CULTURA

 

LUCA CARBONI: "MUSICHE RIBELLI"

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

"Ci vuole un fisico speciale per fare quello che ti pare perchè di solito a nessuno vai bene così come sei" (L.Carboni - "Ci vuole un fisico bestiale")

 

"Ogni nome un uomo
ed ogni uomo e' solo quello che
scoprirà inseguendo le distanze dentro se
Quante deviazioni
quali direzioni e quali no?
prima di restare in equilibrio per un po' " (Negrita - "Rotolando verso sud")

 

Al di là delle paraplegiche 'evidenze' della politica italiota e delle interminabili e artificiose polemiche alias pippeggiamenti pseudo-intellettualoidi della 'finzione' mediatica che si perde tra l'ennesima boutade anti-olocaustica di quattro sacerdoti cattolici tradizionalisti lefebvriani (con conseguente tuonante scomunica della Sinagoga Mondialista), la crisi economica mondiale o quali chiappe di questa o quella 'signorina' siano 'fuoriuscite' all'attenzione del pubblico 'osservante' nelll'ultima puntata del Grande Fratello (tutto fa 'brodo' nella società del Nulla televisivo-informatico) risulta straordinariamente 'tempestiva' l'uscita dell'ultima produzione musicale di Luca Carboni non 'casualmente' (il 'caso' non esiste) intitolata "Musiche Ribelli" e destinata ad una "comprensione" meno 'distratta' di quanto non lo sia ad un primo fugace 'ascolto'.

Con tempistica eccezionale, vista la mediocrità e la banalità circostante (nel mondo della musica come nel 'resto' di qualsivoglia 'arte'...a cominciare dalla Politica...l'arte dell'Impossibile...ridotta a mera rappresentazione dell'imbecillità e dell'autoreferenzialità di un potere che è al di là di partiti e Istituzioni) il cantautore bolognese ha rielaborato musicalmente una serie di canzoni senza tempo riadattandole e , come nel caso dell'Avvelenata di Guccini, magistralmente attualizzandone, in chiave rock, un messaggio che rimane immutato: ribellarsi è giusto.

E se negli anni settanta in cui comparve "L'Avvelenata" - sfogo 'di sinistra' 'da osteria' del gigante di Bologna (o per dirla tutta di quel "quasi come Dumas" sospeso "tra la via Emilia e il West" che il 'compagno' Guccini incarnava tra furie rivoluzionarie da "Locomotiva" e struggenti melodie tipo "La canzone della bambina portoghese") - oggi più che mai Carboni ce ne restituisce il 'senso' profondo di sorta di manifesto degli intellettuali "di eletta schiera" che si annidano nella categoria senza categorie dei cantautori quelli che "si vendan la sera per un pò di milioni" (...come del resto i giornalisti ecc ecc. Più o meno tutti...).

Ultimo tra questi ultimi Carboni ha 'rivendicato' una 'continuità' ideale con quel passato musicale che appartiene da De Andrè a Guccini appunto - passando attraverso tutta una serie di 'infiniti' apprendisti 'ribelli' della musica di casa nostra - alla scuola della canzone italiana. Non casualmente si ritrovano in ordine 'sparso' nell'album in questione testi di Bertoli, Jannacci, Dalla, Battiato, Bennato.

E sono testi significativamente "ribelli": dalla cover di "Venderò" di Edoardo Bennato (troppo presto 'dimenticato' dallo star-system della musica contemporanea che evidentemente non ha 'gradito' quel 'passaggio' polemico - a dir poco una vera e propria condanna - rivolto contro l'esperienza dei regimi comunisti ....si ricorderà "Tutto sbagliato" canzone e video che ai primi Novanta fece sufficiente 'notizia' per relegare in second'ordine il cantautore partenopeo) a "Vincenzina e la fabbrica" di Enzo Jannacci, dal 'remake' magistrale di "Eppure soffia" di Pierangelo Bertoli (testo 'egregiamente' appassionato e nitidamente libertario-rivoluzionario contrassegno di una stagione politica e sociale nella quale l'eskimo la faceva da 'padrone' per 'moda' e spesso per 'gioco' ...un gioco che avrebbe lasciato troppe vittime sui selciati delle strade e delle piazze italiane.... tra le frange di una gioventù di borghesi annoiati che 'sognavano' il SudAmerica e il Vietnam mentre i loro 'cattivi maestri' finivano ad occupare qualche scranno parlamentare) a "Quale allegria" di Lucio Dalla (della quale si ricorda una bellissima versione di Ornella Vanoni).

A metà album Luca Carboni inserisce "Up Patriots to arms" canzone-protesta (sono molto più di quelle che si 'creda' comunemente) del cantautore siciliano Franco Battiato nonchè titolo di un suo fortunatissimo album di trent'anni or sono...L'ennesima 'cover' potremmo dire visto che "Up patriots to arms" venne riproposta vent'anni or sono , e diremmo con 'discreta' fortuna nonchè eccellente performance, dal gruppo dei Disciplinatha ...troppo 'fascist' per 'piacere' al pubblico e soprattutto alle grandi case discografiche che controllano de facto il palcoscenico musicale italiano. Un testo , quello dei Disciplinatha 'spurgato' dalle frasi ironico-canzonatorie contro l'Ayatollah Khomeini e la rivoluzione iraniana che Carboni ci restituisce nella sua versione integrale...'segnali' neanche velati di un evidente 'controllo' che risalta anche dalla collaborazione, affatto relativa, con l'ebreo Riccardo Sinigallia.

C'è , 'evidentemente', chi 'segue' anche la 'rete' Internet...perchè tutto è sotto 'controllo' sistemico , piaccia o meno.

Tant'è... l'album si ascolta più che volentieri proprio perchè ridà vigore ad una forza che , attualmente, 'manca' sul panorama musicale italiano dopo la dipartita di due giganti della poetica e della vita quali furono Fabrizio ('Faber') De Andrè (la sua "Canzone del bombarolo" continuerà a 'impressionare' le coscienze deboli per i prossimi cinquant'anni e oltre così come "Il cantico dei drogati" resterà quale pugno nello stomaco ad una società senza scrupoli e senza passioni a ricordare che esiste anche il dolore ...la morte De Andrè la 'canzonerà' magistralmente nel "Testamento di Tito" e altrove) e Lucio Battisti ("In un mondo che non ci vuole più..." inno generazionale dei 'reietti' e dei 'colpevoli' senza possibilità d'appello di un'area politicamente 'scomoda' qual'era quella neofascista).

 Poesia e musica, voce e suoni, direzioni e dimensioni di percorsi esistenziali 'logorati' dall'esperienza, da quel vivere la vita incessantemente senza sosta, senza tregua, alla ricerca di un qualcosa spesso inafferrabile ..."tu chiamale se vuoi emozioni".

Già... De Andrè e Battisti ma anche Guccini e Battiato, Bennato e infine , 'soprattutto',  Luca Carboni che ha restituito una dignità mai perduta ai cantautori senza tempo e senza storia della musica nazionale.

 

Scrive Antonio Orlando su "M&D - Musica e Dischi" : "Non poteva certo immaginare chi ascoltava Ho visto anche degli zingari felici 30 anni fa – tra questi anche chi scrive – che una canzone così visionaria e innovativa, (relegata ai tempi nel circuito delle radio schierate a sinistra) sarebbe diventata oggi uno dei tormentoni pop degli ultimi mesi. Nella versione di Luca Carboni coadiuvato da Riccardo Sinigallia, la canzone così è stata perfettamente e totalmente sdoganata e, gioco del destino, è diventata ancora più di attualità a causa del tormentato rapporto con gli zingari: non quelli simbolici della canzone originale di Claudio Lolli, ma quelli veri presenti in Italia e spesso oggetto di polemiche politiche." (1)

Al di là delle considerazioni 'politiche' su improbabili "zingari felici" e su quelle che sono le infelici esternazioni dei reazionari e borghesi d'ogni latitudine rimane la musica a indicarci una 'direzione' ....'rotolando verso sud' 'appunto' come ci 'ricordano' i Negrita ....perchè il sud è vita, è idea di libertà, è un panorama di mare e odori forti, di favelas sudamericane come di bidonvilles africane o ci si 'consenta' della 'nostra' Beirut, della periferia meridionale con i suoi vicoli come un formicaio, impercettibili e invisibili all'occhio 'schifato' del jet-set che - poco più in là nei palazzi-bene della capitale libanese - vive della luce riflessa di un qualche Planet Hooliwood o del casinò o dell'ultima discoteca 'di grido'....identici, noiosi, rituali giocattoli del benessere e del lusso fini a sè stessi, uguali e stereotipati in qualunque capitale del pianeta vi troviate.

 Non è vita. E' semplicemente una parodia - piuttosto pessima - del vivere...Milano, Las Vegas, Londra, Jew York ....capitali del 'nulla' della contemporaneità 'rovesciata' e contorta dei 'moderni' ...il Nord ricco del pianeta....A queste 'faraoniche' costruzioni , templi di Mammona destinati ad un pubblico 'esclusivo' di identità scomposte e malate, mercificazione del Niente opponiamo - proprio come i Negrita - il Sud ...con tutte le sue contraddizioni e i suoi 'errori', con la sua magia unica d'incantare e di riportare a ritmi più umani , di vivere e di gioire, realizzando forse qual'è la dimensione 'ultima' degli Individui che riescono ad elevarsi dalla massa...

Il Sud, i tanti sud del Mondo....infiniti mondi. (..."ad esempio a me piace il sud" cantava giust'appunto un Grande della musica italiana Rino Gaetano) così come descritti dai Negrita in modo estremamente chiaro:

 

" Ogni terra un nome
ed ogni nome un fiore dentro me
La ragione esplode
ed ogni cosa va da se
Mare accarezzami
Luna ubriacami
Rio, Santiago, Lima & Holguin,
Buenos Aires, Napoli
Rio, Bahia, Santiago & Holguin,
Buenos Aires"

Perchè Luca Carboni? Perchè anche 'Noi' - come il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio unico sodale e maestro di vita prim'ancora che di 'affari politici' - cantiamo sempre la stessa 'canzone'...nel vuoto della contemporaneità nichilista che ha 'schiantato' e disintegrato ogni dimensione dell'esistenza , frantumando (lo specchio infranto) volti, nomi, indirizzi e memorie. La dicotomia amico-nemico , base di ogni 'attitudine' politica (la politica è guerra e non 'confronto' è opposizione non 'cooperazione'...come la vita del resto dove esiste solo la legge del più forte e - parafrasando Carboni - "ti trovi in comperizione" sempre e ovunque), esiste sempre in ogni relazione e in qualunque 'contesto'...vince chi rimane in piedi tra le rovine.

Politica e vita, musica e poesia, passione e carattere, stile e personalità .....Tutto e niente!

In fondo occorre semplicemente rimanere sè stessi ....essere ciò che si è....le apparenze non esistono...sono solo la maschera che ognuno indossa...e come cantavano gli squadristi della RSI: "Duri a morir noi quì restiamo perchè noi siamo quello che siamo". Oggi , domani, sempre.

Note -

1) Antonio Orlando - Recensione album "Musiche Ribelli" - da "M&D Musica e Dischi" nr 726 del 01.02.2009

 

 

16/02/2009


cultura

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003