voluta ed organizzata da uno dei massimi studiosi   del  Palladio, Lionello Puppi ed è articolata seguendo un percorso  didattico che si sviluppa  attraverso più di 300  opere  esposte.

Suddivisa  in sei sezioni che vanno dalla biografia degli intellettuali che lui frequentava,all’opera teorica riferita all’immagine del suo volto( volto la cui immagine non è sicuro  corrisponda a quella reale)l’esposizione ripercorre il rapporto tra Palladio e Venezia, un rapporto  spesso contrastato ed altalenante fatto di amore e odio.L’ esperienza vissuta a Vicenza, città dell’entroterra e  proseguita a Roma  città ricca di contatti e fermenti lo aveva formato ad una mentalità aperta alla sperimentazione.

Ma   la tradizione veneziana non era molto propensa ad accogliere proposte innovative in campo urbanistico e residenziale 

Un esempio viene dato dalla progettazione per il nuovo Ponte di Rialto il cui prospetto è esposto in Mostra ma che non trovò pratica realizzazione.

Tuttavia alcune brillanti intuizioni palladiane riuscirono ad esser realizzate  e nell’Esposizione del Correr vengono riproposte ed ampiamente illustrate come  ad esempio  lo studio della Prospettica che  aveva portato Palladio  a partecipare alla stesura della   Pianta prospettica di Venezia del 500 disegnata da Jacopo de Barbari  la cui estensione  risentiva  delle sue precedenti  analisi eseguite su cartografie rinascimentali.

La sua genialità unita alla sua innata curiosità, lo aveva guidato all’esplorazione  e alla codificazione di argomenti che precedentemente non erano mai  stati  analizzati in maniera approfondita.

Ad esempio,la problematica delle misurazioni ottiche  fu un settore che lo vide impegnato in prima persona nello studio delle proporzioni degli edifici, ma anche il suo approfondito studio sui materiali da costruzione, sulla  metallurgia  applicata all’Agricoltura e infine sulla geometria dei solidi e sulla Balistica del Tartaglia.

Nei Quattro Libri dell’Architettura  è raccolto e codificato tutto il sapere architettonico dell’epoca (esposizione  dei frontespizi in Mostra) che giunti ai giorni nostri rappresentano una vera e propria pietra miliare nella storia dell’Architettura.Le facciate realizzate dal Palladio sono uno dei temi innovativi della sua opera che nella ricerca secolare del coordinamento tra spazi interni e prospetti esterni si rifà al recupero e alla rielaborazione del linguaggio architettonico antico.

In molte chiese veneziane si ritrovano gli elementi architettonici termali dell’antica Roma(le finestre)…oppure risalta lo studio dell’ intersezione tra ordini maggiori e ordini minori di colonne.

L’attività di Palladio in Venezia evidenzia il suo  ruolo di uomo di cultura ugualmente attivo sia nella pratica del costruire che nella mera produzione intellettuale, anch’essa destinata alla fruizione del pubblico tramite il potente mezzo  della stampa.

Grazie ai rapporti stimolanti da lui  intrattenuti a Venezia con stampatori e con poligrafi  e grazie all’incoraggiamento dell’artium doctoris Daniele Barbaro  Palladio potè concretizzare pregevoli  opere editoriali autonome che questa Mostra espone:  L’Antichità di Roma 1554, I Quattro libri dell’Architettura 1570, I Commentari di Giulio Cesare 1575(analisi filologica e studio  comparato delle tecniche militari moderne  e  antiche).Nella Mostra sono esposte anche  matrici xilografiche originali(matrici in legno) usate più volte  fino a definitiva usura.

Questa rassegna  palladiana anche se confinata in uno spazio breve e circoscritto dell’Ala Napoleonica in Piazza s.Marco, merita certamente una visita proprio in virtù degli aspetti curiosi e inusitati che si  celano dietro la creazione e l’opera del grande architetto.

 

Fonti:Andrea Palladio A/E Venezia-Fondazione musei Civici

Il Giornale di Vicenza 1 settembre 09-Palladio,trionfo espanol,Barcellona batte Vicenza-R.Bassan

La Nuova Venezia 4 luglio 09-Palladio architetto in Venezia tra amore e diffidenza-A.Artale

www.andreapalladio500.it

ville.inews.it/palladio.htm

wikipedia.org/I_quattro_libri_dell’architettura

estricult.it/duepuntozero/2009/andrea-palladio-in-spagna/

 

Stella Bianchi

 

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15/09/2009


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