CULTURA 2010

Enver Hoxha ed il nazionalcomunismo

di Antonio Rossiello



Enver Halil Hoxha nacque nel sud dell'Albania nella provincia di Yanya dell’
Impero Ottomano, ad Ergiri, oggi Argirocastro, 16 ottobre 1908 in una casa
in stile tradizionale balcanico-turca in cui avevano avuto dimora molte
elevate famiglie albanesi. Insegnante, guidò l'Albania dalla fine della
seconda guerra mondiale fino alla sua morte nel 1985 come primo segretario
del Partito albanese del lavoro (partito comunista). Fu anche primo ministro
dell’Albania dal 1944 al 1954 e ministro degli Affari Esteri dal 1946 al
1953. Sotto Hoxha, il cui governo fu caratterizzato dall'isolamento dal
resto dell'Europa e dalla ferma adesione allo stalinismo, l'Albania si
sollevò dal semi-feudalesimo per diventare uno stato industrializzato.
Figlio di Bektashi Tosk, un tradizionale e modesto impiegato, un mercante
musulmano di tessuti, di estrazione piccolo borghese, che viaggiava
largamente attraverso l’Europa e gli Stati Uniti, dove era già emigrato, e
di una casalinga, influenzato sulla sua crescita spirituale dallo zio Hyen
Hoxha, pioniere del Socialismo, rivoluzionario ed indipendentista fiero,
rappresentò Argirocastro il 28/11/1912 all’atto della proclamazione dell’
indipendenza d’Albania, firmando un documento che consacrava la volontà del
popolo albanese a liberarsi dal giogo dell’impero turco, insieme all’
atteggiamento ostile contro il regime reazionario di re Zog, ebbero un ruolo
fondamentale per la formazione delle idee politiche di Enver Hoxha, che fu
valoroso combattente antifascista. Enver prese queste idee molto fortemente,
specie dopo che re Zog salì al potere nel 1928. Nella sua biografia di Baba
Rexheb fu scritto che Enver fu condotto dal padre, agli inizi dei
quattordici anni prima di partire in Francia per studiare, fu condotto,
secondo la tradizione Bektashi, a cercare la benedizione di Baba Selim, che
non rifiutò la richiesta di un supplichevole e fece una benedizione sul
ragazzo. Nella sua città respirava aria di protesta contro un governo
repressivo che culminò con la rivoluzione democratica del 1924. Finita la
scuola elementare frequentò il liceo di Argirocastro. A 16 anni aiutò a
fondare e divenne segretario della Società degli Studenti di Argirocastro
permeata di spirito democratico-rivoluzionario, che protestò contro il
governo monarchico. Capeggiò la protesta degli studenti progressisti quando
la sede fu chiusa dal governo dopo un anno.

Lasciò poi Argirocastro per trasferirsi a Korçë dove continuò gli studi nel
liceo francese, dove conobbe storia letteratura e filosofia francese. In
questa città lesse per la prima volta il ‘’Manifesto del Partito Comunista’’
datogli da un lavoratore di nome Koçi Bako e in questo periodo seppe della
la Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Dopo il liceo di Korçë, terminato con
ottimi risultati, nell’estate 1930 si recò in Francia, con una borsa di
studio statale datagli dalla Regina Madre, all'Università di Montpellier a
studiare Scienze naturali all’università, che abbandonò dopo un anno, non
avendo interesse per la biologia, per frequentare le lezioni e conferenze
dell’Associazione dei Lavoratori organizzate dal P.C.F., incontrando il
dirigente comunista francese Paul Vaillant-Couturier. Si ritirò perchè
voleva intraprendere una laurea in entrambi filosofisa e legge, dopo un anno
non essendo interessato alla biologia, si recò a Parigi per frequentare le
lezioni universitarie di filosofia alla Sorbona e collaborò a’ ‘’L’Umanitè‘’
del Partito Comunista Francese, scrivendo articoli sulla situazione dell’
Albania con lo pseudonimo Lulo Malësori, studiando ‘’Il capitale’’ di Marx
e ‘’L’Antidüring’’di Engels. Anche si legò al Gruppo Comunista Albanese
sotto la tutela di Llazar Fundo, che anche gli insegnò legge. Ancora una
volta abbandonò. Nel novembre 1933 gli fu negata la borsa di studio dal
governo di Zogu. Grazie all’aiuto di amici albanesi, per problemi economici,
si recò a Bruxelles. Dal 1934 al 1936 fu segretario al consolato albanese di
Bruxelles, allegato all’ufficio personale della regina madre Sadijé, da cui
fu licenziato perché il console scoprì, attraverso gli agenti di Zogu, che
il suo impiegato depositava nell’ufficio materiali marxisti e libri
rivoluzionari. Lavorava in Belgio, dove frequentava anche l’università, e
studiava in Francia. Senza borsa di studio frequentò giurisprudenza a
Bruxelles, studi che non concluse, ampliando ed arricchendo le proprie
conoscenze sulla letteratura marxista-leninista. Senza soldi, non potendo
finire l’università, ritornò in Albania nel 1936, trascorse un breve periodo
ad Argirocastro e divenne insegnante di liceo di francese a Korçë, ove nel
luglio ’36 conobbe il comunista Alì Kelmendi ed il gruppo comunista di
Korçë, che era il più solido e e organizzato del movimento. Il 7 aprile 1939
l’Italia occupò l’Albania, Hoxha fu licenziato e rimosso dal suo posto di
insegnante per le sue idee rivoluzionarie ed antifasciste al liceo francese
di Korçë. Come risultato di tale estesa educazione, Hoxha parlava
correttamente il francese ed ebbe un incarico di conoscenza di italiano,
serbo, inglese e russo. Come un leader, spesso informava ‘’Le Monde’’ e lo
‘’International Herald Tribune’’. Miglior studioso dello stato nell’Europa
dell’Est. In seguito all’invasione italiana del 1939, sotto il governo della
corona di Re Vittorio Emanuele III, durante la Seconda Guerra Mondiale per
essersi rifiutato di iscriversi al partito fascista albanese. Si recò a
Tirana il 29 novembre 1939, nonostante i continui attacchi subiti dalle
componenti nazionaliste (Balli Kombetar), già vicine alle forze d’
occupazione, e lavorò come professore part-time nel Ginnasio Statale, dove
venne nuovamente licenziato perché ormai noto comunista. Iniziò a ritrovarsi
con un piccolo gruppo di comunisti, aprì un piccolo negozio di tabacco ‘’
Flora’’ a Tirana, copertura per la loro attività clandestina, che poi fu
chiuso. Si mise in contatto con molti membri dei vari gruppi comunisti, con
quello di Scutari, quello di Giovani di Korça e altri. In collaborazione con
i militanti comunisti di questi gruppi lavorò attivamente per l’unificazione
del disperso movimento comunista, col fermo proposito di creare un unico
partito comunista. L’8-11-1941 fu fondato il Partito Comunista Albanese con
Hoxha, che aveva un importante e decisivo ruolo, fu eletto tra i sette
membri del Comitato Centrale provvisorio. Nella decisione della riunione
non fu eletto un segretario o presidente, ma presto Hoxha divenne il vero
leader del partito. Svolse un’intensa attività per l’organizzazione del
partito a Tirana e nelle diverse città e regioni dell’Albania. Lui era l’
ispiratore principale della vita politica del partito, che consisteva nell’
organizzazione della lotta armata attraverso un fronte unico di tutte le
forze, indipendentemente dal loro orientamento politico e ideologico. Fu
aiutato dai comunisti jugoslavi a prendere la guida del Partito Comunista
Albanese (chiamato successivamente Partito del Lavoro) fondato nell’8
novembre 1941 (dopo una lotta intestina), Hoxha fu scelto come uno dei sette
membri del provvisorio Comitato Centrale. Dopo il settembre 1942 fu creato
attraverso la Conferenza di Pezë (Pesa) il Fronte Nazionale di Liberazione
con il proposito di unire gli antifascisti albanesi, senza tener conto dell’
ideologia o della classe. Condannato a morte in contumacia dal tribunale
fascista, Enver Hoxha visse e lavorò nella illegalità a Tirana e nelle
diverse regioni dell’Albania. Nel marzo 1943 la prima Conferenza Nazionale
del P.C.A. lo elesse, anche formalmente, segretario generale del partito,
carica che terrà sino alla sua morte. Durante la guerra, il ruolo dell’URSS
fu trascurabile, facendo dell’Albania la sola nazione occupata durante la
Seconda Guerra Mondiale la di cui indipendenza non fu determinata da una
grande potenza. Il 10 luglio 1943, i gruppi partigiani albanesi furono
organizzati in unità regolari di compagnie, battaglioni e brigate e nominate
Esercito di Liberazione Nazionale Albanese. Il Quartier Generale fu creato
con Spiro Moisiu quale comandante ed Enver Hoxha quale commissario politico.
L’esercito di liberazione nazionale nella primavera del ’44 contava circa 70
mila uomini. I partigiani comunisti in Yugoslavia ebbero un ruolo molto più
pratico, aiutando a pianificare gli attacchi e scambiando i rifornimenti, ma
la comunicazione tra loro e gli albanesi era limitata e le lettere spesso
arrivavano tardi, alcune volte ben dopo un piano erano stati concordati
sopra dall’Esercito di Liberazione Nazionale senza consultazione dei
partigiani yugoslavi. Nell’agosto, un incontro segreto fu tenuto a Mukje tra
il Balli Kombëtar (Fronte Nazionale), che era sia antifascista che
anticomunista, e il Partito Comunista. Il risultato di questo fu un accordo
per combattere contro gli italiani. Così incoraggiando il Balli Kombëtar a
firmare, una più Grande Albania fu concordata, che includeva il Kosovo
(parte di Yugoslavia) e Çamëria (parte della Grecia). Un problema si
sviluppò quando i comunisti Yugoslavi non erano d’accordo con l’obiettivo di
una più Grande Albania e chiese ai comunisti in Albania di ritirare questo
accordo. Secondo Hoxha, Josip Broz Tito si mise d’accordo che il ‘’Kosovo
era Albanese’’ ma che l’opposizione serba fece trasferire un avventata
opzione. Dopo i comunisti albanesi ripudiarono l’accordo di una più Grande
Albania, il Balli Kombëtar condannò i comunisti, che a loro volta accusarono
il Balli Kombëtar di affiancare i fascisti italiani. Il Balli Kombëtar era
privo del sostegno dal popolo. Dopo giudicando i comunisti come un immediata
minaccia per il paese, il Balli Kombëtar prese posizione con i tedeschi,
fatalmente nuocendo la sua immagine tra quelli che combattevano i Fascisti.
I Comunisti subito aggiunsero al loro grado molte di queste disillusioni dal
il Balli Kombëtar e portarono a centrare la fase nella lotta per la
liberazione. Il Congresso Nazionale di Permet tenutosi durante quel tempo
chiamato per un ‘’nuova Albania democratica per il popolo’’.

Il ruolo di Hoxha come uomo politico e militare fu molto importante e forse
fondamentale. Il ruolo di Hoxha fu basilare nell’organizzazione del nuovo
sistema politico. Consapevole del fatto che l’Albania nel dopoguerra non
poteva essere più un dominio feudale della borghesia, né una colonia delle
potenze imperialiste, Enver Hoxha nel partito ispirò la creazione di
embrioni del nuovo potere politico: i consigli nazionali di liberazione. Nel
maggio 1944 il Congresso Antifascista di Permet nominò Enver Hoxha
presidente del Comitato Antifascista Nazionale di Liberazione, all’epoca
unico organo legislativo dello Stato albanese, con gli attributi di un
governo provvisorio, e Comandante Generale dell’Esercito. Dopo 4 mesi nell’
imminenza della liberazione prossima del paese, il Comitato fu trasformato
in Governo Democratico Provvisorio ed Enver Hoxha fu il primo capo di
governo della nuova Albania. Dopo la liberazione avvenuta ad opera esclusiva
dello stesso esercito di liberazione albanese, Hoxha iniziò una nuova fase
di lotta per far risorgere l’Albania sulla strada del socialismo. Dal 22
ottobre 1944 al 19 luglio 1954 Hoxha fu Presidente del Consiglio dei
ministri della Repubblica Popolare dell’Albania. Leader del movimento di
resistenza (Esercito di Liberazione Nazionale), che prese il potere nel
novembre 1944. Hoxha divenne il capo incontestato del Partito Comunista
Albanese e si distinse durante la guerra affrontando le truppe tedesche, poi
divenne Primo Ministro soppiantando il collaborazionista filofascista e
filoitaliano Fiqeri Dino. Dopo la liberazione avvenuta ad opera esclusiva
dello stesso esercito di liberazione albanese, Hoxha iniziò una nuova fase
di lotta per far risorgere l’Albania sulla strada del socialismo. Nel 1945
divenne il capo naturale di quella enclave staliniana situata al confine con
il mare Adriatico. Nel marzo 1946 l’Assemblea Costituente uscita dalle
elezioni del dicembre 1945 proclamò l’Albania Repubblica Popolare, e nominò
Enver Hoxha Primo Ministro, carica che mantenne fino al 1954. Nell’agosto
del medesimo anno Hoxha partecipò a Parigi alla Conferenza di Pace, come
capo della delegazione albanese, difendendo brillantemente il diritto del
suo popolo a considerarsi membro della coalizione antifascista, contrastando
le rivendicazioni territoriali della Grecia. Il periodo 1947-’48 fu
contrassegnato dal fermo e determinato comportamento di Enver Hoxha atto a
impedire la realizzazione degli intenti titisti: trasformare l’Albania in
una Repubblica Jugoslava. La diffidenza di Enver Hoxha verso i dirigenti
iugoslavi e verso Tito ebbe origine nel corso della guerra e si sviluppò nel
dopoguerra, via via che i rapporti tra i due Stati si estendevano crescevano
i dubbi di Enver Hoxha sulla reale politica jugoslava. Dubbi erano
alimentati dal modo con cui erano condotti i rapporti economici tra i due
paesi e con la tendenza sempre più spiccata della Jugoslavia a far dell’
Albania un suo stato satellite. Il problema nazionale, con la mancata
autodeterminazione del Kossovo promessa da Tito e mai realizzata
alimentavano i dubbi di Enver Hoxha verso la dirigenza jugoslava. Hoxha si
dichiarava un marxista-leninista ortodosso e ammirava grandemente Stalin.
Hoxha fu il vero leader ed organizzatore della lotta armata col Fronte
Nazionale di Liberazione, unico fra le varie forze politiche. Condannato a
morte si nascose e fu eletto nel ’43 segretario generale del P.C.A.,
fondò l’ Esercito di liberazione nazionale. Creò i consigli nazionali di
liberazione, embrioni del nuovo potere politico libero dalla nefasto dominio
della borghesia coloniale imperialista e nazionale. Dal 1942 al 1944 fu
Presidente del Comitato e Comandante Supremo del Fronte Antifascista di
Liberazione Nazionale, organo legislativo, e Comandante Generale dell’
Esercito. Ministro della Difesa Popolare e Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica Popolare d’Albania dal 1946 al 1953. Liberata la nazione il
Comitato divenne Governo Democratico Provvisorio, con Hoxha a primo
ministro dal dicembre 1945, presso l’Assemblea Costituente dell’Albania
Repubblica Popolare, al 1954. Difensore dell’indipendenza albanese dal giogo
Titino nel 1947 e dalla Grecia, Hoxha dubitò dei dirigenti jugoslavi e dei
rapporti economici tra i due stati, di tipo satellitare e senza l’
autodeterminazione del Kossovo. Prese come modello l'Unione Sovietica e
irrigidì le relazioni con i suoi vecchi alleati, i comunisti jugoslavi, in
seguito alla condanna della loro ideologia, decisa a Mosca nel 1948. Il suo
ministro della difesa, Koçi Xoxe, fu condannato a morte e giustiziato un
anno dopo per presunte attività pro-jugoslave. Lo sviluppo socioeconomico
culturale lento a causa dell’arretratezza passata. Da economia agricola e
feudale, senza industria, analfabeta, con vita media di 40 anni all’
industrializzazione, lo sviluppo agricolo cooperativistico, la
culturalizzazione e l’alfabetizzazione. Nel 1948 il P.C.A. divenne Partito
del Lavoro d’Albania. Hoxha fu aiutato dai sovietici stalinisti dal 1950
e poi dai cinesi di Mao Tze Tung, fino al 1975. Si autonominò dittatore e
perseguitò ed eliminò qualsiasi personaggio intellettuale che gli potesse
impedire di portare avanti il suo partito. Hoxha confiscò fattorie dei
ricchi proprietari terrieri e le riunì in fattorie collettive cooperative
che consentirono all'Albania di diventare quasi autosufficiente come
produzione agricola. Egli diede impulso all'industria e portò l'elettricità
alla maggior parte delle aree rurali; furono debellate le epidemie di
malattie ed eliminato l'analfabetismo. L'Albania divenne negli anni uno dei
paesi più poveri d'Europa, con un divario sempre crescente rispetto ai paesi
dell'Europa appartenente al blocco comunista. Alla caduta del regime, si
svelarono al mondo le reali situazioni, con zone intere che vivevano al di
sotto del minimo di sussistenza e gravissime carenze di carattere sanitario.
Una buona parte delle strade risaliva al periodo di dominio italiano, e in
particolari condizioni climatiche alcune regioni montuose rischiavano
l'isolamento per mesi. Preoccupato di un'invasione da parte del blocco
sovietico, l'Italia o gli Stati Uniti, dal 1950 Hoxha fece costruire in
tutto il paese migliaia di bunker in cemento per una persona, per essere
usati come posti di guardia e ricoveri di armi; il loro numero potrebbe
essere superiore ai 500.000. la loro costruzione accelerò quando nel 1968 l’
Albania uscì dal Patto di Varsavia, aumentando il rischio di un attacco
straniero. Gli anni ’50 furono gli anni dei primi, difficilissimi, passi
dell’Albania verso lo sviluppo economico, sociale e culturale. Per valutare
correttamente, oggettivamente, questa esperienza quasi cinquantennale, per
comprendere la grandezza delle trasformazioni politiche, economiche, sociali
e culturali realizzate, si devono fare i conti con l’enorme arretratezza che
l’Albania aveva ereditato dal passato. Il paese aveva una economia
completamente agricola, viveva di un’agricoltura primitiva segnata da
rapporti economici feudali. L’Albania era quasi totalmente priva dell’
industria, con un livello di istruzione molto basso: l’80-85% della
popolazione era analfabeta; la vita media non arrivava ai 40 anni. Un’
Albania anteguerra in cui le perdite umane di 28 mila caduti su 800 mila
abitanti e le distruzioni della guerra. La politica del Partito del Lavoro
di Albania, nome assunto dopo il primo congresso del novembre 1948, aveva
tre orientamenti fondamentali: l’industrializzazione, lo sviluppo dell’
agricoltura attraverso la cooperativizzazione, un programma per lo sviluppo
dell’istruzione e della cultura. Negli anni ’70 si aprirono nuovi fronti di
lotta: smascherare e individuare all’interno del Partito dello Stato tutti
coloro che erano contro il socialismo. Enver Hoxha come leader del P.C.A.
e come capo del governo ebbe un ruolo importante in quella che si rivelò una
lotta più cruenta della guerra per far risorgere l’Albania. La politica del
Partito del Lavoro, chiamato così dopo il primo congresso del novembre 1948,
aveva tre orientamenti fondamentali: l’industrializzazione, lo sviluppo dell
’istruzione e della cultura. Enver Hoxha fu l’ispiratore e l’ideatore di
queste opere che furono avviate in quegli anni, come leader del Partito del
Lavoro. Con grandi sacrifici, con un enorme entusiasmo popolare ed anche con
l’aiuto dei paesi socialisti – U.R.S.S. negli anni ’50 e per un certo
periodo anche la Cina – l’Albania fu trasformata in un paese progredito,
lontano dal livello ereditato dal passato, e questo era già un ottimo
progresso. Furono costruiti grandi complessi industriali, centrali termo e
idroelettriche, bonificate le paludi arginati i fiumi, nacquero intere nuove
città dal nulla. Si sviluppò un sistema diffusissimo di scuole elementari e
medie che assicurava l’istruzione a tutti i bambini, fu elettrificato la
nazione. Hoxha sapeva benissimo che l’Albania non era il paradiso terrestre,
che era molto lontana dai paesi più progrediti dell’Europa. Gli ultimi anni
cinquanta furono contrassegnati dalle crescenti divergenze con la dirigenza
sovietica. Il Partito del Lavoro d’Albania e personalmente Enver Hoxha
nutrivano molte riserve sul nuovo corso ufficialmente applicato da Krusciov
dopo il XX° Congresso del P.C.U.S.. Per Enver Hoxha non c’era solo la
questione di Stalin, ma la politica verso gli U.S.A. e l’imperialismo
mondiale, ed ancora le tendenze egemonistiche della nuova U.R.S.S. verso i
paesi socialisti. Hoxha in diverse occasioni a Mosca, nel dicembre 1956,
aprile ’57, gennaio 1960, ed anche a Tirana nel maggio 1959 nei contatti
avuti con Krusciov presentò le sue riserve. Sino a giungere alla Conferenza
degli 81 partiti fratelli tenutasi a Mosca il 16-11-1960 dove Enver Hoxha
con un discorso coraggioso rese pubbliche le sue riserve e le sue accuse
verso il nuovo corso sovietico. Questo atto segnò la rottura, anche
ufficiale, tra l’Albania e l’U.R.S.S.. Da questo momento Enver Hoxha,
affiancato per un breve periodo di tempo dai cinesi, diventò l’unico arduo
combattente contro il revisionismo moderno. Per tutto la sua vita difenderà
la teoria e i principi nei quali credeva, il marxismo-leninismo. Respinse
ogni deviazione dallo spirito rivoluzionario di questa teoria. Jugoslavi,
sovietici, cinesi, eurocomunisti, tutti erano per lui il cavallo di Troja
nel movimento comunista e operaio mondiale. I primi scontri coi sovietici
revisionisti di Krusciov del dopo XX° Congresso del P.C.U.S., per una
politica antiamericana e contro l’imperialismo mondiale, contro l’egemonia
dell’U.R.S.S.. Dal 1954 al posto di Hoxha divenne Primo Ministro Mehmet
Shehu. Hoxha rimase un convinto stalinista nonostante il nuovo presidente
sovietico Nikita Khruš??v avesse denunciato gli eccessi di Stalin nel 1956
al ventesimo congresso del Partito Comunista Sovietico, ma questo significò
l'isolamento dell'Albania dal resto dell'Europa orientale comunista. Decise
di seguire la politica stalinista e criticando i revisionisti russi di aver
cambiato il loro sistema economico. Nella Conferenza degli 81 partiti
comunisti e operai dei paesi fratelli a Mosca dal 10-11-1960 al 1° dicembre
1960, Hoxha, nel suo discorso a nome del CC del Partito del Lavoro d’
Albania del 16 novembre 1960, accusò il nuovo corso sovietico, rompendo con
l’U.R.S.S.. Il Partito del Lavoro d’Albania riteneva che questa riunione
sarebbe restata nella storia perchè si ricollegava alla tradizione delle
riunioni e delle conferenze leniniste organizzate dal Partito bolscevico per
denunciare ed estirpare le concezioni errate, rafforzare e cementare, sulla
base del marxismo – leninismo, l’unità del movimento comunista e operaio
internazionale. Il Partito del Lavoro avrebbe lottato risolutamente in
avvenire per rendere d’acciaio la loro unità, i loro legami fraterni e
rafforzare l’azione comune dei Partiti Comunisti e Operai, in quest’unità e
in quest’azione comune si trovava la garanzia della vittoria della causa
della pace e del socialismo…Nel 1960 Hoxha avvicinò l'Albania alla
Repubblica Popolare Cinese in seguito alla crisi cino-sovietica,
compromettendo le relazioni con Mosca negli anni seguenti e ritirandosi dal
Patto di Varsavia come reazione all’invasione sovietica della
Cecoslovacchia. Nel 1962, Enver Hoxha seguì Mao nella rottura con l’
U.R.S.S.. Da questo anno, organizzò degli stages formativi di stato in cui
dei militanti del mondo intero sono convenuti. Nel 1964, dei belgi,
olandesi, inglesi, italiani, cubani, francesi e meme una coppia di americani
soggiornarono in un grande hotel di Stato della stazione balneare di
Durazzo. Le domande furono centralizzate dal capo del partito filocinese del
Belgio, Jacques Grippa. I candidati dovevano riempire un questionario e
fornire tre foto di identità, ma fu a Parigi, all’ambasciata d’Albania, che
le loro domande furono filtrate prima di ottenere un eventuale visto. Gli
apprendisti erano scelti con cura. Alcuni non andarono in Albania che per
chiacchierare. In agosto 1965, vi esistevano tre campi speciali, in cui un
centinaio di giovani comunisti turchi e greci erano stati spediti non per
dibattere della situazione politica, ma per ricevervi una formazione pratica
supervisionata dal controspionaggio albanese. La direzione dei corsi fu
assicurata dai cinesi, ma l’istruzione pratica incombeva per responsabilità
ad ex- agenti della Gestapo e dell’Abwehr. In un buon comunista staliniano,
Hoxha non si mise a disagio per scrupoli. Il governo dell’Albania d'un pugno
di ferro si appoggiarono su una polizia segreta che gli era intèramente
dévota, la Sigurimi. Proprio come Stalin, aveva purgato il suo partito di
elementi "trotskisti", nelle estenuanti, gli incarcerati o gli obbligati all
’esilio. Quando Sadik Premtaj arrivò in Francia alla fine della Seconda
Guerra mondiale, ignorava in che cosa era "trotskista". Enver Hoxha gli
aveva incollato questa etichetta dopo che, nel 1943, aveva espresso i suoi
disaccordi. Conosciuto ora ciò che rischiava, Premtaj scappò e lasciò
dietro di lui una donna ed una figlia di tre anni, che non rivide mai più.
Un lungo periodo d'esilio iniziò. Nell’agosto 1947, à Parigi, entrò in
contatto con Pierre Frank. Ne seguirono interminabili discussioni politiche.
Sadik si unì alla IVa Internazionale. La solidarietà si organizzò intorno a
lui; entrò nella Fnac degli ex-trotskisti Max Essel e Andrè Théret. La FNAC
esiste tuttora ed è l’acronimo della Fédération Nationale d’Achat des
Cadres, (Federazione Nazionale dell’Acquisto quadri), nata a Parigi nel 1954
grazie ad André Essel (1918-2005) e Max Théret, due militanti marxisti della
corrente trozkista, il secondo fu la guardia del corpo di Trotzky. André
Essel era nato il 4 settembre 1918 a Tolosa e morì il 31 gennaio 2005 a
Parigi, era un imprenditore. Nel 1951, visse poveramente in un piccolo
hôtel della rue de Charonne, à Parigi. Si credette al riparo. Enver Hoxha,
con la medesima ostinazione di Stalin aveva preso a liquidare Trotski, non
l'aveva dimenticato. Il 6 maggio, allorchè la notte calò. Sadik Premtaj si
apprestò a lasciare il suo hôtel. Nascosto, un uomo si gettò su di lui e lo
aggredì a colpi di ascia. Benché ferito, Sadik potè identificare il suo
aggressore. C’era un certo Xhemal Shami, ex delle Brigate Internazionali,
che la légazione albanese di Parigi impiegò come esecutore delle sue basse
opere. Benchè Premtaj l'avesse riconosciuto, la polizia non potè fare nulla;
il sicario, bénéficiando dell'immunità diplomatica, ritornò nel suo paese.
Enver Hoxha non rinunciò. Lo spedì di nuovo per uccidere. Nessuno compì la
sua missione. L’ultimo tentativo conosciuto ebbe luogo nel 1960. Un
ex-ufficiale della Sigurimi, Koço Gjini, era venuto per assassinare
Premtaj. All’ultimo momento, cambiò parere e lasciò cadere. A Tirana, Hoxha
battè il pugno sulla tavola ed esigè che l’agente che aveva fallito fosse
punito. La Sigurimi passò all’azione, ma non pervenne che a ferirlo
gravemente. L'Albania fece allora pressione sulle autorità francesi ed
ottenne che Koço Gjini gli fosse consegnato. Torturato poi condannato a
venti anni di prigione, Koço Gjini divenne folle e finì i suoi giorni nel
camminare scalzo, inverno come in estate, nel campo in cui era stato
internato. In segreto, tale era l'Albania di Enver Hoxha, un paese dove
alcuni filocinesi venivano a completare la loro educazione politica e dove
altri si mettevano al servizio del contro-spionaggio albanese.


Hoxha fu assertore dei principi e teorie del marxismo - leninismo,
affiancandosi alla Cina contro il revisionismo dei socialtraditori
sovietici, i vari deviazionismi jugoslavi, eurocomunismi alla Berlinguer e
poi cinesi con Deng Xiao Ping, cavalli di Troia nel movimento comunista ed
operaio mondiale. L’Albania era l’avamposto della Cina in Europa. Nel 1968
l'Albania si ritirò dal Patto di Varsavia come reazione all'invasione
sovietica della Cecoslovacchia. L’Albania tradizionalmente è stato un paese
sufficientemente religioso, dopo la fuga dei cattolici sulle sponde italiane
del Molise, Puglia, Calabria e Sicilia nell’Alto Medioevo, per fuggire alla
forzata islamizzazione del popolo skipetaro da parte dei turchi ottomani;
fra i praticanti religiosi il 70% della popolazione era musulmano, il 20%
era ortodosso, il 10% era cattolico. In realtà già una forte percentuale
opportunisticamente vagava da una religione all’altra, non praticando o
essendo laica e pseudo-atea. Nel 1967, dopo due decenni di ateizzazione
sempre più forte, Hoxha dichiarò trionfalmente che la nazione era il primo
paese dove l'ateismo di stato era scritto nella Costituzione. In quella del
1976 l'articolo 37 recitava "lo Stato non riconosce alcuna religione e
supporta la propaganda atea per inculcare alle persone la visione
scientifico-materialista del mondo" mentre quello 55 proibiva la creazione
"di ogni tipo di organizzazione di carattere fascista, anti-democratico,
religioso o anti-socialista" e vietava "l'attività o propaganda fascista,
anti-democratica, religiosa, guerrafondaia o anti-socialista, come pure
l'incitazione all'odio nazionale o etnico". L'articolo 55 del codice penale
del 1977 stabiliva la reclusione da 3 a 10 anni per propaganda religiosa e
produzione, distribuzione o immagazzinamento di scritti religiosi.
Parzialmente ispirato dalla Rivoluzione Culturale in Cina, egli procedette
alla confisca di moschee, chiese, monasteri e sinagoghe. Molti di questi
furono immediatamente distrutti o razziati, i rimanenti usati come officine
meccaniche, magazzini, stalle o cinema. Ai genitori fu proibito dare nomi
religiosi ai figli. Coloro che fecero circolare Corani, Bibbie, icone o
altri oggetti religiosi furono condannati a lunghi periodi di prigione. Nel
sud, dove era concentrata la popolazione di etnia greca, i villaggi con nomi
di santi furono rinominati con nomi non religiosi. Anche se ateista Enver
Hoxha aveva mantenuto comunque la tradizione della famiglia. Si era sposato
con Nexhmije Hoxha, da cui aveva avuto tre figli Illir Hoxha e Sokol Hoxha,
nonché Pranvera Kolaneci.

Hoxha voleva conservare le vittorie del socialismo in Albania e la stessa
indipendenza del paese. Hoxha, negli anni ’70 aprendosi nuovi fronti di
lotta, smascherò i nemici interni al partito ed in Albania del socialismo.
Un infarto al miocardio lo colse nel 1973, senza ucciderlo, non potendo
controllare l’andamento della lotta politica interna, infiltrata da nemici,
cominciò a scrivere volumi teorici tra il ’70 e l’80. Da allora l’attività
di Hoxha nel Partito e nello Stato tese a diminuire. Iniziò da parte dei
nemici infiltrati nel Partito e nello Stato l’opera di demolizione metodica,
sistematica di tutto ciò che era stato realizzato sulla via del socialismo
in Albania. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 iniziò un
periodo di intensa attività teorica di Enver Hoxha. La sua esperienza, la
sua vita, da militante a leader comunista era racchiusa nei diversi volumi
da lui scritti: ‘’ ‘L’autogestione jugoslava’ teoria e pratica capitaliste’’
(1978), ‘’Imperialismo e rivoluzione’’ (1978), ‘’Riflessioni sulla Cina’’
(1979), ‘’Con Stalin’’ (1979), ‘’L’eurocomunismo è anticomunismo’’ (1980),
‘’I Kruscioviani’’ (1980), ‘’Il pericolo angloamericano in Albania’’ (1982),
‘’I titisti’’ (1982), ‘’Riflessioni sul medio oriente’’ (1984), ‘’Due popoli
amici’’ (1985), ‘’Le superpotenze’’ (1985). Arricchì il bagaglio universale
dell’esperienza della teoria per cui dedicò la sua vita. Negli anni ’80 lo
stato di salute di Hoxha peggiorò. Soffriva di diabete e nel 1983 fu colpito
da una ischemia cerebrale, ripetutasi nel 1984. Il 9 aprile 1985 ebbe un
arresto cardiaco, i medici riuscirono a riattivare il suo cuore, ma era
privo di conoscenza. Enver Hoxha morì l’11 aprile 1985. Di fatto la sua
morte fu sentita dal popolo genuino come una grandissima perdita, come
attestarono le esequie che la gente in fila, uno ad uno, apportarono alla
sua salma nella camera ardente, ripresa dalla Tv Shiptaire, ben visibile ed
ascoltabile sulle coste pugliesi, così come radio Tirana con la sua
trasmissione in onde medie e su FM, fra le altre, in lingua italiana ‘’Parla
Tirana’’. Fu un dolore nazionale sincero e sentito. Il popolo albanese lo
amava e lo adorava. Hoxha nella sua attività cinquantennale aveva dato al
popolo albanese, libertà e dignità nazionale, aveva trascinato il suo popolo
del buio del feudalesimo, verso una società, anche se non ideale, più giusta
e più progredita, aveva dato al suo popolo un ideale per cui valeva la pena
lottare, sacrificarsi, vivere. Hoxha riuscì a dare al suo popolo tutto ciò
che non ha più. Secondo un importante rapporto di Amnesty International
pubblicato nel 1984, lo stato dei diritti umani in Albania era cupo sotto
Hoxha. Il regime impediva e denigrava la libertà di parola, di religione, di
stampa e di associazione sebbene la costituzione del 1976 pretendesse di
garantire ognuno di questi diritti. Le clausole della Costituzione
riguardanti le varie libertà furono presto tolte (con una legge del 1977,
che modificava la Costituzione) perché il regime riteneva che l'esercizio di
queste avrebbe comportato la mancanza di stabilità e ordine. In aggiunta, il
regime cercò di impedire alla popolazione l'accesso a fonti di informazione
che non fossero controllate dal governo. La Sigurimi (la polizia segreta)
violava abitualmente la riservatezza delle persone, delle abitazioni, delle
comunicazioni e compiva arresti arbitrari. I tribunali si preoccupavano che
le sentenze fossero scritte secondo la prospettiva politica del partito,
piuttosto che garantire un giusto processo all'accusato, che a volte era
condannato senza nemmeno la formalità di un processo. La leadership di Hoxha
era caratterizzata dalla proclamata sua aderenza ferma al marxismo-leninismo
antirevisionista dalla metà degli anni ’70 in avanti. La morte di Mao nel
1976 e la sconfitta della Banda dei quattro nella successiva lotta intestina
al partito cinese nel 1977 e 1978 portò alla rottura tra Cina e Albania, che
si ritirò in un isolamento politico, mentre Hoxha si ergeva a baluardo
anti-revisionista criticando sia Mosca che Pechino. Dopo la rottura con il
maoismo nel periodo 1976-’78, numerosi partiti maoisti è la migliore
dichiararono sé stessi hoxhaisti. La Conferenza Internazionale dei Partiti
Marxisti –Leninisti ed Organizzazioni (Unità e Lotta) è la miglior ben
conosciuta collezione di questi partiti oggi. Nel 1981 Hoxha ordinò
l'esecuzione capitale di diversi dirigenti di partito e di governo, in una
purga. Il Primo Ministro Mehmet Shehu si suicidò in seguito a una grave
disputa interna tra le massime cariche albanesi nel dicembre 1981, ma molti
credono che sia stato ucciso. In seguito Hoxha si ritirò in gran parte dalla
vita pubblica e attribuì molti incarichi di leader di governo, quale
Presidente del Consiglio Generale del Fronte Democratico dal ’45 al 1985,
affidato alla moglie Nexhmije Hoxha, e Primo Segretario del Comitato
Centrale del Partito del Lavoro dell’Albania (1942-1985) a Ramiz Alia.
Rimase Comandante in capo delle forze armate dal 1944 alla morte. La morte
di Hoxha l'11 aprile 1985 comportò una certa distensione sia interna che in
politica estera, sotto la guida del suo successore Ramiz Alia, mentre il
potere del partito comunista si indeboliva come in altri paesi nell'Europa
dell'Est, giungendo all'abbandono in Albania del regime a partito unico nel
1990 e alla sconfitta del riformato Partito Socialista nelle elezioni del
1992. Dopo la fine del regime sono stati organizzati processi di indebito
arricchimento, simili a quelli di altri regimi totalitari. La figura di
Hoxha se si configura nei suoi aspetti drammatici e grotteschi di
auto-isolamento antidemocratico non è quella di un tiranno corrotto o di un
satrapo. Rappresenta una vicenda esemplare delle luci e delle molte ombre di
un governo ideologico. ‘’L’autogestione jugoslava ‘’ teoria e pratiche
capitaliste del 1978 ,’’Imperialismo e rivoluzione ‘’,’’Riflessioni sulla
Cina ‘’ ,’’Con Stalin ‘’del 1979 , ‘’L’eurocomunismo è anticomunismo ‘’ ,’
’I Kruscioviani ‘’ del 1980 .Nel 1983 ,diabetico , fu colpito da ischemia
cerebrale ,ripetutasi nel 1984, il 9 aprile 1985 ebbe un arresto cardiaco,
privo di conoscenza, respirava ancora, l’11 aprile 1985 il segretario del
C.C. del Partito del Lavoro di Albania, uno dei più prestigiosi capi del
proletariato, morì fra le lacrime del popolo che lo amava per aver avuto
libertà dignità nazionale, dal buio feudale monarchico verso una società
un poco più giusta e progredita. Oggi appare evidente la limpidezza della
figura e l’importanza dell’opera di Enver Hoxha. Oltre alle battaglie di
classe, gli elementi del suo lavoro che diresse fecero avanzare la
rivoluzione proletaria nel suo paese e nel mondo intero, senza parzialità.
Implacabile nemico del revisionismo, amico del suo popolo e sostenitore del
proletariato rivoluzionario internazionale. La sua vita riunì in sé le
qualità di capo politico, scrittore, comandante militare, diplomatico,
economista. La sua estrazione piccolo borghese non gli fece optare, come la
maggior parte della sua classe verso arroganti alti lidi capitalistici
economici e di dominio conformisti e perbenisti.

 

 23/12/2010


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