ECONOMIA 2007

Miracolo italiano

La Fiat cresce a giugno del 7,9 per cento grazie alle delocalizzazioni, ai bassi salari degli operai nei Paesi lontani ed alla rivendita a prezzo del mercato occidentale delle automobili

di Marco Cottignoli

Per il lancio della nuova Fiat 500 si sono organizzati grandi eventi e spettacoli nella piazze più suggestive e famose di ben 30 città italiane; sono stati invitati all’evento ben 7.000 persone, provenienti da 63 Paesi di tutto il mondo, tra i quali importatori e rappresentanti di grandi aziende, più di 1.000 giornalisti, circa 100 analisti finanziari, 200 fornitori e 1.000 invitati fra autorità, imprenditori e personaggi del mondo dello spettacolo, della moda e dello sport. Ma i vertici aziendali si sono anche recati a Roma per presentare la Fiat 500 al Presidente della Repubblica. Non poteva mancare, in questo meraviglioso idillio, la grande iniziativa benefica, con un progetto a favore dei neonati prematuri. Sembra che tale martellamento pubblicitario abbia sortito curiosità ed attesa; saranno state le magiche parole di Marchionne, dicendo che la 500 appartiene alla storia di tutti gli italiani, a far breccia nel cuore tenero dei nostri connazionali? Signore e signori acquistando una 500 arricchite il vostro futuro e quello dell’Italia! Commozione pura. Ma l’incantesimo è fragile ed ingannevole. Certo la 500 risorta è una bella trovata ma soprattutto per questioni di marketing. L’effetto nostalgia finisce qui. Questa nuova auto non è come quella vera, fatta per quelli che ne avevano bisogno e non erano in grado di comprarne una più grande; questo è un nuovo sfizio indotto dal costume e dalla tendenza. Un capriccio; per essere chiari, non è neanche una cinquecento, perché l’autina avrà una cilindrata  fra 1200 e 1600 centimetri cubi e raggiungerà i 180 chilometri all’ora! In pratica 50 chilometri orari in più di quanto consentito in quasi tutte le autostrade d’Europa… Sì, torna la 500 ma giunge direttamente dalle fabbriche polacche, dove gli operai non guadagneranno neppure 400 euro mensili. Altro che “ made in Italy “ ! Che faranno gli operai italiani? Cassa integrazione a spese dei contribuenti, secondo la ormai consueta prassi di privatizzare i profitti e di socializzare le perdite? O si ripristina l’antico assistenzialismo statale? Questo modello di sviluppo economico non porta ricchezza all’Italia ma crea precarietà, licenziamenti e diffusione di nuove povertà. E’ inevitabile che il modello capitalistico delle delocalizzazioni, prima o poi, crolli sotto il proprio peso perché le imprese, mirando solamente alla massimizzazione del profitto, investendo temporaneamente, dove più conviene, sfruttando una indefinita forza lavoro, in realtà si disinteressa del lavoratore, delle sue tutele e della società, spezzando equilibri sociali e diffondendo insicurezza. Ciò che nausea, un po’, di questa perfetta operazione altamente commerciale, è il continuo richiamo alla storia italiana, la occasionale iniziativa di solidarietà per i neonati prematuri e tutta la campagna pubblicitaria in atto, tesa a creare una sorta di fittizia, unita, allegra comunità degli amanti della 500. Tutta poesia sprecata, qui esiste solo l’interesse. Quanto lavoro è stato sottratto al sistema Italia fra forza lavoro, investimenti ed indotto? Questo alone di nostalgico patriottismo che l’azienda torinese pubblicizza è pura illusione. La Fiat chiede fedeltà? Crei i presupposti per una partecipazione dei suoi lavoratori alla gestione della impresa e degli utili. Allora ci troverà come interessati clienti ed affezionati sostenitori.


01/10/2007


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