CULTURA 2010


Le mosse che non si possono prevedere paralizzano e disarmano chi è costretto a subirle


Di Stella Bianchi

Nell’ ambito della terza edizione del Festival sul Diritto tenuto di recente a Piacenza e promosso dallo stesso Comune con il supporto degli editori Laterza, sotto la direzione scientifica di Stefano Rodotà, il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman ha esposto il suo concetto relativo le “Disuguaglianze nel mondo liquido” analizzando determinati esempi.
Così, in buona sostanza Bauman ha spiegato come succede che gli apparati burocratici non agiscano per razionalizzare le procedure ma bensì soltanto per accrescere la propria influenza.
Nell’incontro è stato citato Michel Crozier sociologo francese, che nel 1963 ha pubblicato Il fenomeno burocratico in cui analizzava in modo dettagliato la vita interna delle grandi organizzazioni aziendali.
L’argomento predominante del libro di Crozier si basava sull’applicabilità del”tipo ideale di burocrazia” di Max Weber che in quel periodo rappresentava un dogma indiscutibile per ogni tipo di analisi relativa gli studi sulle organizzazioni.
Nel suo libro invece Crozier ha accusato Weber di aver” trascurato le idiosincrasie culturali che limitavano radicalmente l’universalità del suo modello”.
Per Crozier era valido il presupposto weberiano che vedeva la burocrazia come l’incarnazione dell’idea moderna dell’agire “giuridico-razionale” e per lui, l’unico scopo della burocrazia moderna era la”razionalizzazione”.
Per Weber la burocrazia rappresentava una sorta di” fabbrica del comportamento razionale”guidata dalla ricerca dei mezzi migliori per raggiungere fini prestabiliti.
Lo scopo finale era quello di seguire alla lettera la procedura”più razionale e più efficiente, la meno costosa, la più capace di ridurre al minimo gli errori”.
Crozier si accorse ben presto che questo studio non era applicabile perché nelle grandi aziende francesi il modello adottato generava soltanto”fabbriche di comportamenti irrazionali”.
Il modello weberiano si era rivelato come un ‘astrazione che metteva in atto solo molteplici”disfunzioni” poiché,invece di concentrare il tempo e le energie sullo svolgimento del compito assegnato, il personale dell’ufficio era costretto a dedicare gran parte del suo tempo ad attività irrilevanti al fine del compito stesso se non addirittura ad iniziative che ne ostacolavano lo svolgimento rendendo impossibile l’attuazione della mansione.
La scoperta più inaspettata da parte di Crozier è stata quella che la principale disfunzione riscontrata in questo modello era rappresentata dalla lotta tra diversi gruppi che si contendevano il potere, le influenze e i privilegi. Tali lotte interne di potere erano endemiche perché ogni categoria di funzionari cercava di ottenere più potere possibile e per ottenerlo facevano giocare a proprio vantaggio le regole formali, utilizzando scappatoie descritte nei regolamenti o ricorrendo ad espedienti non previsti se non addirittura vietati.dalle norme dell’organizzazione.
Per Bauman la strategia universale di ogni lotta di potere, cioè il processo in cui si genera e si istituzionalizza la disuguaglianza di potere, può essere definita come la “madre di tutte le altre disuguaglianze”.
Questa strategia di potere si basa sulla manipolazione dell’insicurezza perché l’incertezza è la causa principale dell’insicurezza e chi si trova”vicino alle fonti dell’incertezza”secondo Bauman comanda.
Chiunque sia destinato a subire l’incertezza si ritrova paralizzato e disarmato nel tentativo di resistere alla discriminazione per combatterla.
Vengono così individuati due gruppi: i gruppi che sono costretti da opzioni limitate o che non hanno opzioni e che sono costretti a seguire una routine monotona e prevedibile e non hanno chance nella loro lotta di potere e i gruppi che invece sono flessibili, sono mobili, liberi di scegliere, sono ricchi di opzioni e sono quindi essenzialmente imprevedibili.
I gruppi flessibili individuati da Bauman, sono una fonte inesauribile di incertezza paralizzante e danno un senso schiacciante di insicurezza a coloro che invece sono costretti a seguire una routine figée.
La strategia specifica di ogni lotta di potere consiste nello strutturare la condizione dell’avversario e allo stesso tempo “destrutturare”, cioè deregolamentare la propria.
Lo scopo ultimo delle parti è quello di lasciare i loro subordinati senz’altra scelta se non quello di accettare remissivamente la routine che i loro superiori, attuali o futuri , intendono imporre.
L’attuale contesto sociale ha radicalmente mutato aspetto rispetto ai tempi di Crozier perché,
come ha spiegato Barman, si è passati da un’era”solida” all’attuale “liquida”.
I gruppi sono in cerca di collaborazioni, di coabitazioni, di squadre costituite ad hoc e tenute insieme da legami laschi e informali che si assemblano o si smontano a seconda delle circostanze sempre mutevoli, senza preavviso.
Questo contesto fluido dell’agire è quello che descrive meglio la percezione del mondo circostante che si rivela”complesso, molteplice, ambiguo, vago, plastico, incerto e paradossale”.
Bauman ha spiegato che le attuali organizzazioni aziendali tendono ad essere costruite deliberatamente con un elemento di disorganizzazione interna perché meno sono monolitiche e più sono rapidamente modificabili.
I manager hanno accantonato la “scienza gestionale” che suggeriva regole di comportamento permanenti e stabili.
Nel nostro mondo liquido, ogni nostro sapere è know-how che invecchia rapidamente consumando i vantaggi che poteva offrire un tempo.

Citazioni da:
Il Corriere della Sera del 25 settembre 2010
Il nuovo volto del potere nell’era dell’incertezza. Riscrivere le regole e imporle agli altri , segreto del successo.di Zygmunt Bauman
 
 01/10/2010


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