CULTURA

 

L’INDIVIDUO E IL DIVENIRE DEL MONDO, di JULIUS EVOLA

 

L’IO: CENTRO DI VOLONTÀ E DI POTENZA

 

Spiega Melchionda nella prefazione: “Evola presenta L’individuo e il divenire del mondo come una sintesi del suo ‘sistema’ che espressamente dichiara di comporsi delle seguenti opere: Saggi sull’idealismo magico, Teoria dell’Individuo assoluto, L’uomo come potenza. Ora, del sistema, il primo volume è un’anticipazione e una introduzione, il secondo (che poi uscì in due libri separati, Teoria e Fenomenologia) è l’esposizione scientificamente rigorosa ed esaustiva, e il terzo è lo sviluppo sul terreno della prassi, un manuale per procedere oltre il sistema secondo le indicazioni da questo stesso fornite” (p. 7).

 

Evola scrive che tre sono le fasi del processo attraverso il quale si può pervenire a un perfetto compimento di sé: si tratta di passaggi incondizionati.

Nella prima fase, l’Io ancora non vive sé stesso che come in sogno. Non è autocoscienza, né principio di azione: è coalescente con la natura: è pensato, non pensa. È come uno strumento: la vita è esclusivamente al di fuori di sé.

A questo livello, la natura (il non-Io) è una sola cosa con l’Io.

Il filosofo afferma che questo stadio corrisponde al principio della spontaneità.

 

Può succedere una seconda fase: l’Io volge, gradualmente, verso l’autonomia; gradualmente, si strappa dall’Universale (“se ne sbarazza”, avrebbe scritto Max Stirner) e affronta la “follia indomabile” dei pensieri (p. 35). Non comprende quel che sta avvenendo e soffre la morte dell’unità.

Percepisce il mondo come “caduta” e “ingiustizia” primordiale.

La paura dell’individualità può sciogliersi in due esiti: nella dissoluzione nel principio indifferenziato che ogni cosa divora, il Nirvana, o nella ricerca d’un sistema evolutivo sul quale fondare la propria sopravvivenza; l’Io incapace di comprendere la trasformazione avvenuta cercherà sostegno nella scienza, e nelle leggi generali.

Qualora invece l’Io non sia paralizzato e cristallizzato dalla paura, allora dovrà dedicarsi a negare la realtà esistente in sé: dovrà riconoscere la natura della realtà come fenomeno.

L’Io solo è: il resto è una sua rappresentazione.

In questo stadio, l’Io soffre l’irrealtà d’ogni realtà, l’oscurità di ogni luce: come scriveva Stirner, l’Io non è tutto: l’Io distrugge tutto. Gli altri Io non sono Io, non sono direttamente sperimentabili: in quanto altri, non sono Io. “L’io è il centro, ciò che comprende tutto e che, lui, da nulla è compreso” (p. 65).

In questo stadio, è fondamentale dubitare di ogni fenomeno.

 

Nella terza fase, l’Io deve trarre, dal proprio interno, un principio che fissi una nuova realtà: al di là dall’ordine della rappresentazione. Questo principio è la Potenza di Dominio. L’io diverrà un centro di volontà e di potenza: a questo punto, questo diventa il criterio di certezza: “Vi è assoluta certezza – ed è postulabile realtà – soltanto di quelle cose, dell’essere o del non essere, dell’essere così o dell’essere altrimenti, delle quali l’Io ha in sé, in funzione di dominio, il principio o la causa; delle altre, solamente nella misura di ciò che in esse soddisfa ad un tale criterio” (p. 44).

 

La spontaneità, propria della prima fase, e la volontà, propria della terza, sono entrambe libere: ma la volontà è libertà positiva, priva di condizioni interne o esterne. In questo stadio, l’Io deve farsi Dio, costruttore del mondo (p. 53): solamente nell’autarca, nell’Individuo assoluto, il mondo diviene reale: il realista farà sempre riferimento a un altro, facendo del non essere un essere: fuggendo, e dando realtà autonoma a quel che non deve averne.

La natura è, infatti, steresis, privazione: il mondo è soltanto se l’Io è.

Colui che è “persuaso”, sostiene il mondo: nell’idealismo magico, l’Io non si riferisce più ad altro che non venga da sé: “Sii, fatti Dio, e in ciò fa essere, salva il mondo”, scrive Evola (p. 57). 

 

La concezione che si presenta al terzo stadio dello sviluppo dell’individuale è, nel complesso, la seguente: un continuum di attività che ha per limiti da una parte la spontaneità, dall’altra la volontà libera. La spontaneità è l’universale, la volontà libera l’individuale. Questi limiti stanno tra loro come potenza ed atto (…)” (p. 55).

 

La realtà è un atto dell’idea.

L’idea è realtà in potenza.

Male ed errore sono impotenza: Bene e virtù potenza. La volontà può trasformare l’errore: che altro non è se non una verità debole.

La materia, testimonianza della necessità, è l’unico, vero male.

 

L’essenza è una costruzione ideale per opera del pensiero.

L’esistenza una causazione reale per opera della volontà.

 

Ricorda Evola: “Tutte le creature – dice Meister Eckhart – tendono alla suprema perfezione, tutte tendono alla vita essenziale: tutte si portano nella mia ragione per divenire ragione. Ed Io, - l’Unico – innalzo tutte le creature dalla loro coscienza alla mia, perché in essa divengano unità. Principio di responsabilità cosmica, sappia dunque l’individuo ciò che fa” (p. 67)

 

Concludo richiamandomi alle parole del prefatore, Melchionda: “La filosofia evoliana si appunta tutta su un elemento eterogeneo rispetto a se stessa, azione pura e non più pensiero, libertà pura e non più necessità e legge logica, salto creativo che può anche non realizzarsi, assoluta contingenza. Questa è propriamente l’oggetto del postulato cui il pensiero critico deve arrivare e, se tiene fermo alla esigenza da cui è mosso, e cioè alla sua libera volontà di assoluto, può, cambiando registro, portare ad effetto” (p. 8).  

 

***

 

Queste mie pagine non intendono essere altro che un tentativo di sintesi dello spirito di questo volume: si tratta di appunti, e di sommarie annotazioni.

Ho ritenuto potessero servire come viatico alla lettura del testo: impensabile credere che possano sostituire argomentazioni e considerazioni del filosofo; piuttosto, amo illudermi che costituiscano un invito alla lettura.

 

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Julius Evola (Roma, 1898 – Roma, 1974), filosofo italiano.

 

Julius Evola, “L’individuo e il divenire del mondo”, Edizioni Arthos, Carmagnola, 1976.  

Prefazione di Roberto Melchionda, su “La filosofia di Evola in rapporto alla restante sua opera e alla odierna battaglia culturale”. Con una nota bibliografica di Renato Del Ponte.

 

Prima edizione: 1926.

 

Approfondimento in rete: bibliografia di Evola / Fondazione Evola / Filosofico. Net

 

Lankelot – Gianfranco Franchi. Ottobre del 2004. 

 

30/11/2007


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