ECONOMIA 2006

 

La borsa mondiale, uno strumento di guerra


di Fulvia Novellino
 

Pochi mesi sono trascorsi dalla promulgazione della legge sul risparmio ( legge n. 262/2006 ) e da tempo è all’analisi del governo per una sua modifica, non rispecchiando più la volontà dei soggetti interessati. Ora si parla di completamento di una legge che presenta delle lacune, in quanto si presenta rigida e non in linea con l’orientamento europeo che spinge per una maggiore deregolamentazione soprattutto nella disciplina del settore bancario e del mercato mobiliare.
Molte sono le discussioni che si sono aperte, ma nessuna di queste accoglie le richieste delle tante associazioni di consumatori che chiedono più trasparenza e più protezione per i risparmiatori.
Rivolgendo un breve sguardo a qualche mese fa, ricordiamo che l’approvazione della legge sul risparmio è stata accompagnata da burrascosi eventi che hanno travolto gli ambienti degli intermediari professionali, sino ad abbattere il governatore della Banca d’Italia, il controllore dei controllori. Per rimediare ai gravi scandali dei ‘furbi del quartierino’ si è deciso di scrivere una legge improntata totalmente sulla risoluzione dei problemi dei conflitti di interesse tra i controllati e i controllori, e tra i vari controllori stessi. Lo scoppio del caso Fiorani è stato visto come il fallimento di un modello istituzionale sostanzialmente incentrato sulla Banca d’Italia, e in via residuale sulle Autority di vigilanza. La bancopoli scatenata, stranamente, non ha colpito banchieri di spicco né i responsabili delle Agenzie di rating e di intermediazione, gli organi di tutela che per anni hanno truffato i risparmiatori, omettendo informazioni o restando inermi quando un colosso industriale stava fallendo portando nel baratro milioni di euro dei lavoratori. La manovra fatta per colpire la Banca d’Italia è stata di una precisione tale al punto da coinvolgere anche le associazioni di consumatori, tra le quali l’Adusbef è stata senz’altro la più agguerrita: tutti allora puntarono un dito contro Fazio, contribuendo così allo! sfaldamento del ‘sistema bankitalia’. Sono state sollevate le questioni morali della difesa per il risparmio, interrogazioni parlamentari e manifestazioni per il diritto al risparmio, ma nessuno è intervenuto per far sì che il danno ai risparmiatori non si venisse mai a creare.
Fazio allora era invece al centro di un’accesa discussione sulla italianità delle banche, minacciate dall’Ue che non riconosceva più la reciprocità e dai gruppi bancari esteri già molto concentrati, e sulla vendita dell’oro della Banca di Italia. Dalla dismissione si sarebbero realizzati sei miliardi di euro, ma Fazio si è sempre rifiutato, non aveva alcuna intenzione di cedere alle moine di Tremonti che agiva su istruzione del FMI. L’intenzione di vendere l’oro delle banche centrali è stata infatti una decisione presa da quindici banche centrali europee, il ‘Gold Agreement’, consentendo la vendita di una parte delle riserve auree in eccesso rispetto alle esigenze di copertura. L’idea geniale fu di Romano Prodi, che nella sua straordinaria manovra per sanare l’Italia le pensò proprio tutte, e Tremonti aveva già più volte fatto notare che Fazio registrava delle «eccessive» minusvalenze sulle riserve della Banca centrale per evitare di vendere. Tuttavia Fazio non ne vedeva la ragione né aveva intenzione di assecondare una tale richiesta assurda.
Lo scandalo Fiorani ha tardato poco infatti a colpire il governatore al quale, nonostante la sua non limpida carriera, dobbiamo dare il riconoscimento di una prova di intelligenza, sicuramente per rispondere ad altro tipi di interesse, oltre a quello dell'Italia.
Nasce così la legge sul risparmio, nasce per togliere poteri a Bankitalia e suddividerli tra le diverse commissioni di vigilanza, attribuendo a ciascuna determinate competenze, ma provocando una tale divisione dei poteri anche controproducente perché il controllo delle informazioni non viene ben accentrato. Il governatore diviene precario, ossia un dirigente che cambia a ogni nuova legislatura e si stabilisce che entro tre anni sa! rà un soggetto pubblico, e dunque occorrerà provvedere al trasferimento delle quote di partecipazione della Banca d’Italia allo Stato da parte dei soggetti privati. Questa norma è stata spesso interpretata come una volontà dello Stato di riacquistare la sua Banca, tuttavia questa è stata solo un’espressione di intenti che è tutta da decidere insieme alla Bce che chiede sempre il rispetto dell’indipendenza delle ‘istituzioni’. Alcuni analisti hanno allora visto in questa norma un modo per le banche private di realizzare un investimento, perché la Banca d’Italia non ha più alcun potere o valore, e poi tutte le competenze sono in mano alla Bce, che è destinata anche lei a scomparire nel circuito finanziario mondiale.
Attualmente la legge sul risparmio è al riesame delle commissioni parlamentari e il programma di riforma è stato esplicitamente descritto da Draghi. La legge così com’è non va bene, occorre riscrivere tutte le regole delle autorità competenti, rimettendo agli organi inte rni delle società la verifica delle informazioni per la vendita delle azioni e delle obbligazioni, togliendo poi da ogni responsabilità l’intermediario che vende i titoli. Il riassetto della Banca d’Italia va studiato in modo che lo Stato non possa influire, il che si traduce in nessuna possibilità di riacquisto da parte del pubblico. Le competenze di Bankitalia vanno ancora ridotte, eliminando l’obbligo di autorizzazione alle fusioni, per ridurre la sua ingerenza sulle manovre di vendita e di acquisto delle Banche. Tutte le ulteriori riforme andranno comunque scritte in nome dell'armonizzazione finanziaria: stesse regole per un solo mercato, una sola Borsa, un solo controllore. Le banche bentrali non avranno quasi ragione di essere perché presto non saranno neanche più loro a controllarne la circolazione, sarà un unico cuore pulsante.
Entro la fine del mese prossimo infatti verranno conclusi i patti per la fusione Euronext e Nyse, alla quale si prepara a far parte la Bor sa di Parigi, di Lisbona e Francoforte. Presto anche la Deutsche Bourse che evidentemente non può entrare fin quando non emana anche lei le giuste leggi della liberalizzazione e ammette l’inserimento dei privati nel capitale delle banche ancora pubbliche.
Le autorità monetarie tedesche già avevano tentato tempo fa di entrare, ma la loro offerta non fu considerata accettabile, perché troppo bassa: mancava infatti la Banca Centrale e le leggi per l’incursione libera dall’estero. Gli americani si preparano a entrare nel sistema europeo, il Nasdaq sta cercando di scalare il London Stock Exchange, attaccato trasversalmente anche dal Nyse che continua ad acquistarne le partecipazioni.
La creazione della borsa mondiale è più vicina di quanto non si pensi, il listino globale sarà una realtà, i nostri risparmi si perderanno in circuiti sterminati, le imprese quotate saranno trasformate in semplici numeri. Tutto questo non si può realizzare senza l’omogeneizzazione delle regole e la cancellazione dei poteri nelle mani delle autorità nazionali, al le quali vengono rimasti solo i comitati di vigilanza, a volte costituiti da sole cinque persone.
Il furto che ha avuto inizio nel ‘92 sta continuando, il processo è lento e macchinoso ma alla fine prenderanno tutti i nostri soldi, i nostri documenti, e i nostri dati e li trasformeranno in bit che circoleranno ovunque. Non basteranno le leggi di tutela del risparmio, e sarà meglio che i governi comincino a stilare convenzioni bilaterali se vogliono proteggere i loro cittadini. La borsa mondiale sarà il vero strumento di guerra conoscibile in una società moderna: nessuno potrà controllare i genocidi fatti distruggendo una semplice libreria di dati.

 
03/10/2006


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