CULTURA

 

Savitri Devi Mukherji,


IL PARADIGMA ARIANO

di Mauro Likar

Lo stupido non si cura di me, quando appaio in sembianza umana.

Bhagavad Gita, IX, verso 11

Se dovessi scegliere un motto, prenderei questo: “Puro, duro, sicuro” – in altri termini: inalterabile. Esprimerei così l’ideale dei Forti, di quelli che nulla abbatte, che niente corrompe, che niente fa cambiare; di quelli su cui si può contare, perché la loro vita è ordine e fedeltà, all’unisono con l’Eterno.

Savitri Devi, Souvenirs et réflexions d’une Aryenne

Savitri Devi Mukherji, nata Maximiani Portas, vestale ed araldo sacerdotale del Nazionalsocialismo, è indubitabilmente una delle voci più intense ed intellettualmente pregnanti del dissenso Ariano, durante e dopo la seconda Guerra Mondiale. Approdata all’Hinduismo, e fervente Nazional-Socialista, ha operato la sintesi fra Hinduismo, ideologia razziale Nordico Ariana e filosofia Hitleriana. Ha individuato in Adolf Hitler un Avatar del dio vedico Vishnu, e lo ha proclamato tale nei suoi scritti, che hanno avuto un’influenza decisiva sul Nazionalsocialismo del dopoguerra ed, in generale, sullo sviluppo e la conoscenza dell’Hitlerismo “esoterico”, resosi occulto in seguito alla sua plateale demonizzazione. Nella sua concezione iniziatica, Savitri Devi ha invece trattato il Nazionalsocialismo Hitleriano come una Via Iniziatica legittima e tradizionale, e come una valida prassi metafisica di perfezionamento umano.

Maximiani [in francese, Maximine] Portas nasce il 30 settembre del 1905 a Lione, in Francia, da M. Portas, d’origine italo-greca, e da Julia Nash, di nazionalità britannica e d’origine danese. La sua religione di nascita è quella cristiana ortodossa, di rito greco. Si laurea in Lettere nel 1926, e diviene Dottore in Scienze e filosofia nel 1934. Parla francese, inglese, greco e tedesco, e poi hindi e bengali. Nata francese, ottiene la nazionalità greca nel 1928.


Il 9 giugno del 1940 sposa Sri Asit Krishna Mukherji e diviene cittadina Indiana con il nome di Savitri Devi. Muore il 22 ottobre 1982, alle ore 0.25, e non lascia figli carnali, ma una lunga serie di libri proibiti: che ne fanno la “Grande Sacerdotessa” e la profetessa della “Rinascenza Ariana” a venire.

Il padre di Maximine le parla in greco, la madre in inglese, il resto della gente in francese, e lei apprende il tedesco alla scuola secondaria; è ovvio che la sua apertura al mondo, la sua vivacità di spirito ed il suo dinamismo si manifestino fin da principio, con un’ampiezza inconsueta. Sensibile e predestinata, fin dai suoi cinque anni rifiuta di mangiare la carne, e la madre le prepara dei piatti vegetariani. Durante gli anni della sua educazione religiosa, nel Rito Ortodosso greco, Maximine organizza, assieme al Pope, una sorta di scuola per i più piccini, con passeggiate, belle fiabe, e piccole festicciole familiari.

Nel frattempo studia molto seriamente la Bibbia, e tutti gli orrori che con compiacimento, ed evidente spirito di vendetta, vi vengono descritti, la indispongono profondamente nei confronti degli Ebrei, dei loro epigoni giudeo-cristiani, e delle loro religioni, lasciandole l’amaro in bocca ed un incancellabile impressione di disgusto.

In Francia, i detentori della Ricchezza Economica, all'inizio del XX secolo, non formano ancora un gruppo compatto, e sono divisi da lotte di interesse, da credenze religiose e da evidenti diversità etniche e razziali, ma operano, comunque, ognuno per proprio conto, in una perfetta sincronia di intenti.

La Finanza controlla e dirige, fin dalla Rivoluzione Francese, la politica interna ed estera della Francia, ora sotto la sua Terza Repubblica, in cui danaro e politica si confondono, si identificano e spesso si equivalgono.

Gli Eletti detentori della ricchezza economica, “les puissances de l'argent”, compreso il vero scopo funzionale della Democrazia, e conoscendone e manovrandone l'implicito egoismo, non hanno che uno scopo: Dominare dall'ombra il potere politico, per ottenere lauti profitti; senza subirne gli oneri, o la responsabilità. Per questo, infaticabili ed insinuanti, decisi e brutali, annodano relazioni con i Regnanti, rendono servigi, corrompono funzionari, e, disponendo dei mezzi, che agiscono sull'opinione pubblica, ovvero della Stampa, preparano il terreno propizio alle loro imprese, portando al potere, nelle Nazioni Bonificate dalle Dinastie Aristocratiche ed ormai consegnate al Parlamentarismo Democratico, o popolare, i propri rappresentanti nonché i propri obbedienti cani di paglia.

La colonia greca di Lione cui Maximine appartiene, è assai attenta alla politica estera della Francia, alleata dei Panslavi russi, e spesso vi si parla di un greco d’origine Russa, divenuto famoso come il più grande mercante d’Armi e di morte d’Europa: Zacharias Basileios, alias Sir Basil Zaharoff.
Una delle vendite più mirabolanti e famose di Zaharoff è stata quella del Nordenfelt I, il sottomarino a vapore difettoso che egli ha venduto prima ai Greci, e poi anche ai Turchi, ormai minacciati dal moderno ordigno.

Zaharoff ha poi persuaso i Russi del pericolo costituito ormai dalla flotta turca del Mar Nero, ed ha venduto, anche a loro, altri due sottomarini.

Quasi mai le guerre, e le verità ad esse implicite, corrispondono a quanto s’insegna nelle scuole, si scrive su libri e giornali, o si grida alle folle dall'alto delle Tribune. Quasi mai, i conflitti hanno come oggetto causale la difesa del suolo nazionale, il diritto delle genti, l'onore, o la civiltà.

Come dietro alle alleanze, così e maggiormente dietro alle guerre, esistono movimenti d’interessi finanziari giganteschi, e crudeli competizioni d'ordine commerciale, che non coincidono con i reali interessi delle collettività nazionali, che in quelle guerre vengono coinvolte e, spesso, distrutte. Coincidono, invece, perfettamente con gli interessi di determinati Trust, con le finalità ed i profitti delle Lobby siderurgiche, e con gli interessi della Finanza.

Nel 1914, voluta da Francia Russia ed Inghilterra, scoppia la Grande Guerra, e la Grande Idea, la “Magale Idea” dei Greci, è il ritorno alla patria ellenica delle terre conquistate dall’Impero Ottomano. Nel 1915 Basil Zaharoff intreccia delle strette relazioni, con David Lloyd Gorge e Aristide Briand. Uno degli scopi di Zaharoff è di assicurarsi l’entrata della Grecia nel conflitto, a fianco degli Alleati, a rinforzo del fronte orientale.

In apparenza ciò sembrerebbe impossibile, dato che il re greco Costantino I è il cognato del Kaiser tedesco Guglielmo II. Stabilendo in Grecia un’agenzia di stampa, che dirama notizie favorevoli agli Alleati, Zaharoff provoca, in alcuni mesi, la destituzione di Costantino in favore del suo primo ministro: Eleftherios Venizelos. Dopo lo sbarco dei Francesi a Salonicco, nel 1915, le truppe anglo francesi entrano ad Atene nel 1916. Il re viene destituito e Venizelos sale al potere.

Inizia da qui l’appassionato impegno di Maximine a favore della Germania, quando lei, che ha appena 11 anni, scrisse alla stazione ferroviaria di Lione, con il gesso, dei graffiti anti-Intesa in lettere alte un metro: “Abbasso gli Alleati, Viva la Germania!”, per protestare contro la loro invasione illegale della Grecia, paese neutrale.

Nel 1919, a 14 anni, Maximine legge soprattutto il poeta Leconte de Lisle, che la orienta con Poemi Antichi, l’Arco di Shiva e Poemi Barbari verso un paganesimo che celebra l’eroica resistenza dei popoli celtici e germanici, di contro all’invasione ebraico cristiana. Visita allora con la famiglia un campo di prigionieri tedeschi, e, comunicando con essi, ne comprende e condivide la tragedia.

La guerra non è stata fatta solo con l'oro ebraico, ma soprattutto con gli uomini e con il ferro cristiani. Per coloro che producendo e lavorando l’acciaio – siano essi ebrei, protestanti, o cristiani cattolici – , preparano ad arte la morte di milioni d’esseri umani, la Guerra si presenta non come un orrore, da evitare ad ogni costo, ma come una necessità economica, da promuovere con ogni possibile mezzo. Gli ordigni bellici che essi fabbricano comportano una propria fatalità funzionale e d'uso: una volta fabbricati, devono essere venduti, utilizzati, distrutti, e poi ricostruiti.

Per il fatto stesso d'esistere, e per il gioco ovvio degli enormi capitali che rappresentano, essi creano un fatale ciclo di Guerra e di Morte.

Ecco perché gli urti fra i Regnanti, le Nazioni ed i popoli sono, per i mercanti d'armi, necessità commerciali; ricerche affannose di uno sbocco letale desiderato, e di un ampio consumo dei propri prodotti. Se tali scontri si producono spontaneamente, tanto meglio, altrimenti, bisognerà provocarli abilmente, perché i produttori ed i venditori d'armi, come hanno bisogno di ferro per fare armi e cannoni, così hanno bisogno di un enorme sacrificio di vite umane, per assicurarsi la vendita e l'uso di tutte le loro macchine belliche.

Il Grande organismo siderurgico e le Banche sono maestri, nell'arte di provocare e sfruttare, a proprio esclusivo vantaggio, le tensioni, gli allarmi, le inquietudini e le paure fra popoli che, poi, si traducono in ordinazioni di materiale bellico, ed in affari finanziari colossali che, assai spesso, per non dire sempre, conducono ad una guerra. L’opinione pubblica viene abilmente influenzata e pilotata dai giornali che questi Trust possiedono; a volte, questa opinione – all’epoca in Francia, nazionalista con stridenti accenti revanscisti – viene addirittura creata, e poi ampiamente diffusa.

I fabbricanti d'armi esercitano un'influenza totale sui governi, ed usano ogni mezzo per ottenere grandi commesse per forniture dei loro prodotti, che verranno poi pagate, ricorrendo ai prestiti dell'Alta Banca: a salassi e ad ipoteche che metteranno, gli Stati belligeranti, quanti e quali essi siano, nelle mani rapaci dei Corvi cosmopoliti della finanza.

Colpita dai molteplici tradimenti degli Alleati, la colonia greca di Lione giunge alla disperazione quando nel 1922, l’offensiva di Mustafà Kemal Ataturk rioccupa Smirne: 30.000 cristiani – Greci, Armeni e “Franchi” – vengono selvaggiamente massacrati. La città va a fuoco e un milione di sfollati cercano asilo. Maximine, mossa dalle proprie acute riflessioni sulle cause e sugli sviluppi della guerra, e dall’indignazione per l’iniquo trattamento riservato dal Trattato di “pace” di Versailles alla Germania sconfitta, non riserva più all’Inghilterra, alla Francia ed ai paesi loro alleati che il proprio più profondo disprezzo.

Questo è l’inizio della sua evoluzione spirituale, perchè essa vede in questi eventi catastrofici, che hanno sconvolto l’Europa ed il Mondo Ariano, la fine della “Civiltà ellenistica occidentale”, tenacemente radicata nella verità, e detentrice delle qualità caratteriali e della sensibilità dei propri Antenati. Inizia da qui l’era “moderna” delle ipocrisie, della miseria morale, e della perdita d’ogni valore superiore.

Si produce nella giovane donna, di una intelligenza e d’una precocità non comuni, una reazione che la porta a rigettare decisamente il cristianesimo e l’ebraismo, per rivolgersi all’Hinduismo ed al Paganesimo Ario-Germanico. Compie il suo primo viaggio in Grecia nel 1923, poi nel 1926 ottiene la laurea in Lettere e, nel febbraio del 1928, al Consolato di Grecia a Lione, ottiene la cittadinanza greca, rinunciando a quella francese.

Questo gesto basilare materializza la sua rottura con tutto ciò che caratterizza la civiltà e le ipocrisie dell’Occidente.

Mentre studia ad Atene, il suo nazionalismo politico, fuso ad un profondo amore per la cultura e l’arte Greco-Romana ed ellenistica, e corroborato dalla giusta comprensione del ruolo devastante avuto dal Cristianesimo nella corrosione dei valori e della civiltà Ariana dell’Occidente, sfocia in un convinto razzismo pagano. Una visita in Palestina, nel 1929, in cui per la Quaresima partecipa ad un pellegrinaggio ortodosso, la convince ulteriormente che il Giudeo-Cristianesimo, le cui manifestazioni esteriori osservate in Terra Santa trova false e disgustose, è un’intrusione aliena nel tessuto spirituale e psichico dell’Occidente; un Virus che ne ha distorta la natura e l’evoluzione interiore ed esterna, sovrapponendo, ad una Gnosi Reale, uno sterile monoteismo, ed un servile filo-semitismo. È proprio in Palestina che Savitri diventa Nazionalsocialista.

Nel novembre del 1929 rientra a Lione, iscrivendosi alla facoltà di Scienze. Nel 1930, a 25 anni, legge tre libri per lei fondamentali: il Mein Kampf di Adolf Hitler, il Mito del XX° Secolo di Alfred Rosenberg e La Dimora Artica dei Veda di Lokamanya Bâl Gangâdhar Tilak, scritta in carcere nel 1903, e decide di informarsi il più possibile sugli Ariani, e sul loro politeismo così vicino all’Antica Religione Greca, a lei molto familiare.

Il Padre muore nel febbraio del 1932 lasciandole un’eredità. In aprile Maximine s’imbarca da Marsiglia per Colombo, nello Sri Lanka, e in maggio attraversa il “Ponte di Rama” per assistere al festival primaverile di Holi, a Râmeshvaram nell’India meridionale. Viaggia in India, alla ricerca di quel Paganesimo Ariano che il Giudeo Cristianesimo ha soppiantato. Nel subcontinente vede “Gli Dei e i Riti, simili a quelli dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma, dell’Antica Britannia e Germania, che gente della nostra razza qui ancora pratica, con il culto del Sole, da seimila anni.”

Il suo eroe esemplare è l’Imperatore Claudio Giuliano, che la marmaglia cristiana ha definito Apostata, e che, nel IV secolo, ha restaurato nell’Impero Romano, per un tempo troppo breve, il paganesimo ed il culto del sole.

Nel 1934 Torna a Lione per sostenere ed ottenere il dottorato in Scienze, poi, nel maggio del 1935 è nuovamente in India, a Râmeshvaram. Nello stesso anno, insegna Storia dell’Inghilterra al Jerandan College di Delhi, e poi a Mathurâ.

Infine, si presenta a Shrimat Swami Satyananda, presidente della Hindu Mission di Calcutta, e diviene conferenziera itinerante per le regioni del Bihar, del Bengala e dell’Assam. Quando lei gli chiede se può fare riferimento ad Adolf Hitler ed al suo Mein Kampf, nelle sue conferenze, lui le risponde che Hitler è per loro un Avatar, o un’Incarnazione di Visnu: il preservatore delle cose Contro il Tempo.

Interrogato da lei allo stesso proposito, Ramana Maharshi, una delle più grandi personalità spirituali dell’Advaita Vedanta indiano, dirà che Hitler è uno “Jnani”, ovvero un Saggio. Lo Jnani, spiega Devi, “è un saggio che ha l’esperienza personale diretta, e completamente cosciente, delle verità eterne che esprimono l'essenza dell'universo.”

Inclusa questa antica legge cosmica Ariana, che gli Hindù hanno conservata, e che postula l’ineguaglianza delle creature, implicita nelle diverse razze, che sono il sigillo di una diversità non solo fisica, ma anche psichica e spirituale, e che corrispondono, dunque, ad una distinta Gerarchia degli esseri, nella Luce dell’Unica Realtà ad essa implicita: il Brahman-Atman delle scritture Hindu.

Savitri Devi, come pure Julius Evola, riporta l’antica cosmologia Ariana all'Artide, alla Hyperborea di Thule, in una linea che discende dalla Società della Thule Gesellschaft fino al Nazionalsocialismo.

“Bene ha fatto von Sebottendorff, il fondatore della famosa società di Thule a venire spesso in India e ad intrecciare contatti consapevoli con le Tradizioni Hindù riguardanti gli Hyperborei.”

Nella scelta hitleriana del simbolo dello svastika, la ruota solare ariana, come emblema del Nazionalsocialismo, Savitri vede chiaramente un segno di inequivocabile affinità: “Si tratta del profondo legame resosi visibile fra Hitler e l’Hinduismo ortodosso.”

“Gli Arya”... Grecia, India, Germania: queste sono le pietre miliari storia della mia vita. Proprio come le altre donne amano diversi uomini, di seguito, così io ho amato l’essenza di diverse culture, l’anima di almeno queste tre nazioni. Ma, in tutte e tre, ed al di sopra di esse, vi è la perfezione essenziale dell’arianità, che io ho visto e celebrato, adorandola per tutta la mia vita.

Io ho visto Dio – l’ Assoluto – nella bellezza vivente e nelle molte virtù del mio proprio Dio – della Razza, come un’altra donna Lo vede negli occhi dei suoi amati, dandogli tutto per la gioia di adorarlo in quelli; non nel cielo, ma qui, sulla terra.
Savitri Devi, Pellegrinaggio

Maximine Portas prende allora residenza a Calcutta e, lavorando per la Hindu Mission, assume il nome di Savitri Devi, la Dea ariana del Sole. L’Hinduismo razziale ariano corrobora la sua fede razziale nazionalsocialista, e lei si impegna nel Movimento Nazionalista Indiano, che combatte su due fronti: contro l’Islam e contro il colonialismo britannico.

Viaggia sui treni sovraffollati: Benares, Lahore, Peshâvar, Vrindavan, Mathura, Udjaipur, Puri, il Gange. Ormai è diventata “la Missionaria del Paradigma Religioso ariano”. Nel 1937 incontra Subhas Chandra Bose, che sta lavorando alacremente, da cinque anni, per un’alleanza Germano-Indiana. Il 9 gennaio 1938, a Calcutta, viene presentata a Sri Asit Krishna Mukherji, dottore in Storia, editore e brahmano, fondatore di The New Mercury, bimensile nazionalsocialista sostenuto dal consolato tedesco di Calcutta dal 1935 fino alla sua interdizione, nel 1937.

Dopo questo incontro, Maximine, che sposerà Mikherji il 9 giugno del 1940, diventa anche legalmente Savitri Devi. Savitri ed Asit condividono la stessa visione di un mondo pan-ariano, fondato sul vigore e sulla purezza del suo substrato razziale.

Nel 1939, Savitri pubblica a Calcutta A Warning to the Hindus, che invita alla riconquista dello spazio di civilizzazione indù, precedente alla colonizzazione, prima arabo-islamica, poi britannica, al rinnovarsi del paganesimo dimenticato, dei culti della Natura, della giovinezza e della forza razziale. Esso è dedicato al divino Claudio Giuliano, Imperatore dei Greci e dei Romani.

Con la guerra la situazione cambia drasticamente, perché Savitri è straniera, quindi sospetta, e rischia l’espulsione oppure l’internamento preventivo in un campo di concentramento inglese; sospetta anche a causa delle sue notorie attività filo-nazionalsocialiste. Allora A.K. Mukherji le propone il matrimonio, che le consente d’avere, con il un passaporto britannico, un’ampia libertà di movimento. Durante la guerra, la coppia svolge azioni di Intelligence a favore dell’Asse, e Mukherji mette il militante nazionalista Indù Subhas Chandra Bose in contatto con i Giapponesi, che vogliono finanziare la sua Indian National Army, nella campagna antibritannica.

Nel luglio del 1940, Savitri Devi pubblica The Non Hindu Indians and Indian Unity. In Europa ed in Asia c’è la guerra, e nel 1945 la sconfitta della Germania segna l’occultarsi dell’ideologia e del Progetto Pan-Ariano. Hiroshima e Nagasaki mostrano al mondo, impresso nelle ceneri radioattive dei più grandi forni crematorî della storia, il vero volto dei vincitori.

Disperata e sconvolta per la sconfitta della Germania e per il suo smembramento post-bellico, Savitri devi decide di lasciare l’India, per intraprendere la sua nuova missione: di resistente ariana, e di propagatrice clandestina delle “Verità proibite”, relative al Nazionalsocialismo e all’Hitlerismo sconfitti. Ritorna in Europa nel 1945, determinata a propagandare il suo credo nazista. Nel novembre del 1945 s’imbarca a Bombay, per Londra, e prende contatto con le camicie nere di Oswald Mosley, ma non trova, nel gruppo, che dei piccolo borghesi ormai intimoriti, appartatisi dalla politica.

Va a Lione, dalla madre, e scopre che un abisso ideologico le separa. Qui, nel marzo del 1946, termina Impeachment of Man, che viene pubblicato a Calcutta da Mukherji.

Di nuovo a Londra, pubblica con la Società Teosofica The Son of God, un libro sul Faraone eretico Akhenaton, mentre il mondo intero parla delle atrocità naziste, ed i vincitori inscenano un Processo di Norimberga che ha il solo scopo di eliminare, fisicamente, le scomode Verità dei Vinti.

Il 16 Ottobre 1946, per non essere accoppato come un criminale, Hermann Goering si suicida con il cianuro, nel tetro carcere di Norimberga, e Savitri il 28 novembre si imbarca per l’Islanda: l’antica Thule dei greci.

Lavora come domestica, ed impara l’islandese, poi diviene precettrice francese di un’austriaca, sposata ad un islandese. Nel dicembre del 1947 torna a Londra e trova impiego come costumista alla Randolph Dance Company, che allestisce un po’ ovunque spettacoli di danza indiana.

Nel frattempo prepara il suo libro The Lightning and the Sun, che espone la sua dottrina ariana, ed una accorata testimonianza su Adolf Hitler.

Con la Compagnia di Danza giunge a Stoccolma e, per caso, incontra un vecchio amico inglese, nazionalsocialista, che la presenta a dei camerati svedesi fra cui Sven Hedin, il celebre esploratore dell’Asia e del Tibet, che allora ha 83 anni.

Il 6 giugno Savitri ed Hedin discutono per quattro ore sulle condizioni della Germania, e sulle possibilità d’una rinascita ariana. Molto ottimista, il vecchio esploratore le solleva il morale tanto da indurla a recarsi in Germania in Missione.

Savitri stampa dei volantini di propaganda, e il 15 giugno prende il Nord-Express da Stoccolma a Parigi. Passa per molte città tedesche: Flensburg, Hamburg, Brema, Duisburg, Dusseldorf, Colonia, Regensburg, e ad ogni fermata distribuisce questi messaggi proibiti, dissimulati in vario modo.

“Ho alcune carte pericolose qui... vuoi vederle?” Così dicevo al giovane Germanico, alto e bello, che camminava al mio fianco lungo il passaggio sotterraneo che portava alla pensilina da dove dovevo prendere il mio treno, alla stazione di Colonia, la notte fra il 13 e 14 Febbraio 1949. Avevo incontrato l’uomo alcune ore prima, alla “Missione Cattolica” della stessa stazione, ed avevamo parlato abbastanza per poterci fidare l’uno dell’altro, e per dire il resto.

Si fermò un secondo, guardandosi attorno per vedere se qualcuno ci stesse seguendo, o se un passante avesse potuto udire le mie parole. Ma c’era poca gente nel lungo corridoio. Il giovane uomo si girò verso di me e disse a voce bassa: “Si, dammene uno.” Io tirai fuori dalla tasca un volantino piegato due volte in quattro e lo misi nella sua mano. “Non fermarti a leggerlo ora,” dissi, ma aspetta finché saliamo sul treno, e poi va a leggerlo alla toelette, dove nessuno può disturbarti. Prenditi tutto il tempo, pensa se questi manifestini possono tornare utili, e dimmelo francamente. Se ne vuoi ancora, ne ho abbastanza.” Il giovane mise la preziosa carta nella tasca interna del cappotto, e continuò a camminare al mio fianco in silenzio, aiutandomi a portare il mio piccolo bagaglio. Raggiungemmo la piattaforma. Il treno era là, praticamente vuoto, perché non doveva partire che un’ora dopo, all’1:12, se ricordo bene. Soffiava un vento impetuoso, e faceva tremendamente freddo.

Il giovane uomo mi aiutò a sistemare la valigia nel bagagliaio, e poi si isolò per andare a leggere il foglietto nel posto più appartato, come avevo suggerito. Le parole che egli lesse, scritte in grandi caratteri maiuscoli sotto una svastika che copriva quasi un terzo della pagina, erano le seguenti:

POPOLO GERMANICO,
COSA TI HANNO PORTATO LE DEMOCRAZIE?
IN TEMPO DI GUERRA, FOSFORO E FUOCO.
DOPO LA GUERRA, FAME, UMILIAZIONE, OPPRESSIONE;
LO SMANTELLAMENTO DELLE FABBRICHE;
LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE;
ED ORA, — LO STATUTO DELLA RUHR!
MA “LA SCHIAVITÙ CHE ORA VIENE SARÀ DI BREVE DURATA.”

IL NOSTRO FÜHRER È VIVO
E PRESTO TORNERÀ, CON UN POTERE INAUDITO.
RESISTI AI NOSTRI PERSECUTORI!
ABBI FIDUCIA ED ATTENDI.
HEIL HITLER!


Il foglio era firmato “S.D.” — ovvero le mie iniziali.

Il giovane Tedesco uscì dal suo angolo. C’era una strana luce nei suoi brillanti occhi grigi, e uno strano imperio nel suo tono di voce. “Dammi quanti più puoi di questi fogli. Io li distribuirò per te!”, disse. Non era più il solitario, affamato, triste prigioniero di guerra, che era appena tornato a casa, dopo quattro lunghi anni di ogni tipo di maltrattamento nelle mani dei nemici della Germania. Era ancora una volta il soldato di una Germania vittoriosa – di una Germania invincibile – e l’araldo dell’Eterna Idea di Hitler; era ancora una volta il suo antico sé, che nulla può uccidere.

Savitri Devi, Defiance

Questa traversata della Germania in rovina segna profondamente Savitri Devi. Per viaggiare ora le serve un’autorizzazione militare, che ottiene da un vecchio amico che lavora all’Ufficio degli affari Tedeschi, e che non sospetta nulla delle sue attività clandestine. Nel 1948 e 1949, al tempo della de-nazificazione, Savitri conduce una serie di missioni di propaganda clandestina in una Germania prostrata e devastata dall’inedia di massa, e dal terrore prodotto dai bombardamenti Alleati, che hanno raso al suolo le antiche città tedesche.

Distribuisce opuscoli e biglietti postali, che sollecitano la resistenza ad una brutale occupazione. Gli opuscoli sono accompagnati da piccoli doni di caffè, zucchero, o burro. Per Savitrti Devi, la diffusione di quegli fogli attraverso la Germania assume un significato di proporzioni cosmiche: "scritto e gettato dagli Dei, attraverso di me."

Durante tre mesi, dal 7 settembre al 6 Dicembre 1948, distribuisce seimila proclami pro nazisti, nelle tre zone di occupazione Occidentale. Poi torna a Londra per preparare la sua “terza missione” e far stampare i volantini necessari. Prima di attraversare il confine con il Belgio, inizia a cantare un Mantra di Shiva, “il Distruttore”. A Londra, fa stampare 6.000 opuscoli e, con quelli, rientra in Germania.

Comincia a scrivere Gold in the Furnace: l’Oro della resistenza nazionalsocialista nella fornace della Germania occupata. Continua così la sua descrizione della Germania in rovina, iniziata con Defiance, e la sua distribuzione di volantini: 11.500, fino al suo arresto, nel febbraio del 1949.

Condannata a tre anni di detenzione o all’espulsione verso l’India, sceglie la prigione, ma non vi resterà che 8 mesi. Finirà il libro segretamente, nella cella di Werl, nella zona d’occupazione britannica, e conoscerà delle altre detenute nazionalsocialiste, che le forniranno poi dei preziosi contatti esterni.

Da allora, Savitri Devi viene considerata una Camerata, e potrà ottenere degli aiuti clandestini, dati ai militanti in difficoltà. La sua fama si espande nell’ambiente nazionalsocialista tedesco, e poi inglese ed americano. Viene espulsa, e per poter tornare in Germania deve fornirsi d’un’altra identità, e ridiventa così la cittadina greca Maximiani Portas. Con questa identità, Savitri compie un pellegrinaggio nei molti luoghi in cui si è svolta la vita di Adolf Hitler, colui che lei considera, come farà poi anche il Cileno Miguel Serrano, un Avatar o incarnazione di Vishnu.


Nel 1953, Savitri torna illegalmente in Germania per un proprio speciale Pellegrinaggio, durato quattro anni, ai Luoghi Alti del Nazionalsocialismo e del paganesimo germanico. Questo “viaggio alle sorgenti”, effettuato a dispetto del decreto d’espulsione delle Autorità di Occupazione, viene registrato nel libro dal titolo omonimo: Pellegrinaggio, che uscirà a Calcutta nel 1958, stampato da Mukherji.

Visita Braunau am Inn, Lambach, Linz, Berchtesgarden, il Berghof, la Feldherrnhalle, Steyr, Vienna, Monaco e Norimberga. Vive per due anni a Emsdetten in Vestfalia, in casa di un simpatizzante Nazionalsocialista, e qui completa Folgore e Sole, ed aggiunge alle stazioni del suo Pellegrinaggio lo Hermannsdenkmal ed il complesso megalitico di Externsteine.

Il primo è un monumento in onore della sconfitta inflitta ai Romani da Hermann, o Arminio, nel 9 d.C.; il secondo un tempio solare pagano, dove Savitri sperimenta una rivelazione mistica, che riguarda la vittoria finale Ariana. Qui culmina il suo viaggio, sulle rocce verticali che formano il santuario principale del culto germanico del sole: Externsteine. “Le rocce del sole” sono il luogo dove, durante il Reich Hitleriano, venivano nuovamente celebrati i solstizi, e dove la gioventù Hitleriana veniva iniziata.

È il monumento più splendido fra tutti i Templi del sole che Devi ha visto in Grecia, in Egitto, o in India. Nella Stanza centrale turrita, allineata per catturare il sole nascente, lei si è levata in piedi con le braccia tese, nel Surya-namaskar, il saluto al sole. Allora ha recitato una preghiera al dio cosmico ed impersonale che ha incarnato Adolf Hitler, come moderno Avatar:

“Signore delle forze invisibili, che non conosco e non posso cogliere, la cui maestà io adoro nell’ordine eterno della Natura, e nella bellezza eroica delle vite dei miei camerati, tue manifestazioni. Aiuta noi, Nazionalsocialisti, a mantenere la tua verità all'interno dei nostri cuori, e a realizzare, un giorno, l’ordine reale del nostro nuovo Führer, riflesso terrestre della tua impietosa armonia cosmica!”

Dopo un giuramento, Savitri Devi ha consacrato i libri già pubblicati, e il manoscritto del suo Opus Magnum: The Lightning and the Sun (Folgore e Sole: Nel Tempo, Sopra il Tempo, Contro il Tempo). Questo libro, iniziato in Scozia nel 1948, continuato ad intervalli in Germania, e completato nel 1956, è stato scritto per presentare una concezione della storia – antica e moderna – incontrovertibile dal punto di vista della Verità ETERNA.

Le figure principali, usate per illustrare la concezione ciclica della Storia, sono Akhenaton, Genghis Khan ed Hitler. Esse sono disposte nel contesto di una successione “delle Età”. All'interno del Kali Yuga – l’Età oscura – Akhnaton è “l'uomo sopra il tempo”, simboleggiato come il sole: il Faraone che ha voluto restituire all'uomo la perduta età dell’oro; un visionario che ha lottato contro la marea della sua propria Epoca, senza poter realizzare praticamente la propria visione.


“L’uomo nel tempo” viene esemplificato da Genghis Khan, ed è una forza distruttiva priva dell'idealismo, il cui simbolo più pertinente è il lampo, e che agisce in accordo con la natura della sua Età. In Adolf Hitler Devi trova “L’uomo contro il tempo” che unisce l'idealismo con la forza; sia lampo che sole, e che intraprende la guerra contro le forze dell'età Buia, ad un livello pratico.

È il predecessore del Kalki Avatar, il vendicatore che appare alla conclusione di ogni Età. Tuttavia, dato che Hitler ha combattuto contro le maree cicliche di questa Età tenebrosa, la sua battaglia era destinata alla sconfitta. Devi afferma che l’azione è il dovere dharmico degli Hitleriani, nel mantenere viva la fiamma del Nazionalsocialismo, durante il Kali Yuga; come base per un nuovo Ordine che Hitler stesso ha profetizzato nel 1928, vedendosi come un annunciatore: “Non sono lui; ma dato che nessuno si fa avanti devo preparare così il suo avvento.”

I Compagni al fianco del futuro Avatar, saranno gli ultimo Nazionalsocialisti dalla volontà ferrea, saggiati con la persecuzione: i “camerati vendicatori”.

Savitri traccia sul muro in rovina del Berghof: “Einst kommt der Tag der Rache!”, cioè “Verrà il Giorno della Vendetta!” Nel suo Pellegrinaggio, lei rende visita ai Resistenti nazionalsocialisti sfuggiti ai tribunali di guerra ed alla “denazificazione”, e passa parecchio tempo con i Camerati della rete Odessa.

Nella primavera del 1957, Maximiani Portas torna in India e ridiventa Savitri Devi, ma dati i suoi scarsi mezzi finanziari ha dovuto arrivarci per via di terra, partendo dall’Egitto, via Beirut, Damasco, Bagdad, Teheran, Lahore, Dehli.

Il 2 giugno 1957 è a Calcutta, con Asit Mukherji. Savitri trova un posto di interprete presso un ingegnere tedesco che costruirà una funicolare in Orissa.

Poi, nel settembre 1958, diventa professoressa alla scuola francese.
Nel marzo del 1960 muore a Lione la madre di Savitri, e lei va a Marsiglia, ma di là si sposta a Madrid, per incontrare Otto Skorzeny, che gestisce un’impresa di Import export, la cui attività ha salvaguardato gli interessi industriali e finanziari tedeschi dopo la guerra.

Si dice che sia lui ad Organizzare l’Odessa, la più grande rete di emigrazione clandestina germanica. Otto le fa incontrare il Belga Léon Degrelle, ex comandante delle SS Vallonie, ed altri Tedeschi rifugiatisi in Spagna.

Fra il 1961 e il 1965, continua a scrivere e pubblicare i propri libri, in cui presenta
il Nazional-Socialismo come una Religione della Natura, legata al sistema indo-ariano dei Cicli temporali, o Yuga, e delle tre classi d’uomini, con “Contro, ed al di sopra del Tempo”, Adolf Hitler: Avatar di Vishnu.

Le amicizie fatte durante il suo imprigionamento le hanno fornito un passaporto d’entrata nel mondo del Nazionalsocialismo del dopoguerra, e, mentre vive a Londra, viene coinvolta nella politica del British Racial Right, il partito della destra razziale britannica, e si intrattiene a lungo con George Lincoln Rockwell, al congresso internazionale della World Union of National Socialists (WUNS), a Cotswold nel 1962, luogo della famosa Dichiarazione di Cotswold.


Nel giugno del 1971, a 66 anni, aiutata finanziariamente da Fräulein Marianne Singer, può prendere l’aereo e tornare in India, da Asit Mukherji. Ha appena terminato Souvenirs et Réflexions d’une Aryenne, una autobiografia che è, nello stesso tempo, una chiara esposizione della religione razziale ariana ed anche il suo Testamento spirituale. Vive alla periferia di Dehli, con una piccola pensione di ex insegnante di francese, fino al 1977, anno in cui muore Asit Krishna Mukherji.

Lei soffre di cateratta progressiva e nel 1981 subisce un attacco di paralisi del lato destro. Non vede e non può leggere, ed altri devono scrivere le sue lettere.

Grazie al soccorso finanziario dei suoi numerosi amici tedeschi, può tornare in Baviera, ed essere alloggiata in una casa di cura per persone anziane, e poi presso la sua amica Elizabeth Ettmayr, a Traunstein. Tornata in Francia nella primavera del 1982, alloggia all’ospizio dei vecchi a Lozanne sul Rodano, ma vuole tornare in Germania.

Savitri Devi vive per molti anni in assoluta povertà, mettendo da parte ogni rupia e ogni franco che aveva per poter pubblicare i propri scritti in India, e da lì, mandarli nel resto del mondo; il più delle volte come dono, e di certo senza alcun profitto economico. Così, essa ha conservato e fatto nuovamente germogliare i semi della Rinascenza Ariana, rendendo molti uomini e donne suoi debitori per quanto riguarda il loro risveglio ancestrale.

Muore improvvisamente in Inghilterra, il 22 ottobre 1982, a mezzanotte e venticinque minuti, colpita da un infarto. Viene cremata con il rito Hindu, e le sue ceneri vengono mandate al Quartiere Generale del Partito Nazionalsocialista Americano (ANP), ad Arlington, in Virginia, e poi, presumibilmente, in quello successivo di Milwaukee, nel Wisconsin.

***

A quando l’inevitabile venuta del vendicatore? Di Colui che ristabilirà l’ordine, e rimetterà “ogni essere al suo posto”?

È la devozione che gli porto che mi ha fatto – e m’ha sempre fatto – amare tanto tutte le Forze che dominano da più in alto e sembrano voler annientare questo insolente verme di terra che è l’uomo? È questa, in particolare, che nell’aprile del 1947 m’ha fatto salutare la vista (ed il ruggito sotterraneo!) dell’Hékla in piena eruzione, come si salutano in India le divinità nei templi, e, in un’estasi di gioia, intonare in bengali l’inno a Shiva: “Danzatore della Distruzione, o Re della Danza”?

È lei che m’ha spinto a marciare tutta la notte, lungo una delle sette colate di lava, sotto un cielo d’un pallido viola, inondato dal chiaro di luna, striato di verdi aurore boreali sfrangiate di porpora, sbarrato da una lunga nube nera di fumo vulcanico – cielo contro il quale i crateri lanciavano i loro sputi di fiamme e i loro pezzi di roccia incandescente? È lei che nell’ininterrotto grondare delle viscere della terra che tremava, e scoppiava in diverse bocche di fuoco, m’ha fatto riconoscere la sillaba sacra “Aum!” – la stessa che avevo intesa, e che dovevo sentire poi, sempre con adorazione, uscire dalla gola dei leoni?

Era questa la consapevolezza, più o meno oscurata, che essi stessi erano della razza di colui che ritorna di Età in Età, e, come Lui, difensori della bellezza della Terra — Vendicatore dei Forti contro tutte le superstizioni antropocentriche, e quindi ugualitarie, ed in particolare contro il Cristianesimo, allora nuovamente imposto ai fieri Germani.

Era questa coscienza, dicevo, che spingeva i Vikinghi dello Jütland, antenati di mia madre, a cantare i loro inni a Donner ed a Thor, soli nel mezzo delle nebbie, sul Mare del Nord in furia, felici di intendere, nel rullare dei tuoni, la risposta degli Dei?

Può essere. Quel che è certo, è che io sono sempre stata per la Natura indomata, contro l’uomo; per il leone e la tigre, contro il cacciatore, a volte comunque assai laido, e, per bello che possa essere, meno bello di loro, che vivono ai margini della decadenza mondiale.

Quel che è anche sicuro, è che io sono sempre stata per l’uomo superiore, per il forte, per il conquistatore (a meno che, come gli invasori europei del Nuovo Mondo, egli non impiegasse la sua forza per diffondere una qualche dottrina di livellamento, giustificando tutti i meticciati) contro il pacifico, intorpidito nei suoi piaceri; contro chi spacca il capello in quattro, e contro il “sapiente” che lavora per l’umanità a spese delle bestie innocenti: sempre stata per le SS contro l’Ebreo, ed i suoi servitori ben più disprezzabili di lui.
sono quaranta anni, o quasi, che sono venuta nelle Indie, a cercare (in mancanza di meglio) l’equivalente tropicale dell’Europa Ariana e pagana — di questo Mondo antico, in cui regnava una tolleranza illuminata, e il culto del Bello, sinonimo del Vero; traendo la sua stessa essenza dal Vero. Qui sono venuta e rimasta; partita e ritornata, sempre come discepola di Adolf Hitler, Volto moderno di Colui che ritorna, sempre animato dallo spirito della lotta contro il Tempo, che egli incarna, come tutti i suoi predecessori gloriosi; e con Kalki, il Vincitore che un giorno deve succedergli, e succedere loro.

Ora non c’è nient’altro da fare, miei camerati. Vivete con me l’attesa ardente della fine di questa umanità, che ci ha rigettati, il nostro Führer e noi. Essa non vale la pena che la si salvi. Che vada a tutti i diavoli, sepolta sotto le rovine dei suoi ospedali, dei suoi laboratori, dei suoi macelli, e dei suoi “locali notturni”!

Vi cito i versi che Leconte de Lisle indirizza alla Foresta vergine, bruciata, divelta, straziata dall’uomo:

“Le lacrime e il sangue arrosseranno la tua cenere, E tu risorgerai dalla nostra, o Foresta!”

Queste sono per me parole di gioia anticipata. Io vi ricordo anche le parole di Goebbels nell’ora dell’inabissarsi del Reich, per il qual fatto noi viviamo: “Dopo il diluvio: noi!”

Non resta più che sollecitare ed evocare con tutte le nostre forze il “Diluvio” — la Fine; che renderci personalmente responsabili della sua venuta, sollecitandola giorno e notte.

Io la desidererei, la invocherei, anche se fossi persuasa che non uno di noi, me compresa, beninteso, e compresi coloro che io ammiro ed amo di più, sopravvivrà.

Il mondo è troppo laido, senza i suoi veri Dei — senza il senso del sacro nel seno della vita —, perché i Forti non aspirino alla sua fine.

Miei camerati, unitevi a me, e lanciamo a tutti gli echi, con Wotan, il Canto della Fine: “Eins will ich: das Ende, das Ende!”

Il mondo senza l’uomo è di gran lunga preferibile ad un mondo in cui nessuna élite umana comanderà più. Il ruggito del leone si farà sentire nuovamente ovunque, nel corso delle notti, sotto il cielo splendente al chiaro di luna, oppure oscuro e pieno d’astri. E di nuovo i viventi tremeranno, dinnanzi ad un Re degno di loro.

estratti da
Savitri Devi Mukherji
Souvenirs et réflexions d'une Aryenne

Mauro Likar 24 Settembre 2009

L’Opera di Savitri Devi
A Warning to the Hindus (Un Avvertimento agli Hindu), Calcutta 1939; L'Etang aux lotus, Calcutta 1940; The Non-Hindu Indians and Indian Unity, Calcutta 1940; Akhnaton's Eternal Message: A scientific religion 3300 years old, Calcutta 1940; Joy of the Sun: The beautiful Life of Akhnaton, King of Egypt, told to Young People, Calcutta 1942; A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt, Londra 1946; Defiance, Calcutta 1950; Gold in the Furnace, Calcutta 1951; Paul de Tarse, ou Christianisme et Juiverie, Calcutta 1958; Pilgrimage, Calcutta 1955; The Lightning and the Sun, Calcutta 1958; Impeachment of Man, Calcutta 1959; Long Whiskers and the Two-legged Goddess, or the True Story of a most “Objectionable Nazi” and... half-a-dozen Cats, Calcutta 1961; Hart wie Kruppstahl, 1963; Souvenirs et réflexions d'une Aryenne, Calcutta 1976; Shinto: la via dello Shinto, Arya n° 4, Montréal, luglio 1980.

Mauro Likar

Savitri Devi Mukherji,

IL PARADIGMA
ARIANO

16/10/2009


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