CULTURA

Leni Riefenstahl, l'esteta dell'Ordine Nuovo

Antonio Rossiello

Venerdi 3 Settembre 2004 - 18:03

All’età di 101 anni il 9-09-2003 è mancata LENI RIEFENSTHAL, il sito internet che ne ha dato la notizia è stato il settimanale scandalistico “BUNTE”, poi le agenzie di stampa. Nessuna enfasi, anzi un sollievo collettivo per i presunti umani antinazisti.Il suo compagno HORST KETTNER, classe 1942, da 15 anni al suo fianco, ha dichiarato che il suo cuore si era fermato, lei era serena e gli stringeva la mano con amore.
Longeva quasi quanto lo scrittore anarca ERNST JUNGER, il tedesco maledetto, LENI fu indomabile, versatile, dalle maniere educate, ambiziosa, intellettuale emancipata, ballerina delicata, talentuosa, scaltra, fantasiosa, avventurosa, brava, vamp. Algida, bella, occhi verdi, volto preraffaelita, illuminato da gelido sorriso geniale, un fisico da indossatrice, sedusse pubblico ed i gerarchi e affascinò WINIFRIED WAGNER.Ebbe una vita esagerata, come il suo talento, il suo narcisismo e la sua ambizione, fu la regista favorita di ADOLF HITLER e fece propaganda al Terzo Reich mediante alcuni suoi film capolavori. Il 22 agosto scorso aveva festeggiato sempre a letto il suo genetliaco, già ricoverata a Poecking sul lago STARNBERGER SEE, a sud di Monaco, in Baviera, per i postumi di una operazione in seguito ad un tumore, di cui era convalescente e per gli atroci dolori artrosici. Se l’anno prima aveva solennizzato il suo centesimo compleanno invitando 200 persone, quest’anno invece no.
Era felice sott’acqua, i dolori le andavano via, si sentiva una persona rinata quando si immergeva nel 2002, dando sfogo alla sua passione per le riprese subacquee, festeggiando il suo centesimo compleanno e l’uscita di un nuovo ultimo film, un documentario “Underwater impressions” (Impressioni sottomarine) che ruotava intorno alle spedizioni sottomarine nell’Oceano Indiano nel corso di 25 anni, dichiarando di voler essere sempre la migliore.
Nata a Berlino il 22 - 08 - 1902, HELENE BERTHA AMALIE RIEFENSTHAL era figlia di un uomo di affari della buona borghesia tedesca e funzionario governativo.
Attratta da arte, poesia, bellezza, sport, fu ricambiata dagli ambienti artistici, peccaminosi e creativi berlinesi degli anni ‘20 come scrisse nelle sue ‘memorie’ autobiografiche, pubblicate con il titolo di”Stretta nel tempo”, edite da BOMPIANI in Italia nel 1987, LENI lottò contro venti e maree conquistando un secolo. La danza, sintesi di pittura, scultura, musica, teatro, evidenziava il corpo in movimento, rivelandone la grazia , le segnò la strada da allieva di scuola di danza a ballerina di successo, per cui si impose per bellezza femminile, ebbe molti amanti, fu seria e rigorosa, determinata nel progetto suo artistico che si intrecciò con il progetto poltico fino a che un incidente le impedì di continuare la carriera. Si diede allo sport, sci ed alpinismo, cinema di montagna.
Attrice inespressiva, poco duttile, ma affascinante. Bella di una bellezza di gioventù sana, sportiva, appassionata, erano ai tempi della depressione economica in Germania e dei conflitti politico e sociali negli anni ‘20.
LENI si avvicinò al cinema grazie ad ARNOLD FANCK, specialista di documentari sulla montagna. Il cinema di montagna negli anni ‘20 era un genere di alta retorica della natura. Esili melodrammi ambientati tra le rocce ed i ghiacciai, gli spazi innevati, le cime inviolate, i paesaggi alpini, sostenuti da una stantia retorica dell’assoluto.
Drammi e buoni sentimenti sullo sfondo delle Alpi bavaresi, cari alla borghesia tedesca che stanca della inflazione e della guerra civile sposò il NUOVO ORDINE dell’uomo forte.Attori alpinisti come LENI e LUIS TRENKER, piacevano al pubblico stanco e preoccupato, incerto del domani , in gravi difficoltà economiche. LENI fece la carriera tedesca di eroina da fumettoni di FANCK, divenendo diva dell’Industria cinematografica tedesca negli studi DEFA a BABELSBERG, sognando di farne la Hollywood europea.
I film di FANCK furono: “La montagna dell’amore” (1926), in cui LENI fu per la prima volta attrice/ballerina, “La tragedia di Pizzo Palù (1929), “Tempeste sul monte Bianco” (1930), “S.O.S. iceberg” (1933), dove interpretò il personaggio di HELLA. Il suo era un personaggio ripetitivo della giovane donna coraggiosa alle prese con la natura selvaggia, bella, incontaminata e perigliosa.LENI si interessò a cogliere dall’interno le possibilità espressive, ad impararne la tecnica, ad utilizzarne l’impatto spettacolare per comporre quell’inno alla bellezza, alla poesia visiva, all’esaltazione del corpo umano, del volto, dei gesti che danza, recitazione e sport Le instillarono.
Attrice in altri film di montagna diretti da G.W.PABST, finchè nel 1932 passò dietro la macchina da presa. Il suo primo film da regista, di cui fu sceneggiatrice ed interprete nel ruolo di protagonista, fu “Das blaue licht” (La bella maledetta), con sceneggiatura del teorico marxista BELA BALASZ, saga drammatica di un ambiente di montagna, con storie da lei precedentemente interpretate, fu girato nelle Valli delle Dolomiti, nel Tirolo meridionale, con impietriti abitanti del luogo. LENI fuse l’incanto paesaggistico dei luoghi con la storia di una misteriosa “luce azzurra” che si sprigiona in alta montagna, dove vive, solitaria e maledetta la bella JUNTA. Film raffinato, estetizzante, pretenzioso, che la vide regista attenta e meticolosa, fu la manifestazione di una idea di bellezza che ritroveremo nei suoi documentari nazisti e sulle olimpiadi.Una bellezza che prescindeva dal contesto storico ed ambientale in cui collocava i suoi personaggi (reali o di finzione, ne astraeva il contenuto per esaltarne la forma. Una bellezza che privilegiava il corpo o il paesaggio, a scapito della realtà, nella sua complessa sfaccettatura.
In esso vi erano motivi tematici e schemi dell’espressionismo cinematografico (figura del giovane pittore, il mistero che prima l’oppone e poi lo lega ai valligiani; il suo arrivo in diligenza, l’inseguimento della ragazza nelle viuzze del paese) prevalenti sugli stereotipi del film di montagna. Il risultato è stridente e stucchevole. E’ un film che anticipa le caratteristiche delle pellicole successive : recupero del gusto figurativo espressionista con inquadrature angolate e con effetti luminescenti dati dalla pellicola in fase di sperimentazione, prediligeva gli effetti di luce valorizzati, un forte simbolismo di fondo, e un uso innovativo dei filtri rossi e gialli, estetica del Nazismo. Fu singolare teorica del cinema che usò a ritmo emotivo il potere coercitivo dell’immagine. ADOLF HITLER trovò Lei e la sua opera straordinarie; una giovane donna che riusciva ad imporsi, vincendo gli ostacoli ed il gusto dell’industria cinematografica al punto che il film fu l’origine del patto di LENI col leader nazista.
LENI incontrò la stessa estate HITLER e fu”colpo di fulmine estetico”, abbagliata dal carisma del futuro cancelliere a Berlino.
Il potere mediatico subliminale interessò HITLER, che incontrò la RIEFENSTHAL, alla quale diede l’impressione di una persona semplice e diversa da quella che si vedeva allo Sportpalast. Lodò i film di LENI , come”Danza sulla riva del mare” ed altri in cui aveva recitato.
HITLER era intenzionato a che, una volta salito al potere, LENI realizzasse film per Lui, ma la Medesima gli rispose che era impossibile, perché un film doveva avere un tema a lei congeniale ed a Lei non interessava la politica, il partito e non aveva pregiudizi contro ebrei ed indiani. HITLER le disse che non costringeva nessuno a mettersi dalla sua parte, sarebbe Lei maturata ed avrebbe compreso le sue idee.
Durante il Nazismo la RIEFENSTHAL divenne fedele interprete massima dei principi di estetizzazione della politica cari al nuovo regime.
Il critico cinematografico RAINER ROTHER riporta che inizialmente LENI non ebbe problemi a tradurre in arte la rappresentazione di sé che i nazisti volevano darsi, provando simpatia per HITLER. Non girò pellicole antisemite, non additò le stelle gialle degli ebrei, né boicottò i loro negozi, né invitò ad espropriarli arricchendosi. Il suo cinema e la sua persona fascinarono HITLER, che si appropriò del suo talento e nel 1933 la scritturò come sua documentarista ufficiale, essendole commissionato il documentario, in cui la regista si schierò, sulla ascesa del fuhrer”Sieg des glaubens” (La vittoria della fede), tolto dalla circolazione e sostituito dal documentario celebrativo, dapprima affidato a Walter Ruttmann, e poi a Leni, sul congresso del partito nazionalsocialista a Norimberga nella sala congressi, svoltosi l’anno prima, “Der triumph des willens” (Il trionfo della volontà), realizzato nel 1935, in cui una normale manifestazione politica annuale, il congresso del partito diviene grandioso spettacolo di evento straordinario, l’esaltazione del fuhrer e del Nazismo, la rappresentazione magniloquente ed esteticamente affascinante, fra adunate di camice brune e parate nibelungiche di giovani, sfilate di militari, entusiasmo della folla plaudente, e discorsi esaltati ed esaltanti di HITLER, attorniato dai gerarchi HESS e GOEBBELS, della potenza di una ideologia che fece della politica un’estetica (vedasi il giudizio di WALTER BENJAMIN, intellettuale socialdemocratico semita).
Il titolo fu l’esatto appellativo per la vita di fraulein HELENE, passata indenne attraverso l’incubo nazista Walhalla.
Il trionfo della fede e della bellezza, consacrarono LENI regina del regime, avvantaggiandosi del risultato, compiacendosi della protezione di HITLER, contro il potente ministro della Propaganda JOSEPH GOEBBELS.
Le celebrazioni politiche, sono montate in modo originale con scene di vita popolare tedesca a dimostrare la solidarietà della GERMANIA attorno al suo capo con il finale affidato ad un ‘impressionante sfilata di torce. Valorizzò e moltiplicò ( tramite angolazioni di ripresa, il montaggio, l’uso del sonoro) le coreografie delle manifestazioni di massa, tipiche anche se differenti dello stalinismo sovietico, del maoismo cinese e dello pseudo spontaneo democraticismo massificante. Un prodotto più organico della concezione artistica del nazismo (l’arte come espressione formale del consenso e della gerarchia) ed insieme della sua concezione politica (la politica come rituale affidato ad una minuziosa messa in scena, un apparato simbolico). Il film richiese lo spiegamento di mezzi tecnici e finanziari imponenti: 30 macchine da presa, 16 operatori, una gru che permetteva di fare riprese da 38 metri d’altezza.

Realizzò lo splendido documentario “Il giorno della libertà: la nostra Wehrmacht”, dedicato all’esercito che avrebbe marciato in Spagna, Polonia, Francia.
Gli stessi principi tecnici li ritroveremo alla base di “Olympia”, durante la celebrazione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, ove fu coadiuvata da oltre quaranta operatori, filmò tutte le gare e due anni dopo presentò appunto “Olympia”, Kolossal diviso in due parti: “La festa dei popoli” e “La festa della bellezza”, della durata complessiva di quasi quattro ore, che affascinò il pubblico ed ebbe successo mondiale, procurandole gloria e leggenda.
Lungometraggio suggestivo e colossale, in cui si celebrava il mito della superiorità della razza Ariana.
Le parate degli atletici giovani ariani al canto dello Horst Wessels Lied, le fiaccole, le aquile e le svastiche al vento. La perfezione dei corpi in movimento, la gara, l’adunata: i miti estetici del Nazismo con espressione alle cui tecniche - riprese dal basso, l’obiettivo che rincorre l’atleta - il cinema ancora si ispira. Lo stile fascista del discobolo nudo. Per cui ADORNO, filosofo ebreo, dichiarò, errando, che nel Fascismo non possono vivere artisti.
Infatti un prologo nell’atroce gusto neoclassico del regime fa gravare su tutto il film i motivi della supremazia e del presunto retaggio culturale della razza Ariana.
L’apoteosi luminosa finale (i riflettori dello stadio di Berlino puntati a corona verso il cielo) sancisce la sublimazione mistico - wagneriana dell’evento. Le riprese degli avvenimenti agonistici ottemperano alle medesime idee guida: celebrazione enfatica ed estetizzante dei corpi, le amplificazioni
decorative delle coreografie, l’insistenza nelle suggestioni più retoriche (le sequenze dei tuffi). Non aderente al significato sportivo di ciò che mostra: il commento e le connotazioni sono sempre presenti. Le tecniche ed i codici di ripresa si organizzano secondo un ricchissimo, sapientemente orchestrato, linguaggio espressivo (montaggio sonoro, riprese aeree, carrellate, rallentato, ripetizioni).
“Olympia” non fu solo resoconto dei giochi olimpici, ma monumento cinematografico allo sport, allo sforzo dell’atleta, alla bellezza del corpo umano, alla religione laica della superiorità dell’uomo sulle stesse leggi naturali che, nate nell’antichità, il Nazismo aveva riscoperto nella sua magnificenza ed esaltato.
Entrambi i film apologetici Le furono commissionati dal fuhrer, per questo la regista, una delle migliori del novecento fu contrastata ed emarginata nel secondo dopoguerra. Prodotto con l’appoggio ufficiale del governo nazista, il film, fu realizzato dalla RIEFENSTHAL con l’aiuto di operatori su dirigibili e dentro le piscine, dedicava immagini anche alle vittorie di JESSIE OWENS, il velocista nero che fece irritare HITLER con i suoi trionfi (il film vinse la Coppa Mussolini Leone d’oro alla Mostra di Venezia del 1938 e premi ovunque).
Il sistema di comunicazione visivo non aveva segreti per la RIEFENSTHAL, che fingeva di essere neutrale, manovrando nell’inconscio luci, suoni e ritmi: il documentario perse la sua ragione di esistere, l’obiettività della ripresa, guadagnando il fascino della seduzione esplicita o segreta.Il sapiente uso del montaggio, alternando sequenze veloci ad altre tranquille, il grandioso al semplice, seguendo con altri intenti gli insegnamenti dei “padri padroni” sovietici del mezzo, EISENSTEIN e VERTOV. Nei suoi film vive l’inquadratura singola del particolare e la ripresa in campo lungo, come se la cinepresa fosse presente ovunque, qualcosa di extra storico e quasi soprannaturale.
Tecnicamente attinse a molti stili dell’espressionismo; luminosità dell’ inquadratura e le sfumature psicologiche della luce. Usò teleobiettivi e filtri ed osava le riprese audaci dall’aereo, controluce o molto angolate, esasperando il valore emotivo del cinema. Ai fini determinanti di una pura bellezza estetica risolta in armonia di forme, come diretta forma di propaganda della politica nazista e dei suoi comandamenti idealistico - estetici. Le riprese delle grandi adunate nel “Trionfo della volontà”, dominato dalle scenografie di Albert Speer, il gigantismo dell’uomo cosmico storico. La sua adesione alla dittatura si espresse nel potere forte dello stato che si incarna nella collettività.”Olympia” fu il richiamo al potere mitologico dell’antica Grecia (statue classiche, pose plastiche di atleti -dei delle olimpiadi), discorso storico - sportivo in cui si inserisce quello sulla superiorità della razza ariana. Goebbels la fece cadere in disgrazia quando LENI osò mostrare la vittoria dell’atleta nero OWENS; LENI raggiunse quivi la vetta della perfezione estetica con i documentari, per cui fu imitata da Hollywood. Nel 1940 iniziò le riprese di “Tiefland” (Bassopiano)” o”Terre basse”negli studi Babelsberg, una nuova opera romantica e con soggetto sui temi della montagna, da un ‘opera di EUGEN D’ALBERT, ma la guerra bloccò la
lavorazione e dopo qualche anno riuscì a portarlo a termine nel 1954, utilizzando i medesimi attori del ‘40, e 60 comparse Rom e Sinti, presi in prestito ‘momentaneamente’ dai campi di concentramento. La regista smentì di essere stata a conoscenza della loro provenienza fino al 2002, quando un giudice di Francoforte, la indagò per negazionismo dell’Olocausto.
Per i detrattori LENI ebbe una visione del mondo non nazista, ma che si identificò con tale ideologia. Con tale metodologia, oggi, si dovrebbero processare ed epurare, in democrazia tutti i cosiddetti gli “ex “ e “post” nei governi.
Nel 1941 il sistema tecnico di ripresa a colori il tedesco Agfacolor contrastò quello americano Technicolor il quale ebbe la peggio. LENI fu arrestata nel 1945 quale artista di regime a Kitzbuhel sotto l’occupazione francese, fu interrogata dallo sceneggiatore BUDD SCHULBERG in qualità di ufficiale dell’esercito U.S.A., successivamente la Commissione per le Attività Antiamericane degli U.S. A. indurrà SCHULBERG a rinnegare i suoi amici comunisti di Hollywood, durante la caccia alle streghe da parte di MaCARTHUR.
LENI fu giudicata in più processi ingiusti per attività filonaziste, basati su dati di fatto, insignificanti giuridicamente, come l’aver subito il fascino del Nazismo e l’averne contribuito ad esaltarne la propagandistica potenza, da un tribunale alleato a Berlino, e rilasciata, dopo 4 anni di carcere e alcuni di denazificazione, sotto la tutela delle forze di occupazione, nel 1952 perché la sua attività di cineasta durante il Nazismo non comportava alcun crimine di guerra. Vinse 50 cause per diffamazione contro i suoi detrattori, chiedendosi: “Quali crimini ho commesso e di cosa devo pentirmi?”.
Percepiva di essere emarginata dalla democrazia. Non si sentiva colpevole , anche se fu affascinata come tanti da HITLER, pur non essendo una politica. A LENI mancò la connivenza nell’attentato ad HITLER, fatto da una bomba in una borsa, che se fosse stata la sua, invece che, come avvenne nella realtà, del nobile ufficiale insorto STAUFFENBERG, l’avrebbe resa madrina della nuova giustizia e non una epurata della democrazia liberale.

 

16/03/2007


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