CULTURA 2010

Amadeo Bordiga

Bordiga aveva denunciato l’antifascismo ed i suoi uomini, ed aveva manifestato la sua simpatia per le vittime di tali crimini, ciò non significò la minima collusione con la dottrina e la pratica fascista. Anche Papa Pio XII aveva denunciato le atrocità commesse nei due campi di cui era a conoscenza, ma rifiutò di abbandonare la sua neutralità diplomatica. Amadeo Bordiga era stato il nemico, l’eretico del comunismo ortodosso italiano, il quale ancora oggi ha il monopolio dei documenti e degli archivi, per cui la revisione critica su Bordiga è passata e passa attraverso i canali storici del P.C.I., prima, e degli intellettuali organici, se pur in maniera diluita, al mondo marxista della sinistra parlamentare e non, ancorati a quel mondo culturale ortodosso, anche se oggi vuole darsi una verginità democratica o socialista riformista. Costoro hanno dato di Bordiga una immagine deformata, superficiale, mentre il revisionismo storico ha dato un’interpretazione più variegata dell’intellettuale Antonio Gramsci e comincia a definirla nei confronti del politico Palmiro Togliatti. Solo gli storici e politici della sinuistra comunista Bruno Maffi ed Onorato Damen, sia pure con diverse interpretazioni storico, politiche e pragmatiche, ne hanno mantenuto alta la bandiera politico e culturali, in quanto ‘’figli di Bordiga’’. Togliatti, Gramsci, Bordiga furono di estrazione borghese. Amadeo Bordiga era nato a Resina (Na) il 13 giugno 1889 dal professore Oreste, piemontese recatosi a Portici (Na) per insegnare alla scuola agraria, mentre la madre e0ra una nobildonna fiorentina. Nel 1923 Ruggero Grieco, salutando Bordiga, arrestato dai fascisti, che ‘’agli agi della sua famiglia di antica nobiltà….ha preferito farsi condottiero di masse’’. La fanciullezza e la gioventù di Amadeo, persona colta, abituata alla frequentazione degli intellettuali, che gli consentì fin dai primi anni della sua attività politica e giornalistica di guardare alla cultura del suo tempo con sufficiente distacco, senza infatuazioni e venerazioni, scegliendovi i suoi interessi: ‘’Non aveva letto’’ ricordò, poi, Giuseppe Berti ‘’una pagina di Croce e di Gentile – se ne vantava: ed era vero -, trovava il positivismo infastidente e approssimativo, gli sembrava che come filosofia il marxismo largamente bastasse’’. Gli studi universitari in ingegneria lo portarono a Pavia e poi a Napoli, prima di dedicaresi alla politica era stato assistente universitario, poi funzionario delle ferrovie dello stato; a 21 anni aveva fatto la sua scelta politica, si era iscritto alla sezione socialista di Portici, iniziò la sua collaborazione ad ‘’Avanguardia’’, il giornale della gioventù socialista, ed al foglio intransigente ‘’La Soffitta’’, assieme a Lazzari ed a Serrati nonché al foglio locale ‘’La voce di Castellamare’’. La sua sicurezza nei confronti della cultura, la sua conoscenza della cultura borghese, a fornirgli la prima occasione di affermarsi a livello nazionale. Nel 1912, al congresso giovanile socialista di Bologna, e per lettera su ‘’L’Unità’’ di Gaetano Salvemini, iniziò una polemica ‘’culturista’’ con Angelo Tasca che non passò inosservata nel partito. Raccogliendo una idea salveminiana, Tasca aveva accusato il partito socialista, i giovani di essere incolti ed aveva attribuito a questa incoltura i ritardi del movimento. Bordiga rifiutò questa posizione: il problema del socialismo non era quello di una cultura che restava borghese e che nessun riformismo riuscirà a cambiare, il vero problema del socialismo italiano era di trovare una sua unità ideologica e di azione, fu di sconfiggere ‘’il localismo e il particolarismo’’. Bordiga nel 1912 aveva chiara la visione critica del vecchio partito che Gramsci chiamerà il Cicolo Barnum, il grande vaso in cui si raccolsero le forze più disparate, dai sindacalisti rivoluzionari ai riformisti di destra. Non era questo il partito che poteva piacere all’intransigente intellettuale napoletano il quale, sempre nel 1912, aveva fondato il Circolo Carlo Marx assieme a Ruggero Grieco ed a Oreste Lizzandri, primo strumento di una opposizione che durerà fino alla scissione socialista: ‘’In tutto il periodo compreso fra il 1912 e il 1919’’ osserverà Andreina De Clementi ‘’la sua vicenda si identificò con la storia della sua progressiva presa di coscienza della estraneità del P.S.I. ai principi marxisti’’. Nella storia dei comunisti ortodossi Bordiga apparve nella fondazione del P.C.I. nel 1921, come antitesi del gruppo torinese ordinovista di Gramsci e Togliatti. Secondo la verità storica, che Bordiga, come Tasca, erano noti nel partito socialista nel 1914 mentre Gramsci e Togliatti furono degli illustri sconosciuti. Il peso nel partito di Bordiga era notevole ed anche parallelo alla posizione di Gramsci nel 1914. Entrambi erano mussoliniani come tanti giovani, entrambi vedevano in Mussolini l’uomo che aveva sbancato i riformisti del partito e che sembrava capace di guidarlo in senso rivoluzionario. ‘’Anche Bordiga aveva dato credito alla irruenza mussoliniana e tra i due si era stabilita una corrente di viva, reciproca simpatia, sfociata nella collaborazione del giovane napoletano alla rivista teorica ‘Utopia’ ‘’, riporta la De Clementi, biografa del Bordiga. Dal congresso socialista di Ancona alla settimana rossa il giovane Bordiga seguì Mussolini nella sua lotta contro i massoni e contro i riformisti. E’ solo nell’ottobre del 1914 che questa alleanza si ruppe sul tema dell’interventismo. Durante la Prima Guerra Mondiale fra gli imperi centrali, descritti come reazionari e feudali, e le democrazie occidentali, per le continuatrici della rivoluzione francese, per le sostenitrici dei principi di indipendenza nazionale e di autodeterminazione dei popoli. Le definizioni molto opinabili così come i giudizi del conflitto; ma è su esso che il movimento socialista italiano si spaccò una prima volta. Il partito socialista aveva fatto della neutralità, del rifiuto della guerra il suo ubi consistam ideologico, il suo comune denominatore; e fece scandalo che il 24 ottobre del 1914 il direttore dell’ ‘’Avanti’’ Benito Mussolini, la mise in dubbio, la discutesse con un articolo che aveva per titolo ‘’Per una neutralità attiva ed operante’’. Bordiga rispose con un articolo dal titolo opposto ‘’Per l’antimilitarismo attivo ed operante’’ e qui finiva il parallelismo con Gramsci il quale commentò in modo favorevole l’articolo mussoliniano e con Togliatti, imboccò la strada dell’interventismo. Lo scoppio della guerra imperialista del 1914, sulla denigrazione della Germania e del popolo tedesco si fondava sull’inganno gigantesco di presentare il conflitto come guerra ideologica. Non era il capitalismo che imboccava la china ineluttabile della sua infamia e vergogna e della sua svelata barbarie, proclamata dai marxisti. No, la civiltà, una nel tempo e nello spazio, era attributo umano a cui uno solo attentava: il tedesco; tutti gli altri la difendevano in una santa crociata! La bestiemmmia secolare sta tutta qui; è stata la stessa nel 1939 ed è la stessa oggi, in Amadeo Bordiga-‘’Vae victis Germania’’, in ‘’Il Programma Comunista’’, 1960, n°11; ripubblicato in Bordiga ‘’Vae victis Germania – [Anonimo], Auschwitz ovvero il Grande alibi’’, Gruppo della Sinistra Comunista, Torino, 1971. Bordiga non ebbe esitazioni e non si limitò ad articoli teorici. Scrisse insieme ad altri ‘’Il soldo del soldato’’, un opuscolo destinato ai coscritti, in cui si rifiutava ogni distinzione fra la guerra offensiva e difensiva perché la guerra, era imperialista e volta allo sfruttamento del proletariato. Una tale guerra andava sabotata, osteggiata. Erano le idee che un Bordiga isolato a Napoli, tagliato fuori dal movimento sociaslista internazionale, svilupperà nel corso del conflitto riscoprendo il disfattismo rivoluzionario di Lenin. A fine guerra, cadute le prudenze imposte dal conflitto, la sinistra socialista riprese con rinnovato ardore l’opposizione dentro il partito, e la sorresse, la spronò l’entusiasmo per la rivoluzione russa, per la nascita del primo stato socialista del mondo. In un periodo, in cui l’attesa rivoluzionaria si era diffusa in tutta l’Europa, la fine del vecchio ordine era imminente; ed i giovani premevano perché il partito si adeguasse, perché fosse pronto. Bordiga e la sua corrente avevano preso il sopravvento a Napoli, il sindacato che controllavano ebbe 7.000 iscritti, il 22 dicembre era uscito il giornale di corrente ‘’Il Soviet’’ in cui il giovane leader espose le sue idee: ‘’il partito politico…non è nel concetto nostro organo di conquiste elettorali per gli intellettuali che dirigono il movimento, ma è l’organo politico di una classe sociale che, solo affratellata in una collettività che superi gli individui, i gruppi, le categorie, le razze, le patrie, potrà dare e superare le sue definitive battaglie’’. L’eterno immutabile Bordiga del partito dei puri, rivoluzionari che fece di Zinioviev: Voi siete come un palo telegrafico, siete sempre lì’’. La situazione del partito socialista nel primo dopoguerra del novecento: la mobilitazione delle masse contadine ed operaie, le inquietudini della media e piccola borghesia, lo ingigantirono e svuotarono; aveva conquistato moltissimi seggi nelle elezioni, era il partito con il maggior numero di iscritti ma era anche un partito che mirava ai voti, ai municipi assai più che alla rivoluzione. Non era questo il partito socialista che poteva piacere ai socialisti intransigenti del ‘’Soviet’’ di Bordiga, e neppure a quelli dell’ ‘’Ordine Nuovo’’ a Torino e che ebbero Gramsci come leader. Ma i due gruppi avevano idee diverse sul modo di uscire dalla crisi: Gramsci puntava sui consigli operai che prima si impadronivano delle industrie e poi dell’intero Paese; Bordiga capiva che l’Italia non era Torino, che le avanguardie operaie non bastavano a guidare le masse contadine, che bisognava creare un partito politico capace di arrivare alla conquista del potere politico. Posizioni polemiche, ma di reciproca stima intellettuale: Bordiga saliva spesso a Torino per convincere Gramsci e gli ordinoivisti, n e nacque un rapporto critico ma affettuoso. Bordiga non permise che si parlasse in sua presenza in termini spregiativi di Gramsci, e quando fu al confine offrì il suo aiuto disinteressato per la liberazione di Antonio Gramsci. Sotto la spinta di Lenin e della nuova internazionale comunista si arrivò alla scissione di Livorno del 1921, Bordiga era l’incontrastato leader del partito ed il dominatore del congresso. La storia sacra dei comunisti ortodossi ci riporta che Gramsci e Togliatti furono i fondatori del Partito Comunista d’Italia, in realtà fu Bordiga , dato che Gramsci a stento riuscì ad entrare nella direzione del partito e Togliatti era un piccolo avvocato e giornalista a Torino. Gli ordinovisti, con la sola eccezione di Gramsci, intellettuale liberalriformista di sinistra più che marxista, fautore della presa del potere mediante la politica di conquista della società civile, erano sostenitori accesi di Bordiga, che aveva una linea intransigente. Bordiga aveva la sicurezza in se stesso, il sentimento di indipendenza, la certezza di aver cercato e trovato una vita autonoma al socialismo. Gli dissero che Lenin era in disaccordo con lui sull’astensione alle elezioni. Rispose che Lenin e lui erano figli di Marx a parità di diritti. E la situazione russa non era quella italiana. Ai bolscevichi, ai rivoluzionari sovietici Bordiga appariva come la personalità dominante del partito italiano. Kamenev disse che: ‘’Amadeo è un leone’’. Bordiga aveva doti tribunizie, era un oratore trascinante. Gramsci era seguito per la sua intelligenza, ma in Amadeo l’intelligenza si accompagnava alla passione, in quanto uomo vivo, pieno di vita, gran bevitore, gran mangiatore, quando capitava in casa Maffi a Milano non dimenticava di portare i gustosi dolci napoletani; aveva sposato Ortensia De Meo, una bella compagna con occhi luminosi, grande combattente, sempre pronta a ‘’giustiziare’’ Mussolini quando tradiva il partito, capace di rifiutare la mano al comunista francese Cachin che giudicava troppo spostato a destra. La De Meo morì nel 1965 e Bordiga si risposò con la cognata e sorella di Ortensia, Antonietta. Bordiga non aveva complessi di inferiorità neppure di fronte alla mitica Terza Internazionale comunista ortodossa e staliniana meglio conosciuta come Comintern. La divergenza compariva subito: l’Internazionale credeva di poter pensare alla strategia generale del movimento a cui i singoli partiti dovevano adattarsi in modo tattico: il partito italiano teneva presente la situazione italiana del fascismo nascente e si adeguava, cercava un’ alleanza tattica con i socialisti. Bordiga non ci credeva: per lui il fascismo non era che un aspetto del governo borghese; se veniva il fascismo un buon comunista non doveva rinunciare ai propri ideali gridando viva la democrazia che è l’altro aspetto del governo borghese; doveva invece serrare le file, tenere in piedi l’organizzazzione rivoluzionaria, evitando le contaminazioni socialdemocratiche, dette anche socialfasciste. Era certamente un errore, per i comunisti filo stalinisti di Togliatti e compagni, perché avrebbe consentito il passaggio facile del Fascismo diviso e il conseguente suo distruggere di tutte le organizzazioni rivoluzionarie. Bordiga espose questa tesi prima dell’esperienza fascista e non è giusto giudicarlo con il senno di poi, sul metro di un Fascismo rivelatosi alla nazione e al mondo come un fenomeno nuovo. Due posizioni, quella dell’Internazionale e quella di Bordiga, difficilmente conciliabili. I comunisti staliniani presentano Bordiga come un cocciuto schematico ed astratto: Amadeo aveva una sua idea del partito rivoluzionario che non aveva più avuto alcuna possibilità di essere verificata da quando il movimento comunista aveva rinunciato a quel tipo di rivoluzione. Nel 1923, a marcia su Roma compiuta, Bordiga veniva arrestato ed incarcerato dai fascisti. Il partito dei ‘’puri’’, come lo aveva voluto, non aveva opposto resistenza al colpo di stato pseudo fascista movimentista sotto cui si celava un golpe clerico monarchico fascista borghese; si imponeva , in extremis, la necessità di rovesciare la sua politica, di cercare un’alleanza con i socialisti. Nel giugno del 1923 l’esecutivo allargato dell’Internazionale sconfessava Bordiga ed imponeva un rinnovamento della direzione in cui entravano i ‘’destri’’ come Tasca e Vota. Amadeo, dal carcere, rispose con l’abituale fierezza: ‘’Non pretendo di rappresentare altro che il signor me stesso, ma dichiaro…che non collaborerò in alcun modo al lavoro di direzione del partito. Dall’esecutivo sono lieto di essere già escluso… Non mi dimetto da non so che carica che mihanno dato a Mosca, ma se dovessi uscire, non andrò laggiù neanche per poco tempo’’. Il partito era lacerato, non voleva rompere con Mosca né voleva ripudiare l’amato leader. Bordiga ed i suoi fedelissimi dalla direzione fu diretta da Gramsci, e durò fino al 1925, con una lenta conquista dei quadri. Bordiga non si diede per vinto e, se avesse voluto, il suo ruolo all’Internazionale sarebbe restato di primo piano: il gruppo Bucharin-Stalin che dirigeva il partito comunista sovietico russo non era sicuro di Gramsci, inaffidabile perché troppo flebile ai dettami della linea di centro destra sovietica e perché considerato uno strano comunista troppo liberalsocial riformista, Bordiga poteva servire come carta di riserva. Ma Bordiga non era uomo di stretti calcoli di potere, Bordiga guardava alle questioni di fondo. Era il primo che aveva il coraggio di porre ai sovietici ed a Stalin la domanda decisiva: ‘’Dove sta andando l’Unione Sovietica? ‘’. Stava costruendo davvero il saocialismo o stava fabbricando un colossale capitalismo di stato? Il 1° marzo 1926 ci fu fra Bordiga e Stalin un incontro storico. Bordiga chiese informazioni sui programmi industriali, sul modo socialista di industrializzazare il Paese e poi pose una domanda decisiva: ‘’Il compagno Stalin pensa che lo sviluppo della situazione russa e dei problemi interni del partito russo è legato allo sviluppo del movimento proletario internazionale?’’, i sovietici si preoccupavano della rivoluzione mondiale in apparenza, ma in realtà badavano solo al socialismo in un solo paese, il loro. Stalin con sdegno rispose, vero o simulato: ‘’Questa domanda non mi è mai stata rivolta. Non avrei mai creduto che un comunista potesse rivolgermela. Dio vi perdoni di averlo fatto’’. Uno scontro duro, dignitoso, non lo Stalin che umiliava e ridolizzava Bordiga come si lesse nella storia sacra togliattiana. Bordiga era poco umiliatoi che ventiquattrore dopo al VI Plenum o Congresso dell’Internazionale pronunciò il solo vero discorso di opposizione entrando nel merito della questione russa, nel merito dei metodi russi: ‘’In questi ultimi tempi si impiega nel partito uno sport che consiste a colpire, intervenire, spezzare, aggredire; ed in questi casi i colpiti sono spesso degli ottimi rivoluzionari. Trovo che questo sport del terrore nell’interno del partito non ha nulla di comune con il nostro lavoro…L’unità si giudica dai fatti, non da un regime di minaccia e di terrore. Quando gli elementi deviano in modo evidente dal cammino comune bisogna colpirli, ma se in una società l’applicazione del codice criminale diventa la regola, ciò significa che la società è imperfetta… Ci occorre assolutamente un regime più sano nel partito, è assolutamente necessario che si dia al partito la possibilità di costruire la sua opinione…Il partito russo lottava in condizioni speciali cioè in un Paese in cui l’aristocrazia feudale non era ancora stata sopraffatta dalla borghesia capitalistica. E’ necessario per noi sapere come si attacca uno stato democratico moderno…’’. Questa critica al sistema staliniano ancora in nuce era coraggiosa e pertinente, oltre che profetica, ma come Cassandra Bordiga no fu creduto ed appoggiato. Una giusta formulazione esatta dei problemi fondamentali della rivoluzione dei Paesi avanzati. Togliatti, novello Giano bifronte, che rappresentava a Mosca il partito italiano di Gramsci, se ne avvide ed ebbe a dire: ‘’Avete sentito tutti Bordiga, e sembra che abbiate una certa simpatia per lui. Pone i problemi in modo sincero e pare avere la forza di un capo. Ma noi non crediamo che sia un grande capo rivoluzionario’’. Resterebbe aperta la questione se ai fini del socialismo sia stata più utile la sua intransigenza, o il realismo e pragmatismo piccolo borghese togliattiano, il quale portò il P.C.I. nel secondo dopoguerra a fare un’alleanza sotterranea con la Democrazia Cristiana, che dal 1948 lo fece estromettere dal governo del Paese, cui era andato come ministro di Grazia e Giustizia, sotto la spinta popolare, ampiamente disattesa, allontanandosi da ogni vera prospettiva rivoluzionaria con la politica del doppio binario, all’estero con Stalin e poi con l’U.R.S.S., in Italia con il Fronte Popolare socialista riformatore che scendeva a patti con le borghesie riformiste e liberali, emarginando il rivoluzionario Pietro Secchia. Lo stesso Togliatti e compagni avevano fatto in modo che l’intellettuale liberal marxista Gramsci, fosse lasciato morire di stenti nel carcere di Turi (Ba), emarginato ed isolato dai suoi stessi compagni che non lo considerarono che un militante allontanatosi dalla retta via ortodossa del partito in linea con Mosca. Una responsabilità materiale quella del regime clerico fascista borghese e morale quella di Togliatti. Bordiga fu arrestato nel 1926, mandato al confino, venne espulso dal Partito Comunista d’Italia nel 1930, dopo che Togliatti si era arreso senza condizioni a Stalin, e approfittando delle purghe che Stalin pretese nei partiti comunisti del mondo dei trotzkyisti. L’identificazione di Bordiga con Trotzkyi era approssimativa, in quanto nemici dello stalinismo. Vittima italiana delle purghe staliniane. Bordiga tornò a Napoli, dedicandosi alla sua professione di ingegnere, e sopportando l’isolamento politico e la calunnia a cui i comunisti pseudo ortodossi lo sottoposero dall’esilio. L’odio e l’indignazioine dei togliattiani nei riguardi dell’ex-leader erano artificiosi, fatti per compiacere a Stalin, per rafforzare nei militanti di base l’odio verso l’eresia trotzkyista. E nel periodo del peggiore stalinismole requisitorie contro Bordiga si succedettero ossessivamente. Si arrivò a scrivere che l’ ‘’avversione a Bordiga e al bordighismo, è sempre stata profonda in Togliatti, direi quasi fisica’’. E poiché ha assistito al matrimonio di una nipote, a cui erano presenti anche dei fascisti, lo si accusò di essere ‘’ una canaglia trotzkyista, protetto dalla polizia e dai fascisti’’. Bordiga viveva isolato nel suo alloggio di corso Garibaldi a Napoli, e i suoi unici amici errano i comunisti, pochi, che non lo avevano abbandonato. Da allora visse lontano dalla politica. Egli era convinto che l’uscita dallo stalinismo prendeva un tempo molto lungo, e sapeva che lui non aveva il minimo spazio: o lo reprimevano i fascisti, o lo eliminavano gli stalinisti. Meglio attendere, ed intanto ripensava il marxismo, ripensava il partito rivoluzionario. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Bordiga prese atto che lo stalinismo non era finito, e che una sua uscita in campo aperto contro il partito togliattiano non avrebbe alcuna possibilità di successo. Ma era in questi anni fra il 1944 ed il 1965 che svolse un enorme lavoro ideologico, scrivendo su ‘’Programma Comunista’’, e compilando saggi come il ‘’Dialogato con i morti’’ del 1956, in polemica con Krusciov. Nel 1955 aveva, con pochi seguaci e compagni fondato il Partito Comunista Internazionalista, che tuttora, sia pure con diverse scissioni esiste. A Napoli Bordiga aveva molti più ammiratori che compagni di partito, i militanti erano molti al nord. Negli ultimi anni Bordiga era stato colpito da una paresi, ma continuava a pensare, a scrivere, a parlare come si vide in una drammatica intervista televisiva trasmessa post mortem, avvenuta a Formia (Lt) il 24 luglio 1970. Bordiga non aveva un mondo di difetti, nè fece errori come pretenderebbero i suoi seguaci. Alla prova del Fascismo Bordiga aveva compiuto errori gravi di analisi e di scelta tattica, ma dai suoi scritti, dai suoi atti emanava una intelligenza sincera, generosa, nobile che lo accomunava più a Gramsci che a Togliatti. Bordiga merita un giudizio più equo ed una storia più onesta di quelle uscite fin qui dal Partito Comunista togliattiano.

ANTONIO ROSSIELLO
 
 17/11/2010


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