NOTIZIE 2009


 De profundis per il diritto di sciopero


“Governo, opposizione, confindustria e sindacati gialli tutti insieme appassionatamente”

Prima distruggono il CCNL, adesso passano alla fase successiva, l’eliminazione graduale del “diritto di sciopero”. E’ questa la manovra che sta avvenendo in Italia per far pagare ai lavoratori l’attuale crisi economica. Non saranno in banchieri ladri e iperpagati, i ministri incapaci, gli imprenditori avidi e falliti a sopportare le conseguenze dei loro stessi errori e del tanto decantato sistema liberal capitalista, che ogni giorno di più mostra crepe sempre più profonde . Un’alleanza bipartisan sta sancendo la fine dell’unico strumento realmente efficace di lotta che restava nelle mani dei lavoratori, oramai alle prese da anni con contratti capestro, aumenti salariali risibili , morti bianche e sfascio totale dello Stato sociale.
L’ex socialista Maurizio Sacconi si è impegnato anima e corpo in questa impresa, ben supportato dall’altro falco liberista Brunetta, quello che vuole colpire i “fannulloni che lavorano nello Stato”, ma che non sa guardare nel proprio orticello, tra i banchi parlamentari…All’unanimità, e non vi erano dubbi, il consiglio dei ministri ha votato a favore del DDL delega, in un clima di grande accordo…Ma un aiuto considerevole questa volta è giunto da coloro..che a parole.. dovrebbero fare gli interessi dei lavoratori, quelle confederazione sindacali gialle Cisl, Uil in testa e Ugl, (per la Cgil è solo questione di tempo), che sono oramai le mosche cocchiere del padronato. I vertici di queste si sono affannati in sperticati elogi della nuova riforma, prima Bonanni e Angeletti, poi a ruota si è aggiunta la lady di ferro..sic! Polverini, che tra il pied a terre di Parigi e la terrazza romana ,a grandi passi sta portando alla rovina quello che fu il “sindacato nazionale per eccellenza” erede della Cisnal. Costoro hanno posto le basi per creare il “sindacato di Stato” ,ovvero quel sindacato che non rappresenta più gli interessi dei propri iscritti, ma che è solamente legittimato dal governo di turno a sedere nei vari tavoli concertativi, dove più che alle garanzie per chi lavora, si bada ad aumentare le prebende per i suoi funzionari, i distacchi, le agevolazioni, le frequentazioni nei salotti buoni… Una delegittimazione sul campo che è andata in questi ultimi anni di pari passo con una sempre maggior legittimazione istituzionale, e questo a mano a mano che da concertativi, termine di per se stesso già fraudolento, si diventava collusi, ora con Confindustria, ora con i vari esecutivi amici… E così abbiamo un Angeletti che “si dice contento purché non si ecceda oltre i trasporti”… e rilancia la scemenza dello sciopero virtuale”, un Bonanni che poveretto non sapendo che dire, sposta il tiro sul povero Epifani definendolo “latitante e irresponsabile…”, mentre la “parvenu” di Via Margutta, Renata Polverini, che in una recente intervista al quotidiano Libero si è dichiarata “socialista”, annuncia senza vergogna che “… va bene la legge se è solo per i trasporti( come se qui i lavoratori fossero di serie B), dando per scontato il contributo suo e delle altre OO.SS….” e ci mancherebbe madama la marchesa..Per la Cgil, formata in gran parte oramai da pensionati, dicevamo è solo questione di qualche settimana, e poi anche Epifani che non brilla certo per essere un barricadiero scenderà a più miti consigli stimolato dai compari che l’hanno preceduto e allettato dagli innumerevoli vantaggi che avrà il suo “sindacato”nel sedersi nei tavoli che contano…un gioco delle parti in cui la Cigl è maestra.
Un” de profundis” scritto sotto la regia di quei poteri forti che governano realmente l’Italia e che non hanno alcuna intenzione di vedere salire le proteste dei lavoratori che ogni giorno di più vedono incrinarsi la sicurezza del proprio posto di lavoro, e che potrebbero sfociare in agitazioni ancor più vaste a livello popolare. L’ordine di scuderia è di stroncare sul nascere ogni velleità, con la scusa di “tutelare i cittadini indifesi che devono viaggiare”, come se quei cittadini ai quali è impedito di muoversi a causa di uno sciopero, non fossero anch’essi lavoratori e quindi un domani potrebbero essi stessi trovarsi nelle medesime condizioni. Una cosa però è certa, i trasporti faranno da battistrada ad altre misure che coinvolgeranno anche settori diversi del mondo del lavoro,questo presto o tardi… Già ora con la Legge n. 83 del 2000 si erano posti dei paletti che incrinavano l’efficacia dello sciopero, ma evidentemente ciò, stante la crisi economica attuale poteva non bastare e allora ecco che dal cilindro dell’omino di governo uscire sotto dettatura le nuove regole. Adesso però anche Confidustria alza la voce e non vuole essere da meno di Sacconi, con la Marcegaglia che chiede nuove regole anche nel settore privato.
In tutto questo si nota l’assordante silenzio- assenso dell’opposizione che si è fatta solo vedere con Pietro Iachino (Pd) che ha presentato in Senato un DDL per introdurre nei contratti di lavoro “lo sciopero virtuale”, della serie: il governo Berlusconi bastona da una parte e noi finta opposizione lo aiutiamo dall’altra. Convertita da tempo alle spietate leggi del mercato, la sinistra bipartisan fa ancora una volta autogol, mentre il senatore Iachino, al pari dei suoi sodali parlamentari non teme ne inflazione, ne deve scioperare per vedersi aumentare la busta paga, quella se la aumentano lor signori come e quando vogliono, tutti compresi e nessuno escluso.
Vediamo alcuni dettagli del DDL delega:
Obbligo del referendum consultivo prima degli scioperi indetti da piccole sigle, che si legge “ chi non fa parte del tavolo che conta non potrà fare sciopero”.
Per i servizi di particolare rilevanza inoltre l’adesione di ogni singolo lavoratore va data in anticipo, venendo così a cadere uno dei presupposti per la buona riuscita dello sciopero e cioè la sorpresa, che non consente al datore di lavoro di prevenire l’azione dei lavoratori.
Sciopero virtuale, una presa per i fondelli a tutto campo, perché depotenzia totalmente ogni azione rivendicativa, che è di lotta e quindi se non crea disagio al datore di lavoro diventa inutile.Si chiede la sua estensione anche ai servizi strumentali o complementari del settore trasporti.
E’ prevista la comunicazione con un congruo anticipo della revoca dello sciopero.
Multe salate per chi attua proteste fuori dai paletti della legge, che possono costare al lavoratore fino a 5 mila euro di multa, questo in alternativa alle sanzioni disciplinari previsti dalla normativa vigente. Saranno considerati veri e propri illeciti amministrativi.
La riscossione delle sanzioni sarà affidata a Equitalia, che sostituisce così il datore di lavoro, non dando così scampo ai lavoratori inadempiente
Nella nostra Costituzione si recita che l’Italia è un Repubblica fondato sul lavoro e che lo sciopero è un diritto, d’ora in poi però , dopo che anche il lavoro è diventato sempre più precario, anche l’ultimo baluardo dei cittadini lavoratori rischia di essere sbriciolato, forse bisognerà toccare il fondo per vedere una reazione che travolgerà tutto e tutti, governo, sindacati gialli, padroni ed intanto non resta che sperare nei sindacati di base, gli unici che ancora non hanno ammainato la bandiera della giustizia sociale.


Romano Visconti


03/03/2009


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