ECONOMIA 2007

 

Lettera all'Antitrust su Poste Italiane

 

Acireale, 14 agosto 2007

  

All’Autorità Garante

della Concorrenza e del Mercato

via Liguria, 26

00187,  R O M A  - RM

 

e p.c. al Signor Ministro delle Comunicazioni

dr. Paolo Gentiloni

viale America, 201 – 00144 -  R O M A  - RM

 

 

alla Direzione Generale per l’Armonizzazione

del Mercato e la Tutela dei Consumatori

via Molise, 2 – 00\187,  R O M A  - RM

 

 

al sig. Ministro dello Sviluppo Economico

prof. Pier Luigi Bersani

via Veneto, 33 – 00187,  R O M A  - RM

 

OGGETTO: Poste Italiane S.p.A.

 

       Egregio Signor Direttore dell’Antitrust,

 

       apprendo dalla stampa della Sua preoccupazione circa lo strapotere delle Poste Italiane S.p.A. mentre io, sociologo 79 anni a settembre, mi preoccupo della Sua preoccupazione:

1) perché lo strapotere delle Poste Italiane S.p.A. avviene necessariamente con l’avallo dello Stato, con riferimento specifico al Ministero delle Comunicazioni, il quale, per tutta democrazia (da non dimenticare che siano nella “patria del diritto”), non ha mai sentito il dovere – dico proprio dovere! – di rispondere a questo cittadino, che ha scritto e riscritto a tal proposito, non per passare il proprio tempo (ché di tempo ne ha poco anche in rapporto all’età) ma per esporre proprie motivate preoccupazioni per un susseguirsi di abusi a carico del consumatore ovverosia di tutta la collettività nazionale;

 

2) perché è inopinabile che ci sia concorrenza in un servizio, che, per le proprie caratteristiche, non può che essere unico nella sua globalità (o si pensa ad un contesto fantasociale di più servizi postali?!);

 

3) perché un servizio naturalmente pubblico come quello in questione non può che essere gestito dal potere pubblico, cioè dallo Stato, e non dato in pasto (come è stato fatto) ad affaristi e banchieri!

 

       Qui ci si imbatte, anche senza volerlo, in un tema scottante: in quello dello Stato, appunto, il quale, per essere vero e non la caricatura di sé stesso (quale è sempre più), deve avere anzitutto la sovranità monetaria e non dipendere – come dipende – dalla piovra bancaria. Il debito pubblico – per citare una delle conseguenze esilaranti e detto fra parentesi – non vale più di una barzelletta di follia collettiva ma sussiste e viene seriosamente giustificato perché fa comodo a padroni e a padroncini, come dire a magnati e a mute di segugi che vi girano intorno.

 

       In questo contesto si parla di armonizzazione del mercato e di tutela del consumatore, ovvero si sprecano un’infinità di parole inutili per fare stare in piedi dei sacchi vuoti ovvero quegli scenari dietro cui si consuma una civiltà giunta al capolinea della propria degenerazione.

 

       A meno che perfino la logica non sia stata abolita (magari con un decreto segreto) – come la lettera ordinaria e le stampe per privati – aspettarsi che dalla concorrenza – che è l’antropomorfizzazione dell’agonismo animale – una specie di termostato dei prezzi al minimo livello possibile, rientra nella competenza della psichiatria. Come, del resto, ci prova la vita di tutti i giorni.

 

       Il mercato reifica ogni rapporto e valore e perfino il diritto alla vita: esso procede con la sensibilità di un carro armato. La farmacia è una farmaco-bottega e il farmaco è solo merce per fare soldi. Associazioni farmaceutiche – spinte da sentimenti umanitari - si stanno affrettando a produrre quanti più farmaci-merce vendibili senza ricetta e presso qualunque mercato. La pubblicità consumistica (l’attributo “consumistica” va rigorosamente taciuto) non ha più limite – sotto l’occhio attento dell’Antitrust. Essa può impunemente produrre induzione subliminale all’acquisto (vero atto di violenza psicomentale) e può perfino spezzettare un’opera d’arte offendendo l’autore, l’arte stessa e il telespettatore perché il mercato possa procedere, appunto, come un carro armato. E’ stato proprio il Responsabile dell’Antitrust che a suo tempo, alla mia osservazione che il rispetto dell’unitarietà dei film fosse l’ultima possibile motivazione dell’abbonamento coatto alla RAI, mi rispose che il fatto è “ININFLUENTE”. Ininfluente davanti a sua maestà il mercato, strumento prezioso al suo esordio, ma strumento infernale al livello di una civiltà supertecnologica, che consente agli affaristi (pardon, imprenditori ed industriali) a sfruttare i bisogni della collettività ed arricchirsi senza limite.

 

       Li vediamo tutti i giorni gli effetti benefici della concorrenza: nei carburanti come nelle assicurazioni, nelle acque stagnanti (dette minerali) e negli olii alimentari. Ora, dopo avere lasciato che il gruppo affaristico delle Poste Italiane S.p.A. facesse il suo mestiere, si invoca la concorrenza come il colpo di bacchetta del mago.

 

       Il rapporto sugli abusi postali, che invio in allegato, è tutt’altro che completo. Posso solo aggiungere che mentre si finge di fare dell’antimafia fingendo di credere che la mafia sia un corpo estraneo alla società capitalista, si consente alla suddetta S.p.A. la libertà del pizzo di un €uro e mezzo (ben tremila delle vecchie lire) per i primi 60 accrediti nei conti correnti postali, già GRATUITI.

 

       Pensa l’Antitrust di potere ovviare a questo e a tutto il resto attraverso non si sa quale possibile concorrenza?

       So che Quanti mi leggono non sono necessariamente responsabili dell’imperversante liberismo, becchino della civiltà: facciano dunque la loro parte, sia pure a titolo personale, per evitare che figli e nipoti ci maledicano.

 

       Cordiali saluti.

 

(Carmelo R. Viola)

 

03/09/2007


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