NOTIZIE 2008

 

l'Iri sovrana


di Paolo Emiliani

L’Iri, acronimo di Istituto per la Ricostru-zione Industriale, fu un ente pubblico italiano, istituito in epoca fascista, nel 1933, quindi nel pieno del decennio della grande crisi finanziaria mondiale, per evitare il fallimento delle principali banche italiane e con esse il crollo dell’economia. Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l’ente che modernizzò e rilanciò l’economia italiana soprattutto durante gli anni ‘50 e ‘60; nel 1980 l’Iri era un gruppo di circa 1.000 società con più di 500.000 dipendenti. Per molti anni fu la più grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti. Poi la febbre liberista considerò ogni genere di intervento pubblico come un demonio da distruggere ed ovviamente l’Iri finì in cima alla lista col risultato che “qualcuno”, magari prima da poltrone importanti all’interno dell’Iri e poi da importanti poltrone di governo, approfittò della situazione per svendere le aziende a privati per i quali, magari, faceva o aveva fatto anche il ben pagato consulente. Ma questi sono altri discorsi.
Ora che una nuova grande crisi, simile a quella del 1929, minaccia l’intero pianeta, qualcuno comincia a pensare a qualcosa di molto simile all’Iri, ma il nuovo nome suona in modo diverso: fondo sovrano.
Proprio ieri il presidente transalpino Nicolas Sarkozy ha infatti annunciato la creazione di un “fondo pubblico d’intervento in favore di imprese (ovviamente francesi) strategiche in difficoltà”, il famoso fondo sovrano. Qualcuno aveva anche proposto un grande fondo sovrano europeo, ma viste le incertezze di troppe nazioni, Italia in testa, la Francia ha pensato bene di correre ai ripari per proprio conto.
In Italia, infatti, mentre la crisi avanza, ancora si sta concionando se debba o meno essere introdotta per legge una soglia del 5% per l’intervento pubblico nelle aziende. Insomma i liberisti radicali non vogliono proprio mollare la presa.
Esistono però nel mondo fondi sovrani, ovvero fondi di investimento controllati dai governi nazionali, che in questo momento si stanno guardando in giro non per investire in casa propria, ma per vedere se c’è la possibilità di scalare aziende strategiche in casa d’altri. I continui ribassi borsistici certo creano i presupposti per queste scalate ostili e presto potremmo ritrovarci con gran parte delle aziende strategiche italiane in mani straniere (quelle che già non lo sono diventate con le scellerate privatizzazioni).
Insomma, non c’è tempo da perdere. Chi lo ha capito, come la Francia, si sta muovendo senza indugi, chi tentennerà rischierà di pagare le sue indecisioni a carissimo prezzo.
Non esistono ricette liberiste contro questa crisi, ma solo ricette socialiste e nazionali. L’Iri fu una geniale soluzione allora e lo sarebbe ancor oggi, ma cosa altro deve succedere perché qualcuno a Palazzo se ne accorga?
 

 28/10/2008


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