NOTIZIE 2009


Comitato Moneta Pubblica Formazione Nazionale

Uscire dalla crisi

La circolazione monetaria decresce, la produzione regredisce, la disoccupazione s’incrementa, il credito alle piccole e medie imprese si contrae, i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni languono, e con tutto ciò l’indebitamento delle famiglie, delle aziende, delle Pubbliche Amministrazioni, compreso quello dello Stato s’impenna.

Questo è il sintetico quadro della situazione nazionale e della sua attuale economia.
Ciò è imputabile alla violenta contrazione della circolazione monetaria , Basilea 2 docet, attuata con le più svariate tecniche dall’apparato bancario–monetario grazie alla insipienza, sconfinata a volte nell’alto tradimento, del nostro apparato politico/partitico/affaristico.
Molti risparmi ed investimenti effettuati da banche, aziende, privati, sino alle Pubbliche Amministrazioni, confluiti nei “farlocchi” prodotti finanziari derivati, sono stati falcidiati.
Moltissime risorse pubbliche disponibili sono bloccate dal patto di stabilità, diverse aziende con i bilanci in attivo non riescono ad investire o mantenere la loro capacità produttiva a causa dei forti ritardi dei pagamenti che queste attendono dalle Pubbliche Amministrazioni e dallo Stato.
Un’enorme massa di residui passivi giace ibernata nelle casse di Bankitalia. L’attuale situazione si somma alla perdita di liquidità del recente passato causata dal TFR sottratto alle aziende, alle truffe inerenti ai bond ( sempre farlocchi) Cirio, bond Parmalat, bond argentini, bond banca 171 ecc. ecc. per non dimenticare i titoli spazzatura inerenti alla “new economy” sempre tutto consigliato e spinto dall’apparato bancario.
E’ accaduto e sarà ancor peggio, posto che le scadenze dei derivati ancora non si sono esaurite, che la liquidità è stata fatta sparire, mentre la massa debitoria creata a fronte dell’emissione monetaria, ora volatilizzata, è rimasta in essere e si è spalmata indifferentemente sulle spalle dei privati, delle aziende, delle Pubbliche Amministrazioni e dello Stato.
Questo è accaduto con l’aggravante che simili episodi si sono ripetuti più volte. Si evidenza tutta l’inadeguatezza del sistema di controllo in questo settore che drasticamente impone all’Esecutivo una rapida inversione di rotta: sottrarre vigilanza e sorveglianza a chi ha così maldestramente operato per essere affidata in prima persona al Ministero dell’Economia che almeno risponde del suo operato agli elettori.

In sintesi questa è senza alcun dubbio la più violenta crisi di liquidità, dopo quella del 29 in America.
Una violenta deflazione deliberatamente programmata da tempo dall’apparato monetario su tutto il territorio nazionale ed internazionale, aggravata dalla presenza di una massiccia massa debitoria sia pubblica che privata.



Non occorre essere grandi economisti, anzi meglio di no, considerando le capacità previsionali dimostrate dai “magnificati Soloni accreditati come tali”, per comprendere che dall’attuale crisi economica se ne esce solamente se si riesce a mettere in campo tutta la liquidità necessaria per fare ripartire l’economia reale, presupposto indispensabile alla pace sociale e al riassorbimento della galoppante e preoccupante disoccupazione.
La somma necessaria per raggiungere questa condizione ed impedire che altre strutture produttive strangolate dalla deflazione, passino in mano dei banchieri o degli strozzini, come da vecchio e collaudato copione, è assolutamente rilevante e tale da non poter essere approntata dalle normali linie di credito.

Stato e cittadini sono troppo indebitati per potersi permettere il lusso d’indebitarsi ulteriormente. Occorre approntare uno strumento monetario capace di assolvere la sua funzione senza produrre altro debito. (Quello che ci hanno costruito sulle spalle con il giochino delle tre carte legata all’emissione monetaria realizzata dai privati banchieri è già sin troppo devastante).
Per realizzare questa condizione è sufficiente che lo Stato ripeta esattamente ciò che fatto per oltre cento anni: deve ritornare a battere la propria moneta in prima persona, in nome e per conto dei suoi cittadini, per farla circolare parallela all’Euro. Incamera il controvalore monetario (signoraggio) a titolo originario, monetizza il mercato e non crea alcun debito: inizia con il colmare la pesantissima deflazione esistente sul mercato, dispone delle risorse necessarie per fare ripartire sviluppo e ricerca, si realizzano finalmente le attesissime infrastrutture, si elimina soprattutto la piaga della disoccupazione e dell’incremento del debito, nonché l’assillo per molti di arrivare a fine mese.
Ai non disinteressati profeti di sventura, ai soliti “Soloni” che non ne hanno mai azzeccata una, assicuriamo che non si corre alcun rischio della tanta paventata e strombazzata inflazione poiché non sarà difficile mantenere costante il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare. Lo Stato ed il Governo in primis, non ha alcun interesse a creare sul territorio nazionale situazioni inflative.
Possiamo farlo subito visto che il trattato di Maastricht è già stato disatteso da molti altri Stati considerati ben più importanti del nostro.
Tutto ciò deve essere effettuato prima che la situazione degeneri: fra 4 o 5 mesi la cassa integrazione si esaurisce e non possiamo far finta d’ignorare ciò che è già successo a Torino. Il campanello d’allarme ha già suonato, o meglio tuonato.
A mali estremi, estremi rimedi. (far nulla è ancora peggio)
Intendiamo restare in Europa, ma non possiamo permettere che l’Europa dei banchieri strangoli il nostro avvenire e quello dei nostri figli.
Rimini 7 giugno 2009 Savino Frigiola
P. S.
Alle ultime elezioni il 56 per cento degli europei non ha partecipato alle elezioni per il parlamento europeista: la vittoria dell’Europa dei Popoli contro l’Europa dei banchieri risulta ancora più significativa se si considera che circa il 20% dei votanti appartengono agli “euroscettici”.
Meglio prevenire “prima” – dopo potrebbe non essere più sanabile.

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30/06/2009


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