NOTIZIE 2009


IL LAVORO NEL TERZO MILLENNIO TRA PRECARIETA’, MERCIFICAZIONE E MOBBING….


di Stella Bianchi

Il Novecento è stato definito il secolo del lavoro, ma a partire dagli anni Ottanta, le trasformazioni in campo occupazionale hanno iniziato a subire un’accelerazione davvero incalzante poichè l’introduzione di nuovi supporti per la velocizzazione della produzione , ha distanziato i lavoratori. Infatti l’inserimento di innovazioni tecnologiche come il computer hanno portato ad un progressivo scollamento delle mansioni slegando i vari passaggi della lavorazione e fluidificandoli in un unico indistinto procedimento produttivo.
In questo modo la figura del lavoratore è passata vistosamente in secondo piano creando nel medesimo una sorta di “alienazione e di perdita di ruolo” rispetto alle precedenti mansioni e con l’andar del tempo questo senso di precarietà si è accentuato di pari passo con il mancato rispetto delle regole contrattuali e dei diritti acquisiti attraverso dure lotte.
Dagli anni Novanta, il fenomeno si accentua maggiormente poiche’ le ulteriori ristrutturazioni dell’industria e del mondo dei servizi hanno portato come conseguenza la trasformazione dell’economia reale in attivita’ finanziaria.
Questo tipo di attività, non è legata alla produzione di beni ma è finalizzata solo ad incrementare in poco tempo i profitti dei grandi azionisti attraverso speculazioni spesso azzardate.
Il sociologo Luciano Gallino, in un saggio ha definito questo fenomeno come l’affermazione dell’”impresa irresponsabile” di matrice americana.
Conseguenze dirette di questa riconversione industriale sono i tagli del personale,la messa in mobilità e la disoccupazione.
Ma prima di arrivare a queste estreme conseguenze, spesso trascorre diverso tempo, durante il quale l’individuo non è in grado di percepire con chiarezza il destino al quale sta andando incontro.Infatti i passaggi intermedi che conducono alla soluzione finale sono vissuti direttamente sulla pelle del lavoratore, alternando fasi di incredulità a momenti di vera angoscia e smarrimento dovuti spesso a demansionamento ,dequalificazione,caduta di comunicazione e di coinvolgimento, in poche parole si tratta di una vera e propria marginalizzazione lavorativa.
L’inquietudine si instaura nell’animo dell’individuo che arriva lentamente a convincersi che il lavoro non sarà più come prima e che per lui non sarà più fonte di autorealizzazione e di riconoscimento sociale.
D’altro canto, le azioni adottate dall’impresa che deve riconvertire la produzione oppure vuole delocalizzare o chiudere la propria attività sono spesso messe in opera contro i lavoratori quando il contratto è ancora una legge da rispettare e quindi il padrone si vede costretto ad adottare tattiche poco ortodosse per mettere fuori gioco i propri dipendenti e per spingerli magari ad un licenziamento volontario.
Altro fenomeno demotivante, riscontrato in molti ambienti di lavoro, è quello di privilegiare i lavoratori piu’ remissivi e asserviti da conoscenze o parentele : si tratta degli yesmen ,persone spesso impreparate e non all’altezza del loro compito che con la loro incapacità aumentano le distanze tra colleghi scoraggiando coloro che sono portatori di valori come la preparazione e la passione.
Questo trionfo dell’immagine e della raccomandazione determinato a discapito di una sana competitività, ha danneggiato pesantemente l’organizzazione di molte attivita’ produttive che oltre a creare disfunzioni interne all’azienda ha contribuito all’impoverimento professionale e alla perdita di dignità degli addetti e questi fattori hanno impedito all’impresa stessa di raggiungere gli obiettivi assegnati.

In ogni caso,si è voluto proseguire su questa strada malgrado tutto, aumentando così il senso di precarieta’ che per la prima volte viene risentito anche da chi ha ancora un contratto a tempo indeterminato .
Le conseguenze sono comunque imprevedibili sui lavoratori e vanno dall’insicurezza alla remissività verso il padrone..che spesso non e’ piu’ una persona ma un gruppo finanziario.
Ricompare la paura ricatto di essere licenziato o trasferito altrove, a causa di nuove mutazioni aziendali anche perche’ le garanzie acquisite sono sotto continuo attacco.

La sensazione è quella di essere in balia di impersonali management che non danno prova di gran senso di responsabilita’, ne’ verso i dipendenti ne’ verso la stabilita’ dell’Azienda.

Dagli Stati Uniti si importa il sistema “Merger & Acquisition”, fusione e acquisizione, vale a dire che invece di formare personale o razionalizzare il sistema produttivo,si comprano o si fondono aziende che gia’ producono quel tal prodotto con quelle particolari tecnologie.
In questo modo si creano dei doppioni di mansioni e di personale all’interno dell’azienda stessa che tradotto significa presenza di esuberi e di licenziamenti.
“Col Merger l’aspettativa è che 1 + 1 faccia 3 per l’utile,faccia 2 per il fatturato e faccia 1 per il personale e quindi con una consistente riduzione occupazionale” .
Ecco perche’ si dice che quando diminuisce il numero dei dipendenti, il valore in Borsa sale.

Nel tentativo di fare profitti alti e subito,il giro di acquisizioni e fusioni deve essere frenetico.
Tutto si svolge nell’impalpabilita’ della finanza che dematerializza sempre piu’ il lavoro:il turnover dei manager e’ cresciuto del 53%… alimentando guadagni elevatissimi e poi via,si cambia azienda!
La permanenza di un manager e’ sempre piu’ ridotta.
Questo modo di governare l’impresa si espande nel corso degli anni Novanta e non è un caso se dopo il Duemila si verificano tanti crack : Eron, Vivendi, Kirsch Media Group, Parmalat, Cirio.
“Il cambio ravvicinato dei vertici genera dei salti che portano a veri e propri collassi aziendali perche’ viene a mancare la continuita’ e la filosofia del fare impresa”(F.De Bortoli, Il sole ventiquattrore).

“Il paradosso dei manager italiani si traduce in un semplice motto: stipendi d’oro , aziende in rosso.
I 50 dirigenti piu’ pagati delle imprese milanesi hanno intascato tra il 2006 e il 2007 il 29% in piu’ rispetto gli anni precedenti ,mentre le buste paga del lavoratore dipendente sono cresciute solo del 2,3%”.

Spesso il malessere in azienda viene alimentato ad arte, secondo una precisa strategia.
Gli azionisti coinvolgono nel loro gioco, oltre ai managers, i direttori intermedi del Personale,delle vendite, del marketing… che ricevono anche loro un paracadute e le stock options…..ma anche loro devono avvicendarsi spesso per impedire un’affezione relazionale con i gradini inferiori del personale.
Dall’alto, infatti, i sottoposti sentono piovere addosso, una sorta di noncuranza e un certo qual disprezzo poiche’ non si e’ piu’ considerati persone ma numeri o peggio ancora , come merce.

Il termine esuberi assume una connotazione astratta ed anestetizzante in quanto il soggetto lavoratore non serve più perchè lo scopo dell’azienda non è piu’ la produttività ma l’aumento dei profitti finanziari..

Zygmunt Bauman, sociologo di origine polacca, evidenzia nel suo libro Vita liquida che : “ La propensione diffusa tra i dirigenti del nostro tempo e’ quella di sussidiarizzare, trasferendola sulle spalle dei dipendenti, la responsabilita’ per qualsiasi conseguenza delle scelte effettuate, soprattutto se negative e piu’ in generale, la responsabilita’ di non essere all’altezza della sfida”.

Il lavoro non viene piu’ concepito come un diritto e all’individuo viene affidato
il compito di procurarselo o inventarselo.
Il filosofo Remo Bondei arriva a parlare di “io modulare o di io patchwork” rivelando l’esistenza di un marketing delle identità costituito da modelli comportamentali preconfezionati e diffusi dai media, e da consulenti, per arrivare al modello “workaholics” secondo il quale l’”ufficio diventa il posto della vera vita cioè il luogo in cui la competizione alimenta emozioni adrenaliniche continue che inglobano tutta l’esistenza”.
Così gli affetti,la famiglia,gli svaghi,le relazioni,la salute non contano piu’ perche’ vengono assorbiti da questa alta e grande missione di lavorare spacciata a se stessi e agli altri come dover lavorare.
Il modello “workaholic” è spesso stato adottato da managers ma non mancano emuli nemmeno nei livelli inferiori.
Si parla di “work fixation” ,l’ossessione per il lavoro e tra noi italiani ne e’ affetto un 6 - 8 % della popolazione e questo grave problema è gia’ arrivato negli studi degli psichiatri.

Tuttavia , anche questo periodo si sta esaurendo e al lavoratore è rimasto il rimpianto di un certo lavoro,scandito e determinato da un ordine preciso e da ruoli che coinvolgevano tutti in un progetto comune.


Mobbing:casualita’ e strategia.

Mobbing, è un termine inventato dall’etologo Konrad Lorenz per indicare il comportamento di animali della stessa specie che si coalizzano contro un loro simile attaccandolo per escluderlo dal gruppo.
Si è già detto che tutto e’ iniziato negli anni Novanta con le grandi ristrutturazioni, privatizzazioni e fusioni e che per questo motivo le imprese sono ricorse alla pianificazione sistematica del disagio per liberarsi dei famosi esuberi.
E’ stato definito “mobbing strategico” ed e’ emerso in tutta evidenza all’inizio degli anni 2000.
Il mobbing e’ stato definito anche come arma impropria per rottamare le risorse umane al fine di sbarazzarsene o di sostituirle con personale al quale applicare contratti più aleatori.

Il problema piu’ rilevante per le Aziende sono i dipendenti di eta’ compresa tra i 45 e i 50 anni con una retribuzione piu’ alta dei giovani e che non possono accedere agli ammortizzatori sociali.
Oltre a questa tipologia di lavoratore, viene più spesso mobbizzato il personale part-time e la cosa riesce meglio se si tratta di una donna con carichi famigliari alle spalle rappresentati dal lavoro di cura di giovane prole o di anziani da accudire.
Per creare disagio a questi soggetti, vengono loro sottratti i compiti abituali spesso frutto di lenti avanzamenti ottenuti in molti anni di duro lavoro ,successivamente vengono loro imposte mansioni nettamente inferiori, vengono spesso messi in subordine a nuovi assunti chiaramente meno esperti, viene bocciata ogni loro proposta e infine vengono loro avanzate critiche continue….
Si puo’ venir isolati anche fisicamente trovando un mattino la propria scrivania messa in una stanza vuota e senza telefono..
E’ un metodo dagli effetti devastanti.
Non si puo’ reggere al non far nulla e alle umiliazioni.Il lavoratore viene lentamente distrutto psicologicamente.
Così avviene la lenta rottamazione dell’individuo.
“Ma la gente non si dimette ….perche’ dove mai di questi tempi troverebbe un altro posto di lavoro?” osserva M.G. Cassito, psicologa alla Clinica del lavoro L.Devoto di Milano.
“ La gente non si dimette, ma si ammala…quindi comincia a stare a casa…” Un tempo alla clinica del lavoro venivano trattati casi di malattie professionali di operai , dovute per lo piu’ad agenti chimici…ma dagli anni Novanta,si comincia a trattare con impiegati , quadri , dirigenti intermedi …colletti bianchi.”

La malattia dell’insicurezza.

Altro elemento destabilizzante e’ quello di “non sapere bene chi sia il proprietario dell’Azienda” poiche’ quando si insediano i nuovi Capi, portano con sé i fedeli collaboratori e alcuni lavoratori si trovano ad essere un doppione, dunque superflui, dunque mal tollerati.”
Si creano nelle imprese o nelle varie Pubbliche Amministrazioni i famosi Codici Etici , ma vengono creati come immagine, perche’ valgono solo come propaganda …
Il sistema di prevaricare sistematicamente le persone, di spaventarle, di distruggerle psicologicamente, determina effetti devastanti per chi lo subisce , ma a volte puo’ rivelarsi rischioso anche per l’Azienda che lo mette in pratica poiche’ il comportamento di risposta del dipendente puo’ generare reazioni inaspettate come ad esempio le denunce sindacali, le denunce presso il Tribunale del Lavoro oppure la cattiva pubblicita’ sui media .(internet, giornali…)

L’aumento del mobbing, secondo Ida Regalia, sociologa dell’Universita’ Statale di Milano, deriva anche dall’espandersi dei servizi rispetto al manifatturiero.
Nel manifatturiero i rapporti sono diretti e schietti perché c’è il contatto diretto con la materia e i ruoli gerarchici sono ben chiari :in questo caso si parla di linguaggio diretto.
Nell’impresa invece c’e’ un’azione tra persone in cui e’ piu’ facile farsi male e qui si parla di linguaggio indiretto caratterizzato da fattori discriminanti e da colpi bassi ,da cose dette e non dette, da allusioni sottintese che vanno ad instaurare una sorta di codice trasversale.
“Secondo uno studio della Clinica del lavoro di Milano, i piu’ interessati dal mobbing strategico sono gli impiegati”…

In ogni caso la reazione al mobbing una volta identificato , invece di suscitare solidarieta’ tra colleghi, innesta la piu’ accanita competizione per paura di perdere il proprio lavoro, e di venir messi nel ghetto.
Così vengono a mancare anche i più elementari legami di solidarietà e di scambio dialogico tra i dipendenti per cui diventa quasi impossibile incontrarsi alla macchinetta del caffè o scambiare due parole in corridoio perchè ognuno vede nell’altro il potenziale nemico o delatore della Direzione.
Di conseguenza, aumenta la diffidenza e spesso anche l’arroganza e l’aggressività reciproche per cui trascorrere una giornata lavorativa in un simile ambiente diventa ogni giorno piu’ arduo.
In diverse aziende , poi, non viene sostituito chi va in pensione, quindi si lavora sotto organico, con ritmi pressanti e senza rispetto delle mansioni e specializzazioni che vengon spesso invertite tra loro.Se si avanza qualche obiezione, non si viene ascoltati dai superiori che a loro volta addossano la responsabilità delle disfunzioni a qualche mega coordinatore che dirige a duecento kilometri di distanza.

Pochi giorni prima della tragedia sul lavoro alla ThyssenKroup di Torino (dicembre 2007), al Convegno dei giovani industriali a S.Margherita Ligure si era lamentata, da un punto di vista datoriale, la fretta con cui il precedente governo (Prodi ndr) aveva licenziato il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e questo la dice lunga perche’ se si arriva a non far rispettare le regole che tutelano la salute fisica dei lavoratori, figuriamoci cosa viene previsto per quella mentale che dopo tutto è difficilmente misurabile, considerato il fatto che a tutt’oggi non esiste ancora una precisa normativa giuridica che tuteli il mobbizzato, e forse la cosa non è del tutto casuale…

Il neuropsichiatria Gilioli ex direttore del Centro per il disadattamento lavorativo Devoto di Milano parla di Stress economy.

Nel 2005, la francese Corinne Maier pubblica il racconto autobiografico(la scrittrice all’epoca lavorava presso la EDF,l’Enel francese) intitolato Buongiorno pigrizia, volto ad insegnare come fare il meno possibile in un’Azienda che ha tradito ogni legittima aspettativa del lavoratore..

Secondo Gallino le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, fragilizzano le psicologie e corrodono il carattere e la personalita’ dell’individuo.
Così si arriva a parlare di tempo destrutturato piu’ che vissuto , un tempo privato di ogni ragionevole punto di orientamento….
Spesso a cascata questo fenomeno arriva a lambire anche i figli delle persone colpite da questo malessere in quanto dall’atteggiamento e dalla sofferenza genitoriale traggono un insegnamento che porta alla rassegnazione e alla perdita di una sana reattivita’.
Ma stiamo attenti però che l’impoverimento del capitale ‘umano e culturale’ dell’Azienda ha delle forti ripercussioni anche sul piano della competitività dell’impresa stessa, e una disoccupazione estesa in maniera dilagante porta solo ad un’estesa difficoltà di individui che oltre a star male, perdono anche il ruolo di consumatori , di scambiatori ,di portatori di esperienza e di professionalità e ciò non rappresenta certo un benessere per la futura crescita della società.

Stella Bianchi
Italiasociale


Fonti: Serena Zoli Il lavoro smobilita l’uomo . Longanesi 2008
Il Sole 24 Ore”
-Corinne Maier


03/03/2009


pagina delle notizie

home page

archivio 2006, 2007

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003