CULTURA

 

Serata futurista a Venezia

Venezia Teatro Goldoni 13 novembre 2009

di Stella Bianchi

Un’altra performance futurista è stata realizzata a Venezia nel cuore di quella città passatista tanto criticata dal Maestro Filippo Tommaso Martinetti.Lo spettacolo si è svolto al Teatro Goldoni ,a due passi da Rialto per celebrare il 100° anniversario del Futurismo.
La rappresentazione è stata ideata e organizzata già da questa estate nei minimi dettagli dalla dott.ssa Roberta Reeder saggista e accademica che ne è il direttore artistico .
Il regista Alessio Nardin ha ideato l’incipit della performance con l’inizio di un banchetto realizzato proprio nella città lagunare durante il quale vengono recitati brani tratti dal Manifesto Futurista (1909)che incitano alla bellezza della velocità,all’amore per il pericolo, all’energia all’audacia e alla ribellione.La scena prosegue con un balletto realizzato da una presunta compagnia teatrale composta da giovani che alternano movimenti di danza a terra che continua sopra tavoli di plastica bianca .Tra loro vi è anche il giovane Marinetti ,l’Uomo Futurista,la Donna Futurista,la Donna Passatista, il musicista Luigi Russolo e il Pianista Passatista .
I personaggi futuristi incalzano con la loro recita contestando apertamente i canoni classici del teatro basati sulla recita di un rigido copione e inneggiano per estensione alla frantumazione della sintassi grammaticale , alla poesia libera e alla contestazione di tutti gli”ismi”(simbolismo,impressionismo…ecc).
Marinetti, con i suoi esperimenti innovativi e le sue brillanti novità vuol catturare l’energia e la velocità…in contrapposizione alla staticità del Cubismo e contro la donna passatista.
Infatti anche in questa performance il grande maestro cita ed esalta la donna attiva ed energica confrontandola con la donna passiva ed affettata.
In un angolo, a destra, accanto alla platea è seduto il capocomico, il regista della pièce(R.Gatto),…che ogni tanto si alza e interviene interrompendo il ballo e la recitazione dei personaggi criticandoli per il loro eccessivo anticonformismo e dicendo loro che non trasmettono al pubblico quello che il pubblico vuol sentirsi dire .
A questo punto si stabilisce uno scontro simulato che vede il futurista Marinetti(L.Guenzi) contrapporsi al regista che rappresenta i canoni rigorosi di una raffinata élite decadente imposti dalla drammaturgia del tempo.
Sullo sfondo,dietro ai personaggi , ci sono dei grandi pannelli bianchi sui quali scorrono in proiezione, colori e immagini geometriche che sembravano cadere dall’alto sopra i personaggi sottostanti.
In un angolo nell’estrema sinistra,il Pianista Passatista ( A. Cappelletti) esegue brani di Prokofiev(Etude n.1) alternati ad altri brani futuristi tratti da opere di Russolo e Pratella.
Invece nell’estremo angolo destro del palco vi sono due percussioniste (Dellisanti e Ponzio)che con i loro martelletti creano quell’atmosfera incalzante della fabbrica con i rumori tipici esaltati dal Futurismo.
In questa rappresentazione non si è voluto tralasciare alcun ambito artistico toccato dal Futurismo, perché oltre ad omaggiare il teatro, la prosa, la poesia, viene sottolineata l’importanza del rumorismo inserito nelle composizioni musicali.Un breve accenno viene fatto all’intonarumori , speciale strumento musicale creato ad hoc dai futuristi.E in ogni caso sono inserite nella rappresentazione alcune performance pianistiche.
Così possiamo godere di un paio di esecuzioni per pianoforte e soprano:la prima è il Tango Magnolia di Vertinskij eseguito dal duo Matteini-Castro , e la seconda è il primo movimento della Saga della Primavera di Stravinskij eseguito a quattro mani in maniera stucchevole dal duo Munteanu-Castro.
In questo spettacolo inoltre c’è tanto sperimentalismo vocale .
Si comincia con uno stesso fonema ripetuto più volte dagli attori con voci differenti e con svariate modulazioni e a questo punto abbiamo la prevista reazione del regista che però, questa volta non contesta più gli attori ma si unisce a loro. Così, il capocomico si pone al centro e i personaggi gli stanno intorno a semicerchio..
Si sviluppa così un discorso di onomatopea che parte dallo stesso regista il quale inizia con un fonema che viene poi ripetuto più volte a turno dagli attori circostanti.
C’è tanto sperimentalismo relativamente all’uso della voce…e i fonemi ripetuti creano una sorta di comunicazione che interagisce tra i personaggi con botte e risposte.
Ma il rumorismo non si esaurisce qui, perché si spinge fino ai gorgheggi modulati che
simulano la caduta delle gocce di pioggia..lo scorrere dell’acqua…come a mimare l’onomatopea del nostro quotidiano che fluisce nelle nostre azioni .
Anche la danza futurista trova un suo spazio rappresentativo e questo avviene durante l’esecuzione al pianoforte della Saga della Primavera quando una giovane ginnasta(A.De Carlo) entra improvvisamente in scena esibendosi a corpo libero con semplici volteggi, quasi a mimare il volo di una farfalla.
Ma le sorprese non finiscono qui, perchè, a più riprese, durante la rappresentazione, sul lato destro del palcoscenico scorrono appese dall’alto due lunghe strisce di stoffa elastica bianche e due giovani acrobate(Nascimento e Franchino) si producono in piroette e volteggi sospese ad una certa altezza con il solo sostegno delle proprie gambe intrecciate alla stoffa.
Chi si trova ad ammirare una simile performance, fatta di luci colorate sparate dai riflettori sul palco, di forme geometriche proiettate sui megaschermi , di musiche irreali abilmente eseguite dal vivo e di ginnaste acrobate,percepisce la giusta dimensione che il messaggio futurista ha voluto lasciarci .Un messaggio di rottura con i rigidi schemi preesistenti che canalizzavano il messaggio artistico in schemi ristretti , senza lasciare un margine al cambiamento e alla imprevista creatività degli interpreti.
Gli attori futuristi sentivano l’esigenza di recitare a braccio…senza un copione..ma questo non è mai stato possibile…perché ogni fenomeno…persino l’arte stessa, dev’essere codificato da regole e precetti che diano una sensazione di regolarità e di comprensione allo spettatore.
Verso la metà del primo tempo, sono state chiamate sul palcoscenico una decina di persone, giovanissime e meno giovani e ognuna di queste è stata invitata a ripetere un fonema oppure una breve frase…ma in contemporanea a tutte le altre…l’esito è stato prevedibilmente catastrofico.., ma questo coinvolgimento sperimentale del pubblico è stato voluto per creare un effetto di apertura del palcoscenico verso l’esterno e quindi verso la realtà..
Nella prima parte c’è stata la rappresentazione di Marinetti in Italia con l’uscita del suo Manifesto Futurista
Nella seconda parte dello spettacolo c’è stato un inizio emblematico con l’esecuzione della Saga della Primavera(1913),eseguita per creare una correlazione con il viaggio di Marinetti in Russia e con le successive contestazioni con le quali fu accolto.
Complessivamente si può dare un giudizio più che positivo di questa rappresentazione che è stata curata con estrema professionalità dal designer Multi-media M.Saccardi da R.Gatto(tecnica vocale e degnin Multi-media) dallo scenografo A.Favretto e da altri valenti professionisti di VeneziaInscena e di MusicaVenezia..
“L’arte è vita..e non può essere costretta in schemi rigidi e intransigenti….”Questa è la sintesi finale pronunciata dal capocomico verso il pubblico a chiusura dello spettacolo.

19/11/2009


cultura

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003