ECONOMIA 2007

 

Liberalizzazioni e mondialismo

La liberalizzazione del mercato elettrico è un altro tassello al giogo incontrastato delle multinazionali

di Marco Cottignoli

Da un mese circa il mercato dell’energia elettrica e del gas europeo in Italia è stato, definitivamente, liberalizzato. Crediamo che le privatizzazioni non dovrebbero mai interessare i beni comuni e fondamentali di un Popolo. In un assetto responsabilmente e socialmente equilibrato, unicamente lo Stato, in nome del bene comune, dovrebbe avere il compito di gestire l’acqua, l’energia elettrica, il gas...Siamo retrogradi? No. Siamo ormai diffidenti verso ogni trappola che liquidi ogni patrimonio pubblico a favore dei privati e siamo di buona memoria. Chi si ricorda che alla fine degli anni Novanta, Prodi e Bersani- immancabilmente sempre loro!- liberalizzarono il mercato elettrico nazionale senza imporre analogo metodo al resto dell’Europa; l’Enel così vendette molte centrali, lo Stato francese diventò con la Edison il secondo produttore nazionale di energia elettrica mentre gli spagnoli di Endesa occuparono saldamente il terzo posto. E le bollette della luce mica diminuirono! Ma qualcuno fece l’affare. Ci siamo dimenticati quando due inverni fa a causa del diminuito afflusso di gas russo, abbiamo rischiato di rimanere al freddo? La nostra maggiore azienda nell’energia, nonostante la situazione, continuava ad esportare energia elettrica verso altri paesi europei; le leggi del mercato imponevano vantaggioso vendere l’energia prodotta all’estero anziché destinare lo stesso gas alle esigenze nazionali. Due episodi che dicono tutto sulle speranze che possiamo attenderci da questo sistema. Eppure le liberalizzazioni sono la prassi nella gran parte del cosiddetto mondo civile, sebbene gli esempi negativi non manchino come nel Regno Unito dove la liberalizzazione del mercato elettrico non solo non ha giovato al portafoglio degli utenti ma ha causato licenziamenti e cattiva manutenzione delle infrastrutture od in Germania dove la concorrenza ha eliminato il monopolio statale per crearne uno privato. Ma si procede su questa strada, come se dal libero mercato e dalla libera concorrenza, potessero sorgere spontaneamente ricchezza, benessere e vantaggi economici per tutti. Il fondamentalismo ideologico neoliberale fatto di ampie liberalizzazioni dei servizi, inclusi quelli essenziali, non ammette repliche anche davanti agli enormi danni economici, sociali e ambientali che decenni di politiche di liberalizzazione commerciale, imposti prima dalla Banca Mondiale, dal FMI e dalla WTO, hanno causato in tutto il mondo. Seguendo tale perversa logica, noi semplici consumatori, potremo avremo vantaggi pecuniari dalle liberalizzazioni? Quali garanzie possono avere i cittadini dalle multinazionali che perseguono unicamente il proprio interesse, che hanno come unico scopo di minimizzare i costi e di massimizzare i profitti?Gli utenti italiani, in balia delle multinazionali del profitto, avranno, d’ora in poi, bollette meno care? Pensate che questi centri di potere plutocratico si faranno concorrenza fra di loro o, invece, detteranno prezzi e condizioni senza alcun limite né riferimento? L’inizio è pessimo; dopo neanche una settimana dalla liberalizzazione la Commissione Industria del Senato, ha cancellato l'obbligo per gestori e distributori di energia di indicare la tariffa di riferimento. Una misura a totale svantaggio degli utenti e la possibilità per le imprese di poter imporre anche forti aumenti delle tariffe senza alcun tipo di controllo; le famiglia non avranno più termini di paragone per valutare se la tariffa offerta dal mercato libero è vantaggiosa o meno e saranno alla mercé dei monopoli privati.
 

31/07/2007


economia

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003