NOTIZIE 2009


Il liberalsocialismo di fratelli Ralf Dahrendorf


È scomparso a Colonia il 17 giugno 2009 l'emerito pensatore e sociologo liberale ''erasmiano'' Ralf Dahrendorf, sopravvissuto agli eccessi della globalizzazione e del capitalismo senza regole, accostabile per teoria filosofica allo statunitense John Rawls, teorico di una moderna nozione di ''diritto'' e di ''giustizia'', deceduto nel 2002. Entrambi dedicarono in un'opera specifica la loro attenzione al concetto di ''liberalismo'', cercando di delinearne i fondamenti epistemologici alla luce dei conflitti politici di fine Novecento. Rawls pubblicò ''Political Liberalism'' nel 1993, in cui si soffermava ad individuare gli elementi centrali tipici di un ''sistema liberale''. Il più importante elemento è il ''consenso per intersezione'', locuzione che intendeva la possibilità, in una società liberale, che dottrine contrapposte (quelle religiose, economiche o politiche) possano convenire unitariamente nella rappresentanza politica, ammettendosi vicendevolmente e legittimandosi in un sistema complessivo fondato su un'idea comune di giustizia. Ciò è il fondamento di una società che il filosofo americano considerava ''ben ordinata'' e ''ragionevole''. Dahrendorf partì da presupposti simili a quelli di Rawls per definire il ''nuovo liberalismo'' nel testo del 1987 (''Fragmente eines neuen Liberalismus''o ''Per un nuovo liberalismo''), anche se la sua analisi mostrava il suo debito al realismo scientifico di Max Weber. Polemizzando con le correnti marxiste di quel periodo, Dahrendorf, nella sua raccolta di saggi, si sforzò di adattare la teoria liberale alle esigenze di un mondo economico e sociale complesso e ad un capitalismo, lontano da quello dei tempi di John Locke, il fondatore del pensiero liberale inglese del XVII secolo. A tale compito si era dedicato in ''Classi e conflitto di classe nella società industriale'' del 1957. In tal saggio articolato, il sociologo tedesco sottolineò l'inadeguatezza del pensiero marxiano relativamente al conflitto di classe, sul presupposto che il capitalismo non aveva dicotomizzato le classi sociali come l'autore del ''Capitale'' aveva immaginato (proletariato-borghesia capitalista). L'emergere del ''ceto medio'' affluente contribuiva a contraddire la previsione scientifica di Marx. La polemica contro i marxisti non fece di Dahrendorf un assertore acritico del liberalismo e del liberismo (cioè la teoria economica liberale). Dahrendorf fondandosi sulla migliore tradizione riformista anglo-sassone, riteneva che il sistema capitalistico contemporaneo fosse afflitto da un'eccessiva ineguaglianza e da un oneroso problema di distribuzione del reddito. Rigettava i fondamenti individualistici della dottrina lockiana, ritenendo che quelle che Rawls denominava ''società ordinate'' fossero caratterizzate da un necessario quanto positivo fondamento comunitario. Affrontò i difficili snodi delle società politiche dopo i totalitarismi del Novecento. Critico del marxismo ma anche del liberalismo individualista lib-lib, fu attento studioso dei conflitti sociali del capitalismo industriale.

Filosofo, filologo classico ed effettivamente sociologo, aveva ottenuto il dottorato nell'università di Amburgo nel 1952, iniziando la sua carriera di docente universitario nel 1957. L'ampia cultura filosofica e sociologica del barone Ralf Gustav Dahrendorf, titolo di professore Ph. D. con cattedra ad Amburgo, Tubinga nel 1960 e Costanza dal 1966 al '69, direttore alla London School of Economics dal 1974 ed il 1984 e dal 1987 al 1997 Warden (preside-amministratore delegato per l'università) del St. Antony's College all'Università di Oxford; ha trovato il suo alveo nel filone della prospettiva del conflitto, appartenendo ai teorici analitici di stampo weberiano. I filoni della sua analisi sociologica erano due: le teorie della società e i fattori del conflitto. La tendenza al conflitto è insita nel sistema, in cui coesistono gruppi con e senza potere, che perseguono interessi diversi. Il potere crea diseguaglianza tra i gruppi che dominano e gli altri. Per Dahrendorf la società deve dare a tutti pari opportunità e lo scopo dell'uguaglianza deve essere una diseguaglianza consapevole. Il concetto di potere, che definisce, come Max Weber, come la capacità di far fare agli altri quello che si vuole, facendosi obbedire. Il potere determina la struttura sociale, anche in maniera coercitiva. Il concetto chiave delle ''norme'' sono stabilite e mantenute dal potere, e servono a tutelare degli interessi. Sono funzionali a degli interessi del potere e non frutto del consenso sociale. Una prova di ciò è nel fatto che a tutela delle norme sono previste delle sanzioni. Le norme, sostenute dal potere, definiscono i criteri di desiderabilità sociale, cioè le cose (valori, status, ambizioni) che sono desiderate dalla collettività. Questo contribuisce a stabilire un ordine gerarchico di status sociali. Le norme creano discriminazioni verso chi non vi si conforma. Il concetto di ''autorità'', in rapporto a quello di potere, è esercizio di potere, ma con legittimità ed entro certi limiti. Dahrendorf sostiene che la divisione in classi è determinata dal possesso o meno di autorità: il conflitto di classe coinvolge solo due parti, e l'autorità è ciò che le separa. Affermava che, per la mobilitazione e la protesta sociale, sono necessari quattro tipi di requisiti perché questa abbia luogo: tecnici (un fondatore, un'ideologia o uno statuto); politici (uno stato liberale, a differenza di uno autoritario, favorisce la protesta); sociali (la concentrazione geografica dei membri del gruppo, la facilità di comunicazione ed il reclutamento simile); psicologici (gli interessi da difendere devono apparire reali). Il conflitto sarà caratterizzato dal livello di violenza (il ''tipo di armi'', anche in senso metafisico, usato) e intensità, intesa come livello di dispendio di energie nella lotta. Il conflitto avviene tra chi dà e chi riceve ordini. Nello stato vi è una classe dirigente e una burocrazia composta di individui che contribuiscono a far sì che gli ordini del vertice siano rispettati da tutti. La presenza di questa burocrazia allarga la base del consenso. Vi è anche un conflitto tra governo e industria.

Dahrendorf era un intellettuale organico al potere, pur nella sua pretesa indipendenza razionale, vezzo snobistico cattedratico, era un insider al potere ed alla sovrastruttura liberalcapitalista, con la pretesa di essere un outsider critico imparziale dell'autorità, analizzandone i meccanismi al fine di revisionarne cause ed effetti, ma sempre in un'ottica borghese. Dopo essere cresciuto nella Germania nazista, era nato il 1° maggio 1929 ad Amburgo, paradossalmente Festa dei lavoratori, sostenne nella sua quasi autobiografia ''Oltre le frontiere. Frammenti di vita'' del 2004, di aver partecipato giovanissimo ad un gruppo di resistenza antinazista. Aveva assegnato ai suoi 28 anni la funzione di svolta della sua vita: ''per quel che mi riguarda io in verità ho sempre avuto 28 anni, e ventottenne rimarrò per il resto della mia vita...''. Aveva aderito agli ideali liberalsocialisti lib-lab, esempio anche per i socialdemocratici, tanto che in Italia era editato dalla casa editrice barese Laterza. Dal 1969 al 1970 era stato membro del parlamento tedesco per il Freie Demokratische Partei, liberali tedeschi, e Segretario di stato nel Foreign Office, il ministero degli esteri tedesco occidentale, connesso al Regno Unito. Nel 1970 era entrato nella Commissione europea a Bruxelles, contribuendo alla realizzazione di contributi alla ideazione della Comunità Europea. Autore di importanti lavori come le classi ed i conflitti di classi nella società industriale nel '73, analizzò i problemi della società post capitalista. Aveva adottato la cittadinanza britannica nel 1988, nel 1993 fu nominato Lord a vita dalla regina Elisabetta II con il titolo di ''Baron Dahrendorf of Clare Market in the City of Westminster'' e cavaliere, da qui il titolo di Sir. Nel 2007 ricevette il Premio Prince des Asturies in Scienze Sociali. Aveva insegnato Teoria politica e sociale presso il Wissenschaftzentrum for Sozialforschung di Berlino. Primo patron dell'Internazionale liberale, un'organizzazione mondiale di partiti politici d'ispirazione liberale fondata nel 1947, cui aderiscono 76 formazioni e movimenti ed istituti politico-culturali. Esponente del neo-liberalismo, criticava l'individualismo estremo e proponeva un'idea di società che non limitasse l'iniziativa economica del singolo, vera molla del progresso sociale. Negli anni ottanta il suo pensiero si rivolgeva alla crisi dello stato sociale. Il filosofo proponeva un'alternativa liberale che rispondeva alla crisi fiscale dello stato: una progressiva destatualizzazione della vita quotidiana, con il passaggio da una società di stato ad una di mercato. Un nuovo equilibrio per sostenere il contraccolpo dell'inevitabile rallentamento della crescita privilegiando i bisogni post-materialistici (dimensione qualitativa della vita).
Per Dahrendorf vi sono istituzioni che hanno dimostrato, quando la società affronta periodi di crisi di transizione, di poter costituire un efficace ancoraggio per gli uomini liberi, che non conseguono completezza nelle religioni tradizionali o nel laicismo dei partiti politici. In una società democratica in crisi, la funzione di garantire un nucleo centrale ''prescrittivo'' può essere svolta da una religione laica, a seconda che si manifesti nelle forme discrete e non coercitive della religione civile, tipica delle ''società aperte'' o nelle forme integraliste della religione politica, tipica delle ''società chiuse''. Se la democrazia è vulnerabile, per la tensione insita nella società moderna, una minaccia per la sua esistenza, quando emerge l'esigenza di assicurare un ''nucleo centrale prescrittivo'', proviene dalla presenza di una religione politica e non civile. Il nemico che incombe sulla libera espressione della società civile è il fascino esercitato sugli uomini dalle ideologie onnicomprensive e dai fondamentalismi, religiosi, nazionali, tribali, da ideologie forti che argomentano, in nome di astratte entità collettive: la nazione, la razza, il proletariato. I dogmi veementi minacciano la democrazia che abbisogna di una religione civile. Per Dahrendorf: ''Se vi è mai un qualche rimedio a simili minacce alla libertà, lo si deve trovare nelle sfere della società civile. Quel tipo di società che nel mondo occidentale si è formata fra il 1700 ed il 1800 proprio grazie allo sviluppo della forma della socialità laica (accademie, clubs, licei, logge massoniche, ecc.), in un'intervista a ''Reset'', giugno 1994. La Massoneria rientrerebbe tra le forme di socialità laica che nella società civile anglosassone hanno rappresentato un'importante ''terzo pilastro'' contro le forme di fondamentalismo e totalitarismo. Esoterismo, rituali, segreto iniziatico per non farsi annientare tra la visione del positivismo primitivo, intransigente nella sua lotta dichiarata all'irrazionale, e quella del radicalismo mistico, scollato dal contesto sociale e dalla quotidianità. Il significato di associazionismo e di Massoneria, che con le sue peculiarità rientra nei fenomeni associativi, nella società civile. Nel raffronto tra la società chiusa e quella dei paesi ritenuti esempio di una ''società aperta'', si evidenzia la debolezza e la carenza della nostra società civile, a causa della endemica situazione che rende anomalo il caso italiano. Nei paesi anglosassoni, ''società aperta'', l'importanza dell'utilizzo, in periodi di transizione, delle istituzioni-guida, tra cui la Massoneria, capaci di sancire ''valori'', i soli validi deterrenti contro totalitarismo e fondamentalismo. La Gran Bretagna ne è maestra, nella sua società, nei primi quarti di secolo, esistevano un diritto civile e uno stato di diritto, istituzioni politiche democratiche. Per Dahrendorf: ''Esistevano però anche istituzioni-guida capaci di sancire valori e quindi del tutto pre-moderne; esse rappresentavano le istituzioni di una elité con limitata influenza sulla maggioranza''. Istituzione-guida è la Massoneria che, nella sua forma moderna ha avuto la sua origine in Inghilterra. Nel pluralismo della società aperta, si manifesta quel ''caos creativo'', produttivo della creatività del gruppo o del singolo, che difende dalle pretese totalitarie delle minoranze rivoluzionarie e dalle maggioranze arroganti. La democrazia dei tempi moderni, insieme alla libertà e all'economia di mercato, ha bisogno di quello che Dahrendorf ha definito ''terzo pilastro'' della democrazia, ossia la ''Società Civile''. Caratteristica essenziale della società aperta, è che le nostre vite si svolgano in ''associazioni'' fuori dello Stato. Il modello dello Stato totalitario si differenzia dalla società aperta, perché, nel primo, tutto è Stato, mentre, nella società aperta, si offre la possibilità di una pluralità di associazioni autonome, non tutte dirette ad un medesimo obiettivo ma conviventi nel pluralismo della democrazia. In Italia, nel secondo dopoguerra, quando l'associazionismo riprese, questo nuovo sviluppo è avvenuto sotto tutela delle parti, con la conseguenza che le associazioni sono divenute ''cinghie di trasmissione'' dei partiti più che autonome creazioni di una società civile moderna e dinamica. Il ''terzo pilastro'' della democrazia nel nostro paese è apparsa fin dall'inizio, debole e priva di una sua autonomia culturale e sociale, che ha portato gli italiani a delegare unicamente allo Stato le soluzioni dei problemi. Maggiore maturità nella comprensione del concetto di ''associazionismo''; migliorerebbe la comprensione della esperienza massonica, sfruttando al meglio le enormi potenzialità dei valori etici e morali che sono in essa, confermando il suo ruolo di ''sancire valori'' in una società definita ''post-moderna''.

La democrazia, paralizzata in Europa, scavalcata dalla globalizzazione, sopraffatta dal marketing politico, impantanata tra anarchia di piazza ed apatia elettorale; richiede una ''nuova democrazia''. L'intensità e la violenza degli scontri dipendono dagli strumenti scelti per condurre il conflitto e dal coinvolgimento delle parti in causa. In tal modo il filosofo riteneva superata la teoria marxista e si rivolgeva all'analisi del sistema produttivo a partire dalla distribuzione del potere e dal ruolo svolto dai singoli individui. Dahrendorf criticava l'estensione delle funzioni dello stato che causano una nuova forma di conflittualità tra potere politico-burocratico e organizzazioni economiche, tra cui i sindacati. Per lui il mondo che verrà ha radici antiche. Dahrendorf , membro della Camera dei Lord britannica, asseriva che il vertice del G20 del 2 aprile 2009 non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati, momento decisivo per uscire dalla crisi e ridisegnare l'ordine economico internazionale. Circa i paradisi fiscali e le retribuzioni dei banchieri si era venuto a creare un conflitto tra l'Europa continentale (Germania e Francia) e la fratellanza U.S.A.-Gran Bretagna, con una diversa visione della crisi economica e dei meccanismi per uscirne. Dahrendorf considerava i primi ''mondialisti'' ed i secondi ''globalisti'': un globale cambiamento climatico, che non può avere risposte nazionali. La crisi economica invec e deve avere risposte nazionali. Nessuna soluzione globale, al limite si rafforzerà il FMI e si colpiranno i ''capri espiatori'', come i paradisi fiscali anglo-americani. Dahrendorf definiva ''la ''cultura del debito'', ''per la quale mettevi lì cinquanta euro e ti pareva normale che ridessero un'automobile o una casa''. La crescita basata sul debito, non è la principale ragione della crisi, e non sull'economia reale, per cui non si agisce su altri importante meccanismi viziosi del mercato finanziario globale che hanno portato alla crisi. Gli U.S.A non possono caricarsi il peso dell'uscita da una crisi che porterà nel lungo periodo ad un calo degli standard di vita del 20% ed un'inflazione tra il 6 e il 10%. Una nuova Bretton Woods occorre determinata da altri Paesi.

La crisi economica attuale è globale, a differenza di quanto ritenevano il democratico presidente U.S.A. Barak Obama ed il premier inglese Gordon Brown, laburista, ha bisogno di risposte nazionali e di nazionalismo economico. Filosofo velatamente politicizzato, è stato attivamente impegnato nella costituzione di un'Europa unita: europeista scettico, espresse dubbi e critiche forti sulle vicende istituzionali e politiche dell'Unione: nel 2004 criticò il trattato-costituzione firmato dai paesi membri in quell'anno. Dahrendorf ha dedicato le sue analisi alle dinamiche della società e del conflitto che è parte integrante di ogni società dove gruppi, con e senza potere, perseguono interessi diversi. La sua tesi era che la società moderna risulta polarizzata tra coloro che possiedono autorità (potere legittimato) e coloro che non ne hanno. Le situazioni di conflitto interessano gruppi che differiscono per il grado di potere legittimato che possono esercitare sugli altri. In questo il concetto di potere in Dahrendorf era lo stesso che in Max Weber: ovvero l'autorità di far fare agli altri ciò che si vuole. La teoria del conflitto sociale è la distribuzione ineguale dell'autorità che è alla base dei conflitti sociali in una società. Ciascuna classe sociale ha una posizione opposta di fronte all'autorità, la classe dominante tenta di mantenere la sua posizione, quando la classe dominata agisce in modo da cambiare questa situazione. I conflitti sociali sono una lotta per mantenere o modificare la distribuzione dell'autorità e non una lotta per il possesso dei mezzi di produzione come sosteneva Karl Marx.

Fu autore tra l'altro di ''Homo sociologicus'' nel '64, ''Conflitto e libertà'' nel '72, ''Al di là della crisi'' nel 1984, ''Il conflitto sociale nella modernità'' nel 1988, ''La democrazia in Europa'' nel '92, ''Perché l'Europa? Riflessioni di un europeista scettico'' nel 1997, ''Dopo la democrazia'' nel 2003, ''Erasmiani. Gli intellettuali alla prova del totalitarismo'' nel 2006 in cui documenta la complessità dei suoi interessi, Dahrendorf prende come modello etico di comportamento Erasmo da Rotterdam, l'agostiniano ispiratore di Martin Lutero, nato nel 1469 ed ordinato sacerdote nel 1492, autore di un'opera celeberrima ''Elogio della follia''. Essendo Erasmo il precursore di una dottrina integrale della libertà, Dahrendorf ne cercava gli influssi tra gli intellettuali del XX secolo, fra quelli che non si piegarono al totalitarismo, al pensiero unico nazista o comunista, rimanendo integralmente attaccati alla ''dottrina della libertà''. Fra i pensatori più erasmiani'', secondo Dahrendorf, vi sono i fondatori del pensiero liberale del Novecento, i semiti Raymond Aron, Karl Popper ed Isaiah Berlin. Nel 2009 ha scritto ''Quadrare il cerchio ieri e oggi''. Lo scrittore libero Ennio Flaiano soleva dichiarare: ''La sua dipartita lascerà un vuoto colmabile''


ANTONIO ROSSIELLO

30/06/2009


pagina dell'economia

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