ECONOMIA 2006

Liberalizzare

Liberalizzare è un verbo che fa pensare a "rendere libero" e siccome la libertà piace, si è tentati di dare l'assenso.  Ma la libertà è solo un rapporto fra due e più fatti. Da sé sola non significa niente. E' possibile che liberalizzare dia un qualche vantaggio settoriale ma la valutazione sociologica presuppone una visione globale della realtà in questione che, nel caso nostro, è la società. Orbene, liberalizzare è l'altra faccia del privatizzare. Mi limito alla liberalizzazione dei farmaci non prescrivibili. Siamo in una delle vergogne del "sistema": l'affarismo privato sulla salute della collettività. Affarismo che, con parola eufemistica, si dice industria. I crimini su questo settore sono fra i meno appariscenti. La cosiddetta società scientifica, sostenuta dalle cosiddette lobbies, è interessata a bocciare ogni iniziativa che tenda a ridurre i profitti. L'esercito dei cosiddetti "informatori scientifici" - veri e propri agenti di commercio! - sono una vergogna nella vergogna: in quel settore fiorisce il crimine del comparaggio, che significa presrivere farmaci nuovi, sperimentali o nocivi a solo scopo di profitti. Pare che ci siano processi a questo riguardo.

La produzione dei farmaci dovrebbe essere solo pubblica come non dovrebbero esistere le farmacobotteghe, dette farmacie, ma solo spacci pubblici di farmaci.

Il farmaco non dovrebbe potere essere pubblicizzato, da momento che pubblicizzare non significa farne conoscere le effettive qualità ma solo agire sull'inconscio dei consumatori perchè diventino sempre più "farmacòfagi".

Oggi, in un tempo in cui potrebbe esistere il vero Stato, cioà quello " diritto", è inammissibile considerare il farmaco una merce.

La liberalizzazione dei farmaci non precrivibili non significa soltanto legittimare vieppiù la pubblicità consumistica ma aumentare la già esistente confusione fra categorie A, B e via dicendo. Fino a questo momento e da anni c'è stato un altalenare fra farmaci prescrivibili a totale carico del paziente, farmaci prescrivibli salvavita, farmaci prescrivibili ma  acquistabili pagando un ticket, farmaci di libera vendita, quelli insomma che oggi si possono trovare anche nei supermercati (trionfo della bestialità neoliberista!). Cosa succede se uno di questi farmaci cambia categoria? Rientra nelle farmacie? O significa che lo Stato"illiberale" intende liberalizzare sempre più farmaci, ponendosi sempre al di sotto di piccoli Stati (come l'ex Iraq), dove l'assistenza sanitaria era - od è - gratuita per tutti?

Ho accennato solo a qualche perchè il liberalizzare per sé stesso non basta a giudicare la bontà di un sistema, merno che mai quello nostro, basato sulla corsa a chi diventa più ricco o riesca a sopravvivere da povero.

Carmelo R. Viola del Centro Studi Biologia Sociale

03/09/2006


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