ECONOMIA 2007

 

Fondi pensione? No, grazie

-Rinascita-


Un Fondo Pensione? E’ per sempre!
La decisione di mantenere il Tfr in azienda (che di fatto verrà accumulato presso l’Inps se l’azienda ha almeno 50 dipendenti) non dovrà essere rinnovata in futuro. Potrà essere revocata in qualsiasi momento, qualora il lavoratore decidesse di partecipare alla previdenza complementare. Al contrario, la decisione (esplicita o tacita) di partecipare alla previdenza complementare è irrevocabile. Secondo le nuove norme, non si potrà più esercitare neanche la “sospensione dell’erogazione”, secondo quanto previsto, per esempio, dallo Statuto di Cometa (fondo dei metalmeccanici nato dall’accordo sindacati-industriali, uno dei fondi più importanti); lo stesso Fondo Cometa lo conferma, comunicando che: “a decorrere dal primo gennaio 2007 … NON sarà più possibile sospendere il versamento del Tfr”.
C’è una garanzia di rendimento minimo?
Cometa offre un minimo garantito solo per il comparto “Sicurezza”; questa clausola è valida per gli aderenti che avranno mantenuto la propria posizione nel comparto fino al 30/04/2010 e comunque fino a quella data; tale minimo garantito non è però concorrenziale con il rendimento del Tfr. Mentre il rendimento del Tfr è “parzialmente reale”, cioè agganciato per il 75% all’inflazione, il rendimento “garantito” del comparto “Sicurezza” è “puramente nominale”, con la percentuale secca del 2,5%; ricordiamo che alcune banche offrono un rendimento superiore (fino al 3,25%) per il denaro presente sul conto corrente bancario. In ogni caso, con un’inflazione del 2,5%, il rendimento reale del comparto “Sicurezza” si riduce a zero. Nella pratica, nel primo anno di gestione multicomparto, dall’aprile 2005 all’aprile 2006, il comparto ha ottenuto un rendimento dello 0,6%. Si può pensare che se continua così, i gestori del fondo non potranno sostenere oltre il 2010 una garanzia di rendimento che risulta quasi il 2% più alta del rendimento reale del comparto!
C’è una garanzia della conservazione del capitale?
Solo per il comparto “Sicurezza”, nei limiti anzidetti, ma con la penalizzazione di un rendimento basso e che rischia di essere negativo in caso di inflazione superiore al 2,5%. Per gli altri comparti non c’è né la sicurezza di rendimento, né la sicurezza di restituzione del capitale versato: dipende dall’andamento del fondo.
Ma se non c’è garanzia, perché si parla di “pensione integrativa”?
E’ sbagliato parlare di “pensione integrativa”: si tratta di un investimento finanziario, legato all’andamento dei mercati borsistici e all’abilità del gestore del fondo. Si tratta quindi tecnicamente di una “rendita”, e non di una pensione. Perché allora si parla di “pensione integrativa”? Perché ai fini del marketing, parlare di “pensione” è molto più attraente che non di “investimento finanziario”.
E’ certo che il Fondo Pensione renda più del Tfr? Assolutamente NO!
Chi lo dice è in cattiva fede, poiché garantire un rendimento la cui fruizione avverrà tra 35-40 anni è un esercizio da maghi e non da economisti. Crisi di sistema, cali borsistici, impennate inflazionistiche, possono comportare gravi diminuzioni del capitale accumulato.
Ma finora il Fondo Pensione ha reso più del Tfr? NO!
La rivista “Soldi Sette” (servizio di “Altroconsumo”), nel luglio 2006 ha confrontato l’andamento del Tfr e del Fondo Pensione Cometa (considerando solo la gestione monocomparto, essendo i comparti troppo recenti per consentire un’analisi), prendendo in considerazione tutti i 1.830 intervalli temporali (60 mensili, 59 bimestrali, 68 trimestrali...) che è possibile calcolare su di un arco temporale di 5 anni. Il risultato è stato il seguente: A) Cometa ha reso più del Tfr in 459 casi; B) Cometa ha reso come il Tfr in 115 casi; C) Cometa ha reso meno del Tfr in 1256 casi. Dare per scontato una maggior resa dei Fondi rispetto al Tfr è scorretto per il futuro, falso per il passato.
Ma i mercati borsistici nel tempo rendono sicuramente più del Tfr: e chi l’ha detto?
I promotori finanziari certamente presentano grafici basati sui corsi azionari nominali. L’effetto, sui dati della Borsa Italiana, è questo, che mostra una indubbia crescita tendenziale: Ma se si mostra il grafico dei corsi azionari deflazionati, cioè dove si tiene conto dell’inflazione, che ovviamente tende ad erodere il valore reale dei corsi azionari, l’effetto è ben diverso e molto più realistico: qui eventi storici reali (il “miracolo economico”, lo “shock petrolifero”, la “ristrutturazione industriale”) assumono un’influenza decisiva sui corsi azionari, che il mancato calcolo dell’inflazione impedisce di rilevare. Qui si rileva che nel 1961-1962 (crisi dei missili a Cuba e rischio di guerra) Borsa Italiana ha perso la metà del valore (da circa 200 a circa 100); così come durante lo shock petrolifero del 1973, il calo dovuto al quale è stato recuperato solo a metà degli anni ’80. Il grafico in termini “reali” dei corsi azionari spiega ampiamente come la garanzia per i Fondi Pensione di un rendimento superiore al Tfr nei prossimi 20-30-40 anni possa rappresentare solo una chimera, buona per chi deve “vendere” un prodotto, ma non per dare una valutazione serena sulla nostra pensione integrativa (i dati sono tratti dalle rilevazioni Mediobanca).
Ma se vedo che c’è una fase negativa dei corsi azionari, posso cambiare comparto?
In un anno solo in 4 giorni è possibile il cambio di comparto (1 giorno ogni tre mesi!), e il cambio di comparto deve essere chiesto un mese prima del giorno X. Queste regole rendono impossibile un cambio di comparto tempestivo. Così, in caso di fasi negative del mercato, si ha un bel paradosso: chi possiede fondi normali può smobilizzarli immediatamente, proteggendo il proprio capitale e scontando solo l’inizio della fase negativa, chi ha aderito ad un fondo pensione, dovrà subire per diversi mesi la negatività del mercato prima di poter trasferire il capitale in un comparto più sicuro.
Ma dopo una crisi di borsa, c’è sempre un recupero? Per il mercato, ma non per noi!
Se ho un capitale accumulato di 20.000 euro, in caso di una perdita del 50% mi ritroverò con 10.000 euro. Può darsi che il mercato recuperi il terreno perduto, ma anche con un rendimento, successivo alla perdita, del 50% i miei euro non saranno più 20.000, ma solo 15.000!
I Fondi Pensione sono sicuri? Guardiamo i fatti!
Il Fondo pensione della Banca Commerciale Italiana è un caso di Fondo Pensione in liquidazione, ossia tecnicamente fallito. Nato nel 1905, il fondo ha, nel 2005, 21.935 soci e non è in grado di garantire le prestazioni previste. Ecco cosa succede quando un Fondo Pensione è in crisi: si tagliano (fino ad azzerarle!) le rendite pensionistiche, si nega il capitale maturato a chi esce dal lavoro, si sopprime la reversibilità. Come fonte storica citiamo il comunicato dei sindacati sottoscrittori del Fondo Pensione
Comunicato fonti istitutive sindacali sottoscrittrici dell’accordo fondo Comit:
…sono state assunte le seguenti decisioni, che il Consiglio di Amministrazione del Fondo dovrà deliberare per non aggravare ulteriormente lo stato di carenza di liquidità e disavanzo, con il rischio di compromettere la fase liquidatoria, e per ottenere un intervento tempestivo della COVIP:
• viene sospesa dal 1° gennaio 2005 l’ erogazione degli zainetti (chi esce dal processo produttivo prima della pensione e avrebbe diritto al riscatto del capitale, non potrà esercitarlo);
• le prestazioni pensionistiche verranno corrisposte in misura percentuale (75%, 50%, 50% rispettivamente per gennaio/febbraio/marzo) sotto forma di acconto sulla futura liquidazione in conto capitale. Dal prossimo aprile 2005, cesserà ogni forma di erogazione salvo diverse disposizioni del commissario liquidatore.
• vengono soppresse le pensione di reversibilità, con riferimento ai soli nuovi trattamenti.
FALCRI, FIBA CISL, FISAC CGIL, UILCA, DIRCREDITO, SINFUB
13 dicembre 2004”
Ma non è tutto: sospetti e inquietudini sono recentemente sorti nei confronti di un altro Fondo Pensioni del settore bancario, quello dei dipendenti della Banca Nazionale del Lavoro. Citiamo un comunicato del FALCRI, associazione sindacale bancaria: “Tra i lavoratori/soci comincia a serpeggiare il dubbio che vi siano problemi legati alla liquidita’ del Fondo Pensioni. … Improvvisamente nel 2005, senza una motivazione plausibile e comunque dichiarata, prima si e’ verificato un blocco di alcuni mesi delle erogazioni richieste e poi, recentemente, una ripresa di queste con il contagocce e con pesanti restrizioni, come ad esempio un anticipo del solo 10% della cifra per ristrutturazioni e poi anche per i motivi di salute, rinviando l’ erogazione totale a presentazione fattura finale. Il vero problema potrebbe essere quello di una possibile carenza di liquidita’ del Fondo Pensioni Bnl che verrebbe “nascosta”, ipotesi che non puo’ non creare preoccupazione tra i lavoratori/soci.” Insomma, la sicurezza non è una caratteristica che contraddistingue necessariamente i Fondi Pensione! Se poi guardiamo a paesi dove la previdenza “privata” è maggiormente sviluppata, la casistica diventa amplissima. In Gran Bretagna, patria delle public companies e dei grandi investitori istituzionali (fondi pensione e fondazioni) pronti a strillare a difesa degli azionisti, i precedenti non mancano. Il caso più tristemente famoso accadde a metà degli anni ‘80, con il crack dell’impero dei media di Robert Maxwell, che sostenne la quotazione del titolo del proprio gruppo usando i soldi del fondo pensione dei dipendenti, debitamente prosciugato a loro insaputa e con la colpevole disattenzione di grandi banche e società di revisione; seguì il giovane “broker mariuolo” Nick Leeson, che dalla remota sede di Singapore, tramite ardite operazioni nei prodotti derivati, scavò un cratere da oltre 1 miliardo di sterline nei conti della banca Barings, facendola fallire e trascinando nel fallimento il BC Partners, Fondo che gestiva patrimoni dei lavoratori inglesi e americani. Complessivamente, “secondo le attuali stime della Confindustria inglese, il “buco” dei fondi pensione inglesi ha raggiunto i 160 miliardi di sterline, vale a dire 240 miliardi di euro”, afferma Fabio Ortolani, membro della COVIP (commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). In Svizzera il fallimento di Swissair, ha mandato “in fumo 4,3 miliardi di franchi di risparmi della gente”. I fondi pensione e “i risparmiatori che hanno sottoscritto o acquistato sul mercato le obbligazioni Swissair sono smarriti, delusi e arrabbiati”. Il Governo svizzero ha reagito duramente, fissando PER LEGGE il rendimento minimo dei Fondi Pensione al 4% (1 febbraio 2002). In conseguenza SwissLife (una delle assicurazioni svizzere che gestiscono Fondi Pensioni) è andata in perdita: ma è facile capire che cosa sarebbe successo se il Governo svizzero non fosse intervenuto imponendo il rendimento minimo del 4%!! Ma è negli Stati Uniti che la situazione ha rischiato di arrivare a ripercussioni sociali estreme, nei momenti di crisi dei mercati borsistici, come nel 2002: “Secondo le stime della Pension Benefit Guarantee Corp - l’agenzia federale di garanzia sui fondi pensionistici aziendali - il tracollo di Wall Street nel 2001 ha portato a oltre 111 miliardi di dollari il deficit accertato dei fondi aziendali”. La situazione peggiore è stata quella dei Fondi Aziendali relativi ad aziende high-tech finite in bancarotta o comunque cadute in disgrazia a Wall Street, dalla Enron alla Lucent, i dipendenti hanno perso tutto o quasi tutto. Fin qui si parla di Fondi “a contribuzione definita”: cioè dove il lavoratore sa quanto deve versare, ma non è garantito sulla rendita finale – esattamente come i Fondi Pensione in cui può essere versato il Tfr. Ma anche i Fondi “a rendita definita”, quelli cioè in cui il lavoratore dovrebbe avere la certezza del rendimento, hanno subito gravi defaillances. Un “caso di scuola” è quello del fallimento del Fondo Pensione della United Airlines, risalente al maggio 2005: per tamponare la perdita della pensione per 120mila lavoratori, è dovuta intervenire la Pension Benefit Guarantee Corp, un organismo dello Stato Federale, che ha garantito la conservazione di una rendita pensionistica – sia pur drasticamente ridotta – a questi lavoratori. Le spese le ha pagate un ente pubblico. E ne ha pagate così tante da precipitare esso stesso in una gravissima crisi, come leggiamo dal Sole24Ore del 10 giugno 2005: “L’ente federale americano preposto al salvataggio delle pensioni aziendali ha a sua volta bisogno d’essere salvato. Il Congressional Budget Office, il braccio investigativo del Parlamento, ha previsto che la Pension Benefit Guaranty Corp triplicherà il suo deficit nei prossimi dieci anni. Accumulerà cioè un passivo da 71 miliardi di dollari rispetto ai 23 miliardi dell’anno scorso, già una cifra record e raddoppiata rispetto al 2003…. Tra le società monitorate e assicurate dalla Pbgc, che rappresentano soltanto una parte della Corporate America, questi piani sono ormai “ scoperti” per forse oltre 400 miliardi di dollari”.
E chi non aderisce esplicitamente? Aderisce per forza!
I fondi pensione “negoziali” (gestiti da accordi tra Organizzazioni Sindacali e Confindustria) hanno questo “privilegio”. Per sottoscrivere i normali fondi, anche quelli a basso rischio, è obbligatorio sottoscrivere l’apposito “Prospetto informativo”, in cui tra l’altro i clienti vengono informati sui rischi dell’investimento; per sottoscrivere i fondi negoziali, non si deve neanche firmare un modulo di sottoscrizione: basta stare zitti!
Alla fine non puoi prendere tutto!
In caso di partecipazione alla previdenza complementare, tutto ciò che si accumula presso la forma pensionistica prescelta verrà erogato al pensionamento. Almeno la metà di quanto accumulato verrà percepito in forma di rendita vitalizia, il restante potrà essere ottenuto in un’unica soluzione in forma di capitale.
E’ il fondo che gestisce le risorse finanziarie? No, sono Banche e Assicurazioni!
Cometa si “convenziona” con soggetti privati per la gestione finanziaria. In particolare, attualmente i gestori reali del fondo sono, per i diversi comparti:
MONETARIO PLUS: Generali Vita SpA (Gestore delegato: Generali Asset Management SGR S.p.A.); SICUREZZA: Compagnia Assicuratrice Unipol S.p.A; Società Cattolica di Assicurazione (Gestore delegato: Verona Gestioni SGR S.p.A);
REDDITO: AXA Investment Managers –Paris; BNP PARIBAS Asset Management SGR S.p.A (Gestore delegato: BNP Paribas Asset Management); Pioneer Investment Management Sgr S.p.A; Eurizon Capital Sgr RAS SpA (Gestore delegato: Allianz Global Investors Advisory); Epsilon Associati SGR S.p.A;
CRESCITA: Duemme Sgr Spa; SG Asset Management SAS
E’ il fondo che gestisce l’erogazione delle rendite? No, è un’Assicurazione!
Per l’erogazione delle rendite, il fondo pensione stipula un contratto con una compagnia di assicurazione. Nel caso di Cometa, si tratta di Assicurazioni Generali. La Compagnia assicuratrice trasferirà il capitale accumulato del pensionato in una “Gestione Separata” e si occuperà del conferimento della rendita.
Il capitale accumulato viene interamente trasformato in rendita?
L’ammontare del capitale versato al Fondo più le rivalutazione annuale che il Fondo otterrà sul mercato costituisce il “montante” accumulato al termine della vita lavorativa. Tale montante viene conferito all’impresa assicuratrice con la quale il Fondo ha stipulato la convenzione. L’assicurazione opererà il cosiddetto “caricamento” dell’1,25% che ridurrà di una percentuale corrispondente il “montante”.
Su questo formula: montante netto = montante lordo – caricamento, verrà calcolata la rendita.
Sai che cos’è il “coefficiente di conversione”?
Come viene operata a questo punto la traduzione tra “montante” e rendita mensile? Sul “montante netto” verrà applicato il “coefficiente di conversione” che consentirà di calcolare l’importo annuo della “pensione”, secondo la formula: Importo annuo = montante netto / coefficiente di conversione. Dal coefficiente di conversione dipende quindi l’importo della pensione annua. Ma il coefficiente di conversione viene deciso dalla Compagnia Assicuratrice, e può essere adeguato, in funzione delle modifiche demografiche. A oggi, l’età che serve per riavere indietro tutto il montante, supponendo di andare in pensione a 65 anni, di 16 anni per i maschi e di quasi 19 per le femmine. Ovvero per usufruire di tutto il capitale accumulato, si deve vivere fino a 81 anni (se maschio) o fino a 84 (se femmina) (ovviamente se si va in pensione a 65 anni: se si va in pensione prima, il coefficiente di conversione si abbassa considerevolmente). Nella convenzione tra Fondo e Assicurazione, inoltre, è prevista la possibilità di variare tali coefficienti durante la vita del prodotto, in base alle mutate condizioni di applicabilità delle basi tecniche adottate: in parole povere la Compagnia al variare delle condizioni di aspettativa di vita può decidere autonomamente il variare dei coefficienti adottati, dandone comunicazione al Delegante (Fondo Pensione). In ogni caso, la Convenzione attuale ha valore fino al 2011: più in là, chissà!
Ma la “pensione integrativa” viene rivalutata?
Nel “coefficiente di conversione” è già calcolato un “tasso tecnico” di rivalutazione del 2%. Si deve poi considerare uno 0,7% annuo che l’impresa assicuratrice si assegna ogni anno sul rendimento. Questi due importi vanno sottratti dal rendimento annuale della “gestione separata”. La rivalutazione sarà data da: rendimento della gestione separata – 2,7%. Dato che la “Gestione Separata” deve essere necessariamente basata su prodotti finanziari a rischio basso o nullo, il suo rendimento difficilmente sarà superiore al 2,7%, e quindi con tutta probabilità la pensione integrativa rimarrà la stessa per sempre. A titolo di confronto, ricordiamo che nella pensione pubblica (Inps), la rendita pensionistica viene rivalutata ogni anno (“perequazione” = rivalutazione delle somme ricevute al tasso di inflazione Istat) e anche i redditi che costituiscono la base di calcolo della pensione vengono adeguati all’indice dei prezzi al consumo istat.
La reversibilità? Costa!
Le condizioni relative alla rendita (recupero reale di quanto accumulato a 81 o 84 anni) non prevedono la reversibilità: sono quindi una vera e propria “scommessa” sulla durata della vita. La reversibilità è considerata, dal punto di vista commerciale, solo un’opzione, che può essere esercitata, ma a pagamento: il coefficiente di conversione, infatti, diventerà più basso. Rendere reversibile la propria pensione costerà quindi una riduzione della rendita.
Se si perde – o si lascia - il lavoro, il Tfr arriverà dopo 4 anni!!
Secondo il decreto legislativo 123/2005, in caso di cessazione del rapporto di lavoro prima di avere maturato il diritto alla pensione integrativa, può: 1. trasferire la posizione che ha maturato presso il fondo pensione a un’altra forma pensionistica a cui può iscriversi in ragione della nuova attività lavorativa; 2. riscattare il 50% della posizione nel caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporta inoccupazione per un periodo pari o superiore ai 12 mesi o in caso di ricorso del datore di lavoro a procedure di mobilità o cassa integrazione guadagni; 3. riscattare totalmente la posizione se il periodo di inoccupazione supera i 48 mesi o nei casi di invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo.
Anticipi? Più difficili!
Regole per la fruizione di anticipi sul Tfr maturato in azienda. Le condizioni per ottenere un’anticipazione sono:
• Almeno otto anni di servizio presso l’azienda
- L’ammontare non deve eccedere il 70% del Tfr accumulato
- Le somme ricevute devono essere usate per finanziare:
Spese sanitarie; Acquisto della prima casa per sé o per i figli; Spese per ristrutturazione straordinaria; Congedo di maternità; Congedo per formazione; Congedo per formazione continua
Somme accumulate
presso i fondi pensione
Le anticipazioni possono essere ottenute:
• In qualsiasi momento, per importo inferiore o uguale al 75% se per spese sanitarie;
• Dopo almeno otto anni di partecipazione, per un importo inferiore o uguale al 50% per acquisto prima casa per sé o per i figli;
• Dopo otto anni di partecipazione, per un importo non superiore al 30% per altre esigenze.
Le somme percepite a titolo di anticipazione possono essere reintegrate in qualsiasi momento anche con contribuzioni annuali che eccedono i 5.164,57 €.
Ma convengono i Fondi Pensione?
Sì: alle banche, alle assicurazioni, ai mercati finanziari, ai Sindacati che ci sono dentro, a Confindustria. Guardiamo infatti come si evolverà il capitale dei Fondi Pensione: secondo il sito di informazione economica lavoce.info, i flussi del Tfr dei lavoratori verso i Fondi Pensione passeranno da 0,5 miliardi di euro nel primo semestre 2007, a 5 miliardi di euro nel secondo semestre, per arrivare a 10 miliardi di euro nell’anno 2008. Un incremento di volume d’affari del 1000%. Certamente non convengono ai lavoratori: per avere una pensione integrativa seria e serenamente riscuotibile senza rischi, basterebbe: 1) aumentare il rendimento del Tfr; ogni punto di rendimento costerebbe 130 milioni di euro; solo il “Fondo di Garanzia” per coprire la “perdita” del Tfr da parte delle Aziende sosterà più di 300 milioni l’anno; 2) trasferire il Tfr all’Inps e considerarlo un contributo pensionistico aggiuntivo, con la stessa gestione della contribuzione obbligatoria. Il problema è che l’obiettivo non è affatto la convenienza per i lavoratori, che sono considerati dei soggetti passivi, da spremere per le convenienze altrui.
E allora?
Prima si accordano per diminuirci le pensioni… Poi ci dicono: la vostra pensione è bassa, dovete fare la pensione integrativa... Poi istituiscono i Fondi Pensione…
 

01/04/2007


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