NOTIZIE 2008

 

Stato sociale: in nome del Capitale, assassini

 

di Sandro Pescopagano

Ormai è evidente a chiunque, nel nostro Paese si aggira indisturbato un vero e proprio “serial killer” che, oramai quotidianamente assassina indisturbato i lavoratori.
E’ lo stesso che talvolta induce medici e proprietari di cliniche private a fregarsene della vita umana e ad operare, mutilare, offendere nel corpo uomini e donne solo per fare più profitti economici.
E’ lo stesso che induce due italianissimi datori di lavoro a dare fuoco ad un loro lavorante rumeno per avere il risarcimento dell’assicurazione!
Per non parlare dei luoghi dove vengono utilizzati i lavoratori immigrati, meglio se clandestini, con zero precauzioni, con nessun dispositivo di sicurezza (tanto rischiano loro) e se non vogliono lavorare se ne possono anche tornare a casa perché ci sono altre migliaia di disperati al loro posto. L’assassino si chiama “Capitale”, ovvero l’egoismo dei più forti sui più deboli… Sì, si chiama così, malgrado in tanti cerchino di farcene dimenticare l’esistenza, anche cambiandogli il nome in libero mercato (piacciono i nomi moderni, ma è sempre la solita cosa, prima chiamavamo spazzini quelli che ora vengono detti operatori ecologici).
Il giornale dei padroni – sì, si chiamano padroni anche se pure per loro c’è chi addolcisce i toni e li chiama imprenditori, o industriali – , come il Sole24ore, ha dedicato ad esempio ai morti in Sicilia un trafiletto in prima pagina e un articoletto a pagina 20 in cui si sottolineava che i morti ammazzati non avevano la mascherina di protezione: come a dire che quanto è successo è stata colpa loro! E perbacco! Che sbadati.
Quattro dei morti ammazzati erano dipendenti pubblici, quattro fannulloni direbbero i nostri, anzi i loro, battaglieri ministri, soprattutto quelli che pensano ad una pubblica amministrazione al servizio esclusivo delle imprese. Il quinto invece lavorava in nero per una ditta di appalto, strano che non fosse anche lui un extracomunitario.
Proprio ieri l’Unione europea ha votato una delibera secondo cui la settimana di lavoro non avrà più il limite massimo delle 48 ore, ma potrà arrivare anche a 65 – 70 ore a settimana, con buona pace di chi pensa che lavorare meno non solo serva a lavorare tutti, ma sia anche una regola minima di protezione perché, è risaputo, gli incidenti sul lavoro succedono quasi sempre a fine turno, quando si è più stanchi e l’attenzione cala vertiginosamente.
Ma il “Capitale”, l’egoismo, non pare assolutamente disponibile a dirsi sazio. Chiede, e trova l’incondizionato appoggio di Cgil, Cisl, Uil, e UGL per smantellare l’impianto contrattuale esistente su scala nazionale, per avere più mano libera e poter decidere lui, il “Capitale” e i suoi camerieri, come, a chi, e quanto salario dare sulla scorta delle proprie folli determinazioni, che rispondono solo alle esigenze delle imprese; senza badare a quanta produttività (ovvero sudore ) chiedere in più ai lavoratori. E intanto pretende, e il governo acconsente (silenzio dei sindacati confederali), di ammorbidire le sanzioni alle sue imprese per le violazioni alle normative sulla sicurezza sul lavoro.
In questo modo avrà l’alibi di poter continuare ad uccidere senza nemmeno pagare una multa.
Tacere e non mobilitarsi oggi significa rendersi complici di questa guerra dichiarata al mondo del lavoro e alla giustizia sociale.
Governo, ministero del Lavoro e della Previdenza, ispettorati Inail e del Lavoro, Inps, comandi provinciali dei Vigili del Fuoco, prefetti, medici competenti, assessorati al Lavoro Regioni, Province e Comuni, Asl; Sanità Marittime, Capitanerie di Porto ecc., tutti questi soggetti scaricano la loro responsabilità con affermazioni del tipo: “Noi abbiamo solo il compito di controllare la regolarità degli estintori, della presenza delle zanzariere nei bagni…”. Di fatto ognuno di questi organi si limita per quella che burocraticamente è la sua competenza e pur avendone le capacità si guarda bene dal segnalare quello che non va ai tutti li altri organi di competenza.
Ora anche l’adozione del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, firmato dal capo dello Stato il 10 aprile 2008, viene messa in discussione, il nuovo governo (sarebbe stato lo stesso se ci fosse andato Veltroni, lo ricordiamo a tutti i vecchi “tromboni”, sciacalli dei lavoratori, che con le bandierine del Pd cercano di cavalcare strumentalmente la protesta, e per loro è in attesa una bella sorpresa da parte delle “tribù liberate”) intende rimetterci mano ancor prima che diventi operativo, per cancellare anche le poche innovazioni che ha introdotte e che fanno parte di quella “macchina legislativa e burocratica che penalizza troppo le imprese” e del “sistema sanzionatorio miope ed inutilmente repressivo e pesantemente aggravato”.

 

 02/12/2008


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