CULTURA

Herr  rote  Professor:  Werner   Sombart

Il sociologo, economista e storico della cultura Werner  Sombart  nacque a  Ermsleber nello Harz (Germania) il 19 gennaio 1863, dal padre Anton  Ludwig geometra ed agricoltore a carattere industriale, poi titolare di un zuccherificio, innovatore industriale a fautore di miglioramenti produttivi,di spirito liberale, ma tendente al socialismo moderato. Nel 1875 Anton fu eletto al Reichstag, lasciando la cura diretta della sua azienda agricolo-industriale per dedicarsi all’attività politica. Si trasferì con la famiglia a Berlino, ove fondò il Verein fùr sozialpolitik  intorno a cui si riunivano socialisti delle cattedre e spiriti liberali dell’epoca. Egli aveva il senso prussiano dello stato e dell’ordine, ma aperto  alle istanze liberali,con cui il giovane Werner trascorse la sua giovinezza. Werner si iscrisse all’Università di Berlino nel 1882, allievo di G. Schmoller e di A . Wagner; al tempo in cui vi era un’accanita ‘’disputa del metodo’’ tra  i rappresentanti della scuola teorica e quelli della nascente scuola storica di economia. I primi sostenevano la necessità di una considerazione generale che preceda deduttivamente sulla base di  alcune concezioni psicologiche fondamentali, i secondi rinviarono ogni considerazione generale a quando  la ricerca storica avrebbe raccolto un materiale  induttivo sufficiente. La tradizione idealistica e positivista  videro  le loro decadenze superate da Sombart  e Max Weber.  Per motivi di sanità Werner  Sombart abbandonò la Germania  nel 1893 per recarsi a studiare in Italia, a causa  della sua cagionevole  salute  specie  alle vie respiratorie, a Roma ed a Pisa, ove fu allievo del sociologo cattolico Toniolo . Osservò la realtà  economico-sociale nel nostro Paese; pubblicò un suo studio sulla campagna romana nel 1902, con ricordi  di osservazioni acute  di politica economica suggeritegli dallo stato di miseria  cronica degli ex Stati Pontifici, enucleate nella tesi di laurea ‘’Die romische campagna’’(La campagna romana) con una dissertazione  sulle forme  di conduzione  e di lavoro  salariato  nella campagna romana  con cui si addottorò a Berlino nel 1886 , scrivendo nel 1892 un saggio, più volte riedito ed aggiornato, sulla politica  commerciale in Italia  dall’Unificazione  del Regno d’Italia  al 1912. Nel 1888 divenne Sindaco della Camera di Commercio di Brema e nel 1890, a 27 anni, ebbe l’incarico  di professore straordinario di scienze  economiche  all’Università di Breslau, fino al 1906  quando insegnò  in un istituto di studi Scuola Superiore  di Commercio di Berlino, per approdare  all’Università di Berlino, per il 1917 come docente di economia politica. Sombart subì’ un ostracismo nell’ambiente accademico  tedesco: la sua concentrazione e l’impegno di studioso e ricercatore non gli furono  considerate, tanto che  fu allontanato dall’Università di Berlino per 27 anni, essendogli preferite, nonostante la sua fama  di studioso internazionale, figure di secondo piano.

Negli anni giovanili, fu molto contiguo al marxismo con il movimento operaio e socialista, tanto che indagò  sul capitalismo e sul movimento socialista senza prevenzioni guglielmine, per cui ebbe la fama di her rote professor, dovuta a malafede, perché aveva studiato il capitalismo tedesco intenso dal 1870, dalla società  rurale a quella industriale. Altrettanto aveva  fatto con le manifestazioni di lotta di classe, degli operai  e delle serrate dei commercianti; fatti che procurarono ai socialdemocratici della SPD  3 milioni di voti. Sombart era sensibile alle manifestazioni sociali e studiò il movimento socialista in contrasto con l’ambiente accademico che negava a Marx il diritto di cittadinanza scientifica, indi anche ai suoi studi  scientifici. Poichè Sombart produsse durante la sua  pausa di studi marxisti il testo: ‘’Socialismo e movimento sociale nel secolo XIX. Cronaca del movimento sociale  dal 1750 al 1886’’, Milano. (Sozialismus und soziale bewegung Im.19 Jahrhundert’’, Jena  e Berna 1896). Questo libro ebbe  varie edizioni in più lingue, fu base della conferenza a Berna nel 1896 e gli procurò quella fama. Per Sombart il capitalismo è un fenomeno episodico, destinato a sostanziali cambiamenti. Il centro degli interessi intellettuali del Sombart fu la genesi e le caratteristiche economiche, etiche,filosofiche generali, del capitalismo moderno, di parte non marxista, con una statura paragonabile a quella di Max  Weber. Nel 1901pubblicò il testo ‘’Die  deutsche volkswirtschaft Im. 19 Jahrhundert ( L’età politica tedesca nel XIX secolo). Nel 1904 assunse con Max Weber la direzione dell’’’Archiv fùr sozialwissenschaft und  socialpolitik’’ ( Archivio per la Scienza sociale e la politica sociale),la rivista più importante di Scienze sociali. Nel 1906 Sombart ebbe una prima conversione di orientamento quando pubblicò :’’Warum gibt es in den vereinigten staaten keinen sozialismus’’,( Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo?),Tubingen, edito in Italia dalla Etas-Kompass di Milano,un saggio in cui si interrogava sulle ragioni per le quali la massima espressione contemporanea del modo di produzione capitalistico,quella americana, non trovasse corrispondenza in un movimento socialista di forza comparabile. Nel 1909 fu tra  i fondatori  con Weber della ‘’Deutsche Gesellschaft  fùr  soziologie’’

( Società tedesca di sociologia), della quale fu eletto a presiedere il Comitato direttivo; sempre nel 1909 pubblicò la biografia di Marx ‘’Das lebens werk von Karl Marx’’, importante studio perché reinseriva autorevolmente nel circuito accademico il pensiero marxiano che da sempre  ne era stato escluso, considerando le idee marxiste una ingegnosa costruzione. Nel 1911 ‘’Die Juden und das wirtschaftsleben (Gli Ebrei e la vita economica),Leipzig, in cui formulava la tesi dell’importanza del contributo degli ebrei per la nascita del capitalismo e l’edificazione dell’economia moderna.

Sombart si era imbattuto per caso nella questione ebraica, volendo rivedere la sua opera principale ‘’Der moderne kapitalismus’’, accostandosi  più di quanto  non avesse fatto in precedenza  alle origini dello ’’spirito capitalista’’. Gli studi  di Max Weber sui rapporti tra puritanesimo e capitalismo lo inducevano a studiare attentamente l’influenza della religione  sulla vita economica, imbattendosi  nella questione ebraica. Un’analisi approfondita delle argomentazioni di Weber lo persuase che

quegli elementi del dogma puritano che hanno esercitato un’influenza reale sulla formazione  dello spirito capitalistico erano gli  elementi presi a prestito dalle idee-base della religione ebraica.

L’influenza  esercitata  dagli Ebrei  sulla formazione e lo sviluppo del capitalismo moderno   è stata  nel contempo esteriore  ed interiore o spirituale. Esteriormente, gli Ebrei contribuirono in maniera essenziale  ad imprimere alle relazioni economiche internazionali il loro marchio attuale  ed ad accelerare l’avvento dello Stato moderno, copertura del capitalismo. Poi diedero  all’organizzazione capitalista una  forma tipica, creando numerose istituzioni  che reggono ancora oggi il mondo  gli affari, e svolgendo un ruolo preponderante nella fondazione di un certo numero di altre. Ebbero grande influenza interiore sulla formazione capitalista, poiché furono gli  ebrei da infondere lo spirito moderno nella vita economica ed a sviluppare sino all’estremo l’idea che costituisce il nucleo intimo del  capitalismo. Le idee del ‘’libero commercio’’, della’’libera concorrenza’’, il razionalismo economico, lo  spirito puramente capitalistico – l’intera mentalità economica  moderna, nella cui formazione gli Ebrei  svolsero un ruolo decisivo  o determinante ad irrompere vittoriosamente.     

Nel 1927 uscì il 3° ed ultimo volume  di ‘’Der moderne kapitalismus’’, già erano usciti nel 1902 il primo ed il secondo volume , editi a Monaco; mentre nella seconda edizione, completamente rifatta, del 1916, edita a Leipzig, la panoramica  dei fondamenti storici del capitalismo moderno era ampliata.

Proprio nel primo decennio del  novecento avvenne il distacco dalla fase giovanile marxista con la predetta pubblicazione. In essa si trattava la funzione dello Stato,della tecnica, dei metalli preziosi, di altri fattori: la formazione della ricchezza borghese, la formazione della imprenditorialità. La funzione dell’eretico, dello straniero, dell’ebreo. Gli argomenti circa il lusso nella sezione concernente la nuova configurazione dei bisogni, collegato  alla formazione della ricchezza borghese, che agevola la formazione del capitale,  ed a creare un fondo per il consumo che ha parte di rilievo nella trasformazione dei bisogni. Tale trasformazione è opera delle tre forze principali(Stato,Tecnica,

Metalli preziosi) che esercitano la loro influenza direttamente (bisogni di lusso delle Corti, fabbisogno dell’esercito, approvvigionamenti di navi e colonie ), o indirettamente  attraverso la mediazione  della ricchezza borghese (il bisogno di lusso  dei nuovi ricchi). Il lusso è la spesa che eccede il necessario, in rapporto  ai bisogni primari; il concetto di lusso è un concetto di relazione, che acquista un contenuto tangibile quando si  sà  cosa è di natura etica, estetica, si sà  cosa si intende  per necessario. Ampia soggettività era in questo. Il giudizio di valore( etica, estetica) è soggettivo. Il giudizio  di valore oppone un giudizio o un criterio oggettivo cui ancorarsi. I bisogni fisiologici od i bisogni culturali che variano per climi o per epoca storica. I confini del bisogno culturale o necessario si tracciano arbitrariamente. Non devesi confondere l’arbitrarietà con l’atto valutativo. Il lusso sulla base del necessario. La fase consumistica del capitalismo è il confine tra la zona dei bisogni primari ed i bisogni secondari, che  si sposta ed è indeterminata; si impone un procedimento inverso, è il necessario ad essere definito come residuo rispetto all’esigenza dell’eccedente. L’eccedente imposto dalla necessità del profitto capitalistico, a dominare l’estetica ed a fissare lo stesso livello di sopravvivenza, che è sopravvivenza  di forza produttiva. Jean  Baudrillard, sociologo francese, oggi critica l’ economia politica del segno

( parente ideologicamente del sistema da lui criticato). La legalizzazione dell’aborto è una negazione della sopravvivenza, una negazione nichilista  derivante dalle necessità sociali  che il predominio  dell’eccedente  determina. Il necessario sombartiano è al di sotto della discriminante fra i due  tipi di bisogni; il livello obbligatorio di consumo. Obbligatorio perché è sotto il dominio  del profitto. Oggi il minimo vitale è lo standard package, il minimo di consumo che è imposto.

Al di qua, si  è individui asociali, con la perdita dello status sociale, l’inesistenza sociale,è meno grave   della fame? Sombart afferma che il lusso ha generato il capitalismo ed il capitalismo ha reso obbligatorio il lusso, come la mentalità usuraia, altra fonte dello ’’spirito capitalistico, fu imposto dal capitalismo stesso’’.

Il lusso fa emergere la forza-lavoro, il capitalismo ha dato  vita all’individuo  quale forza-consumo , elaborando la strategia culturale e politica intesa alla mobilitazione dei bisogni ed alla creazione  di nuove possibilità di consumo. ( Nella strategia rientrano l’emancipazione della donna ed i programmi di ‘’aiuto’’ ai paesi in via di sviluppo). Sombart non immaginò che la trasformazione dei bisogni avrebbe conosciuto nuove fasi, dopo quelle di base storico-sociale al primo capitalismo. Il fattore lusso, anziché esaurire la propria  funzione, esercitò come necessario, un ruolo vitale per l’organizzazione capitalista. Studi separati per ampiezza, per indagini storico-economiche, in quanto rifondava  la storia dell’economia. L’influenza esercitata  da Jehova, l’antico Dio degli ebrei, sul sistema economico dei popoli d’Europa, mentre nel  suo tempo vi era l’influsso di altre divinità  sulla formazione del capitalismo moderno. Passò dagli studi sul rapporto tra giudaismo e capitalismo a quelli su lusso ed alle relazioni fra capitalismo e guerra e capitalismo nel  2° volume.

Nel 1912 Sombart fece pubblicare dall’editore Verlag von Ducker   &  Humblot  di Mùnchen-Leipzig Luxus und kapitalismus (‘’Lusso e capitalismo’’ o ‘’Amore,lusso e capitalismo’’, 1° edizione, che si basa sull’idea  che le profonde  trasformazioni verificatesi nella società europea  dalle Crociate in avanti avessero prodotto un mutamento nei rapporti fra sessi, un mutamento causa di trasformazione del tipo di vita delle classi dominanti – trasformazione che esercita un influsso  essenziale nella genesi del sistema economico moderno. Nel 1913 Sombart  in ‘’Der bourgeois’’(‘‘Il  borghese’’), Mùnchen-Leipzig, denuncia  l’uscita di scena dello ‘’spirito capitalistico’’ dei giovani  pionieri  del  Capitale e registra l’avvento dello spirito borghese’’.

Sombart tenta con una metodologia  che attinge ampiamente alla nozione di ‘’tipo’’, ma che è distante dagli studi weberiani di inizio secolo sullo ‘’spirito’’del capitalismo, di fissare i lineamenti del borghese con una ricognizione enciclopedica e dispersiva che parte dalle figure  proto-moderne del  conquistatore e del mercante  ed approda ai magnati europei ed americani dell’industria del primo Novecento. L’originalità del suo contributo  ad un settore di ricerca allora presente nella sociologia  tedesca  non è da ravvisarsi nella ennesima costruzione  delle qualità ‘’tipiche’’della industry, della frugality, della honesty, ma nella sottolineatura  del  ruolo  svolto dal tomismo  e dalla religiosità cattolica, nella costruzione  dello spirito razionalistico moderno.  Grandioso e non apologetico affresco della borghesia, con suggestione  e fecondità.  La ricchezza di materiali e  dati sociali , economici, ideologici,con cui Sombart  organizza ‘’artisticamente’’, una miniera d’intuizione e spunti di riflessioni  di estrema attualità. Il lucido ideologo del tramonto di un mondo è il disincantato testimone della nascita di una nuova era. Il testo si  divideva nei seguenti capitoli : 1) Sviluppo dello spirito capitalistico.2) Lo spirito borghese. 3) Sviluppo nazionale dello spirito capitalistico. 4) Il borghese di una volta ed il borghese di oggi. 5) Le fonti dello spirito capitalistico.

In ‘’Der bourgeois’’  Sombart raggruppa le fonti dello spirito capitalistico secondo tre categorie di fattori : basi sociologiche, forze morali, condizioni sociali. Le basi sociologiche: inclinazioni particolari che predispongono certi individui e comunità ad accogliere in sé la mentalità capitalistica. Le forze morali: filosofia e religione, la dottrina della filosofia del senso comune e l’utilitarismo, le religioni come il cattolicesimo,il  protestantesimo, il giudaismo influirono sulla mentalità del capitalismo. Le condizioni sociali: lo Stato, in Occidente, il primo imprenditore, che adottò misure in favore degli interessi capitalistici, abolendo le corporazioni, introducendo la libertà professionale, diffondendo, tramite la Scuola accessibile a tutti, le cognizioni di carattere commerciale, sviluppando l’attività militare tecnica  che favorisce i borghesi ed eleva la posizione sociale degli Ebrei, agevolando con la finanza il peso degli Ebrei sull’Economia. Le  migrazioni dei tipi umani inclini a divenire soggetti economici  capitalistici: Ebrei, protestanti, colonizzatori. Le scoperte di giacimenti di metalli preziosi, la riserva aurifera aumentata, l’economia monetaria diviene la forma universale della vita economica. La  tecnica ( non è elemento sociale, ma produce effetti che interessano mediante l’uso che  di essi si fa nel quadro degli ordinamenti sociali) contribuisce alla raffigurazione quantitativa  della realtà ed a rendere  generale  l’abnorme  considerazione dei beni materiali. Le attività precapitalistiche quali commercio e prestito del denaro, orientano lo spirito umano verso un giudizio quantitativo, preparano la formazione della mentalità capitalistica. L’elemento psicologico  ha un ruolo convincente  verso i borghesi circa la dignità e la superiorità dei principi che presiedono alla loro vita, sostegno del loro mortale Ressentiment, nome nietzschiano dell’invidia sociale. Nel corso della prima guerra mondiale Sombart scese in campo a favore  dell’impegno bellico tedesco con un pamphlet sulla coppia opposizionale, divenuta paradigmatica, mercanti - eroi ( Hàndler und helden, 1915): secondo la kulturkritik allora dominante, diffusa e presente in  M. Scheler, l’eroismo etico tedesco viene contrapposto  allo spirito commerciale, calcolatore e razionalistico, della civiltà inglese.

Nel 1917 Sombart riuscì ad ottenere la cattedra di economia politica  all’Università di Berlino. Nel 1930 pubblicò l’opera metodologica ‘’Die drei national òkonomien’’ ( Le tre economie nazionali ), nel 1930 ’’Die zukunft des kapitalismus’’, ( L’avvenire del capitalismo), Jena, mentre nel 1931 fu nominato professore emerito, lasciando l’insegnamento, nel 1932 fu eletto presidente dell’ ‘’Verein fùr sozialpolitik’’,(Associazione per la politica sociale), che poi sciolse pochi anni più tardi per non lasciarla cadere sotto la tutela ed il predominio dei nazisti.  Sombart negli ultimi anni della sua vita tentò di avvicinarsi al regime nazionalsocialista  che non contraccambiò l’interesse, con una riflessione sulle origini del socialismo tedesco.Nel 1934 Sombart  pubblicò il più importante testo politico della sua ideologia‚’’Deutscher Sozialismus’’ ( o ‘’Il socialismo tedesco’’), la cui tradizione non è assimilabile  a quella marxista; che si divideva nei seguenti capitoli: L’era economica, Che cos’è il socialismo, Il marxismo, Il socialismo tedesco, Lo Stato,L’economia. I capitoli del libro sono  presentati nella loro chiusa  sistemazione  che  sono i loro punti forti.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

Sombart tentò di conciliare la propria filosofia  sociale  con l’ideologia nazista, ma come per altri intellettuali, la sua posizione rimase equivoca ed ambigua e fu messo da parte, trascorrendo  gli ultimi anni della sua vita lavorando all’elaborazione di una propria  antropologia filosofica, parzialmente esposta nel 1938 nel libro, che non riuscì a terminare, ‘’Von Menschen. Versuch einer geisteswissenschaftlichen antropologie’’( ‘’A proposito dell’Uomo. Tentativo per un’antropologia come scienza dello spirito’’), Berlin-Charlottenburg, in cui è la trattazione dell’Uomo al tempo della dominazione dell’ideologia  e della politica nazionalsocialista che si affacciava  al potere  in Germania, ma che denuncia l’incompatibilità delle sue  tesi ed orientamenti politici con quelli nazisti circa la superiorità delle razze ariane, anzi ne ammise  solo la loro differenziazione, non accogliendo un approccio bio-antropologico di segno razzista. Sombart morì nel 1941.

L’opera di Sombart è stimolante e controversa; continuatore della scuola storica di economia, ma a differenza dei maggiori esponenti di questa (Schmoller), attribuisce gran importanza all’elaborazione  concettuale e teorica. I suoi contributi maggiori sono contenuti nel monumentale ‘’Der  moderne kapitalismus’’, dove avanza una serie di teorie per spiegare la genesi del capitalismo: dapprima attribuisce  molto peso  all’accumulazione della vendita fondiaria urbana, poi all’accumulazione operata  dallo stato sia attraverso  il lusso delle Corti  sia attraverso il fabbisogno dei grandi eserciti stanziali continentali; considera come cruciale il contributo di gruppi  che, come gli ebrei, sono in grado meglio di altri di sottrarsi al tradizionalismo dei vecchi ordinamenti economici. Teorie sostenute sulla base di una vasta  erudizione storica, ma la loro dimostrazione non è mai conclusiva ed esse rimangono delle suggestive ipotesi di ricerca. Nonostante le manchevolezze sul piano teorico e storico, l’assenza di rigore e sistematicità, le opere di Sombart  suscitano fascino intellettuale per la vivacità dello stile, la felicità delle intuizioni e la straordinaria capacità di ricostruire la vita economica pre-capitalistica e la drammaticità del periodo di transizione. Le sue  intuizioni sul declino del capitalismo sorprendono per la loro attualità.     

In Sombart emergono i valori  antimoderni, risultati delle sue  analisi  demistificatorie che  mettono in luce la vera essenza ’’perversa’’ del sistema liberal-capitalistico. L’ostracismo verso il pensiero di Sombart è dovuto ancora alla dominazione  delle falsità  illuministe in Italia, storiciste e progressiste. Per Julius Evola il Sombart era ‘’un autore meritevole  di essere  studiato da noi più di  quel che non accade’’. La crisi economica  riesuma  i fossili  dell’ideologia paleocapitalistica restaurati  da Milton Friedman e dalla famigerata Scuola di Chicago. Leggere e studiare Sombart  è il punto di non ritorno verso posizioni dell’economismo moderno.

Antonio Rossiello

 

28/01/2007


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