NOTIZIE 2009

 

Vandana Shiva e il vampirismo americano delle multinazionali


“La globalizzazione della povertà”

La società post-moderna e il capitalismo incarnati dagli Stati Uniti d’America, dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, hanno contribuito allo sfruttamento intensivo e folle di ogni risorsa planetaria. Oltre a ciò, la schizofrenia dell'iperproduzione unita ai consumi ha pesantemente traumatizzato e sconvolto la quotidianità e le tradizioni di interi popoli. Successivamente, la transizione dal subdolo colonialismo capitalista all'imperialismo propulsivo della globalizzazione stelle e strisce ha reciso con le sue metastasi finanziarie, quasi in maniera irreparabile, quel sottile equilibrio geopolitico che permetteva ai tanti popoli sfruttati del Terzo Mondo di sopravvivere e a quelli del Nord e dell'Occidente di stagnare in un apparente benessere, pur se annichiliti nell'infernale e suicida dittatura plutocratica dell'alta finanza mondialista che dirige e manovra le ipocrite e asfittiche democrazie parlamentari borghesi.
I Paesi industrializzati, spinti dagli USA, cercano, attraverso le reti del mercato globale, di imporre le proprie istanze di dominio, implementando piani di produzione su scala mondiale grazie al controllo di una sofisticata tecnologia. La tecnologia diviene monopolizzata attraverso ingenti investimenti e resa sempre più complessa, portando a risultati di volta in volta più sorprendenti. Lo sforzo che accompagna la ricerca di questi risultati comporta spesso esiti negativi in chi passivamente è costretto ad accettarne gli effetti. Di per sé la scienza tecnologica non è in grado di risolvere alcun problema se a monte non sussiste una determinata volontà politica e sociale: lo sviluppo tecnologico può essere utile al capitale per aumentare in modo esponenziale i profitti ma questo non comporta automaticamente che tutti ne traggano un sicuro beneficio, anzi, oggi, ci si accorge più che mai, che la maggior parte degli abitanti della terra sono, in realtà, vittima della tecnologia in quanto non sono in grado di dominarla. La tecnologia più avanzata viene sfruttata solo dalle grandi multinazionali con il precipuo scopo di manipolare tutta la realtà circostante per trarne il profitto maggiore anche a costo di alterare e snaturare interi biosistemi: la natura diviene l’antagonista del progresso nella perversa logica delle multinazionali.
Ciò che sorprende di più è sotto quale slogan vengano attuati tali piani di distruzione della vita biologica e sociale, infatti si è sempre giustificato lo sviluppo di tecniche industriali come la panacea che avrebbe soddisfatto le esigenze sociali dei meno fortunati ma, in realtà, la tecnologia è sempre stata al servizio del grande capitale rendendo scarsi o addirittura nulli i servizi ai Paesi meno sviluppati. A questo punto sarebbe lecito domandarsi se abbia ancora un senso continuare a sviluppare in modo compulsivo la tecnologia quando di fatto restano sempre irrisolti i grandi problemi che affliggono l’umanità, anzi la perversione di tale sviluppo aggrava le difficoltà in cui versano interi popoli, acuendo i guasti sociali e ambientali. Mettendo su una ipotetica bilancia i costi e i benefici sicuramente il piatto più pesante è quello dei costi sostenuti dai i più deboli.
Le considerazioni esposte sono una parte del pensiero di Vandana Shiva, riportati nel suo stimolante e combattivo libro, saggiamente pubblicato anche in Italia: “Vacche sacre e mucche pazze, il furto delle riserve alimentari globali”.
La Shiva è una notevole militante ambientalista ed antiglobalizzazione, saldamente radicata alla tradizione filosofica ai principi del suo Paese. Prima di dedicarsi alla battaglia per la salvaguardia dell'economie ambientali e rurali, minate dal vampirismo mercantilista, è stata impegnata da fisico nel programma di ricerca nucleare avviato dall'India. Preso atto delle ripercussioni del nucleare sulle popolazioni, ha abbandonato la ricerca nel campo atomico. Ora è un punto di riferimento per donne, contadini e pescatori impegnati a salvare i semi dai brevetti delle multinazionali, nella battaglia per conservare la ricchezza delle biodiversità ed anche nella campagna contro i raccolti e i cibi geneticamente modificati della Monsanto. Oltre ad essere riconosciuta, a livello mondiale, come protagonista nella politica contro le ingiustizie della Banca Mondiale, del FMI e del WTO.
Infatti, sostiene la scrittrice indiana Vandana Shiva, la cultura della mucca pazza si va sostituendo a quella della vacca sacra: una metafora valida per tutti i paesi del mondo, non solo per l'India dove da sempre la vacca è venerata in quanto simbolo del cosmo, della terra, del ciclo della natura. Gli interessi delle multinazionali si muovono alla conquista, attraverso anche mezzi illeciti, di frontiere globali, imponendo le loro forme distruttive e "ingegnerizzate" di coltura, di allevamento intensivo per la produzione ittica e delle carni. I frutti di questa pratica scriteriata sono sotto gli occhi e “sotto il palato” di tutti. Devastazione della bio-diversità, malattie, danni ecologici e ambientali, povertà diffusa sono l’esito di scelte dettate da logiche in primo luogo economiche, nell'interesse di pochi, all'oscuro dell'opinione pubblica, e sulla pelle di tutti gli abitanti del pianeta: ad essere minacciate sono le basi della stessa esistenza umana.
La politica di sfruttamento attuata dalle multinazionali Monsanto e Novartis ha avuto in India, come in altri Paesi del Sud Est asiatico, caratterizzati da economie prevalentemente agricole, un impatto sconvolgente sulla quotidianità delle popolazioni, come ad esempio l'imposizione totalitarista nell'alimentazione della soia al posto dell'olio di senape, l'allevamento intensivo di gamberetti per l'esportazione su scala industriale verso i Paesi del Nord, la manipolazione del riso Basmati e gli allevamenti intensivi delle vacche per la produzione del latte e della carne proprio in quei Paesi dove la dieta è prettamente vegetariana: Vandana Shiva illustra come in India i monopoli agro alimentari, con la connivenza degli apparati burocratici governativi internazionali, stiano cercando di compromettere e di annullare le tradizioni, fondanti la coscienza comunitaria, che si tramandano da più secoli i contadini e i pescatori indigeni.
In India, le speculazioni del mercato globale hanno spezzato addirittura una tradizione primordiale radicata in centinaia di milioni di persone le quali, connaturate nella loro religiosità, considerano le vacche un animale sacro e praticano un’alimentazione prevalentemente vegetariana. L’omogeneizzazione dell'alimentazione mondiale, adeguata ai parametri dell’Occidente industrializzato, ha condotto a quella che può essere definita la “Mcdonaldizzazione” dell'alimentazione. Tutto ciò ha portato ad esiti nefasti per intere popolazioni ed ecosistemi sconvolgendo, di fatto, insieme alla salute, le tradizioni e le abitudini alimentari dei popoli, favorendo le speculazioni consumistiche e finanziarie delle multinazionali.
Le posizioni di Vandana Shiva partono dal principio di democrazia per terminare in un principio di democrazia alimentare. In generale è condivisibile la critica nei confronti della globalizzazione da parte della scrittrice indiana, però è da tenere in considerazione che è stata proprio la degenerazione della democrazia attuale, causata dalla corruzione radicata nei sistemi demo-parlamentari, che ha permesso ai grandi monopoli economico finanziari della speculazione e dell’usura mondiali di avere sempre più potere a discapito della legittimità dei popoli. Uno Stato etico, socialista e nazionale, le cui fondamenta poggiano sulla socialità e l’amore per la propria terra, proiettato alla salvaguardia della comunità popolare, non dovrebbe riservare alcuno spazio alle concertazioni delle lobbies del malaffare e delle speculazioni.

Andrea Colavecchia


01/08/2009


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