ECONOMIA 2008

Fondi pensione: quei lavoratori senza fiducia


Di Andrea Angelini


La previdenza complementare in Italia fatica ancora a prendere quota. Sui circa 12,2 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato, solamente il 28,7%, pari a 3,5 milioni, hanno aderito a forme pensionistiche complementari che sono state sottoscritte anche da 1,2 milioni di dipendenti provenienti da altri settori. Tali dati sono stati resi noti da un preoccupato Luigi Scimia, presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, nella relazione annuale nella quale ha illustrato l’attività dell’organismo e lo stato della previdenza complementare in Italia, più i primi dati relativi sul come si sta evolvendo il settore nei primi mesi del 2008.
Il giudizio di Scimia è quello prevedibile: i lavoratori non riescono a convincersi della convenienza della previdenza complementare. E questo nonostante ci sia la generale consapevolezza che l’Inps non sarà in grado in futuro di garantire una pensione decente a tutti. Contro la diffusione della previdenza complementare ha lavorato anche il crollo dei mercati finanziari con la crisi dei mutui subprime, quantomeno sotto l’aspetto psicologico in quanto ha diffuso un generale sentimento di sfiducia nei riguardi dell’intero mondo della finanza ritenuto inaffidabile. Tale crisi ha reso coscienti molti sul fatto che affidare i propri soldi, sia parte dello stipendio sia la liquidazione, a fondi che li investono in titoli dal futuro quantomeno dubbio, risulta alla fine meno conveniente che lasciarli nella stessa Inps. A tale proposito però, Scimia ha tenuto ad assicurare che la crisi dei subprime non ha colpito gli investimenti dei fondi pensione. E quindi i lavoratori italiani dovrebbero stare tranquilli perché non ci sono stati investimenti diretti sui subprime da parte dei gestori di fondi pensione. La Covip ha svolto due indagini, a luglio e ad ottobre 2007 che avrebbero confermato tali affermazioni. Scimia ha quindi affermato che la previdenza complementare deve essere rilanciata, deve conquistare larghe fasce di lavoratori dipendenti, e in particolare coinvolgere le fasce più giovani. In termini di adesioni ultimamente si è registrato un consolidamento dei risultati ottenuti ma anche l’inizio di una fase di rallentamento. Nel periodo gennaio-aprile 2008 le adesioni sono cresciute del 2,8% con l’ingresso nel settore di quasi 130 mila nuovi soggetti, di cui l’80% sono lavoratori dipendenti nel settore privato. Scimia ha convenuto che i segnali poco incoraggianti giunti dai mercati finanziari e il rallentamento della crescita dell’economia nazionale nei primi sei mesi dell’anno hanno reso più difficile per i lavoratori scegliere se aderire o meno. La preoccupazione più diffusa è infatti quella di valutare le prospettive di reddito in presenza di una congiuntura economica che certo non appare tranquillizzante. Scimia ha però invitato tutti i lavoratori interessati a guardare ad orizzonti di lungo termine. Secondo i dati da lui forniti, nel periodo 2003-2007, il rendimento medio aggregato dei fondi pensione negoziali e aperti ha superato di 10 punti percentuali la rivalutazione netta del Tfr, il trattamento di fine rapporto, ossia le liquidazioni. Ed anche nel 2008 il rendimento dei fondi pensione sarà in linea con i livelli raggiunti nel 2007 ma sarà sempre comunque inferiore al 2004, al 2005 e al 2006. Certo, ha ammesso, nel primo trimestre del 2008 il trend è stato negativo ma già in aprile e maggio c’è stata una ripresa. Secondo i dati della Covip, nel 2007, i fondi negoziali e chiusi hanno guadagnato il 2,1% in media, i fondi aperti hanno perso uno 0,4% e il Tfr ha guadagnato il 3%. Ma ad avviso di Scimia una valutazione non può essere fatta solo su un anno. Nel quinquennio 2003-2007 i fondi negoziali hanno guadagnato il 25%, i fondi aperti il 25,5% e il Tfr appena il 14%. Per incrementare la previdenza complementare, secondo Scimia, è necessaria una riduzione della tassazione (attualmente pari all’11%) sui rendimenti dei fondi. Una tassazione da pensare in particolare per i giovani attraverso un sistema di parziale detrazione dei contributi versati, limitatamente ai primi anni di partecipazione. E’ inoltre da introdurre la facoltà di ripensamento da parte del lavoratore sulla destinazione del Tfr ai fondi, che consentirebbe di superare la percezione negativa diffusa tra i lavoratori riguardo alla indisponibilità delle somme una volta che siano state conferite ai fondi. Per Scimia vanno comunque evitate soluzioni che consentano ai lavoratori di uscire più o meno liberamente dal sistema, mentre potrebbero essere prese in considerazione soluzioni per permettere in determinate circostanze di interrompere o sospendere il flusso del Tfr. Insomma, indietro non si torna. La conclusione paradossale di Scimia è che se i lavoratori non si fidano, bisogna avviare iniziative di educazione e formazione previdenziale anche con progetti di lungo termine favorendo una maggiore conoscenza del sistema (nel senso di sistema finanziario) e una maggiore fiducia in esso. Fiducia un po’ difficile da acquisire e provare se solo si pensa alle complicità e alle connivenze (bancarie, finanziarie, politiche e mediatiche) che hanno accompagnato i crac della Cirio e della Parmalat.

Sacconi: completare
la riforma Maroni
Sulla stessa linea il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che, sposando la linea della Covip, ha confermato che bisogna dare un forte impulso alla previdenza complementare e “andare avanti lungo il cammino intrapreso con la riforma Maroni”. Quella che, in presenza del silenzio del lavoratore considerato come assenso, voleva rendere obbligatorio il trasferimento della liquidazione ai fondi pensione. Certo, ha convenuto Sacconi, bisogna apportare quei miglioramenti che si rendono necessari sulla base dell’esperienza fin qui maturata. Si deve in particolare riflettere sul requisito della reversibilità perché oggi la scelta è irreversibile e spaventa le persone. E poi “bisogna rendere la scelta più agevole e fare in modo che lavoratori e lavoratrici siano più consapevoli e informati”. Consegnandogli, se è il caso, anche la corda con la quale saranno strozzati.

28/06/2008


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