ECONOMIA 2007

All’attenzione dei vari dulcamara di Stato

LA MONETA: pretesto di ogni ignominia o strumento di vita sociale

di Carmelo R. Viola

La moneta è nata come strumento intermediario di scambio in sostituzione del baratto (scambio diretto di bene contro bene). Inizialmente era rappresentata da beni naturali (come pecora – donde pecunia – o dal sale – donde salario) o da minerali pregiati, il supremo dei quali era l’oro. Si pensi alla storica caccia all’oro. Per comodità i primi “mercanti monetari” (futuri banchieri) daranno buoni in sostituzione della moneta naturale.

La ricchezza dello Stato sarà la quantità di oro posseduta. Sempre per comodità, a sua volta lo Stato, dotato di “riserva aurea”, conierà una corrispettiva quantità di moneta in poca parte metallica, in maggior parte cartacea, dal valore facciale teoricamente non superiore alla detta riserva. Quella metallica (nikel, argento, ecc.) avrà un valore intrinseco, quella cartacea, detta “fiduciaria” porterà la scritta ”pagabile a vista” (ovvero tramutabile in oro).

In verità quella della riserva aurea era una convenzione anche ridicola perché nessuno sarebbe stato ammesso nel famoso caveau ed essere in grado di controllarne l’autenticità e la quantità. I mercanti monetari, che sorgeranno come funghi, emetteranno moneta scritturale o bancaria sulla scorta – anche questa impossibile da controllare – dei depositi dei clienti.

Per brevità saltiamo i molti dettagli storici e appostiamoci davanti alla realtà attuale. Dal momento che la riserva area non serve più a predeterminare la ricchezza corrente di uno Stato e con la consapevolezza degli effettivi problemi sociali, si può dare la definizione scientifica dell’unica funzione che può avere la moneta a maggior ragione nella civiltà tecnologica: “La moneta è lo strumento statale per organizzare e socializzare il lavoro e per distribuirne i prodotti (beni e servizi) a tutti i membri (nessuno escluso) di una comunità nazionale secondo equità e bisogno”.

In questa definizione c’è tutto quello che deve essere l’economia (quella corrente è predonomia) e quello che può essere il socialismo. Intanto, né disoccupati, né poveri né un solo cittadino senza assistenza sanitaria gratuita. Né più fisco che deruba i poveri e scalfisce il potere monetario dei benestanti. Abolita la moneta attiva, la moneta propriamente detta diventa una prerogativa assoluta dello Stato che la usa secondo una dinamica scientifica, a termine o meno, secondo le necessità  della situazione del momento del corpo sociale. Questo non esclude l’uso di monete convenzionali tra Stato e Stato o nei rapporti internazionali ove siano impossibili o difficili i più razionali scambi di bene contro bene (baratto senza mercato).

In presenza di una moneta strumentale (passiva) la classica ed esilarante motivazione della “mancanza di fondi” diventa semplicemente un’affermazione priva di senso logico: sarebbe come dire di non potersi bagnare davanti ad un orizzonte di mare! Ciò che non si dice è che l’intellighenzia del sistema capitalista (quindi basato sulla reciproca predazione: legale, illegale e mafiosa <paralegale>) è interessata a conservare la moneta attiva, che consente la detta predazione, quindi l’accumulo di privilegi (di ricchezza) anche illimitati, cioè di “refurtiva”. Tale “intellighenzia (non molto intelligente, per la verità!) la si può considerare una corporazione di fatto in nome della quale parlano accoratamente i vari Berlusconi e Montezemolo – naturalmente sempre in nome del bene del paese!

Il fenomeno più tragicamente comico dell’economia (predonomia) gestita dalla moneta tradizionale, è il debito pubblico che lo Stato contrae con una SpA di usurai come il Bankitalia, e che fa pagare anche ai poppanti in termini di tasse e di maggiore povertà! Gli istituti del mercato monetario stanno coprendo a tappeto tutta l’area del potere. E’ tutta una situazione che, a rigore di logica, interessa la psichiatria, visto che si creano e si ingigantiscono delle difficoltà sociali gratuite quando si potrebbe vivere tranquilli e quasi fraternamente.

Fra i molti problemi del tempo il vero casus belli del TFR (trattamento di fine rapporto), insomma dei “quattro soldi” che  i lavoratori, dopo una vita di lavoro e di sacrifici, attendono come una manna per soddisfare un bisogno vitale o realizzare un piccolo sogno (non meno vitale) mentre i vari Ettore Romiti (per fare un esempio storico!), come liquidazione-premio di un comodissimo servizio di delegati di azienda incassano miliardi e miliardi delle vecchie lire senza che il potere insorga contro cotanta vergogna.

Se la moneta attiva è il vero male che sta portando a rovina totale la civiltà attraverso una quotidiana drammatica opera buffa, la moneta passiva potrebbe essere l’unica via per salvare l’umanità da una fine ingloriosa. Ci pensino i vari Visco, Padua- Schioppa e Bersani, che mi fanno pensare ai paladìni del “teatro dei pupi” della Sicilia, i cui protagonisti menano colpi di spada da orbi senza rendersi conto di colpire sé stessi come infatti ci comprova la storia delle Crociate. Il problema monetario, come lo pongono costoro e tutti i sedicenti economisti e dulcamara, è una enorme buffoneria, che toglie allo Stato quella sovranità monetaria inscindibile dalla sovranità giuridica: la mancanza di una sola di queste sovranità impedisce allo Stato di governare.

Il vero problema, al punto in cui è giunto il degrado patologico del tessuto sociale, sta nel recupero della moneta stessa, che si risolve in un necessario-automatico capovolgimento del corso attuale: dal privato al pubblico, ovvero in una rivoluzione graduale, riformista se si vuole, che, senza violenza e senza sangue, dà allo Stato ciò che è naturalmente dello Stato e lascia al privato ciò che è naturalmente del privato secondo i diritti naturali e la rigorosa logica della scienza sociale.

Fisco e debito pubblico sono i due monumenti di imbecillità istituzionalizzata che lo Stato suicida si trascina dietro dal Medioevo e, psicologicamente, dalla tribù. I sapientoni della “cosa pubblica” non sanno nemmeno che la moneta  non è un evento meteorologico, come ci fanno pensare le borse, cioè  l’andamento degli uomini di affari e che l’economia non è pertanto il divenire degli affari dei potenti ma ben altra cosa, che la ricchezza di un paese non dipende (come ci si vuole far credere) dalla ricchezza dei suoi uomini d’affari.  E’ possibile scoprire che la vita sociale è molto più semplice se solo si ammette la verità che tutti gli uomini sono naturalmente uguali ed hanno gli stessi diritti e che Berlusconi non vale più di me solo perché ha predato “legalmente” mezzo mondo mentre io sono rimasto un proletario a tutti gli effetti  ma che antropologicamente ritengo di valere molto più di lui e che, a dispetto di questo, il fisco lo lascia immensamente ricco, mentre a me mi toglie il pane di bocca! Se questo è il punto di arrivo della civiltà “umana”!

 

                                                                          Carmelo R. Viola- csbs@tiscali.it

 

(La moneta – 24.06.07 – 2398)

 

01/07/2007


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