ECONOMIA 2006

 

   Giovani europei e lavoro

 

La Francia ha detto no al “ Contratto di primo impiego” CPE,la caparbietà degli studenti e lavoratori francesi ha avuto ragione della proposta del primo ministro De Villepin, tanto che anche il presidente Chirac è dovuto scendere in campo per riportare la pace sociale nella “Repubblica”. Ma in Europa non tutto è oro quel che luccica. Ecco una breve panoramica delle varie normative in tema di lavoro nei principali stati europei. In Germania è stato introdotto per i nuovi assunti un periodo di prova di sei mesi, ma è possibile stipulare contratti a tempo determinato per la durata massimo di due anni, ora un recente accordo tra governo ed opposizione permetterà di eliminare i contratti a tempo determinato, ma di estendere nel contempo il periodo di prova a due anni. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2005 era del 15%.

In Gran Breatagna dai sedici ani vi è il contratto di apprendistato, dove il giovane può scegliere i vari programmi sostenuti dal governo, con circa 255 mila apprendisti registrati.. Esiste il salario minimo che varia in base all’età del lavoratore, mentre attualmente il tasso di disoccupazione giovanile  -tra i 18 e 21 anni- è dell’11,5%, rispetto ad un tasso a livello nazionale del 5%.

La Spagna ha varato nel 2001 il contratto a tempo indeterminato per lo sviluppo dell’occupazione per i giovani tra i 16 e 30 anni, abolendo la legge del 1997, quando l’apprendistato è stato abolito, perché dava la possibilità agli imprenditori di pagare salari bassi, con contratti della durata massima di due anni. In Ungheria il governo ha dato il via al programma  Start, che prevede per due anni incentivi fiscali per le imprese che assumono giovani al primo impiego. La disoccupazione nella fascia di età fra i 15 e 24 anni è stata nel 2005 del 7,5%. L’Austria ha un tasso di disoccupazione dell’8,6% tra i 15-24 anni, con una tasso di disoccupazione generale dell’8,9%. In questi ultimi cinque anni il numero dei disoccupati giovani è raddoppiato, passando da 27.900 del 2000, a 41500 circa del 2005. E’ questa la fascia d’età più colpita dal lavoro precario. In Romania vi è tutt’ora grande difficoltà a trovar lavoro, anche se lo Stato da aiuti di vario genere, anche una sovvenzione di un anno per i posti di lavoro assegnati a giovani laureati.Il tasso di disoccupazione è tutt’ora del 6,3%, ma non tiene conto che milioni di persone sono emigrate all’estero.

In Italia come ben sappiamo, prima il centrosinistra con la Legge Treu del 1997 e poi il centrodestra con la Biagi del 2003, hanno introdotto forme di lavoro precario prima sconosciute, anche se sono stati creati circa 2 milioni di posti di lavoro.Ma la cosa è effimera perché come ci dicono gli ultimi dati Istat, l’aumento si deve in gran parte alla regolarizzazione degli immigrati.

Tutto questo si riflette poi sul modo di vita dei giovani europei, con difficoltà a lasciare la casa dei genitori, all’acquisto di una casa, alla creazione di una nuova famiglia. Non ci si deve poi meravigliare che poi, complice anche il mutato stile di vita, gli indici demografici del vecchio continente siamo bassi, con tutta una serie di ripercussione che pagheremo nel corso delle prossime generazioni, assieme ad una sempre più massiccia presenza extracomunitaria attratta dalla compressione del cosiddetto costo del lavoro e dalle deregolamentazioni contrattuali.

 

                                                                                                          Italiasociale


economia

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003