ECONOMIA 2006

 

A proposito del decreto Bersani

 

TUTTO PER IL BENE DEI CONSUMATORI

 

(anche secondo l'Authority antitrust!)

 

di Carmelo R. Viola

 

         Mi par di scrivere all’”Authority dell’antitrust” nel concepire quest’articolo, forse per un istintivo senso di gratitudine. Davvero un gran bel servizio quello di cotale Authority! Essa tutela la concorrenza – un comportamento agonistico di origine animale, quindi “antropozoico” (ma questo è un dettaglio di nessun valore) – in difesa dei consumatori! Davvero meno male che c’è la detta Authority anche se il termine angloamericano lascia il sospetto che ci sia anche un notevole servilismo linguistico verso l’imperialismo Usa – da qualcuno definiti “fogna a cielo aperto dell’umanità”. Ma sorvoliamo e andiamo alla sostanza.

         Qualche esempio? Prendiamo, per cominciare, quello della benzina. So che ad alcuni chilometri da casa mia potrei comprarla a qualche centesimo in meno ma spenderei di più per il consumo di andata e ritorno e del tempo. E poi penso all’enorme “pizzo di Stato” che grava comunque su ogni litro e mi accorgo che ho poco da scegliere.

         Passiamo ai telefonini. Sono bombardato da tutti i lati, mi arrivano perfino offerte per telefono, specie a proposito dell’internet. Per scegliere il più conveniente dovrei potere avere un quadro comparativo: non ce l’ho e semmai l’avessi, non cambierebbe granché.  Vado a caso, per sentito dire. Intanto, ogni carica, se non raggiunge una certa quota, è gravata da un pizzo, come dire di una sottrazione indebita (uguale a furto): nessuna Authority interviene, segno che il ladrocinio è già stato liberalizzato.  Eppoi, non ho mezzi tecnici per controllare l’esatto consumo e l’attendibilità del credito residuo. Tutti i servizi pubblici funzionano nell’occulto diciamo per rispettare la “privacy” dei ladri! Tutto sommato, da quando ci sono i telefonini, la voce telefono mi costa più cara. Certo, si telefona di più ma è proprio quello che volevano i “businessmen” del settore per rifarsi (e come!) sulla quantità, e l’hanno ottenuto grazie alla liberalizzazione e alla concorrenza (mutuata dalla giungla, e vi par poco?). Come potrei, io, povero cristo di un consumatore, operare sempre nuove scelte nei molteplici servizi pubblici non in regime di monopolio come quelli postale e  ferroviario? Mi ci dovrei dedicare giorno dopo giorno.

         Vogliamo parlare di pomodori? Qualche differenza di prezzo c’è certamente ma c’è anche la distanza e la difficoltà di posteggiare. Non posso percorrere lunghi tratti a piedi alla mia età e meno che mai posso mettermi l’auto in tasca.  Quindi, il mio raggio selettivo è alquanto ristretto.  Eppoi, non posso sapere quale è il pomodoro naturale e quello “biologicamente modificato” o comunque concimato male. Lo stesso vale per la frutta.

         Mi vorrei soffermare ora sulle televisioni. Concorrenza fra chi? Pare che sia quelle di Stato, gestite dalla Rai (ufficialmente, s’intende), che quelle di Mediaset, mi propinino le stesse menzogne e questo mi fa pensare ad una regia politica internazionale al di sopra delle parti. Ma facciamo finta che la televisione di Stato dica la verità (per es., che le “missioni umanitarie” siano una barzelletta per tonti per raggirare l’art. 11 della Costituzione e servire il padrone della Casa Bianca, che esige sudditi e complici, o che, per restare in tema, Bush, avendo aggredito l’Iraq, uno Stato autonomo, contro l’Onu e il diritto internazionale e con armi di sterminio, perfino all’uranio,  sia un criminale contro l’umanità, davanti a cui politici italiani vanno a scodinzolare in rappresentanza dell’Italia, “patria del diritto” e così via) e quindi scelgo di vedere la televisione di Stato, per cui pago un canone. Ma mi accorgo subito che la stessa spazzatura mediatica – detta pubblicità -  c’è nella TV di Stato e che, come in quella commerciale, fa a spezzatino i programmi di maggiore ascolto per alzare il prezzo della pubblicità stessa e aumentare gli introiti.

         Da notare che la sola parola pubblicità – nel caso specifico – è una menzogna, quindi un espediente ingannevole contro cui l’Authority non fa niente.  Infatti, tale parola fa pensare all’attributo “informativa” mentre quello sottinteso è “consumistica”, che è l’esatto contrario. Tempo fa me ne lamentai con l’Authority a proposito del disturbo psicologico dovuto alle frequenti interruzioni (che per altro offendono le opere e gli autori: come dire l’arte e la cultura!): mi fu risposto che il fatto è “ININFLUENTE!” Avevo fatto notare che il rispetto della continuità di uno spettacolo era l’ultimo pretesto per un canone, che è – come ho scritto in diversi articoli editi -comunque un balzello totalmente illegittimo, spiegando come e perché legale non è sinonimo di legittimo. Insomma, un ennesimo “pizzo di Stato”!

         Verifichiamo la convenienza della concorrenza pubblicitaria a favore dei consumatori. Per prima cosa, la pubblicità ha fatto letteralmente scomparire i “detersivi a prezzi minori” perché non pubblicizzati. La gente compra quello verso cui viene impressionata più favorevolmente. Analogamente la pubblicità della moda ha fatto attecchire il malcostume (antirisparmio, e quindi caro ai predatori del settore) dei capi di vestiario cosiddetti “firmati”: quindi un danno per il bilancio delle famiglie. Tali capi sono anche perfettamente imitati e venduti a prezzi convenienti, ma la “legge” si preoccupa solo di far rispettare le regole del mercato, altro che tutela del risparmio!

         Vediamo ora il problema dalla parte dei produttori: è ovvio che non emerge chi ha prodotti di migliore qualità ma solo chi ha più soldi per fare più pubblicità e pagare i pubblicitari più esperti. La “legge della domanda e dell’offerta”, da tempo immemore viene semplicemente beffata dal momento che la domanda viene “suggerita” dalla pubblicità consumistica. Torniamo ai consumatori, i quali vengono danneggiati anche dal fatto di dover pagare a prezzi maggiorati i prodotti pubblicizzati (e ciò basterebbe a coprire il canone!). Ma c’è un aspetto complementare nel messaggio pubblicitario televisivo, il quale tende a produrre la “persuasione occulta” (al consumo) e, grazie alla ripetitività, ci riesce, insinuandosi nella zona dell’inconscio ovvero nel “subliminale”. Il fatto costituisce un vero e proprio atto di violenza psicologica di tipo paraipnotico: ma è il servizio specifico  per cui gli inserzionisti pagano in rapporto all’ascolto dell’ora (audience, rilevata dal cosiddetto auditel): nessuno condanna e punisce tale crimine, la parola d’ordine essendo quella di aiutare i “missionari dell’art. 41” della Costituzione a fare buoni affari e ad aumentare il Pil, come fa mamma Fiat. E la chiamano economia!

         Per finire, a sèguito del decreto Bersani, quando abbiamo bisogno di un avvocato, ci facciamo un largo giro per cercare quello meno caro (non il più bravo) ed è possibile che qualcuno dei legali più intraprendenti, in vena di “legale concorrenza”, non si trasformi, per qualche ora la settimana, anche in banditore stradale delle proprie tariffe. O ne incarica qualcuno. Quando si dice “governo di popolo”!

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mail.gte.it


04/08/2006


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