CULTURA

 

Lettera Pagana

di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007

Ogni volta che il cristianesimo, la morale cristiana, fa irruzione nel vivere politico e sociale di un angolo del mondo, si produce un trauma irreversibile. Si straccia la memoria di un popolo, si cancellano le sue origini, le sue tradizioni e il suo destino tramandati e disegnati da miti e culture, si apre uno iato di oscurità e di incertezza sul significato dell’essere, si fa strame di ogni volontà umana di eccellenza, si riduce l’esistenza delle persone e la storia delle genti all’attesa di un futuro altro, extraterreno, extra-fisico, extra-umano.

Il Pagus

Certo, il cristianesimo - cattolico o ortodosso o protestante - non è certo l’unica macchina da guerra a lanciarsi contro quello che si ritiene “Il Nemico” perché non partecipe della sua fede. La malattia integralista e intollerante è propria di ogni religione “rivelata”. Rivelata, cioè, da Mosè o Budda o Cristo o Maometto.
Ma è logico che la pubblicazione di una breve “lettera pagana” su queste pagine libere che girano di mano in mano in Italia o in Europa, non può che restringere alla deplorazione della morale e della religione cristiana il suo grido di allarme e di dolore.
La presenza di una cultura di potere altra, estranea, parassita, che continua da duemila anni ad assorbire e deviare e mutare il senso delle cose in movimento, adeguando ed anche distorcendo di volta in volta i propri stessi “dogmi” per non perdere contatto con la naturale evoluzione culturale degli uomini e dei popoli, non è certo cosa da poco, una bagatella, una bazzecola.
E abbiamo scelto un umile Pagus, un villaggio metaforico come le pagine centrali di Rinascita, per questo nostro ragionamento, sicuri di incontrare così l’attenzione, l’interesse e il confronto utile anche con quella parte dei nostri lettori che si richiama alla fede cristiana perché riuscita - noi, però, non sappiamo come: si tratterà di un atto di fede... - a separare quello che è di Dio, intimo, personale, con quello che è di Cesare, di tutti.

Dio e Cesare

“Il mio regno non è di questa terra”, afferma il Cristo.
In realtà l’irruzione, nell’unicum romano, di una fede, quella cristiana, che dichiarava la necessità di separare il sistema teologico dal sistema politico, ha creato tra i popoli di Europa una ferita ancora non rimarginata, anzi una lacerazione che origina ancora oggi infinite fratture.
Dall’introduzione di quel “duplice potere (Chiesa e Stato) è derivato un perpetuo conflitto giurisdizionale che ha reso impossibile ogni buona politica negli Stati cristiani; non si è mai potuto capire a chi, tra il sovrano e il sacerdote, si dovesse obbedire”, scriveva Jean Jacques Rousseau un secolo e mezzo fa.
E nel X secolo a.U.c., Celso, il filosofo neoplatonico le cui opere furono distrutte durante le persecuzioni cristiane contro i pagani, non a caso nei suoi scritti esortava i cristiani almeno ad obbedire alle leggi dello Stato, a riconoscere l’autorità di Roma. Tacciando però il clero di aver romanzato e falsificato la storia di Gesù Cristo. Una storia “fabbricata”, sottolineava, perché è “noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate”.
E Friedrich Nietzsche che vede nel cristianesimo originario soltanto un “piccolo movimento di ribellione” politica, “una conseguenza... dell’istinto ebraico, un'ulteriore conclusione della sua logica terrificante”.
Però, “man mano che si diffondeva fra masse sempre più vaste, era necessario volgarizzare e barbarizzare il cristianesimo. Quest'ultimo ha assorbito le dottrine e i riti di tutti i culti sotterranei dell'imperium romanum e le assurdità di ogni sorta di mente malata. Il destino del cristianesimo sta nella necessità che la sua stessa fede diventi tanto malata, bassa e volgare quanto malati, bassi e volgari sono i bisogni che deve soddisfare”.

Fede nell’Irreale

Anche perché “nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», «io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato», «redenzione», «grazia», «castigo», «remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», «spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una totale mancanza del concetto di cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto autofraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali piacevoli o spiacevoli, per esempio: «pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del demonio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la svaluta e la nega”.

La Chiesa Ieri

Feroce distruttore dell’anima greco-romana, della civiltà antica, delle religioni nazionali, dei popoli pagani (cfr, le stragi dei sassoni, degli sciti), delle comunità “apostate” o “eretiche”, degli stessi principii di aequitas alle fondamenta del diritto romano, trasformati in leggi dove a garantire la giustizia -non più l’equità - è la Chiesa, intermediaria del divino, con codici e canoni giustinianei o longobardi o franchi che irrompono senza riguardi nel vivere sociale e individuale di ognuno, il cristianesimo scelse la nostra Europa quale terra di conquista. Agevolato in ciò dall’esistenza, attorno al Mediterraneo, di un’unica organizzazione sociale e politica, quella imperiale, da corrodere nel suo principale pilastro, la romana auctoritas, per conquistarne le spoglie anche a prezzo del suo progressivo indebolimento e del suo totale crollo.
Ridotto al guinzaglio l’impero, nelle sue due anime, (i “due polmoni” dell’est e dell’ovest dei quali tanto ha parlato dal 1979 fino alla morte papa Wojtyla), non restava al clero che impossessarsi del potere dello Stato.
Da tenere sotto la tutela del patriarca a Costantinopoli, e sotto la guida pastorale e temporale del papa a Roma. Anche a costo della prima grande scissione, quella del 1054 tra il papa Leone IX e il patriarca Michele Cerulario che si scomunicarono a vicenda rifiutando reciprocamente il primato dell’uno o dell’altro vertice ecclesiale.
Europa capta, o “evangelizzata”, con donazioni e conquiste, crociate e roghi, successioni e decime, dispute e indulgenze, il cristianesimo non riuscì però a godere la pace. L’Islam, la religione monoteista concorrente, premeva ovunque, a ridosso dei limes, mentre all’interno d’Europa con il Rinascimento risorgeva l’antica cultura, quella stessa raccolta, a tratti, da un Federico di Svevia o da un Cola di Rienzo, perché soltanto dormiente sotto il sottile strato di idee e di concezioni del mondo importate nel nord del Mediterraneo da Gerusalemme e dall’Oriente.
Si sa, nei peggiori momenti di crisi, il potere reagisce con il più classico dei mezzi: esorcizzando il pericolo con la divisione di quello che è o potrebbe essere il fronte avversario. A volte, addirittura, è lo stesso corpo a rischio a produrre degli anticorpi per frenare la sua fine.
1517. Con le sue 95 tesi Martin Lutero dà inizio alla nuova frattura religiosa e politica dell’Europa.
E’ Riforma, è Controriforma, è Concilio di Trento, è l’Inquisizione più dura, è Giordano Bruno. Ma poi anche Descartes, e poi Newton, e Diderot, e Hume e Kant. Ed è anche rivoluzione francese, moti di libertà, dichiarazioni di indipendenza, fine dei privilegi, delle guarentigie e del potere temporale del Vaticano.
Il cristianesimo, come sempre, immediatamente scomunica, bolla d’infamia con i suoi “sigilli”, combatte a morte; se vince una battaglia restaura, se perde si adegua - a fatica e a posteriori, naturalmente - e traccia nuovi sentieri di compromesso culturale sul corpo martoriato della nostra più grande patria.

La Chiesa Oggi

Dal Concilio Vaticano II, la parola d’ordine del cristianesimo è “evangelizzazione”. Dell’Europa, si sottintende. Papa Montini, non a caso riprenderà il nome (Paolo VI) dell’apostolo la cui missione fu quella di convertire greci e romani. Papa Wojtyla sarà ancora più esplicito: l’Europa è la terra del cristianesimo, ma è anche lo scenario di una necessaria “nuova evangelizzazione”. Lo dirà infinite volte. E alle parole farà seguire i fatti: il Vaticano sarà - ed è tuttora oggi - in prima linea nel rivendicare le “radici cristiane” dell’Europa.
Per confermare tali “radici” ecco affiancare all’occidentale Benedetto (VI secolo) gli orientali Cirillo e Metodio (IX secolo) quali patroni dell’Europa.
Cioè proprio i distruttori delle primigenie radici d’Europa, corrotte e modificate secondo i voleri e i “valori” del cristianesimo.
Particolare cura viene riservata alla Francia “figlia primogenita”... non a caso: la Francia è tuttora l’unica nazione europea che esplicitamente dichiari nella sua Costituzione il suo carattere laico.
Accanto al martellante e ipocrita dichiarare “cristiane” le radici della civiltà europea, la Chiesa prima ha arraffato e fatto proprie le battaglie dei diritti dell’uomo e della solidarietà sociale -per adeguarsi - sempre a posteriori - all’ideologia dominante, poi ha impugnato la bandiera della “libertà religiosa” dichiarandola una tutela per ogni singolo uomo. E, pur affermando di non reclamare alcun privilegio per sé, precisa al tempo stesso che questa libertà religiosa non è una libertà come le altre, ma la radice stessa e il fondamento di tutte le altre libertà. Un diritto morale, quindi, per i cristiani, assoluto che sfugge per definizione al potere dello Stato.
La Chiesa, così, non enuncia una legge ma si dichiara al di sopra della legge e moralmente obbligata a giudicare qualunque norma, qualunque atto di uno Stato laico sovrano. Poiché il Vangelo costituisce la totalità della verità sull’uomo, costoro deducono che sia retto e giusto che chi lo maneggia (loro stessi) possieda il diritto di giudizio e di veto su ogni atto pubblico di una Nazione.
Basta leggere attentamente papa Ratzinger : la sua critica - giusta - al relativismo, non riapre affatto le porte a valori cardinali naturali, ma serve unicamente da volano per affermare la necessità della progettata riconquista cattolica dell’Europa
In queste condizioni, in ogni angolo d’Europa, la società civile viene posta sotto il controllo dell’autorità dogmatica delle gerarchie vaticane. Che agiscono direttamente, attraverso le conferenze episcopali, e indirettamente, sollecitando la base, i movimenti del volontariato, le forme comunitarie neo-integraliste (non lefebvriane) o laico-missionarie, dai carismatici ai ciellini, all’Opus Dei. Un esercito di laici-consacrati capaci di agire nel mondo temporale sotto l’autorità di San Pietro...
Ma queste sono le cronache della componente cattolica. Che si richiama ormai alle radici giudeo-cristiane della fede rivelata scimmiottando le sette protestanti più radicali. E a suo tempo più demonizzate.
La “nuova evangelizzazione” cattolica dell’Europa incontra anche altri ostacoli sul suo cammino. In particolare la crescente diffidenza delle chiese cristiane ortodosse che non hanno di certo gradito la rinnovata campagna del Vaticano in un Est Europa considerato addirittura “terra di missione” e che denunciano a tinte forti questo (letterale) “imperialismo religioso”. Un’Europa che, si badi bene, per il Vaticano si arresta prima di Mosca, prima della “Terza Roma”, dichiarata più volte “fuori dai limes” o fuori dalla storia del cristianesimo “autentico”.
Altro che un cristianesimo a “due polmoni”. Quello dell’est, quello di Mosca, è di fatto relegato dal Vaticano nella sua missione extra-europea, “universale”, mondialista.

Giudeo-Cristiani

Il 13 aprile 1986, nella sinagoga di Roma, papa Wojtyla ebbe a a dichiarare “intrinseco” alla religione cristiana il giudaismo. Gli ebrei israeliti, quali “fratelli maggiori” dei cristiani. Non solo. Nel giugno del 1991 lo stesso papa dichiarava “un atto di giustizia storica” “la rinascita, di uno Stato ebreo dopo duemila anni”. E nel 2006 è stato papa Ratzinger a confermare ltale sintonia giudaico-cristiana.
La realtà vera è che la chiesa, in particolare quella romana, ma più in generale il cristianesimo, è in profonda crisi. Non si tratta soltanto di crisi di vocazioni, di crisi di fede, di battesimi, di matrimoni. E’ che il crollo dell’ideologia comunista - anch’essa totalitaria, anch’essa conseguente ad un atto di fede - non ha portato al cristianesimo granché di nuova linfa. Il cristianesimo non è diventato un punto di riferimento. La Chiesa, le chiese cristiane, sono rimaste dei contenitori. Non hanno saputo indicare le nuove norme, i nuovi obiettivi, ad una società colta dal disagio del trapasso dei tempi.
La Chiesa di Roma, poi, non ha portato nemmeno alle sue estreme conseguenze la riappropriazione delle sue radici giudaiche. E’ rimasta alle dichiarazioni di principio, all’evocazione del“pentimento” (il concetto ebraico di teshuva) . Ben oltre e ben più, in questa direzione, hanno fatto le sette protestanti oggi alla guida dell’Occidente.
Il conflitto di civiltà oggi in essere, per il Vaticano, resta quello con l’Europa precristiana.
Lasciamo parlare un principe dei teologi, Monsignor Lustiger, in prima linea da decenni nell’indicare la necessità di “ri-evangelizzare” l’Europa: “Gli antichi greci e romani non esistono più... la svolta della storia europea è stata il decesso di queste civiltà... che sussistono assimilate dai popoli che ne sono nati... L’incontro con la Bibbia... fu una lotta e resta una lotta... la lotta spirituale contro il paganesimo che segna l’intero uomo nella sua nascita carnale è l’obiettivo permanente dell’evangelizzazione”...
Alain de Benoist, chiosa: in Europa “il Grande Pan sarebbe dunque morto per sempre... anche se bisogna continuare ad ucciderlo.
Evangelizzare significherebbe dunque scongiurare un pericolo sempre rinascente, anche nel momento in cui si pretende che sia definitivamente sparito”.

La Chiesa è stata per secoli l’ente supremo che, ovunque in Europa, dettava le regole nel triplice registro delle credenze, dei valori e dei comportamenti, anche alle nazioni. Questa epoca è passata. Non esiste, fortunatamente, più. La separazione tra Chiesa è Stato è un fatto. Tra gli stessi cristiani, lo si vede ogni giorno, credere non significa più obbedire. Tutto è opinabile. Nella sfera privata nulla è più “regolato”, o comandato, dai precetti cristiani. Si divorzia quando si ritiene giusto divorziare, si interrompe una gravidanza o si accettano manipolazioni genetiche seguendo i propri desideri, le proprie convinzioni.
Non c’è bisogno di attivare moti razionalisti, laicisti, anticlericali. La fine del cristianesimo è nel disinteresse dei suoi stessi stanchi fedeli.

 

16/07/2007


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