CULTURA

 

 Louis Ferdinand Cèline


Louis-Ferdinand-Auguste Destouches nacque a Courbevoie ( Seine) il 27 maggio 1894 da un impiegato
di una compagnia di assicurazioni e da una commerciante di merletti, da cui prese lo pseudonimo di Cèline.Trascorse l’infanzia a Parigi,ove compì i primi studi, destinato dai genitori al commercio, fu inviato in Germania nel 1908 ed in Inghilterra nel 1909 per imparare le lingue. Rientrato a Parigi svolse vari mestieri. Si arruolò volontario nel 1912, partecipò alla prima guerra mondiale nel 1914, ferito e decorato per comportamento eroico, venne trasferito in convalescenza a Londra al ‘’Bureau des passeports’’, finchè nello stesso anno fu riformato.Dopo un soggiorno in Camerun nel 1916, al soldo di una compagnia forestale, tornò in Francia e riprese gli studi, laureandosi in medicina a Parigi nel 1924, con una tesi di laurea pubblicata poi nel libro ‘’La vie et l’oeuvre de Ph. I. Semmelweis’’, medico che definì la metodologia degli accorgimenti igienici cui attenersi in sala parto e non solo onde evitare la morte di puerpera e nascituro ed altri pazienti. Nel 1925 Celine pubblicò ‘’La quinine e therapeutique’’, intraprendendo la professione a Rennes nel 1925, svolgendo varie missioni per la Società delle Nazioni a Ginevra, a Liverpool e negli Stati Uniti d’America. Nel 1928 aprì uno studio a Cliché, per passare nel 1931 al locale dispensario municipale. Nel 1933 scrisse la commedia ‘’L’Eglise’’. Dopo vari viaggi di lavoro, si recò nel 1936 in U.R.S.S. per spendervi i diritti d’autore della traduzione del ‘’Voyage’’, libro che lo rivelò uno scrittore pacifista, anarchico, con uno stile ispirato ad una lingua popolare delirante e rinnovata. In ‘’Mea culpa’’ del 1936 raccontò il suo viaggio in U.R.S.S., stato lontano da una società di vera sinistra.
A causa dello scandalo suscitato dai suoi primi pamphlets, in cui era ossessionato da un forte antisemitismo in ’’Bagattelle pour une massacre’’ del 1937 e ‘’L’Ecole des cadavres’’ del 1938, ritirati dalla vendita nel maggio 1939, in applicazione della Legge Marchandeau che represse la propaganda antisemita, si dimise dal dispensario nel 1937. Fece il medico su di una nave tra Marsiglia e Casablanca. Scoppiata la seconda guerra mondiale gli fu rifiutata, per invalidità parziale, la domanda di arruolamento come medico.Nel 1940, dopo aver lavorato nell’ambulatorio di Sartrouville, esercitò per due settimane in un campo d’operai a La Rochelle, ma poi rinunciò a trasferirsi in Inghilterra e lavorò al dispensario di Bezon. A Montmartre scrisse ‘’Les beaux draps’’pubblicato da Denoel nel 1941, dedicato alla punizione per impiccagione ed a disastri contigui, interdetto alla vendita nella zona sud del Paese. Il governo di Vichy lo qualificò come un piccolo borghese comunista, per cui a Luciene Rebatet disse che Vichy era fumo, inesistente, ombra. Collaborò a diversi giornali, fu vittima di molti complotti, cooperò con l’Institut d’Etudes des Questions Juives , ma non aderì ad alcuna parte della collaborazione. Il rapporto fra Celine ed i tedeschi fu ambiguo, ammirato da Karl Epting , direttore dell’Istituto tedesco di Parigi, per cui Celine era in profonda relazione con lo spirito europeo. Otto Abetz lo avrebbe voluto reclutare per l’Ufficio centrale per la questione ebraica nel marzo 1941. I dirigenti del Cgos erano desiderosi di collaborare con Celine. Fu invitato l’11 marzo 1941 all’inaugurazione dell’Istituto di studi delle questioni ebraiche. Dopo aver visitato l’esposizione ‘’Gli ebrei e la Francia’’, rimproverò di aver eliminato dallo stand- libreria ‘’Bagattelles pour un massacre’’ e ‘’L’Ecole des cadavres’’. Bernard Payr, specialista tedesco di letteratura francese ed impiegato al servizio di propaganda nella Francia occupata, nel ‘’Phenix ou cendres’’ del 1943 fece un’analisi delle reazioni di migliaia di letterati francesi al razzismo, alla Germania, al gaullismo. Circa ‘’Bagattelles pour une massacre’’ e ‘’L’Ecole des cadavres’’ disse che Celine aveva iniziato l’attività letteraria con il romanzo nichelo-pacifista ‘’Voyage’’,poiché era una personalità controversa, celebrante l’obiezione di coscienza con ‘’Les beaux draps’’ impasta idee e forma.
Molte oscenità sono presenti nelle sue pagine, esclamazioni e brevi lembi di frasi, crisi d’isterismo, il registro della compassione,sarcasmo ludico,acredine derisoria.
Nel 1942 visitò Berlino con altri medici francesi e l’anno seguente sposò la danzatrice Lucette Alimanzar. Scrisse una recita feroce’’’Scandale aux Abysses’’, un balletto ‘’Casse-pipe’’, dispersi durante la liberazione. Era definito un incontrollabile che comprometteva anche ciò che è utilizzabile. Invitato una sera del febbraio 1944 all’ambasciata tedesca il romanziere aveva dichiarato che la Germania avrebbe perso la guerra, che Hitler sarebbe morto e che sarebbe stato rimpiazzato da un sosia ebreo. Otto Abetz lo fece ricondurre al suo domicilio, accompagnato come da guardie addette ad un malato. Compromesso dalle sue continue dichiarazioni razziste, allo sbarco degli Alleati lasciò Parigi per riscuotere i diritti d’autore depositati in Danimarca. Nel 1944 riparò in Germania a Baden- Baden con l’attore Le Vigan, chiese al suo protettore dr. Haubot di tornare in Danimarca a Neu-Ruppin in una proprietà agricola , ove compose ‘’Nord’’, e dopo poco si spostò a Sigmaringen, asilo del governo di Vichy; allo sbarco degli Alleati, nell’ottobre 1944 lasciò la Francia con altri francesi per la Germania e per Sigmaringen ( Danimarca). Partì portandosi la musette Bebert, una superba gatta tigrata che Lucette raccolse da Robert Le Vigan, che l’aveva abbandonata.
Nel 1945 fu autorizzato ai depositi in Cile, a Sigmaringen e Copenaghen. Nel marzo 1945, autorizzato a varcare la frontiera, ebbe un lasciapassare e raggiunse, dopo 27 ore di viaggio in treno, la Danimarca a Copenaghen. Quivi celebrò la Germania in ‘’Rigodon’’. Senza funzioni, deriso del posto di governatore di Saint-Pierre-et-Miquelon conferitogli per scherzo da un ministro, sognava i suoi compatrioti, ospite in un castello. Processato dalla Corte di giustizia della Senna, l’ambasciatore Charbonnieres chiese la sua estradizione, ma i danesi la rifiutarono e lo incarcerarono, su mandato francese, per alcuni mesi a Copenaghen, dove soggiornò dal suo avvocato a Klarskogarad. La sua opera fra le due guerre mondiali registrò i profondi malesseri della società del tempo. Liberato nel 1947, con l’impegno di non lasciare la Francia senza permesso. La Corte di giustizia lo condannò, a Parigi, in contumacia, ad un anno di prigione, rientrò in Francia, dopo l’amnistia del 1951, dove a Nizza accompagnato dalla sua Bebert prese casa a Meudon, scrivendo le sue ultime opere, facendo il medico. Scrisse nel 1955 ‘’Entretiens avec le professeur Y’’, nel 1957 ‘’D’un chateau l’autre’’ per cui la critica letteraria che conta cominciò ad accorgersi di lui e dei suoi libri, parlandone e facendoli pubblicare nella famosa collana editoriale ‘Biblioteque della Pleiade’ nel 1960. Il 1° luglio 1961 morì a Meudon per congestione cerebrale. Il suo cammino letterario seguì la spirale involutiva che disgrega la vita francese ed europea. La stessa rispondenza tematica: le atmosfere, il tono, lo stile danno lo desolazione di una condizione umana nei suoi aspetti più degradanti. L’impiego di moduli della lingua parlata, di un ‘’argot’’ arricchito da una invenzione personale, il ritmo particolare del flusso verbale, la ricorrenza di registri grotteschi, beffardi, parodici salvaguardano l’attendibilità di una denuncia che equivaleva ad un grido, ad un’imprecazione, ad una deprecazione, ad uno sberleffo su cui non poterono esercitarsi recuperi consolatori. L’originalità e la carica percussiva di tal scrittura eccedono la specificità dal contesto cui reagivano, per assurgere a campioni di un’accezione della letteratura moderna, per cui la contestazione dell’esistente si svolge a livello di strumenti espressivi. I motivi ispiratori dell’opera celiniana includono climi populisti e spunti di protesta politica e sociale legati ad una matrice storica definita nel tempo, investendo inquietudini esistenziali e rovelli ontologici di portata simbolica, oltre che schemi ossessivi individuali. Testimonianza di ricchezza di piani semantici fu il romanzo d’esordio ‘’Voyage au bout de la nuit’’( 1932), che si apre con una fra le più sferzanti e radicali dissacrazioni della guerra e delle fanatismi bellicistici mai concepiti nella narrativa del ventesimo secolo. La prima parte dell’opera vede l’intento fondamentale del protagonista Ferdinand Bardamu nel cercar di scampare al massacro cui si è avventatamente esposto da quando, frastornato dalla retorica patriottarda, ha raggiunto volontario l’esercito. I passeggeri lenimenti prima di una licenza di convalescenza e di un ricovero in ospedale non gli fanno dimenticare la sua condizione di vittima eletta, dato il rischio incombente di essere rispedito all’olocausto. Alla follia distruttiva dei militari si aggiunge nelle retrovie lo zelo dei civili, pronti ad intonare l’apologia dell’eroismo ed a rinfocolare baldanze guerrafondaie che per loro non comportano rischi come per i soldati. L’egoismo, il conformismo, l’eliminazione sacrificale dei capri espiatori, lo sfruttamento o l’emarginazione dei deboli e dei poveri, sono le regole generali di funzionamento del Consorzio sociale in tempo di pace nel ‘’Viaggio al termine della notte‘’, di cui l’esperienza bellica costruisce la prima parte, rappresenta un’itinerario conoscitivo che disvela la cruda verità sul consorzio umano. Le successive avventure sono illuminanti. Scampato alla morte sul fronte, congedato, Bardamu rischia la vita sul battello che lo porta in Africa, l’ ‘’Amiral Bragueton’’, dove suscita per la sua diversità sociale prima il sospetto, poi l’astio e la agitata ostilità dei passeggeri, militari e funzionari coloniali. Tramite le menzogne di un patriottismo esibito per rassicurare il branco minaccioso, Ferdinand riesce ad evitare di essere gettato in mare. Il soggiorno africano nel possedimento francese della Bambola – Bragamance, al soldo della compagnia Porduriere, evidenzia la brutalità dell’estorsione coloniale nonché l’abiezione ed il cinismo dei coloni . Nell’approdo casuale al Nuovo Mondo, dopo una traversata in condizioni di schiavitù, fa intravedere una umanità solidale, un’esistenza vivibile, orizzonti meno opprimenti. Nella vita americana, tracciata da Celine con la icasticità visionaria, alienazione e sollecitudine appaiono le condizioni dominanti, temperate dall’episodio della relazione con la dolce Molly. Grigiore e sofferenza, povertà si sprigionano alla ‘’banlieu’’ parigina, dove Bardamu, dopo il suo ritorno in Francia, intraprende senza illusioni la professione medica. Ma il riscontro caparbio delle miserie sociali non sfocia in idealizzazione delle vittime o intenerimento lirico sulle sorti degli strati modesti. I poveri decadono a miserabili, perché inquinati dalla bassezza del mondo intorno e reagiscono mimetizzandosi, o rincarando le dosi. Non sono portatori di controvalore alternativo, precursore di istanze palingenetiche. Gli Henrouille sono indotti dalla cupidigia di aumentare il tesoretto racimolato al delitto odioso, cui si presta da sicario, senza problemi di coscienza, il disgraziato del vagabondo Robinson. Il mondo di Celine nei suoi due primi romanzi è immodificabile: le cose vanno come vanno
e non esiste la più piccola speranza che possano funzionare altrimenti. La perversità dell’assetto sociale, prodotto di una unione di fattori circostanziali e transitori, equivale ad una fatalità metafisica, proiettata nella dimensione di un’eternità ferma. Nel ‘’Voyage’’ Bardamu narratore manifesta una tendenza irresistibile ad emettere sentenze generali, utilizzando un presente indicativo che non dipende dall’attualità del punto di vista soggettivo quanto dalla pretesa di registrare una stato perenne. L’ordine cosmico che ne emerge ubbidisce a costanti ferree che ratificano una sovranità oppressiva del negativo: la morte, la labilità, lo scorrere del tempo, la solitudine. Qui si coniugano realtà biologiche universali e le ossessioni individuali: la morte era avvertita nella vita come principio ubiquo di disgregazione potenziale e progressiva, biasimato da Celine con intonazioni crude di un predicatore medioevale. L’universo spietato, la malattia devastante di un bimbo, con la penosa irrealizzabilità di recargli consolazione, rappresenta uno scandalo, ma rientra nella normalità dell’assurdo. L’ingiustizia sociale aggrava il non senso, senza esserne l’origine assoluta. La condizione umana è contrassegnata dalle tragiche ipoteche che addolorano nell’ottica di un Malraux e di un Camus, se non fosse per la mancanza di un desiderio reattivo, fervore di rivolta o di rivoluzione, metafisica o politica. Vi è anarchismo, ma la vera molla dell’antieroe celiniano è la paura, mentre l’unica strategia esistenziale appare lo rimozione, che assume il significato di viaggio, di erranza, di fuga. Per Bardamu o Robinson (doppio derivante e radicale del primo), la impossibilità di fermarsi in un luogo o di assestarsi in un ruolo sociale rappresenta un motivo di tacito orgoglio.
Ansia di sperimentare, grazie al disorientamento, la vera realtà della vita e delle cose. Stimolo doloroso, un desiderio d’altrove e d’infinito che rappresenta un’evasione dall’angoscia e dalla noia. Due poli all’ossessione della fuga: l’orrore del qui e l’attrazione dell’allora. Gli antieroi celiniani fuggono pericoli concreti, inammissibili socialmente : Ferdinand ,in ‘’Guignol’s band’’ e in ‘’Le pont de Londres’’, si imbarcherà in peripezie londinesi per evitare di essere chiamato in guerra. La latitanza cui temerari ciarlatani come Courtial des Pereires ricorrono per sottrarsi alle loro vittime in ‘’Mort a credit’’, vagabondando fino al punto di partenza, ubicato nel ‘’Voyage ‘’ in Place Cliché ed a Parigi, dove si aprono e si chiudono le avventure di Bardamu tondeggianti e sterili. Instabilità e repertorio immaginario, adatto e coerente, che nella disgregazione, nello sfaldamento, nella frammentazione trova le figure e le articolazioni dominanti. Dagli lacerazioni folgoranti sui corpi decapitati e le budella scoperchiate dei soldati uccisi alla sfilata spaventosa delle carni d’animali sventrati e macellati per il vettogliamento, dalla putrefazione del paesaggio africano, diluito in intruglio appiccicoso e amorfo, al formicolio urbano della metropoli newyorkese e allo sfratto sentore di miseria e malattia della banlieue parigina, il viaggio al termine dalla notte equivale alla traversata di una materia che con lento corso s’inflaccidisce e sfilaccia. Jean – Pierre Richard parla di nausea di Cèline che evidenzia la torbida concretezza con cui questi sostanzia il suo periplo della condizione umana, rimasto celebrale e astratto in altri romanzieri simili. Cèline è vicino a Sartre che nella ‘’Nausèe’’ fu epigono di ‘’Mort a credit’’(1936), la storia di Ferdinand, protagonista del ‘’Voyage’’,che ritorna agli anni dell’infanzia e adolescenza in famiglia, nella casa del triste, rumoroso e puzzolente Passages des Beresinas. La struttura teleologica del romanzo precedente, basato sul viaggio come itinerario di conoscenza, sia pur circolare ed senza risultato, si smaglia in una miriade di episodi e spazi dettagliati e stressati; l’asse narrativo si diluisce nella progressione generica e diffusa, basata sul lento insensibile trascorrere del protagonista da un’età all’altra anziché su una successione marcata di avventure sfidate. Le macrounità si scompongono i tante microunità che si succedono senza continuità causale le une le altre. Stile frantumato, un ritmo febbrile propiziato dall’espediente famoso dei punti di sospensione, di esclamazione e di interrogazione che sostituirebbero gli altri segni d’interpunzione. Un’articolazione discorsiva mobile ed irregolare, che sconvolge le consuete gerarchie di sintagmi per ricombinarli in fresche ed inaspettate spartizioni eversive della frase. Sfaccettature diverse della realtà e del modo di vederla e raccontarla. L’effetto travolgente con l’apporto decisivo di una creatività lessicale ed espressiva che parte dall’ ‘’argot’’ ma lo manipola, lo forza, lo reinveste, con predilezione provocatoria per i registri bassi, crudi, volgari. Una motivazione diegetica dell’assetto testuale risiede in una caratteristica permanente delle opere di Celine, il racconto in prima persona, che riconduce gli accessi di una scomposizione delirante alla visione ed alla parola di un io narrante coinvolto nel narrato. La contraddizione di Celine è nella concomitanza fra la pretesa a una immagine globale e profetica del mondo umano e la solitudine paranoide di un soggetto ostinato a ripetere ossessivamente il proprio flusso verbale come unica garanzia di verità. In tale accezione della scrittura non c’è soluzione di continuità fra i romanzi ed i famigerati ‘’pamphlets’’ composti da Celine negli anni successivi,come: ‘’Mea culpa’’
( 1936),’’Bagattelles pour un massacre’’( 1937),’’L’Ecole des cadavres( 1938),’’Les beaux draps’’
( 1941).Invettiva o esortazione, la letteratura si propone parola orale che ferisce, scandalizza,recrimina,incrimina,scagiona. Non sono separabili i libelli antisemiti dai romanzi : in entrambi il linguaggio ubbidisce ad una funzione analoga, con pressione farneticante dell’invenzione verbale impregnata della violenza degli umori. Gli schizzi narrativi ed i suggerimenti sceneggiati che animano i testi polemici. La qualità estetica dei libelli a quella dei romanzi, che premettono la ricevibilità di scritti destituiti di autonomia ed udienza. In ‘’Mort a credit’’ , che ebbe poco successo di critica, evolvono i climi, atmosfere, motivi, rapporti del ’’Voyage’’. La miseria morale e materiale di ceti piccolo borghesi ,declassati , verificata nelle penose vicende dei genitori di Ferdinand, soggetti ad una decadenza economica e sociale che ne frusta i sogni ad uno ‘’status‘’ di rispettabilità e di decenza. La loro esistenza permette rivalse e lagnanze sul ragazzo, che procaccia disgrazie. Sulle incomprensioni reciproche del nucleo familiare grava il peso schiacciante dell’emarginazione e dell’ostilità del mondo esterno, che modella caratteri e comportamenti in temini che ricordano gli schemi deterministi di Zola, presenti in Celine. Tenerezza spaurita, frustrata, impossibile. La loro china autodistruttiva, chiudendosi in un‘ebete compassione di sé che diviene ostilità verso l’altro: la violenza del definitivo distacco di Ferdinand dalla vita di famiglia. Ferdinand ha buone intenzioni e sensibilità implicata che affiora; esigenza di giustizia ed oscura consapevolezza esistenziale. La carenza di una dimensione morale attiva gli inibisce atteggiamenti diversi da un ripiegamento difensivo, insufficiente schivare disavventure che la sfortuna, maledetta ‘’poisse’’, non spiega. Ferdinand studia contromosse e attribuisce le sue avversità agli altri, non valuta le proprie azioni con un criterio di responsabilità, è convinto di non agire a comportamenti autonomi.
La passività pregiudiziale di Ferdinand conferisce alla sua personalità quel carattere informe e protoplasmico che le attribuisce il suo principale, Courtial des Pereires. La reazione è azione, che comporta scelte ed influenza quantitativa su esseri e cose, con conseguenze di ritorno. Il personaggio non se ne rende conto ed è condannato nel ruolo di vittima stupefatta di quello che le cade addosso. Fenomeno connesso alla giovane età del protagonista; che si accentua nei successivi testi fino ad intrecciarsi, dopo la tappa di pamphlets, con le stesse peripezie personali di Celine sovrappostosi a Ferdinand, suo alter ego fittizio nei romanzi autobiografici d’anteguerra, e divenuto narratore, autore, nella trilogia tedesca. Il pessimismo nichilista assume in ‘’Mort a credit’’ una monotona amarezza, senza le venature romantiche del ‘’Voyage’’, e contempla un’acuta percezione del tempo che passa, della labilità degli esseri, della latenza della morte. Equivalenti figurativi e metaforici improntati ad una tematica della decomposizione, dello sparpagliamento dell’escremento, del sanguinolento, del putrido.
La vivacità sintattica, l’irruzione lessicale gergale e la pirotecnica arte combinatoria degli episodi introducono cadenze comiche e grottesche che impediscono tentazioni risonanti di tonalità tragica. Tale impasto stilistico investe le distinzioni di registri e di generi, il lettore privato dei punti di riferimento,deve confrontarsi con un messaggio ove è più difficile identificare il tipo di senso trasportato alla forma. Il protagonismo della scrittura dilaga in ‘’Guignol’s band’’( 1944), scatenata incursione retrospettiva negli ambienti equivoci di Londra dove Ferdinand convalescente si è rifugiato durante la prima guerra mondiale, con emigranti francesi immorali, per non farsi rispedire al fronte. Velocità d’esecuzione prosciuga ogni sbavatura dimostrativa per tradurre un’intera visione del mondo in congegno narrativo, dispositivo dietetico, gestualità linguistica, ritmo sincopato di musica jazz. Condensazione testuale, risolto il sistema delle costanti celiniane nelle loro polarità ed interrelazioni reciproche. Si esaspera la frammentazione, si moltiplicano situazioni inattese e non deducibili le une dalle altre, che procedono per sbocchi collaterali e complicazioni. L’orchestrazione interna delle scene a sbizzarrirsi in fuochi d’artificio, suscitando, nell’ottimo pezzo iniziale del bombardamento di Orleans, risse, orge, ammucchiate, deflagrazioni, incendi, calche babeliche in lingue diverse con un idioma comune per insultarsi, confusioni di razze e mestieri, che saltano allo scoppio della prima zuffa. Al panorama di un racconto al passato si sostituiscono la verosimiglianza ravvicinata
dell’ipotiposi, minuziosa, polverizzata, anarchica. Personaggi dai mestieri strampalati ed infecondi, che, se nei romanzi precedenti si distruggevano ai margini di un contesto socioeconomico, ora nel quadro esotico e cosmopolita di Londra, si mascherano e si svincolano, come il falso cinese Sosthène de Rodiancourt, sedicente iniziato alle cui dipendenze passa Ferdinand verso la fine del libro. La coppia dell’impresario e ragazzo factotum svolge un ruolo basilare nel seguito di ‘’Guignol’s band’’,
uscito postumo e non rifinito nel 1964, col titolo ‘’Le pont de Londres’’, secondo tomo di una trilogia incompiuta. Circa l’intreccio, il topos della fuga imperversa e si moltiplica: tanti sono i guai in cui si caccia Ferdinand che quelli a cui voleva sfuggire divengono meno pericolosi. Guastatosi con la pègre
che l’aiutava a defilarsi, preferisce, per evitare vendette, cercare di arruolarsi di nuovo. Tematiche come l’ossessione, disperse nella ansia esplosiva dell’insieme, accenni, narrazione distante dai drammi evocati, ricordano il flusso ineluttabile del tempo. In ‘’Guignol’s band’’ e ‘’Le pont de londres’’ la continuità e l’omogeneità li lega, è manifestata con nitidezza la dinamica degli antidoti agli agenti di disgregazione entropica. Celine rappresenta un soggetto abituato al caos tragico e grottesco, e per scegliere nella dimensione della vita vissuta, gli aspetti agitati, deliranti, disordinati e farsene motivi di emozioni e di contemplazione estetica. Caos controllato tramite figure compensatrici, attingendo al repertorio immaginario quelle ipotesi reattivo che né la dimensione intellettuale, bandita dal suo sistema letterario, né quella morale potevano offrirgli. Non ci sono personaggi con valori etici ( eccetto nei romanzi iniziali ), saranno esaltati personaggi belli, con corpo esteticamente perfetto antitesi vivente alle insidie della dissociazione e della morte: la impetuosa Lola nel ‘’Voyage’’ e Virginia su un diverso registro, falsa ingenua ma stupenda fanciulla dai lineamenti celestiali nel ‘’Pont de Londres’’. Nei due romanzi londinesi la bellezza equivale a leggerezza, che si contrappone alla grossolanità dei corpi, grevi, deformabili, deperibili. Descritti nelle dieresi o evocati per metafora, i temi della danza e danzatrice, che sublimano l’anarchia dal movimento in armonia delle movenze. Allo stesso campo semantico ed estetico dell’etereo appartiene la leggiadra dei battelli, connessa ad un’estasi dell’evasione, a un contemplazione multicolore dell’avventura solare e marina. Il bastimento è contraddistinto dal pregio miracoloso di coniugare pesantezza e leggerezza, il liquido l’aereo, si libra sui mari celesti. Ricami floreali, squarci di luce, d’azzurro, giardini, angeli nel ‘’Pont de Londres’’. La festa è un topos celiniano dal ’’Voyage’’, esaspera la confusione babelica trasformandola in uno stato di irritazione collettivo che alleggerisce il peso delle soggettività, raccorda le dissonanze individuali, scongiura la routine involutiva del tempo quotidiano introducendovi l’impennata euforica di un’esplosione liberatoria dell’essere. Liberatoria è nella assiologia immaginaria la spinta centrifuga che corregge la triste istanza della fuga in sogno esaltante della partenza marina.
All’ostinata usura del tempo,il narratore oppone l’istanza del racconto, esorcizza la morte fissando e ricostruendo così che altrimenti scomparirebbe nel nulla. La funzione narrativa e la strategia della parola sono il filo di raccordo fra il Celine anteguerra e quello dopo la seconda guerra mondiale, ritorna sulla scabrosa vicenda del collaborazionismo in ‘’Fèerie pour une autre fois’’( 1952) e ‘’Normance’’,( Ferie pour une autre fois, II’’ ( 1954), nella trilogia tedesca ‘’D’un chateau l’autre’’
( 1957), ‘’Nord’’(1960),’’Rigodon’’( 1969) impiantata sulla fuga e le peregrinazioni attraverso la Germania nel crepuscolo nazista. Senza mediazione creativa, Ferdinand cede il discorso a Celine, esasperato da persecuzioni ingiuste verso di lui, e preoccupato di dimostrare l’indegnità morale dei nemici e la distanza dalla causa e dagli uomini che lo si accusa di aver appoggiato. Ritornello : il narratore-attore dei precedenti romanzi si barcamenava, coinvolto malvolentieri, casualmente e mai responsabile; l’Io narrante della trilogia adotta un atteggiamento affine, sdoppiandolo. Come attore vuol sottrarsi alle vendette dei concittadini, agli umori altalenanti degli alleati equivoci, al fuoco sulla Germania, per recuperare il piccolo tesoro dei suoi diritti d’autore in Danimarca. Autore e narratore, cerca la luce adatta in cui collocarsi, ieri ed oggi, per dimostrare l’iniquità della cospirazione strumentata contro di lui. La struttura paranoica del discorso, che deve raccogliere argomenti di prova e di difesa, si dissocia schizofrenicamente in una miriade di digressioni ‘’pro domo sua’’, che disturbano o frantumano l’asse narrativo ed operano continue inserimenti di passato e presente, storia e discorso. Procedimento che ridimensiona la referenzialità della narrazione, subordinandola con sensibilità moderna all’istanza verbale che la proferisce. Fenomeno incontenibile in ‘’Fèerie pour une autre fois’’ collage proliferante ed inestricabile il cui centro di referenza, sulle prime situato a Parigi nell’appartamento di Celine durante gli ultimi tempi dell’occupazione tedesca, viene dislocato dall’emergere dei ricordi della prigionia danese , possibile matrice implicita dell’emissione narrativa e da recriminazioni, imprecazioni, perorazioni, visioni, apparizioni di personaggi del vicinato parigino.
Equilibrato il rapporto fra dieresi e discorso in ‘’Normance’’, ambientato in uno stabile parigino durante le incursioni aeree degli Alleati, dove lo scoppiettio verbale e il fuoco di fila di gesti convulsi e catastrofici, omologhi al ritmo incessante dei bombardamenti, concorrono alla costruzione di un poema apocalittico ed esoterico farraginoso ma ricco di suggestioni. Nella rievocazione del suo esilio tedesco Celine raggiunge risultati di altissimo tenore espressivo. L’invadenza del commento, la distorsione della ‘’fabula’’, il capovolgimento gerarchico fra asse narrativo e divagazioni laterali, non intaccano la gradualità e la corposità della ‘’cronaca’’, traducono i termini strutturali l’incandescenza della materia e la frantumazione degli eventi e delle prospettive prodotta dal grande naufragio finale. Storicamente risaltano in ‘’D’un chateau l’autre’’ meschinità, egoismi, follie di ‘’collabòs’’ di ogni rango e risma, dei pezzi grossi di Vichy, rifugiati nel castello degli Hohenzollern a Sigmaringen, della corte di dipendenti, poliziotti, spie, torturatori, intellettuali parassiti, dei gerarchi nazisti, dell’accozzaglia di fuggiaschi, di disperati di ogni razza. Manie di grandezza, presunzioni di vittoria e futili narcisismi negli abitanti del castello conferisce al tramonto di un gruppo dirigente un tono di grottesca superfluità, contrastante con l’assillo dei bisogni elementari che premono i miserabili. Concreti i moventi dei personaggi di ‘’Nord’’, cronaca della vita tedesca dei coniugi Celine e dell’amico attore Le Vigan dopo la loro fuga dalla Francia. Nel lungo episodio di Zornhof si scatena una contesa per l’acesso ad una mirabolante dispensa fornita di sterminate e succulente provviste : nel castello dei Leiden, nella fattoria, nel borgo covano rancori e fame dei deportati, obiettori, la perversione, la vanità, l’avidità dei nobili locali. Le miserie individuali, rimestate per la topologia claustrale di ‘’D’un chateau l’autre’’ e ‘’Nord’’ costruita sulla permanenza in un luogo, si disperdono nella grandiosa panoramica finale di ‘’Rigodon’’. In tal ‘’Opera du deluge’’ eseguito negli ‘’orgeus de l’Univers’’ lo schema portante ritorna il viaggio, le peregrinazioni del trio di ‘’Nord’’ attraverso la Germania colpita dai bombardamenti. Il carnevale diviene l’apocalisse. Fantasmagorie multicolori di luci e fiamme proiettano bagliori di fosforo su città diroccate e orizzonti spettrali, mentre i palazzi ed i veicoli esplodono sbriciolandosi in detriti e ferraglie. Sbandati in preda al panico intorno ai treni dell’impossibile salvezza e fantasmi umani alla deriva vagano fra le macerie. Esseri e cose si combinano in contiguità inattese ed incompatibile, con effetti surreali. Spettacolo smisurato ed insostenibile, orchestrato da una memoria creativa che si trasforma in accensione visionaria, ha il suo veicolo espressivo in una lingua ansante, affannata, spasmodica, mimetica per conformità, sospinta, da una scricchiolante energia pulsionale. I registri lessicali e sintattici, non configurabili in ‘’argot’’ (gergo parigino), assurgono a idioletto artificiale ed irripetibile, senza precedenti e seguito storico-sociale. Accenti di pietà : l’osservatore resta presso l’oggetto, lo ricostruisce ma non lo pensa ne vi si adegua, data l’ostinata miopia di giudizio del narratore. Voce narrante e dell’autore si confondono; gli eccessi come esercizio clownesco adibito a neutralizzare identificazioni biografiche, inconfutabili gli stridori e le stonature del contrasto. La debolezza di Celine è la sua forza. Rappresenta con vigore brutale la guerra moderna nella sua anonimità magmatica con moduli strutturali e stilemi stravolti, senza razionalizzazioni né coordinate logiche ed ideologiche. Il sapore della disfatta che della guerra, costituisce la verità intima se vista dal versante di chi la subisce. L’impossibilità di capire è parte della rappresentazione, dacchè accresce l’impatto distruttivo del rappresentato. Un testimone meno astioso, ripetitivo, paranoico avrebbe smorzato la credibilità dell’insieme. La letteratura moderna si nutre del delirio.
Antonio Rossiello


 

24/02/2007


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