NOTIZIE 2009

 

Il vento della crisi


L’abrogazione dei patti di Bretton Woods avvenuta nel lontano 15 agosto 1971 ha dimostrato definitivamente la natura del valore della moneta. Come aveva enunciato G. Auriti, il valore dello strumento di misura dei valori non deriva dalla riserva che rappresenta (oro custodito nelle sacrestie della banca centrale) ma dalla convenzione che si instaura tra tutti quelli che l’accettano e la usano come mezzo di pagamento. (valore convenzionale della moneta)
Ciò significa che lo Stato italiano sin d’allora avrebbe potuto benissimo continuare a battere moneta in prima persona proseguendo ed incrementando, in armonia con l’esigenza del proprio territorio, ciò che aveva fatto in precedenza per oltre cento anni:
- avrebbe monetizzato il proprio mercato nazionale senza doversi indebitare con la banca d’emissione, cascata poi casualmente in mano ai privati, principale causa del fantasmagorico debito pubblico accumulato. (ecco la fabbrica del debito pubblico)
- avrebbe evitato d’inasprire la tassazione a carico dei cittadini a favore dei banchieri per fronteggiare il pagamento dei gravosi interessi passivi che ne derivano, (di fatto ha assunto la funzione di esattore per conto del sistema bancario-monetario)
- avrebbe potuto realizzare i propri piani di sviluppo senza essere condizionato e mortificato dal sistema bancario-monetario il quale stabilisce in esclusiva la politica monetaria, quasi mai coincidente con l’interesse e lo sviluppo nazionale
- avrebbe potuto realizzare le infrastrutture indispensabili all’ammodernamento del Paese ed evitare il grave ritardo accumulato al decollo economico dell’Italia del sud, senza aumentare le tasse ai cittadini e senza doversi ulteriormente indebitare, come già avvenuto e collaudato nel non lontano passato. Così non si è voluto fare ed ora ci troviamo nel bel mezzo della crisi economica la quale lungi da essere un venticello passeggero in via di attenuazione, deve ancora mostrare tutta la sua devastante virulenza. Come quella del ‘29 anche l’attuale parte dagli Stati Uniti ed investe quasi tutti gli altri Paesi. Come allora è stata realizzata togliendo liquidità al mercato con ogni mezzo. L’unica differenza riguarda i tempi d’esecuzione. Mentre nel ‘29 l’azione fu improvvisa e repentina, l’attuale si è sviluppata in tempi più dilatati; ciò nonostante nessuna voce fuori dal coro dei nostri grandi economisti capeggiati dai bocconiani alla Monti, si è sollevata per allertare su ciò che stava accadendo e sull’arrivo dell’imminente disastro. (sino alla fine hanno continuato ad esortare il “lasciar fare”. (Chi crea denaro senza costo organizza e sostiene le proprie difese). Gli effetti sul territorio italiano risultano ancora più devastanti poiché l’intero mercato nazionale era già stato debilitato in precedenza da un susseguirsi d’azioni tutte finalizzate a bruciare liquidità e creare deflazione.
Il venticello della crisi spira e viene da lontano, ha cominciato a soffiare con il prelievo forzoso sui depositi bancari dei cittadini, con la sparizione dei residui passivi depositati in Bankitalia, con l’applicazione dei tassi a due cifre, (24%) con la proliferazione dei titoli della “new economy” artatamente gonfiati in borsa e poi sgonfiati in mano agli investitori, con il ritardo dei pagamenti pubblici ecc.; ha soffiato con maggior vigore con la distribuzione dei “bond farlocchi” di Cirio, Parmalat, con quelli argentini e della Banca 121, con la sottrazione alle aziende del TFR, per rinforzare ancor più con l’ultimo travolgente turbinio dei famosi “titoli derivati”, (sempre farlocchi e tossici), che hanno finito per togliere le residue liquidità ai privati, alle aziende, alle banche, sin’anche alle pubbliche amministrazioni. (Ergo togliere l’incombenza a chi doveva sorvegliare)
La grande depressione che finì per estendersi su quasi tutti i paesi del globo a seguito della crisi americana del ‘29, non influenzò l’Italia poiché, come ebbe modo di constatare lo stesso Irving Fischer della famosa scuola di Chigago, l’economia italiana si trovava in espansione sostenuta dalla emissione monetaria diretta da parte dello Stato. Per uscire dalla grande depressione che ancora perdurava, il Fischer consigliò con forza nel 1933 agli Stati Uniti di fare altrettanto.
Occorre capire come, perché e da chi è stata organizzata la crisi e per conseguire quali scopi. Il classico “cui prodest” in questi casi è di grandissimo ausilio per comprendere. Per uscire dalla crisi occorre rilanciare l’economia reale; per far ciò, considerando l’enorme massa monetaria drenata e sottratta al mercato, occorrono investimenti di tale ampiezza, non approntabili con le normali linie di credito, anche perchè le banche stesse hanno bisogno d’iniezioni di liquidità; quando gli stati compreso gli Stati Uniti ed il nostro vendono le proprie cambiali (o bond) alle banche centrali per ottenere liquidità non fanno altro che indebitarsi ulteriormente verso il sistema monetario con pari incremento di felicità dei relativi banchieri. Poiché di debiti ne abbiamo già abbastanza e continueranno a crescere meglio ricorrere al vecchio e collaudato sistema dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, il quale acquisisce la liquidità a titolo originario senza indebitarsi con nessuno. Solo così, senza subire condizionamenti da quelli interessati ad amministrare e creare i debiti, è possibile rimettere in moto il nostro apparato produttivo e creativo. Vogliamo stare in Europa, ma non possiamo permettere che l’Europa dei banchieri strangoli il nostro avvenire e quello dei nostri figli.

 

Savino Frigiola


Rimini li 19 giugno 2009
 


01/09/2009


pagina dell'economia

home page