ECONOMIA 2009

 

SCUDO FISCALE

 

di Erika Steiner

In questo momento, mentre sto scrivendo queste poche righe (1 ottobre), il testo definitivo della legge chiamata “Scudo Fiscale” è ancora in dibattimento alla Camera. Il Decreto Legge, che prevede delle variazioni rispetto alla Legge già approvata, detta “manovra estiva”, dovrà essere convertito in Legge entro sabato 3 ottobre pena la decadenza. Quindi variazioni sono ancora possibili, anche se, realisticamente, poco probabili.
La stampa e la televisione ne parlano molto in questo periodo, ma con un tono da iniziati che non permette a chi non è addetto ai lavori di capire di cosa si tratta, mantenendone così un’idea vaga e superficiale. È il solito sistema usato per far in modo che all’apparenza tutti sappiano ma che, nella pratica, nessuno capisca.
Vediamo in poche parole di cosa si tratta.
Il Decreto Legge n. 78/2009, convertito nella Legge n. 102/2009 (successivamente sono state richieste delle variazioni che sono quelle attualmente in discussione), detto anche “Decreto Anticrisi” prevede la possibilità di usufruire di una sanatoria per consentire ai contribuenti di regolarizzare patrimoni illegittimamente detenuti all’estero (il nome esatto della Legge è "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali", curiosa accoppiata, provvedimenti anticrisi e missioni “di pace”!).
Dicevo “regolarizzare patrimoni illecitamente detenuti all’estero”, questo perché nessuna legge vieta ad un cittadino italiano di acquistare beni (case, barche) all’estero, né di aprire conti correnti o depositi titoli in altri Stati. In questo caso, però, il contribuente è obbligato all’osservanza della Legge 167/1990 sul monitoraggio fiscale, vale a dire, esportare il denaro tramite il sistema bancario e dichiarare quanto posseduto fuori dallo Stato nella dichiarazione dei redditi compilando il quadro WR. Tutto molto semplice.
Il fatto è che praticamente nessuno fra chi esporta denaro all’estero lo fa in modo regolare e poi lo dichiara, probabilmente perché si tratta di denaro che proviene da “profitti non tassati”.
L’applicazione dello “Scudo Fiscale” permette sia di rimpatriare in modo regolare il denaro posseduto in altri Stati che di regolarizzarlo (cioè il denaro resta all’estero ma diventa, “sanato”, “regolare”, e da quel momento il contribuente lo deve dichiarare nel Modello Unico).
Tutto questo con il pagamento di un’imposta del 5% sui capitali rimpatriati. In termini molto pratici significa che se un soggetto ha, in passato, evaso il fisco per 100.000 euro ed esportato il denaro all’estero, con il pagamento di un’imposta di 5.000 euro sana la posizione e si ritrova con 95.000 euro di denaro regolare.
Possono essere rimpatriati o regolarizzati contanti, titoli, quote di fondi di investimento, titoli azionari, per ovvi motivi solo regolarizzati gli immobili.
La quasi totalità degli interessati provvederà al rimpatrio, come già avvenuto nelle altre due “edizioni” dello Scudo Fiscale negli anni 2001 e 2003, e quindi in Italia rientreranno capitali, stimati, per ca. 300 miliardi di euro.
Un’altra precisazione interessante è che il rimpatrio dei capitali e il pagamento dell’imposta avvengono in forma completamente anonima. Le banche aprono dei conti secretati, quasi sempre, per prassi e per riservatezza, intestati a Società Fiduciarie e il pagamento dell’imposta dovuta avviene non per singolo soggetto ma cumulativo per Istituto di Credito.
Nel caso il contribuente fosse, in futuro, soggetto ad accertamento fiscale, semplicemente esibendo la “dichiarazione riservata” (il documento che attesta che il soggetto ha sanato un certo patrimonio) viene automaticamente a cadere ogni accertamento fino alla concorrenza delle somme risultanti dalla dichiarazione.
Fino a qui la legge.
Osservazioni se ne potrebbero fare in abbondanza, alcune pertinenti altre no.
Mi permetto di mettere in evidenza solo un paio di cose, lasciando ad ognuno le proprie conclusioni.
Non tutti quelli che hanno denaro all’estero sono, come una parte politica oggi voleva farci credere, mafiosi, anche perché lo Scudo non sana reati come il traffico di droga o peggio. Sana solamente l’omessa dichiarazione dei capitali detenuti all’estero e l’evasione fiscale.
E, soprattutto per il Nord d’Italia, significa capitali provenienti da lavoro professionale, artigianale o imprenditoriale e mai dichiarati. Per i quali il più semplice dei lavoratori dipendenti con un reddito annuo non superiore a 15.000 euro paga il 23% di imposte (vedi scaglioni IRPEF)*, oltre ai contributi previdenziali.
In questo modo chi ha evaso con un solo 5% sistema la partita.
Una forma alternativa di redistribuzione del reddito.
Ah, c’è anche da tener presente che i capitali esportati si spera abbiano reso qualcosa, negli anni. Se il denaro fosse stato investito in un semplice Titolo di Stato con un interesse del 2,5% annuo in due anni l’imposta sarebbe già stata completamente assorbita.
Ad onor del vero, occorre dire che non sempre i capitali irregolarmente detenuti all’estero sono frutto di evasione fiscale. A volte si tratta anche di vecchie eredità mai rimpatriate e mai dichiarate, capitali molto spesso accumulati da generazioni precedenti soprattutto fino agli anni ’80, e che oggi diventa comodo riportarsi a casa.
La seconda osservazione riguarda il comportamento di uno Stato a noi vicino, la Germania.
Nel 2004 anche la Germania ha emanato una legge che permetteva il rimpatrio dei capitali irregolarmente detenuti all’estero, ma l’imposta da pagare era del 25%, che saliva al 35% per i capitali rimpatriati dopo il 1 gennaio 2005.
In Italia le aliquote sono state le seguenti: nel 2001 il 2,5%, nel 2003 il 3%, oggi il 5%.

Scaglioni reddito 2009 Aliquota Irpef lordo
da 0 a 15.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.000,01 a 28.000 euro 27% 3.450 + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro
da 28.000,01 a 55.000 euro 38% 6.960 + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro
da 55.000,01 a 75.000 euro 41% 17.220 + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro
oltre 75.000 euro 43% 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro


02/10/2009


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