ECONOMIA 2007

 

Miseria nazionale, globalizzata

Paolo Emiliani


Gli italiani stanno diventando sempre più poveri. Questo è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti. Ma quanti sono veramente i poveri in Italia? I dati ufficiali dell’Istat, già allarmanti, avevano individuato un 11% di italiani sotto la soglia di povertà, ma uno studio sulla povertà soggettiva in Italia e in Europa pubblicato dall'Istituto di studi e analisi economica (Isae) ha dato un responso catastrofico: addirittura il 74% degli italiani, tre su quattro, si sente povero.
Come nasce questa clamorosa differenza? Semplice. Per l’Istat la povertà è valutata nel senso di scarsità di risorse, rilevata dalle statistiche ufficiali: secondo l’Istat per il 2005 ad esempio, questa si attesta sui 936 euro per una famiglia di due persone, e riguarda così l'11,1% delle famiglie italiane. La soglia di povertà soggettiva, invece, spiega la ricerca, è «la percezione degli individui circa l'adeguatezza del proprio reddito familiare per condurre una vita dignitosa, cioè senza lussi ma senza privarsi del necessario».
Secondo lo studio Isae, in Italia si sentono poveri i singoli che guadagnano meno di 1.300 euro al mese e le coppie che ne guadagnano meno di 1.800, mentre per le famiglie più numerose il tetto è di 2.000 euro mensili. La percezione di svantaggio è maggiormente diffusa tra i nuclei con capofamiglia con basso livello di istruzione, operai, disoccupati e casalinghe. La povertà soggettiva riguarda più spesso chi ha un contratto a tempo determinato rispetto a chi ha un indeterminato, e chi vive in affitto.
Difficile dar loro torto. Come si può non sentirsi poveri con 1300 euro mensili (e non garantiti) a fronte di un affitto che magari assorbe metà del reddito? Oppure come non percepirsi poveri quando si hanno due o tre figli, 2000 euro al mese in tasca e, oltre l’affitto, c’è l’asilo nido da pagare, perché le graduatorie comunali sono ormai privilegio degli extracomunitari? Deve poi preoccupare il fatto che in tre anni questa soglia è salita di ben undici punti; nella ricerca del 2004 l’Italia era infatti attestata sul 63%, che la lasciava comunque al penultimo posto in Europa con un dato migliore solamente alla Grecia (76%) e davanti alla Spagna (60%). Allarmante il confronto dei dati con i Paesi scandinavi: colà la soglia di povertà soggettiva si attestava nello stesso periodo fra l'11% e il 16%.
Questo modello di società consumistica sta esplodendo e l’introduzione dell’euro ha solo accelerato questo processo distruttivo. Per invertire la tendenza occorrerebbe uno stile di vita più frugale, ma per farlo servirebbe un vero stato sociale ed una precisa educazione che dia importanza all’essere piuttosto che al possedere o, peggio, all’apparire. Ma l’Italia rincorre il modello made in Usa, le sue liberalizzazioni selvagge. Non ci stupiremo se il prossimo studio ci mostrerà ancora più poveri, di fronte a una piccolissima parte di italiani sempre più ricca. Insomma, la morte della nostra millenaria civiltà.
 

31/07/2007


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